François Zille
De Anhelitus ad Virtutem

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Titolo De Anhelitus ad Virtutem
Dell’anelito alla virtù
Autore François Zille
Genere Parole in Libertà      
Pubblicata il 14/10/2008
Visite 6197
Punteggio Lettori 40
Editore Liberodiscrivere® edizioni - Genova
Collana Il libro si libera  N.  48
ISBN 978-88-7388-190-2
Pagine 206
Note Vademecum svirgolato per navigare nel XXI secolo senza farsi ingannare
& Dichiarazione Universale dei Diritti della Pace
Prezzo Libro 14,00 € PayPal

Un libro da degustazione e meditazione, che si legge e rilegge e si studia e ristudia con sempre maggior “piacere del testo”. Una Testimonianza psicofilosofica  potentemente “differente”, autenticamente dedicata alle Nuove Generazioni “ingannate, sfruttate e abbandonate da tutti”. Un monologo per il Teatro, rocambolescamente satirico , poetico e clownesco. Una vision e una mission a misura delle ineludibilissime nuove esigenze della contemporaneità e dei suoi mille e un scenari in costante evoluzione. Una strategia appealing, exciting & sexy, per imparare a fare “balzi quantici anziché passi avanti”, autocatapultandosi  in Verità migliaia di miliardi di anni luce lontano da “tutto ciò che non è”. Un Manifesto epocale per la genesi di una nozione compassionevole, progettuale e creativa della Pace.

“DICHIARAZIONE UNIVERSALE

DEI DIRITTI DELLA PACE”

I

. La Pace ha il Diritto

di esistere.


II

. L’esistenza della Pace

ha il Diritto

di essere riconosciuta di “pubblica utilità”

a livello universale.


III

. La Pace ha il Diritto

di essere anelata.

E di essere coltivata, testimoniata

e tramandata

di generazione in generazione

quale valore etico-morale-spirituale fondante

di una Civiltà Umana illuminata

e giusta.




IV

. La pace ha il Diritto

di avere delle esigenze fisiologiche.

Prima fra tutte,

quella di nutrire quotidianamente

la speranza

che tutti gli Esseri Umani

si impegnino a lavorare su se stessi.

In Verità e con dignità,

con pazienza, costanza

e perseveranza

e andando ben oltre i limiti

dei propri limiti.

All’insegna dell’aurea fusione

tra innocenza e eccellenza.

Affinché

il Progresso e l’Intelligenza

avanzino di pari passo

e a beneficio dell’intera Umanità.

Come “profeticamente” auspicato

dal Filosofo francese

Jean Guitton.



V

. La Pace ha il Diritto

di salvaguardare

la propria dimensione etico-estetico-poetica.

E di chiedere, pertanto,

di essere anelata,

coltivata, testimoniata e tramandata

di generazione in generazione

da ogni Essere Umano

in modo lucido e coerente.

All’insegna

della via della non violenza,

magistralmente celebrata

dall’ateniense Socrate,

dal cristiano Francesco d’Assisi,

dal sufi mussulmano Rûmi

e dal Mahatma Gandhi.

Nonché all’insegna

di un uso ragionato dei propri Diritti

e dei propri Doveri.

Come emerge dalla stessa

“Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”.



VI

. La Pace ha il Diritto

di educare i suoi figli all’igiene linguistica.

E dunque

di chiedere che venga chiarito che,

chi è semplicemente o semplicisticamente

contro la guerra,

contribuisce fattivamente

a alimentare

ogni nozione di guerra.

Poiché

“…essere contro qualsiasi cosa

è essere in guerra”.

Come “saggiamente” osservato

dal Filosofo indiano Osho.


VII

. La Pace ha il Diritto

di non identificarsi in nessun marchio

o etichetta.

E perciò

di auspicare che venga chiarito

che l’immane lavoro “evoluzionario”,

innanzi tutto su se stessi,

imprescindibile

per migliorare costantemente

la qualità della propria umanità

e costruire quotidianamente la Pace,

non può degenerare

in un “ismo”

e ridursi al termine

“pacifismo”.




VIII

. La Pace ha il Diritto

di essere compresa

nella sua natura essenziale

e fondamentale.




