Antonella Di Luoffo
Educazione al rispetto delle omosessualità

Vedi
Titolo Educazione al rispetto delle omosessualità
Autore Antonella Di Luoffo
Genere Saggistica      
Pubblicata il 21/09/2008
Visite 19634
Punteggio Lettori 38
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana L’approfondimento  N.  11
ISBN 9788873881902
Pagine 262
Prezzo Libro 15,00 € PayPal

La società contemporanea manifesta una falsa accettazione nei confronti delle persone omosessuali.
L’educazione al rispetto dell’omosessualità, compito di psicologi, insegnanti, genitori, consiste nel provvedere a fornirsi di nuovi strumenti, atti a favorire un’integrazione piena degli adolescenti omosessuali e ad insegnare l’uguaglianza dei diritti.
Questo lavoro affronta il tema in 5 capitoli e su piani specifici: psicologico, pedagogico, religioso, mediatico.

INTRODUZIONE


La società contemporanea manifesta una falsa accettazione nei confronti delle persone omosessuali che si svela in una autentica forma razzista nei discorsi di molta gente, fatti di battute e sfottò derisori e, ancora peggio, nelle scuole, dove non sono rari i fenomeni di bullismo e di violenza verso i più deboli. A tal proposito, viene da ricordare il triste episodio di aggressione, avvenuto proprio poco tempo fa a Torino, per opera di un gruppo di giovani facenti parte dell’associazione italiana di naziskin, compiuto su un ragazzo diciassettenne, la cui unica colpa è stata quella di difendere in classe, pur non essendo omosessuale, Oscar Wilde e André Gide dalle facili ironie sulla vita sessuale dei due scrittori.
Tale evento ha suscitato scalpore ed incredulità nell’opinione pubblica ed insieme a molti altri casi, i quali sebbene non abbiano un’uguale rilevanza sui giornali, sono pur tuttavia costituiti dalla medesima volontà di sopraffazione e di prepotenza, possono essere considerati il sintomo dell’affermazione della violenza, all’interno della comunicazione giovanile, come principale e frequente modalità di relazione, di là da qualsiasi fede politica ed ideologica che l’accompagni.
E qui, le istituzioni educative, in particolar modo la scuola, versano in una situazione lacunosa: mancano, infatti, di interventi atti a favorire non soltanto la crescita culturale e nozionistica dei giovani, ma anche quella emotiva; di conseguenza il carattere, il cui apice dello sviluppo sopraggiunge proprio negli anni dell’adolescenza, si trova ad avere come unico modello di riferimento, perché l’unico che s’impone barbaramente al silenzio diseducativo degli insegnanti, quello della forza e della volontà del più prepotente sul più debole, dell’omologato sul diverso.
Il silenzio, non solo degli insegnanti ma dell’intera collettività, oltre a permettere il dilagarsi di forme aggressive nei rapporti fra i ragazzi, ha l’aggravante di lasciar perpetrare pregiudizi e luoghi comuni su ogni diversità e di trascinare tanti di loro, spesso pigri interiormente e di debole temperamento, alla costruzione di un’identità “per esclusione” che si fonda su un “noi” artificioso e conformista, anziché stimolarli ad approfondire una riflessione su se stessi e a fare uno sforzo di autoaccettazione e di accettazione dell’altro.
Nelle scuole manca una cultura del rispetto, innanzi tutto, perché non se ne parla; al di fuori dei programmi scolastici, infatti, non vi è spazio per proposte educative che diano inizio ad un’opera di demolizione del concetto di “uomo” troppo uniforme e stereotipato; a riguardo, lo psicologo Umberto Galimberti, in un suo intervento su La Repubblica, ha rilevato quanto sia decisivo, molto più del passato, negli anni di globalizzazione di cui tutti siamo protagonisti, il confronto con l’altro, perché usi e costumi si vanno contaminando in continuazione e l’etica, fondata sulla nozione di territorio e confine, è destinata a subire una crisi profonda, dalla quale potrà uscire soltanto trasformandosi da “etica esclusiva” in una “etica dell’accoglienza”.
Lo psicologo rivolge, dunque, un monito a tutti gli insegnanti i quali, per stare a passo coi tempi, devono accettare la realtà in trasformazione e “bombardare” le teste dei loro alunni dei cambiamenti culturali in atto, «in modo da svuotarle dagli stereotipi e di riempirle di pensieri difficili da ospitare, e così ingombranti da dover chiedere loro un lavoro di ristrutturazione della loro mente» .

