Alessandra Palombo
Scarpette rosse. 1a

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Titolo Scarpette rosse. 1a
Autore Alessandra Palombo
Genere Narrativa      
Pubblicata il 02/10/2009
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I

- Indietro adagio !- ordinò il comandante.
La nave bianca con lentezza si staccò dalla banchina per iniziare il suo viaggio con a bordo l’equipaggio e due soli passeggeri, un uomo e una donna. In una sera invernale, i due, seduti su un divano laterale sotto un oblò che trasmetteva una monotona immagine nera, stavano immersi nei loro pensieri e nello stesso lacerante dolore che senza preavviso li aveva travolti. L’uomo, di mezza età, dall’aspetto autorevole e distinto, da poche ore aveva saputo di aver perso un figlio nel pieno della giovinezza.
Il suo sguardo si posava in continuazione sulla nuora, Simona, che mai avrebbe pensato di rimanere sola, con dei piccoli da allevare, con in mano soltanto ricordi.
La nave scivolò sulla tavola nera del mare, la televisione era stata spenta per evitare che la notizia della morte diffusa al telegiornale, infierisse sui due familiari. Un incidente, una morte sul lavoro è prevedibile, eppure quando arriva, sconvolge la vita e la mente delle persone, ed è come se sul loro cammino calasse all’improvviso una porta stagna.
Cullati dal moto della corrente marina, suocero e nuora si preparano ad intraprendere un lungo viaggio, che altro non é che l’inizio di una nuova vita per Simona e i figli avuti con Pino, il primo grande amore che aveva sposato all’età di 24 anni.

Si erano conosciuti nel dopoguerra a Livorno dove entrambi abitavano. Lei frequentava le magistrali e lui l’Istituto nautico. La simpatia tra loro fu immediata e cementata dagli interessi comuni: le partite di basket, la musica, l’amore per il mare e su tutto la voglia di godere delle gioie che l’uscita dalla guerra poteva regalare.
Si vedevano nei pomeriggi liberi dallo studio per passeggiare nel centro nei loro cappotti lunghi e pesanti, nei giorni invernali, assieme a Carlo e Angela che come loro si unirono in matrimonio.
Pino non era molto alto, aveva una fossetta sotto il mento del viso e tanti corti riccioli neri. Simona non lo superava in altezza , ma in bellezza sì: snella con le forme al posto giusto, ricordava con il taglio degli occhi un’attrice americana.
Formavano una bella coppia e non solo per l’aspetto, ma anche per il loro carattere aperto agli altri, generoso e allegro. Tutti e due guardavano più alle cose belle che alle amarezze e alle delusioni che la giornata li riservava. Affrontavano le difficoltà con l’incoscienza della giovinezza che portò lui a chiedere alla mamma di Simona la mano della figlia a soli 15 anni per sentirsi rispondere di ripresentarsi quando avesse indossato i pantaloni lunghi.
Il loro amore superò l’adolescenza e convolarono a nozze circondati da parenti e amici come voleva la tradizione. Subito dopo il viaggio di nozze che li portò sino a Taormina, lui riprese il mare o meglio l’oceano a bordo di una petroliera, mentre lei si trasferì a Portoferraio dove abitava la famiglia di lui per dedicarsi all’insegnamento.
I figli nacquero con il padre lontano al quale arrivava la lieta notizia tramite un cablogramma.
Quando Simona rimase in stato interessante del terzo bambino, decisero che era il momento di riunire la famiglia e Pino s’imbarcò sulle navi che facevano la spola tra le isole dell’arcipelago toscano e il continente.
Che la morte bianca arrivasse in terra e non in mare nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Aveva navigato per quasi tutti i mari del mondo, affrontato le onde dell’oceano, in mezzo a una tempesta aveva avuto paura di non riuscire a mettere di nuovo i piedi in terra e poi, per far piacere a un collega, lo sostituì in quell’ultimo viaggio che lo vide cadere da una nave in bacino di carenaggio e morire. I puntelli che dovevano tenere in equilibro il piroscafo cedettero all’improvviso mentre lui stava chiacchierando all’esterno del ponte di comando con il direttore di macchine a cui toccò il peso di prendere il comando di una nave che aveva perso il suo comandante per sempre.
La notizia della disgrazia giunse alla famiglia di Pino che nascose la morte a Simona. Le dissero che era successo un grave incidente e che dovevano partire subito per Taranto, ma prima di salire sulla nave che dall’Elba li avrebbe condotti a Piombino, Simona si voltò verso un marinaio :
“ E’ morto?” All’uomo non restò che rispondere con un semplice e doloroso “ sì.”
Il ritorno vide lei e i familiari attraversare l’Italia dietro il feretro per riportare nell’isola le spoglie,
ad attenderli sul molo una marea di persone a dimostrazione di quanto nella sua breve esistenza aveva seminato Pino, nonostante il suo carattere un po’ nervoso e il ricciolo ribelle sulla fronte.
Simona reagì e riprese il cammino per mano ai suoi figli.

