Luigi Romolo Carrino
Touched for the very first time

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Titolo Touched for the very first time
Autore Luigi Romolo Carrino
Genere Racconti Brevi      
Dedicato a
JM
Pubblicata il 16/09/2008
Visite 4439
Punteggio Lettori 30
Note allora... questo sta in una raccolta di racconti sul narcissimo, curata dalla pirillo.
vediamo se ti piace :)))

 


Beh, di certo Andrea non lo immagina. Io, in realtà, volevo andare al concerto di RobbiUilliams, che come porta lui i peli sul petto solo BrusUillis e, manco a dirlo, c’ho dato di sgrillettamento selvaggio per tutta la mia pubertà. E siccome due biglietti per il concerto milanese di Robbi non me li potevo permettere, avevo chiamato tutti i giorni per tre mesi, tre volte al giorno, quella stracazzo di erretielle 102 e 5, che li regalavano i biglietti, e ce n’erano 600 in palio… Ma nulla, non ci sono riuscita. Mi sono spacciata perfino per la personalTreiner di ParisIlton… Ma comunque non mi hanno cagata di striscio.


 


Ieri è arrivata la bolletta del telefono: 245 euro. Beh, per tutte le volte che son stata lì, ad aspettare che la tipa del centralino mi passasse in diretta, 245 euro son pure pochi. A cena mia madre ha minacciato di diseredarmi dei 300 euro mensili. “No, non sono stata io!”, le ho urlato, mentendo spudoratamente. Sono andata in bagno, mi sono data due manate d’acqua gelida sulla faccia, mi sono girata di spalle allo specchio, e ho regalato al cesso tutta l’arista che avevo appena finito di mangiare.


 


Insomma no, niente Robbi. Mi è toccato invece Confescions Tur. Crocifissa anch’io al lamento (stonato!) postmoderno e citazionista della più grande Icona ghei del pianeta. Ovvio, ci sono andata col mio amico Andrea, omosessuale, palestrato, e figo.


Dio bo’, figlia di NonÈLaRai e sorella di Amici: è assolutamente un mast avere l’amico ghei, la stessa M’dona ce l’ha (Rupert), è quasi una sorta di obbligo ‘possederlo’. A me però Andrea piace davvero, e poi è un amico sincero, e non sta a giudicare quello che faccio o come vivo. Ed è stato lui a regalarmi il biglietto per il concerto dell’Icona.


 


Il fatto è che due settimane fa sono andata all’Echoes. Così, di botto, volevo passare una serata dens con tanti fronzoli e ginLemon, che Michele mi aveva chiesto il periodino di pausina e che poi, di solito, dura scarco una settimana. Ho messo le mie unghie viola annisettanta e tutta glemur sono uscita barcollando come un troione anniottanta. Per strada ho chiamato Andrea e mi sono fatta raggiungere all’entrata della disco. L’ho aspettato in macchina, e mi sono fatta una canna per rilassarmi. Lui è arrivato, mi ha detto ciuiao e io mi sono abbarbicata alle sue spalle meravigliose e depilate piangendo come Katia del Grande Fratello priva del suo Ascanio; quindi mi sono rimessa il mascara, mi sono rifatta la bocca e le palpebre, e magrissima e stupendissima e fasciatissima nei miei jeans a vita bassa sono scesa dalla macchina come un mignottone duemilasei, con il meraviglioso Andrea che mi cingeva i fianchi, col mio visino innocente, diafano, colpevole soltanto di essere perfetto.


Quando usciamo insieme ci guardano tutti… Cazzo, e vorrei ben vedere! Sono una strafiga paurosa!  E poi, in compagnia dell’amico-feticcio bonissimo… Beh, a essere onesti Andrea un difetto ce l’ha, e sono le sopracciglia. In versione natiur Andrea porta due fratte del giardino di Boboli… Ma se le depila, se le fa ad arco e sottili, un po’ alla GuenStefani: a guardarlo bene è come se l’uomo di Neanderthal fosse andato dall’estetista... Fa un po’ senso, in ogni caso resta sempre un bonazzo.