«…essi devono spiegare che il “prossimo” sarà sempre meno specchio di noi e sempre un “altro”, per cui tutti saremo obbligati a fare i conti con la differenza…la diversità sarà il terreno su cui far crescere le decisioni etiche, mentre le leggi del territorio si attorciglieranno come i rami secchi di un albero inaridito. Fine del legalismo e quindi dell’uomo come l’abbiamo conosciuto sotto il rivestimento della comunità omogenea e protetta, e nascita di quell’uomo più difficile da collocare, perché portatore di differenze sessuali, religiose, etniche, in uno spazio che non è garantito neppure dall’aristotelico “cielo delle stelle fisse”, perché anche questo è tramontato per noi» .
Nella società attuale non hanno più ragione di esistere atteggiamenti discriminatori ed intolleranti, provocati da diffidenza, paura, ma anche da un sentimento di superiorità, di essere nel giusto, tutti fattori scaturenti da uno stato retrogrado di ignoranza che blocca la volontà umana ad aprire i confini della conoscenza verso l’altro, non permettendo, in tal modo, di attuare il ridimensionamento di una visione eccessivamente aliena delle minoranze. Se infatti la diversità, proprio nella sua essenza, non può rispettare i canoni dell’uguaglianza, intesa nel senso di omologazione, non può neppure essere considerata come incodificabile ed incomunicabile e, perciò stesso, ostile e nemica oppure, ridicolizzata e cabarettistica.
L’immaginario collettivo si porta dietro l’eredità di convinzioni stereotipiche secolari, difficili da sradicare; da sempre, l’organizzazione sociale occidentale ha imposto, infatti, o apertamente o in modo più surrettizio e quindi anche più ipocrita, un’obbligatorietà alla normalizzazione, ad una fusione fra interazione-integrazione forzata ad un modello uniforme di comportamento, ad un’omogeneizzazione della massa coi mass-media e viceversa.
Ricordando quanto già sostenuto da Pasolini negli anni Settanta, anni per lui terribili perché rivelatisi decisivi per la trasformazione antropologica degli italiani, quando la cosiddetta “normalità” prende il sopravvento nella vita quotidiana di ogni uomo, egli tende ad addormentarsi, perdendo l’abitudine a giudicarsi ma acquistando nello stesso tempo, quella di giudicare colui che non si comporta secondo la convenzionalità dettata, giungendo, non di rado purtroppo, a vere e proprie forme di razzismo, definito quest’ultimo dal grande intellettuale scomparso, “il cancro morale dell’uomo moderno”, un cancro che nasce dal conformismo e dalla prepotenza della maggioranza.
Per quel che concerne più specificamente l’educazione al rispetto dell’omosessualità, compito di psicologi, insegnanti, genitori e tutti coloro che lavorano nell’ambiente educativo (scuole, servizi socio-sanitari, associazioni, gruppi di formazione), consiste nel provvedere a fornirsi di nuovi strumenti, atti a favorire un’integrazione piena degli adolescenti omosessuali coi loro coetanei e ad insegnare l’uguaglianza dei diritti fra le differenze, queste ultime però, non più poste in un ordine gerarchico ma su una pari dignità e considerazione sociale.
Nello svolgimento del seguente lavoro, suddiviso in cinque capitoli specifici, il discorso omosessuale è stato affrontato su diversi piani: psicologico, pedagogico, religioso, mediatico, attenendosi naturalmente ai contributi forniti da specialisti in materia.
Nel primo capitolo, sono state riportate le principali ricerche ed ipotesi sulle origini dell’omosessualità, condotte in campo psicologico e psicoanalitico da una parte, biologico dall’altra. E’ interessante costatare come gli studi a riguardo abbiano iniziato ad apportare valide conoscenze solamente nei primi anni del Novecento, da Freud; prima, infatti, mai furono svolte ricerche serie e scrupolose, in compenso però, quasi tutti i medici del periodo formularono conclusioni e spiegazioni pseudoscientifiche, adeguate al modello sociale e religioso allora imposto. Con Freud assistiamo, per la prima volta, al distacco da una considerazione riduttivamente degenerativa dell’omosessualità e alla definizione di essa come una variante della sessualità che sta a testimoniare la presenza di una complessità sostanziale posseduta dalla psiche umana, composta in gran parte da inconscio. Dopo di lui, numerose teorie ne hanno ereditato il pensiero, alcune, interpretandolo nuovamente secondo una linea patologica (Sandor Rado, Irving Bieber, Charles Socarides), altre invece (Richard A. Isay), allontanandosi da una visione troppo ristretta del complesso edipico e presupponendo una causa costituzionale alla base dell’orientamento omosessuale. Segue, successivamente, una panoramica delle ricerche e teorie sviluppatesi dagli anni Cinquanta ad oggi, le quali hanno contribuito a dare indicativi risultati in materia: gli studi di Alfred Kinsey, quelli di Evelyn Hooker, per giungere alle recenti teorie di Mario Mieli, Daniel Bem e alle ipotesi biologiche ritenute più plausibili (quali le ipotesi genetiche ed ormonali).
