Alessandra Palombo
Scarpette Rosse . 1b

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Titolo Scarpette Rosse . 1b
Autore Alessandra Palombo
Genere Narrativa      
Pubblicata il 04/10/2009
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E’ così che Simona Gabbrielli, vedova Gasparri, conosce Concetta Cannuscio.
Donna prosperosa, sin da ragazzina aveva attirato gli sguardi dei maschi che lei non disdegnava. Le piaceva essere corteggiata e desiderata. Le accadeva però che appena ne conquistava uno si stufasse subito di lui. Con Carmelo non successe così. Lui aveva venticinque, lei diciannove e il tempo delle cottarelle e dei primi approcci finì all’istante, appena si incontrarono alla fontana del paese, Campofiorito un piccolo centro agricolo dell’entroterra palermitano.
Non fu un incontro casuale. Concetta, che durante la settimana aiutava la famiglia in casa e nel podere poco distante dall’abitato, lui l’aveva notata mentre passava per recarsi al lavatoio pubblico con le amiche. Quando qualche giorno dopo. alla fontana, fece il gesto di togliersi cappello per salutarla lei scappò via con l’immagine negli occhi di un viso abbronzato che la camicia bianca faceva risaltare. Era diverso dagli amici con cui aveva giocato sino ad allora, ai suoi occhi era un uomo vero.
Non raccontò a nessuno dell’incontro. Sapeva chi era. Lavorava come uomo di fiducia presso un podere dei Signori Gravina, lontani parenti dei vecchi notabili del paese.
Guadagnava bene ed aveva un sorriso che incantava le ragazze. Lo conosceva di fama. Il corteggiamento assiduo che Carmelo le riservò la illuse di essere la prediletta.
Cominciò a recarsi al lavatoio da sola con una scusa in modo che le amiche e le paesane non potessero osservare i suoi spostamenti. Ai primi baci seguirono i primi sogni. Lui le promise che l’avrebbe portata a vedere il mare di cui aveva sentito soltanto parlare.
Dal bacio alla passione totale il passo fu breve.
In casa la madre la osservava cupa. Conosceva la figlia e temeva si mettesse in qualche pasticcio.
Davanti al padre però la difendeva quando arrivava a tavola in ritardo o dormiva più a lungo la domenica.
Concetta era al settimo cielo. Non sognava il mare ma la fuitina per poi vivere accanto al suo Carmelo. Tuttavia lui non faceva cenno e lei taceva, taceva finché un giorno affrontò l’argomento.
“ Quand’è che andiamo?”
“ Dove?”
“Come dove?”
“ Dai, vieni qui dammi un bacio”
“ No. Rispondimi”
“ Domani , ho voglia di un bacio”
E l’argomento venne accantonato per qualche altra settimana. Passò un mese e il mestruo non arrivò.
“ Sarà un ritardo” la rassicurò Carmelo.
“ Chissà e non m’importa. Partiamo e poi sistemiamo la situazione”
“ La nostra? Non stai bene così, con me”
“ Si ma il bambino….”
“ Non c’è nessun bambino”. Rispose secco Carmelo.
Concetta cominciò a capire dove voleva andare a parare. Si alzò , si ripulì la gonna dai fili d’erba e senza rispondere a lui che la chiamava a gran voce andò a casa.
Lo rivide un’ultima volta. Ormai era sicura di aspettare un bambino. La reazione di Carmelo fu distaccata:
“ Liberatene. Sai come si fa.”
Le lacrime cominciarono a scendere sulle gote di Concetta che prima di fuggire sfogo la sua rabbia
Prendendo a pugni il petto dell’uomo. Carmelo l’allontanò bruscamente facendola quasi cadere.
Lei corse nei campi e si rifugiò tra le braccia della madre. Conosceva bene suo padre. Avrebbe ucciso Carmelo e forse anche lei. Confessò tutto alla mamma, una donna  molto religiosa ,e insieme decisero che per Concetta non restava che andarsene, il più lontano possibile. Al marito non avrebbe detto di essere al corrente della fuga.
La mattina seguente , prese i risparmi che la madre teneva nascosti in un barattolo e partì per Napoli, lasciandosi alle spalle Collefiorito.
Nella città partenopea viveva sua cugina Carmela. Era figlia di un fratello della madre che dopo la guerra si era stabilito a Napoli per continuare la carriera di carabiniere.
Carmela l’ aveva accolta a casa sua e a Napoli aveva partorito Maria Grazia.
Vi rimase due anni aiutando la parente nel negozio di alimentari e vivendo nel retrobottega. Non bastò tuttavia l’affetto di Carmela nei suoi confronti e soprattutto verso la piccola Maria Grazia a stemprare la tensione che si era creata tra Concetta e il marito di Carmela. Gaetano aveva accettato di accoglierla in casa e nel negozio per le insistenze della moglie, ma non c’era giorno in cui non si lamentasse di averle attorno.
- Lo vedi come scherza con gli uomini? Vedrai che a breve sfornerà un altro bambino.
