Luisa Ferrari
FOTOGRAFARE LA MUSICA

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Titolo FOTOGRAFARE LA MUSICA
Autore Luisa Ferrari
Genere Fotografia      
Pubblicata il 09/07/2008
Visite 14215
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Alogenuri  N.  4
ISBN 978-88-7388-187-2

Fotografare la musica, un desiderio che può nascere ogni volta che si ascolta e si osserva chi, interpretandola, la fa vivere in quell’ istante con uno strumento e con tutto il proprio essere. Forse è un’illusione quella di catturare in un fotogramma il susseguirsi dei suoni e dei ritmi, ma si può costruire un linguaggio che traduca in rappresentazioni ciò che essenzialmente è astratto.

È questo un interessante tema di ricerca sul terreno della contiguità, della commistione e reciproco scambio tra differenti forme artistiche, nell’ipotesi appunto che fra musica ed arte visiva si stabilisca una relazione naturale.


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Fotografare la musica, un desiderio che può nascere ogni volta che si ascolta e si osserva chi, interpretandola, la fa vivere in quell’ istante con uno strumento e con tutto il proprio essere. Forse è un’illusione quella di catturare in un fotogramma il susseguirsi dei suoni e dei ritmi, ma si può costruire un linguaggio che traduca in rappresentazioni ciò che essenzialmente è astratto.
È questo un interessante tema di ricerca sul terreno della contiguità, della commistione e reciproco scambio tra differenti forme artistiche, nell’ipotesi appunto che fra musica ed arte visiva si stabilisca una relazione naturale.
Una relazione che si instaura attraverso l’occhio dell’artista e vuole spingersi oltre, verso l’immateriale, cogliendo il movimento nella sua complessità, l’interpretazione, l’espressione, le atmosfere.
Con questo stato d’animo deve essere più facile abbandonare il tracciato tradizionale del ritratto di individui ed eventi per sperimentare nuovi modi di creare immagini.
Le opere presentate in questo volume sono il risultato di un lungo itinerario di ricerca ed esito di una mostra che ne ha raccolto i momenti più significativi senza esaurirlo, una premessa quindi di un affinamento progressivo della sensibilità che proprio nel cercare trova la sua prima realizzazione.
Luisa Ferrari percorre alcune delle dimensioni “visibili” della musica seguendo un ordine intuitivo ma mai casuale che le dispone in sequenze tematiche di percezioni.
Le immagini dello spazio “sacrale” del Teatro Carlo Felice di Genova durante le prove del concerto con musiche di Mozart e, successivamente, il fotogramma di un evento in atto, un concerto all’Istituto Davide Chiossone di un pianista non vedente, propongono il gesto musicale nella complessità della pratica strumentale e rivelano il sottile equilibrio che si realizza tra mente, corpo e suoni.
La fisicità prevale nelle espressioni etniche del “Festival del Mediterraneo” (Genova, 2005-6-7), nelle discipline artistico-sportive del “Gran galà dei Campionati Europei di pattinaggio su ghiaccio” (Torino, 2005) e del “Campionati italiani di nuoto sincronizzato” (Recco, 2003) dove la musica si ascolta anche sott’acqua. Qui è colta la sonorità nel suo farsi ritmo, fisicità, improvvisazione, rievocazione di tradizioni antiche e ricerca di espressività.
Segue un’esplorazione di movimenti vissuti in una dimensione di “quotidianità”, la musica trova spazi propri tra le attività consuete degli individui oppure appare come una presenza improvvisa che può coglierci mentre camminiamo per strada o quando entriamo in un luogo.
In questa dimensione è possibile anche immergere i suoni nella natura o stabilire contatti con modalità differenti come nel caso delle “riprese” durante le sedute di musico-terapia nell’Istituto Davide Chiossone”.
L’incontro con il Maestro Gaccetta accompagnato dal suo discepolo, il violinista Eliano Calamaro, conclude in modo inatteso e sorprendente l’itinerario ed evoca il prodigio di Paganini del quale egli conserva e tramanda la prassi esecutiva ed interpretativa appresa direttamente da Sfilio, suo maestro e allievo di Sivori, a sua volta allievo del genio.

Fotografare la musica, un desiderio che può nascere ogni volta che si ascolta e si osserva chi, interpretandola, la fa vivere in quell’ istante con uno strumento e con tutto il proprio essere. Forse è un’illusione quella di catturare in un fotogramma il susseguirsi dei suoni e dei ritmi, ma si può costruire un linguaggio che traduca in rappresentazioni ciò che essenzialmente è astratto.

È questo un interessante tema di ricerca sul terreno della contiguità, della commistione e reciproco scambio tra differenti forme artistiche, nell’ipotesi appunto che fra musica ed arte visiva si stabilisca una relazione naturale.


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