In questi ultimi anni sono stati fatti numerosi e importanti studi sull’orientamento sessuale; nel secondo capitolo, sono stati con attenzione esaminati quelli raccolti dallo psicologo e psicoterapeuta Luca Pietrantoni (che ha proposto interessanti strategie d’intervento come, per esempio, le tecniche cognitive ed apposite schede operative da applicarsi nelle scuole, medie e superiori, di seguito riportate), e quelli svolti dallo psicoterapeuta Maurizio Palomba (con la collaborazione di Roberto Del Favero). Entrambi gli studiosi ritengono assai delicato il periodo di formazione dell’identità nell’adolescente alle prime armi con la propria omosessualità, a causa dei dubbi che lo attanagliano e dell’angoscia di uscire allo scoperto e di non essere accettato, angoscia che ha la diretta conseguenza di spingerlo a nascondersi e di reprimere in lui il vero orientamento sessuale, conducendolo così alla costruzione di ben due personalità, una per sé e una di comodo per gli altri.
Dal punto di vista pedagogico, bisogna evidenziare il ruolo centrale assunto dal sé riflesso nella formazione della personalità; esso non è che il prodotto di ciò che il giovane apprende di sé dal mondo esterno, ossia, dagli insegnanti, dai genitori, dai coetanei; egli inizia ad elaborare un’idea di se stesso in conformità a come questi ultimi lo considerano, lo giudicano, lo trattano. La gran parte dei giovani omosessuali sono costretti ad instaurare un rapporto negativo e frustrante con il proprio sé riflesso, perché la realtà esterna, nel caso di un loro svelamento, si comporta molto spesso con atteggiamenti di indignazione, di disprezzo e di condanna, negando qualsiasi spazio ad una dialettica democratica, capace di dar luogo ad uno sviluppo libero, da parte del ragazzo, del proprio sé ideale (che è analizzato nel secondo capitolo), frutto dei suoi desideri e non di una negoziazione coatta con le proibizioni inculcatigli dall’ambiente.
Palomba ha poi messo in risalto l’utilità che viene ad assumere, nell’autoaccettazione dell’omosessuale, il counseling (riportato sempre nel secondo capitolo), un tipo di terapia alternativa a quelle tradizionali, importata dagli Stati Uniti (dove è oggi ampiamente diffusa), che utilizza il metodo dell’empatia, ossia, l’immedesimazione da parte del medico nel vissuto interiore del paziente, mediante un dialogo immediato e spontaneo, allo scopo di afferrare meglio i suoi conflitti intrapsichici.
Il terzo capitolo è stato suddiviso in due parti: la prima affronta i problemi causati dall’omosessualità all’interno della famiglia, la manifestazione di incredulità, di sorpresa e di paura che prende possesso dei genitori alla notizia di avere un figlio gay o una figlia lesbica; di qui, l’insorgere di una situazione difficile e sofferente per entrambe le parti, cui può essere posta fine mediante una metamorfosi culturale e mentale, avente come punto di partenza la crisi dei valori e dei principi tradizionali e, come traguardo, la scoperta di nuovi. Solo con questo processo trasformativo, i genitori hanno la possibilità di guardare i loro figli sotto un’altra luce, accorgendosi che essi continuano a mantenere integralmente la stessa dignità morale di prima nonché, di ridefinire tutto ciò che abitudinariamente e convenzionalmente è giudicato bene e male.
Le scelte “diverse” compiute dai figli offrono inoltre ai genitori un potenziale positivo perché permettono loro di arricchire il proprio bagaglio culturale e di demolire la vecchia concezione di omosessuale come persona destinata alla solitudine, ad un destino senza amici e col pericolo incombente dell’AIDS.
Un posto di riguardo all’interno dello spazio familiare, deve essere assegnato al dialogo, unico strumento in grado di eliminare lo stato confusionale ed angoscioso, venutosi a creare con la conoscenza della verità e, di giungere ad una compenetrazione di sentimenti, fatta di conferma partecipativa da parte genitoriale e di espressione genuina dei propri desideri ed idee da parte filiale.
A proposito del delicato rapporto fra genitori e figli, è stata riportata la testimonianza di Paola Dall’Orto, presidentessa dell’A.Ge.D.O (Associazione Genitori Di Omosessuali), che ha voluto comunicare la sua esperienza e dare validi consigli a tutti quei genitori i quali, come lei, hanno dovuto e devono fronteggiare il problema, con mille preoccupazioni ed incertezze sul da farsi, dovendo, non di rado, farsi anche carico di giudizi e condanne morali da parte della realtà circostante.