Carmela aveva cercato di tamponare come poteva. Che fine avrebbero fatto Concetta e la piccola Maria Grazia senza di loro? La soluzione arrivò in una giornata di prima primavera quando Concetta le comunicò che si sarebbe trasferita all’Isola d’Elba.
- All’Isola d’Elba!!?? Ma dove si trova?
- Ascoltami bene, non devi preoccuparti. Giulia la moglie del ponzese mi ha detto che cercano donne per fare le camere negli alberghi. Lei parte. Suo marito nella buona stagione lavora su un peschereccio che fa base in un paese dell’isola. Andrò a lavorare insieme a lei.
- E Maria Grazia?
- Uffa! In qualche modo farò. Stai tranquilla.
Viaggiarono in terza classe. Il vagone era affollato. Si fermarono a dormire a Roma per ripartire la mattina all’alba. L’ora di pranzo le vide mangiare due fette di pane con la carne dorata e fritta e pomodori che Carmela aveva preparato , piangendo, il giorno precedente.
Cambiarono treno a una stazione in piena campagna e finalmente raggiunsero il porto di Piombino. Scesero proprio davanti a una nave passeggeri bianca attraccata al molo.
Giulia lasciò Concetta e la bambina e si diresse a fare i biglietti. Quindi salirono.
“ E se affonda Giulia?”
“ Sai nuotare? “
“ No”
“ Allora metteremo il salvagente, a te e a Marì”
Cercava di sdrammatizzare. Giulia si era affezionata alla bambina che girellava nel negozio di alimentari di Giulia e Gaetano dove andava a fare la spesa. Concetta Era preoccupata ma anche riconoscente verso Giulia. A Napoli era stata bene, ma le era mancata l’indipendenza.
Avvertiva su di sé sempre lo sguardo di rimprovero del cognato.
Sbarcate sull’isola Giulia mantiene la promessa e riesce a far assumere Concetta presso uno dei primi alberghi  creati all’Elba. Il direttore però si mostra inflessibile sull’alloggio. Non può concederlo a causa della bambina.
Concetta trova allora una stanza in affitto nella abitazione di una coppia di pensionati senza figli, che prendono subito in simpatia Maria Grazia al punto che si rendono disponibili ad occuparsene mentre Concetta lavora.
L’abitazione si affaccia su un vicolo del paese dove tutti si conoscono e Maria Grazia diviene la cocca della via. La sera le donne, mettono una sedia impagliata fuori della porta e passano le serate estive chiacchierando e trastullando Maria che cresce serenamente tra tante zie e nonne acquisite. Arriva l’autunno e il direttore ,che è anche il proprietario dell’albergo, assume Concetta in pianta stabile. L’indole ribelle della donna si quieta per lunghi dieci anni in cui Anna Grazia comincia a rendersi conto della sua situazione familiare, a confrontarsi con le compagne di scuola e a spengere il suo radioso sorriso durante le lezioni e nelle occasioni che la vedevano partecipare a momenti esterni alla sua via.
Solo nel vicolo ritrova il sorriso quel viso incorniciato dai ricci neri, solo nel vicolo si sente accettata. In classe è la prima della classe, impara subito, ma sembra quasi che questa sua prontezza non abbia valore più di tanto rispetto alle altre bambine che possono godere di un babbo e una mamma e spesso di nonni e di zii.
Intanto Concetta in albergo si sente padrona, non si limita a sistemare le camere , cambia disposizione dei mobili senza il consenso della direzione. E’ una donnona alta e robusta che cammina fiera della sua taglia quinta di reggiseno e alla quale non dispiace civettare con i clienti e gli altri dipendenti dell’albergo.
Il direttore la lascia fare, Concetta è intelligente oltre che una lavoratrice affidabile. E’ vero che si prende delle libertà che non le competono , ma è responsabile del suo ruolo e chiede sempre alla moglie del direttore prima di spostare mobili e suppellettili.
Ha ben chiaro che loro sono i padroni.
L’atteggiamento di favore di cui gode Concetta suscita inevitabilmente la gelosia delle colleghe e alimenta la voglia di vendicarsi di lei.
Provano rabbia e invidia quando la vedono discorrere con il direttore e la moglie seduta al tavolo del ristorante riservato ai proprietari. Non che pranzi con loro, ma ha l’abitudine di prendere il caffè e di discutere dei problemi dell’albergo.
E’settembre e gli ospiti sono quasi tutti benestanti, persone che non tornano il primo settembre in fabbrica o negli uffici, ma che possono permettersi di godere di uno dei periodi più belli per il clima dell’isola prima di rientrare in città, oltre ad alcuni rappresentanti di ditte farmaceutiche che devono fare il giro degli ambulatori dei vari paesi.
C’è  una famiglia tedesca, un industriale milanese, una coppia fiorentina sulla sessantina, un’altra del Varesotto. A parte i figli dei tedeschi, sono tutti adulti.
La coppia fiorentina è il terzo anno che soggiorna in quest’albergo ed è entrando nella loro camera che a Marcella, una collega di Concetta, viene l’idea per incastrare Concetta che sta facendo quelle del piano superiore.