Simona ha un carattere forte, chiude il suo dolore dentro di sé. Ogni tanto piange, ma di rado, e soprattutto di nascosto. Bionda con i capelli mossi, non passa inosservata nei suo vestiti cittadini. Il suo modo di fare aperto e solare le attirano la simpatia della gente del paese. Gli uomini cominciano a girarle attorno come mosche. Qualcuno la vorrebbe per una notte, altri, molti meno, pensano che forse non sarebbe male come moglie, nonostante i figli.
Sbagliano a credere che senza un uomo accanto Simona non riesca a vivere. Raccoglie tutte le sue energie e comincia subito a costruirsi una nuova vita.
Prende gli abiti del marito e li regala a un amico del marito a cui fanno comodo, altri li porta al parroco, quelli logori li butta.
Sceglie la migliore scatola di latta di biscotti e vi adagia con il cuore stretto gli oggetti personali , una penna, l’orologio, la fede nuziale e poco altro e la ricovera nell’armadio di camera.
Per non rimanere ingabbiata nel dolore decide di lasciare la casa in affitto dove aveva vissuto con Pino e di investire i soldi dell’assicurazione sul lavoro nell’acquisto di un appartamento.
Ci sono molti palazzi in costruzione, l’isola si sta aprendo al turismo e il cemento avanza. Si informa, guarda le planimetrie degli appartamenti, chiede i prezzi, si consulta con il suocero.
Un progetto l’attira: si tratta di una villetta che verrà costruita su un appezzamento della costa nord dell’isola, in cima a una scogliera a picco sul mare.
L’imprenditore, Luciano Pierolli è un vecchio amico di Pino, la riceve nel suo ufficio e l’abbraccia:
“ Ciao Simona, come stai?”
“ Bene. Bisogna tirare avanti”
“ E i ragazzi? Bene anche loro. Diciamo così, anche se risentono ancora dello shock . hanno difficoltà a prendere sonno e talvolta sono irascibili”
“ Immagino. Ci vorrà tempo ai piccoli. Pino li adorava.”
“ Sì, certo.”
“ Veniamo alla casa”
Pierolli la fa accomodare sulla sedia di fronte alla sua scrivania, quindi prende un rotolo di carta da disegno e mettendosi accanto a Simona lo apre sul piano della scrivania.
Al primo piano tre camere che si affacciano sul mare e un bagno , a pian terreno una cucina grande e un doppio salone più un bagnetto di servizio e un ripostiglio.
La costruzione è posta all’interno di un’area verde dove si trovano , staccato dalla struttura principale, un garage e una cantina.
A Simona sono sempre piaciuti le piante; nel giardino della casa materna, aveva diviso l’area in zone: un piccolo spazio per le erbe aromatiche, menta e basilico, nella parte ombrosa aveva messo a dimora un’ortensia che una volta attecchita regalava dei periodi di fioritura color rosa acceso e dove batteva a lungo il sole aveva piantato delle rose.
Già s’immagina a potare la siepe, a piantare semi, a muoversi in quell’ambiente affacciato sul mare. Infatuata dal progetto chiede il prezzo.
“ Duecentocinquanta milioni, ma solo perché sei la moglie di Pino”.
L’entusiasmo di Simona si fredda all’istante, si era informata dal marito di una amica che fa il geometra, l’offerta non poteva superare i duecento milioni massimo, che sarebbe stata una cifra notevole comunque. Lei aveva pensato di trattare sul prezzo sino a arrivare almeno a centottanta milioni.
Sorride e con voce serena domanda se era possibile ottenere uno sconto.
“ E’ un progetto fuori mercato. La zona è richiesta e quest’area in particolare ha più valore per la sua posizione sulla scogliera. Penso che si possa arrivare al massimo a duecento venti, duecentotrenta milioni chiavi in mano. Dipende dalla qualità dei rivestimenti interni , porte , pavimenti, richieste particolari.”
“ E’ molto bello. Ci penserò e , nel caso decidessi di acquistarlo, ti farò sapere”.
