Monica Corbellini
Un Giro di Danza

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Titolo Un Giro di Danza
Autore Monica Corbellini
Genere Attualità cultura      
Pubblicata il 19/02/2008
Visite 15278
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana L’approfondimento  N.  10
ISBN 978-88-7388-168-1
Pagine 120
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

[…] la  Corbellini non cede alla tentazione di scrivere una Storia della danza ma “fruga”, attraverso dialoghi in forma d’intervista, pezzi di vita di alcuni dei protagonisti della scena teatrale e pedagogica genovese e non, lasciando che ciascuno, conducendo il proprio giro di danza sul filo dei ricordi e del presente, esplori se stesso in rapporto alla danza come modo di essere nel mondo, di vivere.
Elvira Bonfanti

Incipit

I SENSI DELLA DANZA

*Odore di legno in una sala umida con specchi appannati, un odore intriso di un sottile, ma penetrante retrogusto di sudore e profumi, a volte anche di muffa. Una puzza insomma, potrebbe pensare chi non lo ha mai sentito. Ma se la danza esiste attraverso i cinque sensi, qui siamo nel territorio dell’olfatto. E questo è l’odore universale della sala ballo, che racconta, anche vuota, quanta fatica si consumi ogni giorno al suo interno. È il luogo che accoglie tutti i danzatori, i piccoli alle prime armi e i grandi che le armi non le depongono ancora, dove si iniziano e mai si finiranno di eseguire i passi e le sequenze, si proveranno posizioni, tripli giri, coreografie intere. Il suo odore resta impregnato negli indumenti e nel borsone che li contiene, penetra dalla pelle sin nelle viscere, e accompagnerà per tutta la vita. Non è sgradevole, è unico: diventa familiare come l’odore di casa. A renderlo speciale è soprattutto il sentore resinoso della pece; in ogni sala ballo -di una scuola di danza o di un teatro o di una palestra- in un angolo è disposta una cassettina di legno quadrata dal bordo basso, dove non mancano mai blocchetti di resina giallastra da rompersi coi piedi. La polvere bianca che ne deriva si distribuirà sulla suola leggera delle scarpette e diverrà strumento utilissimo per non scivolare, per evitare che le assi di legno del pavimento, spesso scivolose, o il linoleum che le protegge, diventino colpevoli di cadute o di cattive esecuzioni.
“E’ tutta qui la vostra tecnica, nella pece?”. Sembra ancora di sentirli, echi lontani di urla di maestre di danza si confondono gli uni sugli altri. Durante una lezione di danza classica la processione verso la cassetta delle pece diventa più frequente più diventano difficili i passi. Poi diventerà un rito, pestare i piedi nella pece e lasciare orme biancastre tra le quinte sarà come lasciare una traccia dell’attesa d’ansia che esploderà in estasi sul palco.

*L’impatto con la danza classica è un vortice di cose nuove. Il corpo umano, questo sconosciuto! e non solo perché nella maggioranza dei casi a scuola di danza si entra da piccoli. Lo abbiamo sotto gli occhi da sempre, eppure siamo totalmente distratti dall’involucro apprezzabile esteriormente da ignorarne il contenuto, in primo luogo i muscoli, le articolazioni, e tutto quanto è preposto al movimento di ogni parte, di ogni arto. Sin dai primi attimi le sollecitazioni sono tante e importanti: rotazione all’infuori delle gambe, a partire dalla testa del femore, e delle ginocchia sino alle caviglie e ai piedi, ed ecco la posizione base, la prima posizione, che svela subito una novità: l’ “en déhors” (letteralmente “all’infuori”) è la situazione su cui il danzatore costruisce se stesso, e che rende la danza unica. La danza è infatti l’unica attività fisica umana che adotta questa postura innaturale, capace di ampliare al massimo il movimento degli arti inferiori, che possono così ruotare all’esterno e sollevarsi verso l’alto di 180°, posizioni impossibili da raggiungere diversamente se non con una extrarotazione dell’anca.

*La prima lezione resterà impressa nella memoria di tutti i cinque sensi. Si aguzzano occhi e orecchi, massima concentrazione per non perdere nessun passaggio dell’esempio che dà il maestro, che mostra e spiega gli esercizi. Mano alla sbarra e…« “demi plié” …e uno, e due … e “grand plié”… e cinque e sei …e torno su … e sette e otto”…». In sottofondo una melodia al pianoforte - raramente oggi dal vivo, vanno bene le basi musicali adatte per le lezioni di danza - accompagna gli esercizi e rende la voce del maestro una cantilena, che incalza gli accenti, impartisce ordini e li alterna a incitamenti, a urla secche “stendi quella gamba” o “tieni la punta” (del piede), picchi vocali su fraseggi morbidi, introduzione di due accordi …plin, plin… e via a sudare. Nella danza tutto è musica, anche il silenzio va a ritmo del cuore e della fatica, fa percepire il suono interno, il respiro, motore sempre sotto controllo che dà energia.

*Il percorso per imparare a danzare è scandito da alcune tappe fondamentali: acquisire le competenze per eseguire bene dapprima gli esercizi al centro della sala, senza più avere come base d’appoggio la sbarra, che diventano variazioni, brevi brani coreografici, ovvero sequenze di passi legati insieme l’uno all’altro che contengano difficoltà sempre maggiori. Sino a essere inseriti in veri e propri balletti, coreografie lunghe e articolate da mostrare al saggio su un palcoscenico teatrale.
Col tempo il corpo sarà domato nella danza, nella consapevolezza della tensione continua che procura il controllo dei muscoli; il corpo di un danzatore attinge forza dal contatto dei piedi con il pavimento, base solida per la partenza di qualunque movimento, dai più semplici ai più complessi, e da cui parte anche la forza che porta verso l’alto: la danza classica da sempre ambisce alla vittoria sulla gravità. La forza e l’armonia del corpo di un danzatore costruiscono solide architetture in movimento nello spazio scenico: quella che dall’esterno sembra un soave muover di tutù in leggerezza, è il risultato di un efficace, arduo, rigoroso e difficile incontro tra cinetica e arte.

[…] Monica Corbellini ha saputo trovare una tonalità emotiva attraverso cui suggerire, evocare, lasciare affiorare non cosa sia la danza ma cosa sia l’esperienza vissuta (Erlebnis) di fare danza da parte di corpi in carne ed ossa di danzatori, coreografi, insegnanti di danza, operatori culturali lasciandosi guidare dai cinque sensi piuttosto che dal tentativo di razionalizzare e ricondurre tutto a forma e misura. Critico di danza e a lungo eccellente danzatrice, la Corbellini non cede alla tentazione di scrivere una Storia della danza ma “fruga”, attraverso dialoghi in forma d’intervista, pezzi di vita di alcuni dei protagonisti della scena teatrale e pedagogica genovese e non, lasciando che ciascuno, conducendo il proprio giro di danza sul filo dei ricordi e del presente, esplori se stesso in rapporto alla danza come modo di essere nel mondo, di vivere.



Elvira Bonfanti

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