Mauro Ginestrone
Cortekanava

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Titolo Cortekanava
scansioni ritmiche sui tempi remoti della musica e della poesia
Autore Mauro Ginestrone
Genere Poesia in Musica      
Dedicato a
ad Amerigo Vigliermo
e alla sua opera
Pubblicata il 30/04/2007
Visite 15413
Punteggio Lettori 10
Editore Liberodiscrivere® edizioni (Studio64 srl Genova)
Collana Nuda Poesia  N.  22
ISBN 9788873881254
Pagine 240
Note Il libro contiene un DVD con parte dello spettacolo Cortekanava realizzato con più di tranta artisti.
Prezzo Libro 15,00 € PayPal

Pierluigi Pirandello

Sono un uomo del sud. Per questa ragione ero tentato di non accettare il delicato incarico di presentare i lavori, davvero importanti, che l´amico Mau-ro Ginestrone mi aveva affidato. Poi leggendo i suoi lavori poetici sono rima-sto incantato dalla forma e dal contenuto dei suoi testi. Allora ho capito che in Arte non esiste nord o sud ed ho accettato tale incarico con molto entusia-smo. D´altronde nella storia della mia famiglia ho potuto constatare quanto ha contato nella formazione artistica sia di mio nonno che di mio padre avere compiuto gli studi nel nord Europa. Mio nonno si laureò a Bonn in lettere e rimase così affascinato dall´opera di Goethe che volle imporre a mio padre il nome di Fausto in onore del principale eroe descritto dal grande scrittore te-desco che aveva il nome Faust. Mio padre studiò pittura per quattro anni a Parigi dove attraverso Giorgio De Chirico conobbe Picasso, Matisse e tanti altri pittori che furono determi-nanti nella formazione artistica di Fausto Pirandello. Io non ho avuto il co-raggio di fare l´artista a causa della grandezza di mio nonno e di mio padre.

Tuttavia ho voluto andare al nord anch´io appena mi si è presentata l´occasione. Nel 1956, quando mi chiesero dove volevo prestare il servizio Milita-re, scelsi Venaria Reale che è un luogo molto bello a nord di Torino. Era il luogo più a Nord tra quelli disponibili. Fui fortunato perché, come si può rilevare dal nome, la costruzione serviva come base per le battute di caccia dei Re Sabaudi. Così nel pomeriggio, appena esauriti gli impegni militari, salivo nella mia stanza, posta all´ultimo piano del palazzo. Dalla finestra potevo ve-dere un paesaggio veramente incantato.

Quando, cinquant´anni dopo aver prestato il servizio militare a Venaria Reale, l´amico Mauro Ginestrone mi fece l´onore di affidarmi la presentazione dei Suoi testi poetici e musicali, nel leggere i Suoi scritti, mi tornarono mira-colosamente alla mente tutte le sensazioni positive che allora avevo percepito a Venaria Reale, ciò perché la ricchezza ed il significato degli scritti di Mauro Ginestrone si trasformarono in un verseggiare favolistico con una musicalità intrinseca che si estende in paesaggio sonoro. Si direbbe che nasca per parte-nogenesi, la forma stessa delle parole fecondandosi in musicalità.







Carlo Villa



La poesia di Ginestrone ha le radici cave che spingono in su una linfa alla Dylan Thomas, quale miccia di portentosa destrezza. La scansione dei versi del nostro meloraccontatore li sgrana come folgori accecanti di una bianca politezza inesausta e la tenacia del loro procedere fa d´ogni componimento "Canavesano" un almanacco di notizie per gnomi e fate. Un lunario per maghi ed elfi, in un calcolo di sonorità tribali di sicuro effetto bacchico. Ci sono nella poesia di Mauro Ginestrone i metri ellenici che la impostano in uno scrigno delle quattro stagioni, a coloritura di tutta un´attrezzeria Virgiliana, in cui le Bucoliche inviano alle Georgiche per riti di prima mano per radunare gli infiniti gesti dell´uomo in lotta con un artigianato enciclope-dico, proprio delle plances d´un Diderot dei nostri giorni.



Non sono assenti poi in Ginestrone gli echi eliottiani per quel dedicarsi antico di chi sia votato alla poesia dalla fatica curva e ostinata, di lunga mano nel trattenere e liberare l´espressività delle metafore, le cadenze degli affetti, ad ogni verso su meditative rincorse d´onopatomee zeppe di dissonanze, per un ricettario di manicaretti gustosissimi, che in non pochi passaggi ricordano la "Cantica" di Leonetti, "La ragazza Carla" di Pagliarini e i trascorsi polisensi e poliglotti di un mai troppo compianto Emilio Villa. E magari Edoardo Cacciatore.



