Alessandra Palombo
Mamma che cos´è la guerra? di Marica Riccardelli

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Titolo Mamma che cos´è la guerra? di Marica Riccardelli
Autore Alessandra Palombo
Genere Narrativa - Memoria del Territorio      
Pubblicata il 22/07/2008
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Punteggio Lettori 31
Ognuno ha una storia dentro di sé da raccontare, non tutti però sono in grado di scriverla e di porgerla con garbo e scioltezza.
Marica Riccardelli ci è riuscita con “Mamma che cos’è la guerra?” un romanzo che narra le vicende degli abitanti di Minturno dal bombardamento dell’11 settembre 1943 sino alla liberazione di quella parte d’Italia.
Seguendo la storia di Francesca e delle sue bambine, Elena e Matilde, descrivendo situazioni e personaggi, l’autrice ricostruisce il periodo storico che vide il territorio al confine tra Lazio e Campania martoriato dai bombardamenti.

Elena e Matilde stanno giocando davanti a casa, a Monte d’Argento quando iniziano a piovere dal cielo le bombe.
Le bambine non capiscono “ stanno lì, accovacciate, illudendosi di essere protette da un tralcio di vite che penzola…”, anzi Elena rimane affascinata dagli aerei “ Che belli!Come brillano!Che sono quei cosi luccicanti che scendono, mamma?”
Da quel momento per l’intero paese di Minturno inizia il calvario per sfuggire alla morte, un peregrinare da un posto all’altro che viene narrato con lo sguardo della popolazione che impotente e innocente si trova a faccia a faccia con la guerra.
La lettura è piacevole, il taglio è spesso umoristico, l’angoscia del momento viene stemprata dalla voglia di vivere dei personaggi. “ Mamma cos’è la guerra?”, pur non celando niente dell’atrocità della guerra e della vita di stenti dei protagonisti, si differenzia da altri romanzi che raccontano gli anni della secondo conflitto mondiale, proprio per la capacità dell’autore di raccontare molti episodi con ironia, riuscendo spesso a far sorridere il lettore.

Dopo il bombardamento, Francesca e le sue bambine si uniscono a dei paesani e sfollano in un paese vicino.
“ I carretti impregnati dall’odore di letame che hanno sempre trasportato, giungono in Via Maestra a Pulcherini. Visi incuriositi sbucano dalle porte e si avvicinano a salutare i nuovi venuti, con la stessa eccitazione di quando arrivano le bancarelle per la fiera”.
La presenza dei tedeschi nell’abitato consiglia a Francesca e al gruppo con il quale si era aggregata di spostarsi in un podere:
“ All’alba del giorno dopo, un manipolo di persone, composto da donne, vecchi e bambini, si sposta in processione verso la campagna, in località denominata Pisciavino. Camminano in silenzio con la speranza di non essere notati dalle pattuglie dei soldati. Gli uomini trasportano i fardelli sulle spalle; le donne, invece, hanno messo tutto in capaci canestri e, come è loro costume, si sono caricate il peso sulla testa. Dopo poco giungono al podere dove trovano un vecchio casolare che sarà la loro nuova dimora. Quel casolare, fino a allora, è servito a Mariangela e a Vincenzino come deposito per gli attrezzi e per tenere qualche capo di bestiame”.
E a Pisciatino gli sfollati vivono per un breve periodo relativamente tranquillo anche se in ristrettezze. Uno dei primi lavori a cui si dedicano è la costruzione di un gabinetto e qui si riaffaccia l’ironia dell’autrice:
“Quando la buca ha una certa larghezza e profondità vi sistemano due assi di traverso, per poggiare i piedi in terra. Fatta questa fatica stanno per tornarsene ma Caterina, che controlla sempre tutto, li rimbrotta:
“ E gliu lassate accussì gliu cessu?”
“ E c’at amma fa?” chiedono loro
“ Almeno ce volete mette un po’ de canne attorno a chigliu fosso?” suggerisce Caterina “ o amma mostrà gli curi all’aria?”

Gran parte dei dialoghi sono scritti in dialetto per descrivere in maniera più vicina alla realtà la storia e tradotti nelle note a fondo pagina, tuttavia sicuramente anche per chi non conosce queste espressioni la lettura dialettale risulta più efficace della traduzione. Sempre nelle note l’autrice aggiunge indicazioni preziose per far conoscere la geografia del territorio, gli usi e costumi della popolazione e il dialetto ( ‘ca = che ; ‘cca= qui). Tutto ciò arricchisce il romanzo e stimola il lettore sugli gli eventi storici. La zona, infatti, si trova vicino alla linea Gustav “ che dalla foce del Garigliano passa per Minturno e frazioni, continua raggiungendo Cassino e dintorni e prosegue fino all’Adriatico, vicino a Pescara” e che divide l’Italia, una parte ancora in mano tedesca e un’altra degli americani.
“ Manco i’ aggio capito niente ….aggio solo capito che a parte de là de Gragliano ce stanno gli ‘miricani, a parte de ‘ca gli tedeschi e nui stiamo mmezo,’ritto mmezzo, e ce pigliamo sparatorie da coppa e da sotto, da mare e da’ncielo”.

Il futuro è incerto e i protagonisti si trovano quindi tra due fuochi e con il cibo ormai finito, quando alcuni soldati tedeschi entrano nel casolare e li obbligano a rientrare in paese.
E’ un passo drammatico dove protagonista è l’interrogativosulla loro sorte che per fortuna sarà benigna nei confronti di Francesca e delle sue bambine e il cui
cammino per arrivare al giorno della liberazione sarà ancora
costellato di eventi piacevoli o dolorosi che lascio al lettore scoprire leggendo questo libro che è una testimonianza preziosa, non solo per chi vive a Minturno e dintorni, sugli eventi della seconda guerra mondiale.

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