La seconda parte del capitolo verte sulla problematica questione della genitorialità omosessuale ed illustra varie ricerche che sono state condotte su genitori omosessuali, eterosessuali ed i loro figli; di queste ricerche, ancora assai esigue in Italia ma, ampiamente sviluppate negli Stati Uniti e nei paesi nord-europei, ci si può avvalere grazie all’opera di raccolta compiuta dalla studiosa Monica Bonaccorso ed, infine, vengono ricordate riflessioni di alcuni esperti sull’aspetto sostanziale della famiglia, che la rende sempre soggetta a perenni cambiamenti, in stretto rapporto col contesto ambientale ove è situata e al periodo storico cui appartiene.
Nel quarto capitolo, il tema fondamentale ruota attorno al problematico rapporto fra cristianesimo ed omosessualità e si sofferma principalmente sul difficoltoso cammino che la Chiesa, ancora oggi, stenta ad avviare per allacciare un contatto dialogico con i credenti omosessuali, ai quali sempre ha imposto ed impone l’obbligo di una vita casta o falsamente eterosessuale, sotto la perpetua minaccia di una condanna morale e di un’espulsione dai luoghi di culto e di preghiera. Negli ultimi anni, tuttavia, non pochi religiosi, sia cattolici sia protestanti, grazie ad un’opera di sensibilizzazione all’esigenza di molte persone omosessuali di non sentirsi escluse dalla comunità religiosa di appartenenza, hanno contribuito con impegno costante, alla fondazione di gruppi religiosi cristiani (di cui sono stati citati in questa sede “La Fonte” ed “Il Guado”), all’interno dei quali i credenti, omosessuali e non, hanno l’opportunità di riscoprire in se stessi e mediante l’ascolto reciproco, una fede alternativa a quella dogmatico -tradizionale e di collaborare, collettivamente, ad una rilettura del Vangelo che si lega ad una visione più attuale, nonché, alla dimensione esistenziale di ogni individuo, del suo singolare vissuto interiore, delle proprie necessità affettive. Un contatto concreto viene a rompere definitivamente l’immagine deformante ed aberrante del “diverso” in modo che questi possa finalmente presentarsi con gli occhi di un fratello che chiede soltanto rispetto e partecipazione.
Nel quinto capitolo è stato esaminato il cinema italiano con tematica omosessuale; nel primo paragrafo è stata tracciata brevemente una sintesi dei film susseguitisi dagli anni Sessanta agli anni Novanta dei quali, tuttavia, se ne sono individuati ben pochi degni di riguardo, la maggior parte di essi appartenenti al periodo che va tra la fine degli anni Sessanta ed inizi Settanta e legati ai nomi dei registi più grandi del Novecento: Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Ettore Scola, Luchino Visconti.
Il secondo paragrafo pone invece in primo piano i lavori cinematografici di Pasolini, dalla critica contemporanea considerati assai rivoluzionari per il loro tempo, sia per la tecnica sia per il contenuto. Di essi è stato evidenziato l’aspetto pedagogico del messaggio pasoliniano che propone un’etica tesa verso una prospettiva di realtà mai univoca e sempre multiforme e sfaccettata; un’etica dove l’elemento omosessuale e quello più generale di diversità, divengono fonte di stimolo a ribellarsi al mondo moderno, conformista e falsamente tollerante che allora aveva iniziato ad imporsi brutalmente. E’ stato inoltre ampiamente sottolineato il ruolo centrale assunto dai giovani sottoproletari romani nella vita del grande intellettuale, i cui volti egli, con impaziente e bramoso ardore, volle immortalare in tutti i suoi film; essi, infatti, compaiono persino nella sua ultima opera cinematografica, Salò (girata qualche mese prima di morire), metafora che illustra crudelmente la loro meschina e barbara trasformazione antropologica (di cui fu vittima in quegli anni tutto il popolo italiano, ormai raggruppato in una massa senza volto) e lascia intravedere un futuro di cupo pessimismo; allo stesso tempo Pasolini riuscì a rappresentare, con un occhio che rimane attuale, la forza distruttiva che ogni forma di potere ha sullo spirito umano, soprattutto in una società tecnologica, (che si andava espandendo negli anni Settanta ed ora in piena espansione), la quale andava uniformando inconsapevolmente le persone all’unica logica del profitto, seppellendo ogni traccia di antiche culture, sopravvissute al dopoguerra e per secoli rimaste sempre distinguibili anche se storicamente unificate.