 


Sì, in disco… Un po’ di techno, un po’ di commerciale, qualche pablicReleiscion e sono già al quarto ginLemon. Abbandono immantinente il tipo con la cintura D&G e mi scaravento diretta alla tualèt. Ignoro completamente la fila e apro di botto la porta, che manco se mi ficcavo un tampacs in gola sarei riuscita a contenere il blob che stava a venir su.


E che ti vedo? Il mio ragazzo, nella tualèt, con i pantaloni alle caviglie e la mia amica ‘cessa’ del cuore, inginocchiata, che canta plisDonSéiAimSorri, proprio davanti alla turca. In meno di due secondi, lei si gira verso di me atterrita e lui si arraffa a tirar su i pantaloni e grida: “Alessia! Non è come pensi!”. Io, lo ammetto, sono sempre stata postmoderna, ma lui sempre stato minimalista.


Senza proferir parola (non ce l’avrei comunque fatta a dire qualcosa) e definitivamente incontinente, vomito diretta sul crestone biondo mesciato della mia ‘ex amica cessa del cuore’ (ancora inginocchiata), e un po’ di robetta finisce finanche sul misero affaruccio di Michele, che in erezione arriva, sì e no, a dodici centimetri (l’ho già detto che è un minimalista?).


Esterrefatta anch’io, ho guardato un attimo la scena che avevo davanti, poi mi sono girata e sono fuggita via urlando: “Andrea! Andreaaa!!!”


A farla breve, il giorno dopo e l’altro pure e l’altro ancora e pure l’altro, Andrea mi offre più volte le sue spalle depilate come virile baluardo pro consolazione femminile. Dopo una settimana di pomeriggi consolatori in canotta bianca, bermuda a quadretti e infradito, Andrea mi chiama e mi dice che c’ha una sopresona per me. Arriva tutto eccitatobarraesagitato, con un sopracciglio in subbuglio e l’avambraccio destro nascosto dietro la schiena. Mi dice:


- Questo lo faccio per te - e mi mostra due sfavillanti biglietti per il concerto romano di M’dona, lato prato.


- Ma… cazzo! - dico io super esterrefatta. – Ti saranno costati minimo 10 cerette!


- Beh, che mi frega? – dice lui sornione. – Fatto sta che noi andremo al concerto del secolo, tra 5 giorni!


Poi, quasi incazzato, mi punta gli occhi negli occhi e aggiunge:


- Te, te lo devi scordare quel coglione! Io non sono mai stato con una donna… Se mi piacesse la fica te saresti il meglio che vorrei.


“Che gentile”, ho pensato. “Che amore di ragazzo”, ho ripensato.


 


Il giorno del concerto sbarchiamo a Roma nel primo pomeriggio. Andrea è incazzato nero perché abbiamo fatto tardi. Dovevamo partire di primo mattino, ma ho avuto da ridire con mia madre sui soldi per il biglietto del treno. Mi scocciava farmi pagare anche questo da Andrea. Lui è in canotta ‘muratore’, il solito pinocchietto a quadretti e un piao di infradito stile popstar. Io camicetta bianca che fa indovinare (e mica tanto!) il mio piccolo seno spettacolare. Sotto, una super mini di cotone, lilla, taglia 38. Sandali scianel.


Prima di arrivare, vado in bagno per vomitare le patatine mangiate durante il viaggio.


Quindi prendiamo la metro, e raggiungiamo lo stadio. Un fiume di gente. Siamo costretti in questa fila interminabile, schiacciati dietro tre trans, due checche bandanate con tanto di M’dona in body spaccatafucsia sulla fronte, e altri due ultracinquantenni pettinati come BilliAidol dei tempi. Andrea mi tiene abbracciata come fossi la sua ragazza, ma non ci crede nessuno. Anche perché sta guardando insistentemente il culo del bandanato a destra e di tanto in tanto fa qualche apprezzamento a voce alta, fino a quando il tipo non si gira per fare una smorfietta compiaciuta. Mi viene in mente che anche Michele guarda il culo delle altre ragazze quando passeggiamo insieme… Bah, etero o gay, sempre stronzi cafoni sono.