“ Sai ti ci vedrei molto bene . E’ la casa giusta per te che ami il mare.”
Simona gli rivolge un sorriso. Luciano le mette un braccio sulle spalle per accompagnarla alla porta. Ha un che di viscido quell’abbraccio. Lei intuisce che avrebbe avuto quella casa a un prezzo equo solo a determinate condizioni … .
A casa telefona al suocero: “ No, suocero, non fa per noi quel progetto. E’ troppo distante dal paese per i ragazzi.”
“ Quando passi da casa ne parliamo.”
“ D’accordo. A domani. Buona notte.”
Pensa che forse sarebbe il caso di scartare le villette e di cercare un appartamento e con questa decisione riprende il suo tran tran quotidiano, chiedendo e cercando e valutando le offerte.
Un fine settimana va a vedere un appartamento in costruzione. Vede l’edificio non ancora finito, entra in un appartamento e quindi in quello accanto.
Si sente a casa. Ha trovato ciò che cercava. Non ha bisogno nemmeno di confrontarsi con il suocero. Comprerà uno dei due appartamenti. I prezzi pur alti sono accessibili. Tra i due le piace molto quello che è su due piani, però ha una camera in meno. Tentenna un attimo per quello accanto poi decide per quello su un paino solo. La zona alta del paese, l’entrata indipendente, la forma triangolare del salone e soprattutto la grande terrazza a elle che circonda l’appartamento e che si affaccia sul paese, da una parte e sulla spiaggia dall’altra, sono ciò che la convincono a comprare, oltre al numero delle stanze che sono sufficienti alla famiglia. In più dispone anche di un garage.
Prima di firmare comunque porta anche il suocero a vederla per essere certa e soprattutto per coinvolgerlo nella decisione. E’ stato lui a convincere Simona a non trasferirsi a Livorno dopo la disgrazia. Vuole seguire i nipoti, vigilare su di loro e lei non ha avuto coraggio di lasciare tutto e tornare a casa. Del resto a Portoferraio si è ambientata, gli alunni di scuola le sono affezionati e per i suoi figli andare ad abitare a Livorno avrebbe forse comportato un altro trauma dopo quello della morte del padre. In paese tutti si conoscono, è come abitare in una famiglia.
Il suocero vede la casa, si innamora della terrazza e da la sua approvazione.
Inizia così un periodo sereno. La scelta delle mattonelle, delle porte, dei minimi particolari come le maniglie la impegna e la distrae da quanto accaduto.
Dopo il trasloco compra una cornice semplice per una delle ultime foto che la ritrae assieme al marito e la colloca su una mensola di marmo in camera, nelle camere dei ragazzi mette un’altra foto di lui in divisa che pone sui comodini. Poco a poco la famiglia riprende il tran tran quotidiano.
Simona si dedica ai figli al suo lavoro d’insegnante alle elementari, occupazione alla quale, solo pochi mesi prima, aveva pensato di rinunciare per seguire i ragazzi, ai suoi allievi che segue anche a casa quando sono malati e alla casa nella quale non mancano mai fiori freschi nell’ingresso, sotto all’orologio a pendolo.
Spesso i compagni di scuola di Franco vengono a fare i compiti e le stanze si animano di voci e di musica. Simona accoglie volentieri gli amici dei figli.
Ora c’è bisogno di qualcuno che l’aiuti nelle faccende domestiche e sparge la voce tra familiari, parenti e conoscenti che cercare una donna.
La ricerca non dura a lungo. E’ Anna la lattaia a informare Simona che c’è una donna che abita vicino a lei disponibile ad andare a lavorare. Simona si fa dare nome e cognome per prendere notizie sull’affidabilità della persona. Due sere dopo chiede alla lattaia di dire alla donna di presentarsi a casa sua il giorno dopo nel primo pomeriggio.

 

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