«Oggi distinzione ed unificazione storica hanno ceduto il posto ad un’omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente ad un nuovo Potere» .


Comparazione delle definizioni di omosessualità e sessualità nei dizionari e nelle enciclopedie pedagogiche

I dizionari e le enciclopedie pedagogiche che contengono la parola “omosessualità” sotto una voce isolata da quella più generale di “sessualità” sono molto rari.
Tra questi merita attenzione il recentissimo Dizionario di pedagogia di Piero Bertolini, nel quale la problematica omosessuale viene analizzata secondo una propria specificità e non più reinserita nella vecchia e pregiudizievole categoria delle “depravazioni sessuali”. Ivi, è’ stata fornita innanzi tutto un’utile e sommaria panoramica storica che rende evidente la netta discordanza fra il rapporto dell’omosessualità con il mondo classico, apertamente tollerante e permissivo e quello col mondo cattolico, rigidamente chiuso ed artefice di assurdi pregiudizi e gravi forme di intolleranza verso i soggetti omosessuali
Segue successivamente un brevissimo elenco dei contributi eziologici a riguardo, ponendo attenzione alla teoria psicoanalitica e, soprattutto, alle condizioni psicopedagogiche che da essa scaturiscono:
«Per questa le tendenze omosessuali sono da situarsi nell’ambito delle componenti della sessualità. Il loro esito dipenderebbe dall’evoluzione psicosessuale che in alcuni casi le nasconde completamente, altre volte le mantiene in una posizione di latenza, altre ancora le fa emergere come caratteristica dominante della vita sessuale di un soggetto. Tra le condizioni psicopedagogiche che possono instaurarsi dell’omosessualità sono da ricordare le carenze affettive; il non completo superamento della situazione edipica; l’effetto di seduzione esercitato da un genitore particolarmente prestigioso e quindi vissuto come superiore e dominante; la permanenza prolungata in comunità di individui dello stesso sesso poco aperte al loro esterno come carceri, collegi tradizionali, seminari, ecc., » .

