Alessandra Palombo
Highlander

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Titolo Highlander
Autore Alessandra Palombo
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 15/09/2008
Visite 3609
Punteggio Lettori 40

“ Il panorama era stupendo e l’atmosfera molto suggestiva. La compagnia non era numerosa, in tutto una decina di persone . Quando arrivammo al castello di Tioram costruito su una piccola isola di roccia, la guida, una bella ragazza italiana dai capelli rossi che abitava a Londra, ci lasciò liberi di ammirare il luogo e, da lontano, i resti dell’edificio che m’incutevano un po’ di timore. Mi misi a girellare guardando l’acqua, commentando la bellezza del panorama con una romana dal carattere molto espansivo. Avrei voluto godere in silenzio di quella magia, ma lei non me lo permise. Non mi lasciò sola un minuto. Infastidita dalle chiacchiere decisi di percorrere la piccola striscia di sabbia per fare una passeggiata in tranquillità. Cercai Giulio e non lo vidi. Il verde dell’erba che incorniciava l’azzurro mi faceva stare bene. C’erano però delle nuvole nere che dall’orizzonte si avvicinavano all’isoletta. Affrettai il passo per arrivare alla strada dov’era posteggiato il pullman. Anche gli altri dovevano avere notato il cambiamento di tempo perché voltandomi li vidi avvicinarsi. Non volevo che mi raggiungessero e affrettai il passo.”

Dalla finestra della camera arriva un vento leggero a mitigare il caldo afoso. La tenda si muove andando a velare e svelare la pila dei libri sulla scrivania dove troneggia lo schermo del pc acceso di Rosa che se ne sta seduta a gambe incrociate sul pavimento. Vestita con un paio di short e una canottiera di crespo leggero, color verde acqua e rifinita con una trina, arriccia con una mano una ciocca di capelli, mentre racconta all’amica la sua vacanza in Scozia con Giulio.

Chiara sul letto con una gamba piegata e l’altra ciondolante nel vuoto tiene per se i suoi commenti. Avrà tempo e modo di esprimerli. Si limita a ascoltare e a guardare Rosa che, per un attimo, piega la testa sulle ginocchia e piange. Con una mano le carezza i capelli, in silenzio. La fine di un amore, anche se non considerato eterno, ferisce a fondo. La sofferenza dell’amica traspare dagli occhi quando alza di nuovo il volto. “Stasera esco con Giulio. Mi deve riportare l’mp3 che avevo infilato per sbaglio nella sua valigia e una maglietta. Andremo a mangiare al solito posto.” “ In pizzeria? Non mi sembra il caso…” “ E dove possiamo andare? Siamo liberi dalle lezioni all’una e trenta e poi non ho certo voglia di preparargli un pranzo.” “ Domani sera però mi hai promesso che cucinerai le penne allo scoglio…” Chiara finalmente sorride annuendo “ Sì… con pescato italiano!” e poi si riabbuia mentre riprende a parlare del viaggio.

“Arrivai per prima al punto di ritrovo. I nuvoloni erano già sopra il castello; cercavo di individuare la figura di Giulio, mano a mano che si avvicinava il gruppo. Il luogo che mi aveva incantata aveva ora un aspetto inquietante e oscuro. L’isoletta non era più raggiungibile, la striscia di sabbia era scomparsa sott’acqua. Mi guardavo attorno e vidi l’autista che fumava seduto su un masso vicino alla strada. Salii sul pullman. Il rosso dei capelli spuntò dalla spalliera di un sedile. Stavo per scendere senza disturbare la guida che stava parlando a voce bassa con qualcuno, quando la borsa mi rimase impigliata a un bracciolo. Nel liberarla li vidi. Giulio e la guida si stavano baciando. A quel punto mi vergognai, quasi che fossi stata io a farmi trovare abbracciata con un altro. Scesi di corsa, stordita, e mi tuffai in mezzo al resto della compagnia che intanto vociava vicino al pullman. Scorsi la signora romana che mi aveva attaccato bottone sull’isola e al suo fianco rimontai. Come non avessi visto nulla, mi misi a sedere accanto a lui che nel frattempo era rimasto solo. Gli ho sussurrato che in albergo mi avrebbe dovuto spiegare tutto e per tutto il viaggio non ho più parlato, anche se ero tesa come una corda.

In camera, mi supplicò di perdonare quella che definiva una sua debolezza, si mise anche in ginocchio, dichiarandomi amore eterno. Aveva conosciuto Martina, così si chiama la rossa, in chat. Lei era andata in Inghilterra per un seminario di studio, si era trovata bene e si era stabilita lì, e quando le prendeva la malinconia per il suo paese, si connetteva per parlare in italiano. Così si erano incontrati e lui aveva preparato il viaggio apposta per conoscerla di persona. Capisci? Apposta! Mi ha mentito quando decidevamo la meta, mi ha praticamente circuito, voleva andare a Tioram per rivivere l'ambientazione di Highlander con Christopher Lambert e Sean Connery. Altro che film , bellezze scozzesi, castelli sul mare e cattedrali gotiche! E’ questo che non mi va giù ed è per questo che non lo perdono. Per me è morto. Può avere tutte le donne che vuole, ma non me. Ora sono più calma ma allora ero di fuori e ho posto l’aut aut. O lei o me . Ci siamo inventati la scusa che mia madre era stata ricoverata d’urgenza all’ospedale e siamo tornati in Italia col primo volo utile.”

“ Io lo avrei preso a borsate.” “In mezzo a tutti? Sei matta?” “ No, però tenere un atteggiamento normale non deve essere stato facile. Ma che è questo bip bip?” “ E’ il mio pescato italiano.” “ Cos’è??” “ E’ Luca su messenger che mi chiama. L’ho conosciuto due giorni dopo che ero rientrata. Ero tesissima, tu stavi ancora dai tuoi, la città era deserta. Internet era l’unico contatto con l’esterno che avevo. E’ stato così paziente e carino, mi ha ascoltata e coccolata. Si rimaneva collegati sino alle tre del mattino. Abita in un paese qui vicino e l’ ho invitato a cena domani. Gli amori passano, ma io resto giovane, come l’ultimo immortale.”

Chiara scese dal letto per andare a fare la doccia, passando sopra a libri e giornali sparsi sul pavimento. Sapeva che Rosa era solo riconoscente verso il ragazzo che le aveva fatto compagnia in quei giorni di solitudine e tra di loro non sarebbe nata nessuna storia d’amore o di sesso che fosse. Forse. Aprì il rubinetto e s’infilò sotto il getto dell’acqua.

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