Zampillano in Mauro Ginestrone fontane in corsa di architettura estense, dove il vanto di un novembre brinda con le nevi di un dicembre al suono d´archi vivaldiani. Si destreggiano nel Canzoniere di Ginestrone crociere lungo il Nilo al ritmo d´epifanie proverbiali e congestionati raduni attorno al fuoco, gli innamoramenti verbali sposandosi alle note per dirlo accompagnati da spinette mozartiane per la gioia dei Papageni d´ogni latitudine e tempo. I madrigali vi intonano "La rosa è una rosa" della Gertrude Stein e le cadenze dialettali a quelle barbariche con una disinvoltura visionaria alla carnasciale-scaorfica - burana di Carl Orff.



In "Stampa sera" è gridata ai quattro venti una storia senza sconti. Diffusa è la tenerezza in "Portovenere". Negli altri racconti, lo spirito dei lirici greci acquista una felicità moderna d´abbacinante contenuto allucinatorio. In talu-ni viaggi, come in "Dolore palindromo" eccoci poi al Beadeker pausanio, dove le regioni e le epoche anche qui banchettano di volta in volta con la vestigia dei miti, sfrangiandosi in un cromatismo divisionista. In Mauro Ginestrone si riconosce il cantastorie intonato a "Le opere e i giorni" esiodei, né il suo trobadorico procedere dev´essere stato esente dalla lettura dell´argentino Gelman, poeta ricchissimo di invenzioni verbali. Ha Ginestrone del menestrello girovago dottissimo offrendoci le modulazioni complesse di un´attività fatta di occasioni trentennali anche pedagogiche, per una scuola così povera di musicalità, benchè ci si trovi nella patria del bel canto, dove le indicazioni musicali fanno testo in tutto il mondo.











Pierluigi Pirandello



Desidero chiudere questa presentazione con alcune considerazioni di ordi-ne generale. Non ricordo più dove ho letto la frase che qui appresso riporto: Ogni cosa ha il suo momento e ogni atto la sua ora sotto il cielo; tempo di nascere e tempo di morire; tempo di piantare e tempo di sradicare ciò che è piantato; tempo di uccidere e tempo di guarire; tempo di demolire e tempo di edificare.



Ero giovane quando vedevo a Via Veneto Fellini e Flajano che praticava-no la dolce vita. Invece non ero nato quando Lord Byron decise di morire nel 1824 a Missolungi per la libertà della Grecia.



Ho stabilito di aggiungere questa parte alla presentazione del libro di Gi-nestrone perché la Società Italiana è nella tempesta. Nuovi ricchi che spunta-no ovunque e improvvise povertà tra i lavoratori. L´Europa appare in affanno, ma la sua cultura umanistica è l´unica in grado di attenuare la spinta al con-sumismo estremo della nostra società, che è una società "low cost". Sono d´accordo con Camus quando fa dire ad un personaggio della sua commedia "Il mito di Sisifo" che quello che si chiama "una ragione per vivere è an-che un´eccellente ragione per morire". Non sono, invece, d´accordo con un pensiero che ha sostenuto nei suoi "Saggi" lo scrittore Montaigne quando dichiarava: "Non conosco nulla che sia degno di una grande ammirazione". Che ci sia sempre qualcosa che sia degno di una grande ammirazione doveva crederlo anche Lord Byron che in un piccolo paesino greco indicato col nome poco noto di "Missolungi" nel 1824 sacrificava la propria vita per la libertà della Grecia. Per la libertà di questa nobile nazione del Mediterraneo hanno sacrificato la vita anche molti altri Artisti. Ciò perché in Grecia sono nati e hanno potuto esprimere le proprie idee molti grandi personaggi dell´Arte e della Cultura, tra cui due personaggi che tutti ammiriamo da secoli: Platone ed Aristotele.

Rosa plumbea


Epilogo


Ciò che resta


il bolo che rimane
sono gli anni
d’addobbare
sui nudi rami
d’alberi glaciali


casse che si gonfiano
mani che s’apprestano
a scattare
al passare
degli stormi
d’anatre guerriere



e poco manca
alla luce del giorno
che si scagli
come dura pietra
sugli specchi d’acqua



a distruggere le membra
smaltate
dello scarno cielo
che sta
aggrappato ai crinali
dei paesaggi moreni
nel goliardo veleggiare

[…] la ricchezza ed il significato degli scritti di Mauro Ginestrone si trasformano in un verseggiare favolistico con una musicalità intrinseca che si estende in paesaggio sonoro. Si direbbe che nasca per partenogenesi, la forma stessa delle parole fecondandosi in musicalità.

Pierluigi Pirandello



[…] Zampillano in Mauro Ginestrone fontane in corsa di architettura estense, dove il vanto di un novembre brinda con le nevi di un dicembre al suono d´archi vivaldiani. Si destreggiano nel Canzoniere di Ginestrone crociere lungo il Nilo al ritmo d´epifanie proverbiali e congestionati raduni attorno al fuoco, gli innamoramenti verbali sposandosi alle note per dirlo accompagnati da spinette mozartiane per la gioia dei Papageni d´ogni latitudine e tempo. I madrigali vi intonano "la rosa è una rosa" della Gertrude Stein e le cadenze dialettali a quelle barbariche con una disinvoltura visionaria alla carnascialesca - orfica - burana di Carl Orff.

Carlo Villa













 

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