L’aspetto pedagogico si può cogliere nelle considerazioni finali, dove viene suggerito di non parlare di omosessualità in soggetti in età adolescenziale poiché essa rischierebbe di essere confusa con manifestazioni secondarie necessarie al soggetto ad identificarsi con la propria sessualità e di inserire inoltre in un programma educativo finalizzato a prevenirla, l’offerta all’educando di molte possibilità d’identificazione nonché la sdrammatizzazione del fenomeno masturbatorio.
Di qualche anno prima è l’Enciclopedia italiana della pedagogia e della scuola la quale definisce l’omosessualità «un’anomalia dell’orienta-mento psicosessuale che si indirizza verso persone dello stesso sesso» e, riprendendo la teoria psicoanalitica, la suddivide in omosessualità inconsapevole o latente e in omosessualità consapevole o manifesta, che può essere in ogni persona in maggiore o minore misura e che va a concretizzarsi nel rapporto sessuale col partner.
Il comportamento omosessuale è invece suddiviso in comportamento attivo, di tipo “maschile”, di conquista e, in comportamento passivo, di tipo “femminile”, di dedizione; viene inoltre classificato nelle seguenti quattro categorie:
1. Comportamento esclusivamente di tipo “omosessuale istintivo”: si verifica quando il partner viene ricercato solo per il concepimento dell’atto sessuale;
2. Comportamento esclusivamente di tipo “erotico sentimentale”: quando i rapporti fra i due partner sono più complessi, di ordine spirituale e, pertanto non differiscono da quelli della coppia etero;
3. Comportamento bisessuale: quando vi è coesistenza ed attrazione sessuale verso persone di ambedue i sessi;
4. Comportamento omosessuale “astinente”: quando le pulsazioni sessuali vengono coscientemente controllate e represse per vari motivi, di ordine morale, religioso, ecc.
E’ stata poi ricordata la controversia tuttora esistente fra le varie interpretazioni concernenti il fenomeno in questione, ponendo particolare attenzione alle teorie di matrice psicoanalitica le quali, sebbene siano state molto utili nel comprendere un certo numero di casi, da queste attribuibili a pulsionalità primarie, ad aspetti nevrotici (insicurezza, timore per l’approccio etero), o a componenti ambientali, socioculturali, situazionali sono ancora insoddisfacenti perché: «non chiariscono totalmente il fenomeno e si rivolgono solo ad una parte degli aspetti dell’omosessualità (il corrispettivo femminile del tipo narcisistico dell’uomo ad esempio non viene interpretato) ».
Al di là, in ogni caso, delle suddette informazioni di carattere specificamente psicologico, l’omosessualità rimane ancora slegata da un discorso che va ad interessare il campo più propriamente pedagogico.
Il motivo di questo silenzio si chiarisce attraverso l’analisi, nella medesima enciclopedia, di un’altra voce, quella di “etica sessuale”, dove il comportamento psicosessuale dell’uomo viene differenziato da quello degli altri esseri viventi perché:
«…si accompagna a particolari situazioni psicologiche, individuali, e sociali…si tratta sempre del soddisfacimento di una fondamentale pulsione mossa peraltro dal sentimento della bellezza, dal desiderio di possesso, dal rispetto per l’altro, dall’approvazione sociale» .