21 e 45. Si comincia. Ammassati come un chilo di spaghetti in una busta che ne conterrebbe mezzo esplodiamo letteralmente quando, sulle note di FuciurLovers, M’dona esce dalla palla disco annisettanta, tutta luccicante, calata dall’alto. Andrea mi abbraccia e mi costringe a saltare insieme a lui, come se fossimo su un tappetino elastico, avendo premura di tastare spasmodicamente le mie tettine usate come appiglio. Lei è una Divinità, in abbigliamento da cavallerizza GianPólGotiè, con tanto di frustino e cappello piumato, ballerini e acrobati che zompettano in ogni dove, non sappiamo dove guardare tanto è pieno il tutto…


All’improvviso mi sale la solita ‘carogna’ incommensurabile. Non riesco a capirne il motivo, ma non sono felice. Il concerto si allontana dalle mie orecchie e mi sembra tutto ovattato, lontano.


Mi lascia, mi prende, mi lascia… Come cazzo osa fare il comodo che gli pare? Michele sì, quella testa di cazzo rasata. Deglutisco a fatica, la testa mi scoppia quasi, immagino sono diventata tutta rossa. I corpi davanti a me saltano, si muovono veloci, pare un film muto a fotogrammi accelerati. Ho voglia di vomitarla questa sensazione, ma opto per una sigaretta che chiedo ad Andrea che non mi vede, non si accorge di me e continua a  saltellare come una pulce ammaestrata.


Nessuno si accorge di me, nessuno sa del mio dolore spavaldo e…


"Ciao Roma... ariuredi?", domanda lei. Ed eccola che prova ad intonare uno dei suoi  pezzi forti


 


I made it through the wilderness


Somehow I made it through


Didn't know how lost I was


Until I found you.


 


‘Icona’ è sospesa su un toro meccanico, e si muove tutta sinuosa, sensuale. Non è certo il canto di una sirena di Ulisse, eppure Andrea lancia un urlo, si gira verso di me e mi infila la lingua in bocca


 


I was beat, incomplete


I'd been bad, I was sad and blue


But you made me feel


Yeah, you made me feel


Shiny and new.


 


Io, straziata nell’intimo dalla performance vocale della Divina, sono a dir poco esterrefatta. Perché no? In fondo Andrea mi vuole molto bene, e me l’ha anche detto che se non fosse frocio starebbe con me, la perfezione.


Non so, mi calma un po’ questa cosa del bacio, mi distrae, anche se resto un po’ perplessa. Abbasso gli occhi mentre faccio questi pensieri e mi viene un colpo: Andrea ha un’erezione


 


Like a virgin


Touched for the very first time


Like a virgin


When your heart beats


Next to mine.


 


Ecco, capito? La Magnifica, seppur stonata come un piffero otturato, riesce a farlo venir duro anche ai ghei. Quando si dice la magnificenza (e il miracolo). Ho un conato, sto per svenire. Dico ad Andrea di accompagnarmi ai vespasiani, che sono dalla parte opposta rispetto al palco. Non mi sente. Glielo ridico, ma nulla. Allora allungo una mano sul pacco e glielo massaggio. Lui si accorge finalmente che anch’io esisto e mi guarda obstupefatto. Gli dico che non mi sento bene, che devo andare assolutamente in bagno. Mi accompagna, con la faccia di chi sta portando sua madre al cimitero


 


'Cause you made me feel


Yeah, you made me feel


I've nothing to hide.


 


Il panino al prosciutto, mangiato prima di entrare. Pesa sullo stomaco come un macigno, come questi pensieri che non mi lasciano mai. Mentre Andrea, tenendomi per mano, si fa largo tra la folla, penso che per essere il 6 di agosto fa veramente freddo. Una checca grassa mi impedisce di seguire Andrea, non mi lascia passare. Abbasso la mano, gli strizzo le palle, lui si incazza mi dice “zoccola di merda” e vuole picchiarmi, mi mette le mani addosso. Interviene Andrea. Dopo qualche parola il grassone si rilassa, sorride adesso. Proseguiamo la traversata. Il mio cervello parte per Bologna, è sotto casa di Michele. Sono vestita come M’dona nella prima canzone, entro in casa sua. Lo schiaffeggio, gli dico di inginocchiarsi e di leccarmi gli stivali, lo frusto un po’. Lo faccio rialzare, tiro fuori una delle mie tettine e gli ordino di leccarla.  Non appena lui si avvicina gli do una ginocchiata nei coglioni. Lui si piega dolorante, gli mollo altre due frustatine e poi gli urlo: “Alessia non si lascia. Alessia non si tradisce”. Poi il mio cervello ritorna allo stadio Olimpico, e sono vicino al cesso con Andrea che mi urla di entrare, di fare in fretta. E io penso che riuscirei a scoparmi anche lui, che come M’dona anch’io faccio venire un’erezione solo a guardarmi anzi, senza nemmeno bisogno di cavalcare chissà che cosa. Sono dentro il vespasiano. Dico ad Andrea di entrare, di farmi compagnia, che io sto tanto male e che mi dispiace fargli perdere una parte del concerto. Andrea mi segue, ma non chiede completamente la porta, lasciando una fessura per sbirciare in direzione del palco.


