Maldola Rigacci
DI CHE INDIA SEI?

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Titolo DI CHE INDIA SEI?
Autore Maldola Rigacci
Genere Parole in Libertà      
Dedicato a
Agli occhi che non possono vedere, le mani che non possono scrivere, le gambe che non possono camminare.Ma anche ai miei 14 compagni di viaggio, che tanto mi hanno sopportata!
Pubblicata il 10/12/2008
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Punteggio Lettori 90
Tornerai cambiata. Tornerai sconvolta. Tornerai affascinata.Tornerai mistica. Tornerò, spero, dico io.
Non devo prepararmi, solo le valigie da fare;sono cinquanta anni che mi preparo.Da Salgari,le cacce alla tigre,Siddharta,Madre Teresa e i figli della mezzanotte e Gandhi e la città della gioia e tutto su su fino al miracolo economico di Tata scrittore Rampini.Insomma ne ho fatti di viaggi e se cerco il "meraviglioso" lo vedrò subito e se cerco me stessa,oh Signore, è da un pò che non devo certo andare in India per quello.
Così parto e nascondo in me la fanciullina che deve misurare la circonferenza della terra.

UNA MATTINA NELL'ASTRONAVE

Ho i piedi scalzi,solo gli stranieri si azzardano, ma noi turisti italiani no, magari tre strati di calzini chè c'è da prendere di tutto e noi ormai siamo un popolo lontano anni luce dai nostri nonni contadini morti di fame con le scarpe solo nella bara.
Io ho i piedi scalzi e anche l'amor mio. Meno male! Uniti nel fatalismo. Sono seduta, intorno merletti e merletti di bianco,infiniti specchi di un lavoro divino. Bianco ovunque a inseguirsi in alto, in basso. Casualmente ho pantaloni rossi e maglietta rossa e scialle nero e arancio.
E fiori rossi in mano per l'altare, ma non li posso annusare, mi hanno fatto divieto. Inalerei dei moscerini,ucciderei esseri viventi. E se schiaccio con i piedi qualche animaletto? Mi siedo, non vorrei uscire più da quell'astronave adagiata a Ranakpur.
Una costruzione aliena.
Io sono l'aliena.
Da giorni sono in India e da giorni mi dico Maldola sospendi il pensiero, anzi no, non sono capace di dirmi niente.
Guardo e sono solo sensi. Ci penserò dopo, ci penserò domani.L'astronave bianca, adagiata in mezzo alla foresta, l'astronave merletto, silenziosa e appartata, l'astronave bellissima, che non si sa quando ripartirà è tutte le mie vite passate, presenti e future.Le vite che intravedo anche nel mio giardino, nel viale dietro casa, qui mi sono prepotenti e ovvie e chiedono solo di essere vissute.
Sono la vita sofferta e dolorosa che ordina di esserci e fa festa ogni notte e non si ferma mai, l'occhio al sole e il respiro al vento, come gli indiani chiamano la morte, che non muore mai, davvero. Mi chiedo di che India sono, perchè non è possibile non essere indiani in questo paese, che pare contenere tutto.
Amore mio scattami una foto,con questi vestiti colorati sembro una donna indiana e senza di lei non c'è India.
Ma non mi metterò braccialetti e braccialetti solo per la tua buona salute.
Amore mio scattami una foto, perchè di questo paese avrò solo immagini e qualche vita che non so e certo un posto fra gli alberi pieni di pappagallini verdi e nel traffico sonoro che scansa la vacca sacra e fra le mille cose che proprio non capisco.
Ho i piedi scalzi e in tasca tante rupie da far vivere un villaggio per mesi, che pensiero banale e qualunquista, visto che in Italia c'è crisi, amore mio stanotte faremo l'amore e non ci penserò più.

UN POMERIGGIO A FIRENZE
Riguardo le foto.
Sono così variopinta e velata in quel tempio bianco jainista, che qualcosa deve essere successo nel mio lungo viaggio in India.
Non sono cambata però, nè sconvolta,affascinata abbastanza, mistica non più di prima.
Però ho misurato un bel pò di terra e le signore del mio quartiere mi fanno tanto sorridere, così apparentemente quiete,quiete senza tanti tantra per il capo.

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