IX

. La Pace ha il Diritto

di proteggersi da ogni mistificazione

e manipolazione.

Pertanto

è pienamente legittimata

a richiedere agli Esseri Umani

di prendere coscienza

che costruire la Pace

è il più umile tra tutti i cosiddetti

“lavori umili”.

Che costruire la Pace

è un’attitudine ispirata, devozionale

e gioiosa,

proattivamente fraterna

e spiritualmente solidale.

Che costruire la Pace

richiede

una forte tensione etica,

morale e spirituale.

Da voler-voler riuscire

a “tradurre”

in perenne raccoglimento interiore

e meditazione,

in comprensione della differenza

e di ogni tipologia di alterità e biodiversità,

in amorevole gentilezza,

in anelito all’armonia, alla simbiosi,

alla comunione

e alla fratellanza cosmica.

Che costruire la Pace

esige capacità di visione annunciatrice

e civile volontà di confrontarsi

e di dialogare in Verità.

Pienamente consapevoli

che la Ragione assoluta

non ha dimora in questa Vita terrena.

E che né la Pace né la guerra,

essendo prerogative e responsabilità

del libero arbitrio dell’Essere Umano,

possono legittimamente affermare

di aver la benedizione

della Provvidenza.

Che costruire la Pace

significa sancire inequivocabilmente

un cospicuo numero di primati sostanziali.

Primi fra tutti

il primato

del “conoscere versus sapere”…

Il primato

del “pensare ciò che si dice

versus dire quello che si pensa” …

Il primato

della “consapevolezza versus ignoranza” …

Il primato

della Progettualità

versus “apprendistato alla stregoneria” …

Il primato della “compassione versus autoreferenzialità”.

Poiché la compassione

si avvera essere

il “Progetto dei progetti”

ossia il Divino Progetto

stesso.




X

. La Pace ha il Diritto

di pregare il Dio del suo cuore.

Affinché abbia pietà

e misericordia

di tutti coloro che parassiticamente

conducono una cieca lotta egotica

“in nome della Pace”.

E che, di fatto,

si spartiscono mondanamente

con il loro “nemico”

la torta dell’Audience Mediatica Globale.

Esorcizzando le proprie frustrazioni,

smanie di protagonismo

o sindromi di onnipotenza,

legati a processi di nevrosi

e di identificazione

a brame dell’ego

e irrequieteze della mente

e una stressante iperconflittuale

“pseudo-superiorità morale”.




XI

. La Pace ha il Diritto

di sognare.

E dunque di chiedere a tutti gli Esseri Umani,

in questa plumbea aurora

del III Millennio,

di far prova dell’unica nozione di coraggio

possibile all’inizio del XXI secolo.

Cioè a dire,

quella di osare specchiarsi in Verità

negli occhi di un Bambino mutilato dalla guerra.

Di osare specchiarsi in Verità

negli occhi di un Bambino agonizzante per fame.

Di osare specchiarsi in Verità

negli occhi di un Bambino malato di Aids.

Di osare specchiarsi in Verità

negli occhi di un Bambino stuprato.

Di osare specchiarsi in Verità

negli occhi di una Bambina

che ha appena subito l’ablazione del clitoride.

Di osare specchiarsi in Verità

negli occhi di un Bambino

che sta per essere cremato vivo a Auschwitz.

E cessare immediatamente

di fabbricare idoli.

E in particolar modo

di trasformare se stessi in idoli.

Come pastoralmente puntualizzato

dal Cardinale Carlo Maria Martini.

E di osar piantare

un luminoso punteruolo

nelle tenebre dell’indifferenza quotidiana.

Per arrestare l’arrogante disumanza

dell’attuale Umanità.

Che il “marketing regnante” induce a comportarsi

né più né meno

alla stregua di un “mercato drogato”.

E rompere il cerchio vizioso

di quella maligna “estetica dell’abominazione”.

Per cui prima o poi

si tende a giustificare più o meno tutto

da parte di più o meno tutti,

compreso se stessi.




XII

. La Pace ha il Diritto

di vivere in pace.

Perciò è pienamente legittimata

a chiedere ai suoi figli,

con materna fermezza,

di cacciare i mercanti da ogni tempio.

In ogni tempo.

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