Io non ho più voglia di vomitare. Da dietro, gli allungo un braccio sotto il cavallo dei pantaloni, e comincio a tastare.


Dio bo’!, ce l‘ha duro. E quanto è grosso!


Mi abbasso, gli giro un po’ il bacino verso di me, gli apro la patta, lui lascia fare. Dalla fessura, per un attimo, riesco a scorgere i volteggi dei ballerini acrobatici su giamp. Nell’esatto istante in cui finisce la canzone Andrea viene, con un urletto degno di una starlet porno. Guarda in basso, verso di me, con le lacrime agli occhi. Mi alzo, lui mi prende per mano e usciamo.


M’dona, inchiodata a una croce di suaroschi, livTuTell. Andrea è incredibilmente felice. Indica sul palco, mi guarda e ride come un deficiente. Ci dirigiamo nel punto in cui eravamo prima, fendendo ancora una volta la folla, più difficilmente stavolta, tenendomi sempre stretta la mano. Passiamo anche davanti al ciccione di prima che fissa Andrea come fosse lui stesso M’dona. Non appena gli sono davanti anch’io, lo guardo sorridendo e gli pesto un piede.


Raggiungiamo la posizione precedente. Sul palco, chiusa in una gabbia, c’è una donna araba che si spoglia del burka…


 


Siamo al finale, uno di quelli che incendiano gli stadi. LaIslaBonita riarrangiata, poi miusic micsata con discoInferno, e lei vestita come Travolta nella Febbre del sabato sera. Quindi lachiStar più hangAp, con il pubblico che la segue con il famoso balletto. Lei, la Splendida, in una tutina aderente bianca, con striature rosa sciocching.


Quando scompare, insieme ai ballerini, chiusa nella gabbia, il pubblico sta ancora cantando taimGosBai so slouli, sperando forse in un bis. Ma lei è già andata. Compare una scritta sui megaschermi, quasi ad incolparmi di quello che avevo fatto durante le sue due 2 ore di sgamebettamenti iperdulici: Have you Confessed?


Mia cara LuisVeronica, mi verrebbe da rispondere, se c’hai un paio di decenni ti racconto tutto quanto.


 


Dopo il concerto restiamo a far casino in una disco approntata per l’evento, nei pressi dello stadio. Il diggei suona tutti i dischi di M’dona, in tutti i remics di questa Terra. Io e Andrea balliamo come matti sfrenati, beviamo oltre l’impossibile. Torniamo in taxi alla stazione, partiamo per Bologna alle 6 e 10 del mattino.


Durante il viaggio di ritorno, sul treno, nessuno di noi due dice una parola. Non ho sonno, e nemmeno Andrea mi pare. Un po’ la solita ‘carognetta’, un po’ mi annoio, un po’ sono triste, un po’ penso a cosa farò stasera, a quello che mi devo mettere per andare con Giovanna al pub sotto l’Orologio.


Manca più o meno una mezz’oretta all’arrivo quando, nello scompartimento, entra il tizio che controlla i biglietti a strapparmi da quel dolce torpore. Biondo, non tanto alto, capelli cortissimi, un pacco mega e occhi verdi incantatori. Anche Andrea non resta indifferente. Quando il Dio greco esce Andrea mi fa un sorrisino di intesa.  Poi, a una decina di minuti da Bologna, lui senza guardarmi dice:


- Sai, M’dona… Per lei diventerei anche etero.


 


* verso rubato a Like a virgin, dell’Altissima.

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