Luigi Romolo Carrino
Anidride bruciata

Vedi
Titolo Anidride bruciata
Autore Luigi Romolo Carrino
Genere Poesia      
Dedicato a
a.a.
Pubblicata il 15/05/2008
Visite 4777
Punteggio Lettori 56
Note io ci provo, mica è detto. però se mi dite quello che vi pare a me fa piacere, e grazie.
I baci, le strette che ti fanno vero anche quello
alla piccola lettera di niente anche hai sottratto
tutti i possessivi dimostrati che fanno storti
e sono notti, più notti di molte altre sere, galere.

Ma quando chiudo le labbra sembra solo una barba
incolta e rada che percepisce un soffio di gioia.
Ma quando penso a te io penso a me che mi a malo
che giro inesatto, aggettivato, come se mi a massi.

Poi non è che ti cerco, solo ti parlo, ortodosso e vano
il piccolo alieno che abita le mie possibilità, verità
che tengo strette come leccalecca che ti regalai
o, forse, bestemmiai le tutte anidridi del nostro fiato.







Flashback videotrack (al Tumbler, il giorno del mio compleanno):

 





Sugli scogli di Mergellina, una volta al mese. Lo so che non posso fare sempre le stesse cose, gli stessi movimenti, andare negli stessi luoghi. Il mare ha ragione, è uscito pazzo il mare.
Te ne stai qua, sugli scogli, non dici niente, gli occhi tuoi sono occhi offerti come i lumini a san Gennaro, mi guardano fiduciosi, mi dicono che non ci credi a quello che sto per fare, che non ti è venuto in mente manco un momento quello che ho io in testa di fare.
L’onore è più forte della carne, è più forte del sangue.
Un mucchietto di terra, dice la nostra presenza al mondo. Noi siamo talpe che sbagliano, ogni sbaglio è ’na pallottola da evitare, prima o poi succede, e se non stai attento finisce che ti levano da mezzo.
Sugli scogli di Mergellina, una volta al mese… Io lo so, dobbiamo fare come le talpe, camminare sottoterra. E noi là dobbiamo stare, sottoterra, come talpe cecate. Ma a finale, A quelli come noi gli occhi non servono a tanto. A noi servono le mani, le orecchie, sempre con le orecchie appizzate dobbiamo stare, perché ogni cosa potrebbe essere l’ultima cosa che sentiamo. Quando la terra trema, noi sappiamo che dobbiamo correre. È per questo che certe talpe non tornano più nel buco che avevano fatto. E mò il vento ha trovato modo di farsi sentire, anche il rumore del mare è arrivato fino a sotto terra e ci ha messo paura. Per una volta, una sola volta, abbiamo fatto finta di non sapere che noi, la luce, ce la dobbiamo scordare. E invece di fuggire, abbiamo messo fuori la testa dal mucchietto di terra per vedere che colore tiene il vento, per vedere dove finisce il mare.

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi