M. Gisella Catuogno
Dalla scuola con dolore e con amore

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Titolo Dalla scuola con dolore e con amore
Autore M. Gisella Catuogno
Genere Attualità cultura      
Dedicato a
a Fabrizio Graziani
Pubblicata il 26/10/2008
Visite 4782
Scritta il 25/10/2009  
Punteggio Lettori 127
La lunga riflessione di Fabrizio su “quanto lavora un professore”mi sollecita a un intervento, più che a un commento, specie di questi tempi, in cui la scuola è nell’occhio del ciclone.
Io lavoro dal 1985 in un Istituto tecnico commerciale, dopo un soggiorno alla scuole medie di alcuni anni da precaria, tre concorsi di cui uno riservato, abilitante, e due ordinari. Ho vinto la cattedra sia alla scuola media che al superiore, ho scelto quest’ultimo perché mi permetteva di lavorare dove abito. Non so quantificare a quanto ammonti effettivamente il mio orario di lavoro perché, a quello ufficiale, occorre aggiungerne uno sommerso, al nero, che tutti gli insegnanti svolgono a casa: correzione dei compiti, preparazione delle lezioni e una mole notevole di documentazione di vario tipo –programmazione per materia, per classe, per ogni singolo progetto- che negli anni è lievitata a dismisura. Per non essere generica, parlo del corrente anno scolastico. Ho quattro classi, di cui una (una quarta) di 29 alunni, dove insegno Italiano e Storia…e sono sempre sommersa di verifiche da correggere, di griglie di valutazione da riempire. Per non parlare di tutto quello che c’è oltre la didattica: verbali dei consigli di classe, dei collegi docenti, dei consigli d’istituto. Insomma, il lavoro non finisce con l’orario scolastico, anzi direi che non finisce mai…I mesi di vacanza, se si fanno gli Esami di stato e si rientra come quest’anno a fine agosto, per gli esami di riparazione, si riducono a ben poco.
Ma poi, avete presente cosa significa riuscire a calamitare l’attenzione di una trentina ragazzi!?
Riuscire a far dimenticare, per un’ora o due, amori, impegni sportivi, cellulari, problemi con i genitori, tempeste ormonali, tentazioni trasgressive; e farli concentrare sul medioevo, la rivoluzione francese, la riforma protestante oppure Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Machiavelli, Tasso!?
Occorre un amore sconfinato per quello che si fa!! Io per fortuna credo di averlo e vi assicuro che per me ogni anno sono incontri sempre graditi e nuovi quelli che da vent’anni vivo con questi autori o con questi argomenti.
Non ci si stanca di parlare dei propri oggetti d’amore, ma occorre autorevolezza per suscitare interesse. Eppure vi assicuro, e questo ha stupito anche me, che un paio di settimane fa, quando leggevo, nella quarta di 29 studenti, un passo della Gerusalemme liberata, in cui Tancredi uccide inconsapevolmente Clorinda, non volava una mosca: perché la poesia di Tasso, come quella di tutti i grandi, quando esprime amore, dolore o ogni altro sentimento, è universale e senza tempo; questo i ragazzi lo avvertono, ma bisogna prenderli per mano e accompagnarli nella scoperta.
Quello che sostiene un insegnante, secondo me, è credere in ciò che fa e il rapporto con i suoi ragazzi, da cui, se dà rispetto, lo ottiene.
Ma occorre svolgere il proprio ruolo di educatori senza complicità eccessive, consapevoli che tali ruoli sono ben distinti, come le età, anche se si è molto giovani ( quando si comincia lo scarto tra un ragazzo di quinta e il docente può essere di una manciata d’anni…).
L’insegnamento è una responsabilità bellissima e terribile al contempo: hai davanti creta da plasmare e perciò, oltre ai contenuti della materia, devi trasmettere valori.
Per questi motivi, è fortissimo il disagio che provo di questi tempi, con una “riforma Gelmini”che ci vuole riportare indietro di decenni, che annulla con un colpo di spugna conquiste che sono costate battaglie epocali: dal tempo pieno alle elementari e alle medie, al moltiplicarsi dell’offerta formativa con il passaggio da un maestro unico al modulo a tre (indispensabile in una società complessa come la nostra, in cui è impensabile pretendere da un docente d’essere tuttologo) a un sostegno concreto ai portatori d’handicap.
Per non parlare dei rischi che corre l’università, tempio del sapere libero e dello spirito critico, dove potrebbero inserirsi delle fondazioni private con effetti devastanti.
Non si può migliorare, come pretendono i “riformatori”, sottraendo 8 miliardi alla scuola pubblica.
Quindi, per concludere, caro Fabrizio, un docente lavora senz’altro di più di quanto certa opinione pubblica pensi e per uno stipendio che, come sai, è tra i più bassi d’Europa. Per fortuna, c’è anche gente che questo lo sa e ci apprezza. La manifestazione di oggi a Roma me lo conferma.
Buonanotte a te a agli amici di liberodiscrivere.

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