Istinto e sentimento nell’uomo sono ritenuti unità inscindibili:
«di qui, il costituirsi di un’etica sessuale che conferisce alla sessualità umana una dimensione particolare, fondamentale, reperibile in tutte le società esistenti» .
Secondo una simile concezione, la sessualità si caratterizzerebbe e si concluderebbe nella triade madre- padre- figlio, cioè nella famiglia e, da essa, non potrebbe in alcun modo sganciarsi, altrimenti andrebbe a perdere il suo valore fondante. Di conseguenza, si capisce che l’omosessualità non può rientrare in un discorso di etica sessuale se non come degenerazione di quest’ultima.
Nel Dizionario enciclopedico di pedagogia , vi è una completa omissione della parola omosessualità, mentre ampia rilevanza viene data all’etica sessuale e alla pedagogia sessuale.
Per etica sessuale si intende:
«la dottrina concernente la realizzazione secondo ragione e l’ordinamento secondo natura, della disposizione e dell’impulso sessuale nell’uomo».
Tale concezione attribuisce alla sessualità umana un significato, uno scopo, una natura e dei compiti assai differenti da quelli degli altri esseri viventi; aspetti verso i quali la dignità umana prova un rispetto profondo. La sessualità umana non può essere ridotta ad “un congegno predisposto per la conservazione della specie”, ma, seguendo il suo percorso naturale, deve raggiungere la “sublimazione totale nell’amore spirituale e nel sodalizio umano”; allo stesso tempo, l’impulso sessuale ha come punto di partenza la differenziazione sessuale che va oltre la fisicità, andando anche a caratterizzare gli aspetti più profondi della personalità:
«L’atto genesico umano non è soltanto un fenomeno fisico - impulsivo, ma riceve l’impronta della personalità agente su un piano di libera azione; è incontro con la persona del partecipe, e perciò atto personale di dedizione, atto societario, espressione d’amore» .