In bagno sul lavandino vede un anello con una pietra verde. Lo prende e se lo infila nel reggiseno.
Si strofina il viso con un asciugamano per arrossire le gote, poi scende accusando un malessere alla direzione:
“ Sto male, credo di avere la febbre. Le gambe non mi reggono. Ho bisogno di andare a casa.”
“ Vai e curati. Ce la caveremo, gli ospiti sono pochi. Quale camera hai sistemato?”
“ La quattro. Al primo piano sono da rifare quelle dei fiorentini e del rappresentante livornese.”
“ Cerca di tornare presto. Va a casa adesso.”
Marcella scende le scale che dall’albergo, attraversando il giardino, portano sulla strada e con il cuore che le batte forte, controlla con la mano che il gioiello sia sempre al suo posto, nel petto.
Non aveva premeditato il gesto. Ha visto l’anello e l’ha preso. Troppa era stata l’umiliazione di non vedersi considerata non solo più di Concetta, ma almeno al suo livello, da quando era arrivata.
Prima dell’ arrivo della siciliana, la Signora proprietaria si fermava a parlare con lei, a chiederle della madre e della sorella che vivevano in una casa in campagna poco fuori del paese.
Marcella è turbata, quasi pentita. E’ tardi per riparare il malfatto. Inforca la bicicletta nera e mentre si avvia a casa decide di lasciare che vada come vada.
Intanto nell’albergo a Concetta tocca finire anche il piano della collega. Sbuffa e si porta al piano di sotto a quello che le è assegnato e in fretta, senza sostare a lungo, si limita a fare il letto, dare una pulita veloce al bagno e una spazzata.
La giornata scorre come le altre e la sera quando arriva a casa trova Anna e Elbano che guardano la televisione assieme a Maria Grazia .
La tavola è apparecchiata per quattro, la cena a base di formaggio , carote e zucchine lesse è pronta. Si lascia affondare su una sedia e aspetta che gli altri la raggiungano.
Chiede a Maria Grazia notizie sulla scuola.
“ Non ci sono novità mamma. Tutto bene”
Maria Grazia, su consiglio della insegnante delle scuole medie, si è iscrivtta al Liceo Classico. Concetta avrebbe preferito che frequentasse la ragioneria così da avere subito un diploma per entrare nel mondo del lavoro. Anna e Elbano si erano opposti. Se la bimba aveva le capacità, l’avrebbero aiutata loro economicamente.
Scacciò il pensiero e si mise a parlare del più e del meno con i padroni di casa, ai quali dava del lei nonostante fossero quasi tredici anni che abitasse nella loro casa.
Il mattino seguente si presenta al lavoro e si accorge subito che l’aria è pesante. Al suo saluto, il direttore accigliato le chiede di seguirlo nel suo ufficio.
Chiusa la porta, senza neppure farla sedere, le racconta che è sparito dalla camera dei fiorentini un anello che costa un capitale.
Concetta serena risponde che non ha visto nessun anello.
“ Ma se sei stata l’unica a entrare per rifare la camera”
“ Giuro che non c’era nessun anello”
“ La signora afferma il contrario ed è una persona seria. Non mentirebbe mai.”
“ Anch’io sono una donna seria”
“ Ma sei l’unica che è entrata nella stanza oltre a loro”
“ le sarà caduto. Andiamo a vedere”
“ Lascia stare. Abbiamo già frugato ogni angolo”
A Concetta cominciò a tremare la voce, per la rabbia. Come potevano pensare che fosse una ladra.
“ Senta direttore, sono una persona onesta. Quante volte avrei potuto rubare nelle camere? E’ mancato mai qualcosa?”
“ No Concetta. Lo sa che ho avuto grande stima e fiducia di lei. Però adesso…”
“ Adesso? Solo perché quella rincoglionita di una fiorentina ha perso un gioiello, la colpa deve cadere su di me?”
“Sono clienti affezionati non posso permettermi di perderli. Rendi l’anello e chiuderemo la questione”
Concetta a quel punto inizia a urlare: “ Che rendo??? L’anello non ce l’ho!!! Che lo cerchi bene e mi presenti le scuse.”
La tensione nella mattinata rimane forte. Concetta rimugina dentro. Di passare per ladra non le sta bene. A fine turno si presenta in direzione e pretende le scuse che non arrivano.
Arrivano invece le sue dimissioni, senza preavviso. Le scuse arriveranno qualche giorno dopo quando Marcella pressata dal senso di colpa, mette l’anello nell’angolo di un cassetto del comò, assieme alla biancheria della Signora.
L’onore è l’onore, già era stata costretta a fuggire per il suo stato dalla sua terra, essere accusata ingiustamente di furto, nonostante le scuse, l’aveva ferita profondamente e rifiutò di tornare a lavorare in albergo.
Con la liquidazione di fine lavoro potevano campare sino a quando avrebbe trovato una nuova occupazione.
 

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