giulio mignani - gigliola bia
I laici nella chiesa

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Titolo I laici nella chiesa
Autore giulio mignani - gigliola bia
Genere Saggistica      
Pubblicata il 08/02/2008
Visite 7866
Punteggio Lettori 25
Editore Liberodiscrivere® edizioni (STUDIO64 srl Genova)
Collana Il libro si libera  N.  33
ISBN 978-88-7388-153-7
Pagine 234
Prezzo Libro 16,00 € PayPal
Il libro si articola e si snoda attraverso un percorso che include diversificati livelli di lettura rispetto al tema in esame, declinato in relazione agli angoli di osservazione e all’intensità motivazionale che variamente possono connotare la domanda del lettore. La prima sezione si propone semplicemente di mettere a tema l’argomento, collocandolo dentro un orizzonte di contemporaneità osservabile da qualsiasi lettore che abbia qualche interesse per la vita della chiesa e per le sue dinamiche. Il quadro delineato non ha alcuna pretesa di esaustività: nell’economia d’insieme del libro ha la funzione di mettere a fuoco alcuni nodi problematici. Le considerazioni offerte si fondano su concrete esperienze di chiesa, sulle indicazioni essenziali che ci vengono offerte dai documenti conciliari e dalla riflessione che ne è seguita, nonché sull’osservazione empirica di atteggiamenti, di opinioni, di modi di comprensione e di speranze che, a vario titolo, ci sembrano qualificare l’attuale situazione ecclesiale. Si auspica che questo primo livello di lettura, sia che venga accolto nei suoi assunti di fondo, sia che ingeneri dissenso o perplessità o sensazione di incompiutezza, possa comunque sollecitare una domanda, una presa di posizione che desti il desiderio di ulteriori approfondimenti e di una più puntuale analisi. La seconda sezione si propone di offrire una possibile risposta a quest’ultima esigenza. A differenza della prima, essa si configura come un vero e proprio studio, supportato da analisi di documenti, riferimenti storici, citazioni del pensiero espresso da teologi, liturgisti, esperti di teologia, di catechetica ecc.. E’ un livello di lettura certamente più impegnativo, offerto tuttavia nella convinzione che il servizio alla verità domandi anche pazienza, applicazione, profondità. La terza sezione si propone, su un piano più specialistico, di offrire qualche ulteriore sollecitazione e puntualizzazione in relazione ad alcuni degli argomenti trattati: si tratta di brevi monografie, non indispensabili alla comprensione dello sviluppo complessivo della ricerca, ma tali da poter essere lette con frutto e con interesse dai fruitori  più “curiosi” e più esigenti.
I laici nella chiesa. Per spontanea associazione di idee tale “categoria”, al centro della presente ricerca, rimanda immediatamente all’altra in relazione alla quale, sostanzialmente, ancora si definisce e si connota: il clero. E questo nonostante le sollecitazioni degli ultimi decenni che hanno consentito passi significativi verso una più positiva assunzione del termine “laicato”, espressione di un’identità che trova in se stessa la propria significanza e la propria ragione di essere, senza necessariamente doversi comprendere dentro una logica per cui sembri possibile definirsi solo in rapporto a ciò che non si è. Non vogliamo qui anticipare ciò che ci auguriamo potrà emergere attraverso il percorso di riflessione e di studio che questo libro intende proporre; ci piace tuttavia introdurre la lettura prendendo l’avvio e lasciandoci provocare da un atteggiamento ancora assai diffuso: quello di pensare la chiesa in termini accentuatamente gerarchici, strutturata sulla base di distinzioni che invece di articolarsi intorno alla naturale e necessaria diversità delle funzioni e dei ministeri, tendono a creare opposizioni, dipendenze, dominanze, rivendicazioni di spazi e di ruoli che domandano invece di essere abitati e interpretati secondo uno spirito di corresponsabilità e di comunione. L’illustrazione che abbiamo scelto di riportare in copertina può riassumere, seppure ad un livello puramente evocativo, la collocazione emotiva degli autori della presente ricerca. Si tratta di un rapido schizzo che tuttavia dice una storia, delinea immagini che percepiamo come familiari, indica e prefigura una prospettiva evolutiva ricercata e fortemente desiderata. L’ambiente sinteticamente descritto ci riporta infatti alla realtà di una tradizione che, provenendo da lontano, ci raggiunge e ci segna nei modi stessi di vivere la nostra contemporaneità. Sono raffigurate case, chiese, campanili, castelli, accenni di mura, stesure di colori diversi che evocano i campi e la varietà delle colture… E’ la “città degli uomini”, il luogo del loro lavoro e del loro impegno quotidiano, del loro aggregarsi, relazionarsi e riconoscersi in particolari forme istituzionali; e tutto ciò secondo modalità mai uguali a se stesse, sempre necessariamente procedenti dalla faticosa ricerca di un consenso collettivo riconosciuto come unica condizione capace di legittimare e garantire la varietà delle realizzazioni umane. Ci piace pensare ad una chiesa non estranea a tale dinamica: una presenza che abita la città degli uomini implicandosi in essa, senza cercare spazi separati né strutture di potere, ma narrando con tutta se stessa, con il proprio modo di essere e di presentarsi al mondo, la possibilità di una piena umanizzazione dei vari livelli relazionali e di convivenza sociale e civile. E’ la suggestione che forse ci abita, non sempre coscientizzata, quando percorriamo le strade di questa nostra terra e siamo attratti dallo svettare dei campanili che, anche nelle zone più impervie e abbandonate, percepiamo come il segno desiderato di una presenza amica, della città di Dio saldamente impiantata dentro la città degli uomini. In questa logica e in questa prospettiva cogliamo l’inadeguatezza di artificiose distinzioni all’interno del Popolo di Dio, tali da tradursi talvolta in vere e proprie forme di contrapposizione. Possiamo certamente e fruttuosamente riflettere sul ruolo dei laici e del clero nella chiesa in relazione alle loro rispettive funzioni e ministerialità, ma nella coscienza che sulla cima del monte o arriveremo insieme o non arriveremo affatto. Nel disegno di copertina, sulla vetta, è raffigurata una bandiera bianca. Il bianco può essere segno di una vittoria senza colore, che appartiene in ugual misura a tutti coloro che hanno intrapreso la scalata del monte; ma può anche essere segno di resa; oppure, più verosimilmente, dell’una e dell’altra cosa insieme. In realtà, nel non sempre facile rapporto clero-laicato, la vittoria comune, l’esito felice della causa che tutti insieme serviamo, dipende da una resa bilaterale, per la quale tutti e due i soggetti coinvolti decidono liberamente di perdere qualcosa, di rinunciare a pretesi privilegi privi di fondamento per guadagnare il bene del mutuo riconoscimento, nel cui ambito ciascuno accorda all’altro il permesso di esprimere liberamente ciò che è e ciò che sempre più compiutamente è chiamato a diventare. E’ quella comunione interna che diventa segno e condizione di più ampie e ulteriori inclusioni: il ponte gettato sull’infinito, raffigurato nel disegno in alto a sinistra, richiama la vocazione, né laica né clericale, ma semplicemente cristiana, all’universalità, ad una reale “cattolicità” che cerca l’altro e l’oltre.

E’ possibile “democratizzare” la chiesa?

La presente ricerca si propone di indicare i presupposti teologici ed ecclesiologici che orientano verso una più incisiva e libera presenza dei laici nella vita ecclesiale, nell’ambito di una visione di chiesa più dialogante e meno accentuatamente gerarchica.

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