Di qui, si comprende che l’essenza della personalità si realizza nella fusione fra materialità e spiritualità; ciò significa che la ricerca di un partner deve essere finalizzata ad una successiva condivisione di due corpi e di due anime. Qualsiasi altra soddisfazione nel matrimonio non può che essere condannata come immorale, poiché va ad infrangere l’ordinamento naturale delle cose, mettendo a repentaglio la vita interiore dell’individuo.
Per quel che concerne l’educazione sessuale, essa è definita:
«il complesso di tutti gli influssi spirituali esercitati sul giovane aventi lo scopo di aiutare la formazione del suo carattere coordinando e incanalando per la giusta via le forze violente dell’impulso sessuale che si va evolvendo» .
Il compito di una discussione delle teorie sulle quali essa si fonda e dei mezzi da seguire spetta invece alla pedagogia sessuale e, precisamente ad una pedagogia cristiana moderna la quale, si allontana sia dalle teorie di arbitraria libertà, che da quelle di pura interdizione, offrendo “un ammaestramento di sano e rispettoso equilibrio” mediante provvedimenti diretti e indiretti. Sulla pedagogia cristiana viene sottolineato che essa non valuta del tutto negativamente il sesso, ma lo considera una causa di tentazione per l’uomo, una creatura fortemente “preda della concupiscenza”.
Pertanto compito dell’educatore, al quale a sua volta, è richiesto il raggiungimento di una completa “normalità” nella sua sessualità, consistente innanzitutto nell’evitare errori dottrinali (come il vitalismo che afferma la teoria della naturalità della soddisfazione, dell’accondiscendenza agli istinti, o il sessualismo che “vuole limitare la differenziazione dei sessi e la totalità del loro rapporto al puro e semplice commercio somatico ispirato al piacere”) , e nell’educare la gioventù all’”ispirazione all’ideale”, attraverso l’incoraggiamento nelle proprie forze e capacità, sostanzialmente, mediante una deviazione dalle energie dalle mete bassamente sessuali ad altre intellettuali, sportive, ecc.
Sono inoltre elencate in questa sede, alcune abitudini di vita da insegnare per smussare nell’educando quelle difficoltà interiori che lo rendono fragile e corruttibile di fronte al sesso; esse sono: vitto semplice, letto duro, vestiti adatti, occupazione ininterrotta, esaurimento delle forze fisiche eccedenti, ecc.
Occorre infine fare un parallelismo tra quanto viene sostenuto in questo dizionario e in quello sopraccitato di Bertolini riguardo l’onanismo o masturbazione; mentre in quest’ultimo il fenomeno è completamente sdrammatizzato e, proprio per questo motivo, non trattato ulteriormente, nel dizionario in discussione, si manifesta una certa preoccupazione verso di esso perché considerato pericoloso per la crescita sessuale del giovane e, dunque, da allontanare attraverso un incoraggiamento alla fede nella raggiungibilità di qualsiasi volontà; tuttavia, viene anche ribadito che una cura rapida contro il fenomeno può avvenire nel momento in cui l’educatore sia anche sacerdote confessore .
Come nel dizionario testé citato, anche nel Nuovo dizionario di pedagogia , edito dalle Paoline, vi è un completo silenzio sulla problematica omosessuale, mentre gode di ampia attenzione quella relativa all’educazione sessuale e alle antropologie ad essa connesse. In questo ambito, vengono messi in risalto due tipi di ambienti di educazione sessuale: gli ambienti intenzionali che comprendono la famiglia, la scuola e le associazioni giovanili e gli ambienti funzionali che includono invece i coetanei e i mass media; questi ultimi divengono spesso causa di conoscenze traumatiche nel giovane, le quali rischiano di allontanarlo da una maturazione serena.
Per questo motivo, gli ambienti intenzionali devono assumersi seriamente la responsabilità di guidarlo verso una corretta crescita psicologica, realizzabile attraverso un’educazione che dia spazio all’appagamento dei suoi interessi e susciti atteggiamenti positivi nei confronti del sesso. Il primo ambiente intenzionale è la famiglia, alla quale psicologi, sociologi e pedagogisti assegnano notevole importanza poiché è proprio qui che il bambino inizia a fare le prime domande circa la nascita e la differenziazione sessuale; in essa è necessario instaurare, fin dall’inizio, un dialogo spontaneo, destinato ad incrementarsi nel tempo.
La scuola e le associazioni giovanili si rivelano invece efficaci ambienti educativi nel turbolento periodo adolescenziale in cui il giovane sembra ergere una barriera tra sé e i genitori. L’educazione sessuale scolastica viene suddivisa in due parti principali; la prima riguarda l’informazione sugli aspetti descrittivi della sessualità evolutiva, mentre la seconda concerne l’educazione vera e propria, « mirante a far comprendere le motivazioni per governare l’istinto sessuale, per assoggettarlo alla volontà e alla ragione, per integrare armonicamente la sessualità nella persona» .
A tal proposito viene svolta una critica a molte scuole, in particolare a quelle della Gran Bretagna e della Svezia, dove i problemi sono riduttivamente risolti nella mera descrizione scientifica e non inseriti in un contesto più ampio; «essi abbisognano, per così dire, di un supplemento d’anima, reperibile nel campo de

La società contemporanea manifesta una falsa accettazione nei confronti delle persone omosessuali.

L’educazione al rispetto dell’omosessualità, compito di psicologi, insegnanti, genitori, consiste nel provvedere a fornirsi di nuovi strumenti, atti a favorire un’integrazione piena degli adolescenti omosessuali e ad insegnare l’uguaglianza dei diritti.

Questo lavoro affronta il tema in 5 capitoli e su piani specifici: psicologico, pedagogico, religioso, mediatico.

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi