Alessandra Palombo
Scarpette rosse 2a

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Titolo Scarpette rosse 2a
Autore Alessandra Palombo
Genere Narrativa      
Pubblicata il 09/10/2009
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Simona e Concetta hanno bisogno l’una dell’altra e con facilità si accordano sulle modalità lavorative.
All’inizio il rapporto tra di loro è molto formale. Concetta entra in casa alle otto del mattino quando Simona e i figli escono per andare a scuola, e finisce il suo lavoro alle tredici.
Una volta a settimana rimane sino alle quattro del pomeriggio per stirare.
In quel giorno pranza da sola in cucina, finché Simona si rende conto dell’assurdità della situazione e mette un coperto in più a tavola.
“ Da oggi viene a tavola con noi”
“ Ma Signora …”
“ Niente ma . ”
Gli occhi di Concetta si inumidiscono e quelli dei bambini brillano per la contentezza.
“ Allora, Signora, permetta che comandi io a tavola. Seduti che porto la pasta.”
“ Voglio gli gnocchi” le dice con un sorriso sornione Franco, il mezzano di casa, che ha 10 anni.
“Gli gnocchi li preparo sabato se diventi ordinato” risponde Concetta con un mezzo sorriso ironico.
Il ragazzino sa di esserle simpatico e mostra la lingua. La mamma le rivolge uno sguardo di rimprovero, prima di iniziare il rosario delle tradizionali domande quotidiane per chiedere ai figli com’è andata a scuola e che compiti devono preparare per l’indomani.
Concetta interviene spesso per difendere i ragazzi e per scherzare con loro.
Alle tre , dopo aver sistemato la cucina, va in bagno per poi mettersi a stirare.
E’ ottobre, la giornata è splendida. La porta finestra aperta sulla terrazza lascia vedere il panorama del paese e del golfo in tutto il suo splendore.
La nave scuola dell’Amerigo Vespucci è alla fonda. Come ogni anno, finita la crociera estiva e prima di rientrare a Livorno, fa tappa, il 4 ottobre, a Portoferraio.
Simona è uscita per andare dalla parrucchiera. Franco è in camera con i compagni. Concetta si mette a stirare con Chiara che gioca vicino a lei. I programmi in televisione non sono ancora iniziati.
Laura la più grande è in veranda nell’attesa che le arrivi la voglia, che tarda ad arrivare, di mettersi a tradurre una versione dal greco, quando sente Concetta gridare dal bagno: “ Chi è stato???” domanda alla quale viene risposto con una risata da parte di Franco e di due suoi compagni di scuola, Roberto e Angelo, che sbucano da una camera.
Laura corre in bagno e vede il quaderno dove aveva attaccato le foto dei suoi cantanti preferiti galleggiare nell’acqua della vasca che colma sino all’orlo. Si rivolta e cerca di dare un cazzotto a Franco e di allungare un calcio a Roberto.
Concetta la prende per un braccio e la trascina in tinello.
“ Non te la prendere. Ne rifarai uno più bello.”
“ Lasciami che vado a dirgliene due.”
“ Ferma una signorina non si comporta così”
“ Ah sì! Allora sono un maschio!” Risponde Laura scalciando.
“ Se ci tenevi tanto dovevi metterlo in un posto al sicuro, così non l’avrebbero trovato.”
“ E basta! Alla fine è sempre colpa mia!”
Il suono del campanello la distrae dalle intenzioni bellicose. E’ Maria Grazia che è venuta incontro alla mamma. Laura si calma di botto. Sono le quattro. Concetta s’infila il cappotto ed esce con Maria Grazia che se va con un sorrisino compassionevole.
Appena sono in strada si rivolge a Concetta:
“ Mamma quante storie per due foto di giornale in un album.”
“ Ci tiene.”
“ Ha quattordici anni. E’ grandina per queste cose.”
Le due donne camminano fianco a fianco e parlottando del più e del meno si avviano verso un negozio di alimentari per fare un po’ di spesa.
Hanno tutta la sera per stare insieme, prima in compagnia di Anna e Elbano, poi da sole nella loro camera, che rappresenta l’unica stanza veramente loro.
Concetta desidera affittare un appartamentino. Abitare in casa d’altri le pesa. Rimanda per il bene di Maria Grazia che ha trovato nei padroni di casa una famiglia, senza contare i regali in soldi o in abiti che fanno ogni tanto alla figlia. Il che non guasta.
Intanto la bimba, come la chiama ormai alla toscana, deve andare all’università, poi una volta che sarà indipendente comincerà a cercare un alloggio piccolo tutto per sé.
Vorrebbe anche riprendere a lavorare negli alberghi. Guadagnerebbe di più e starebbe in compagnia. Il pensiero le rimugina nella mente. Ancora non ne fa parola. Da Simona si trova bene, a parte quando la Signora sente di scirocco e si lamenta per come ha spolverato.
Per il resto, si organizza come meglio crede e cucina ciò che vuole. I ragazzi inoltre le sono affezionati, soprattutto Chiara.
Così la vita di Simona e dei suoi figli scorre su un binario regolare. Al mattino, Concetta mentre sbriga le faccende domestiche, canticchia. Appena arriva, apre le finestre delle camere e se è bel tempo mette coperte e lenzuola sul davanzale a prendere aria. Quindi carica la lavatrice e poi si sposta in cucina dove si prepara un caffè che ama bere leggendo il quotidiano del giorno precedente, le poche volte che Chiara va all’asilo.
Quella dell’asilo è diventata una lotta tra Simona e Concetta. La prima vorrebbe che la piccola lo frequentasse. Ha un carattere timido, chiuso e stare con i bambini della sua età , secondo lei, può solo farla crescere meglio, oltre ad abituarla a una certa disciplina.
Concetta invece la vuole accanto a sé. Non sopporta sentirla piangere e poi le piace prepararle la colazione, lavarla vestirla, dedicarsi a lei. Con Maria Grazia, a causa del lavoro, non se l’è potuto permettere se non durante le ferie e le piace viziare la piccola.
Tra Concetta e Chiara il legame è forte. Concetta la fa ridere, le permette di aiutarla a preparare il pranzo. Se la piccina sta male ed è a letto le racconta qualche novella o le legge un giornalino per bambini.
Simona, il più delle volte, per non sentirla strillare perché non vuole andare all’asilo, si arrende e Chiara trascorre così tanto tempo con Concetta che inizia a parlare con accento siciliano.
Nei pomeriggi la casa si rianima. Ci sono tutti: Simona, Concetta, Chiara di 4 anni , Franco di 10, Laura di 14 e, talvolta, Maria Grazia che ne ha quasi diciotto.
C’è chi ascolta musica, chi gioca a pallone per strada, chi studia e Chiara che passa ore a pettinare le bambole, seguendo ora Simona ora Concetta.
La casa è invasa dai libri e non solo da quelli scolastici. Le uniche stanze dove non vi sono giornali e libri sono il bagno e il cucinotto. Per la verità giornali e libri vengono spesso dimenticati sopra la lavatrice di un bagno e in mezzo al cesto della biancheria, ma Concetta e Simona quando se n’accorgono richiamano all’ordine il lettore disordinato.
Anche all’interno dei mobili di ciliegio, il cui legno avrebbe bisogno di essere ingrassato, del tinello, lo spazio è diviso equamente in due, da una parte piatti, posati, tazze, dall’altra libri.
I libri sono l’unico lusso che Simona si permette, a parte recarsi dalla pettinatrice una volta a settimana. Nei mesi seguenti la disgrazia, era uscita qualche sera a cena con le amiche e aveva organizzato pure festeggiato un compleanno in terrazza.
A poco a poco però certe frequentazioni le apparvero inutili. Le sue colleghe lavoravano con un altro spirito rispetto a lei: si preoccupavano, quasi esclusivamente, dell’apprendimento degli scolari.
Sarà che era sensibile di natura, sarà che aveva conosciuto il dolore, fatto sta che Simona cominciò a dedicarsi sempre di più ai suoi alunni. Se qualcuno era assente per malattia, andava a casa a portargli i compiti senza dimenticare di aggiungervi una caramella o un dolcetto. Se qualche famiglia aveva dei problemi economici o di altra natura, si recava da chi avrebbe potuto aiutarli e li convinceva a intervenire per risolvere la situazione. E poi, a differenza delle altre maestre non doveva rendere conto a nessun marito su come trascorreva la giornata.
Solo il suocero aveva una qualche ascendenza su di lei, ma i loro rapporti sono buoni. Lui la stima e segue , senza troppo interferire, la crescita dei nipoti.
Arriva novembre e il 24, anniversario della disgrazia di Pino. E’ il giorno in cui la famiglia Gasparri si riunisce in duomo per assistere alla Messa di suffragio. Come sempre è un momento doloroso per Simona e i ragazzi che vorrebbero dimenticare più che ricordare.
Tuttavia, il vecchio Gasparri non transige. Pur non essendo praticante, la Messa vespertina a ricordo del figlio è sacra e tutta la famiglia deve essere presente. I figli di Simona sono seduti sulla stessa panca. La più grande, Laura cerca di prestare attenzione alla celebrazione che essendo feriale, non prevede la predica del Vangelo, tuttavia al momento della elevazione si distrae a osservare il pavimento formato da mattonelle a losanga bianche e nere.
Da piccola, attaccata ai pantaloni del babbo si divertiva a saltare da una mattonella all’altra ad ogni tintinnio della campanellina. Il ricordo le provoca un senso di tristezza.
Lo scaccia e alla fine della Messa esce e si riempie i polmoni di aria. Ha una vita davanti.
In alcune vie i negozi sono già addobbati per il Natale. Nelle loro vetrine in bella vista ci sono addobbi, bambole, piccole carrozzine, giochi, cavalli a dondolo.
Tra poco sarà allestita la luminaria e nella piazza principale svetterà un abete luminoso.
E Natale a poco a poco si avvicina.
- Mamma è per te!
Simona è alle prese con un apriscatole dalla lama un po’ rugginosa, con cui sta tentando di aprire una delle due scatole di tortelli pronti e conditi da mettere in tavola, quando squilla il telefono. Struscia le mani sul grembiule per pulirle alla meglio e va a rispondere.
Dall’altra parte c’è Luisa, la sua migliore amica, con un tono tra l’imbarazzato e l’ironico:
- Ciao, scusami per l’ora, ma dovevo chiamarti. Sabato, è stata organizzata la cena per scambiarci gli auguri di Natale. Ho domandato se eri stata avvertita perché non me n’avevi parlato ieri. Sai cos’ha risposto Lia? Che non era certo il caso di invitare donne sole. Ti rendi conto della sua mentalità? Non sono d’accordo, ho cercato di farla ragionare, ma niente. Mi dispiace Simona, sono sul punto di rifiutare anch’io l’invito.
Sul volto di Simona non traspare nessuna reazione mentre tenta di rassicurare l’amica :
- Non preoccuparti Luisa, vai serena, sai che non ci tengo e poi non avrei saputo a chi lasciare i ragazzi.
Rientrata in cucina, finisce di scaldare la cena e poi serve per primo Franco che inizia a mangiare , ma subito sputa il boccone nella scodella.
- Sono cattivi!
- La marca è buona. - Si difende Simona e ne mette uno in bocca.
- Avete ragione sono proprio cattivi. Uova al tegamino??
- E’ meglio! –
Risolto anche per quella sera il problema della cena , terminato Carosello, i più piccoli vanno a dormire. Laura resta alzata ancora un po’ a guardare la televisione e poi se ne va anche lei a letto.
Simona si siede al tavolo del tinello per concedersi un’ora di lettura e apre Tropico del cancro di Henry Miller alla pagina che aveva piegato la sera prima, ma non riesce a seguire la trama. Controlla che il portone della casa sia chiuso, mette il paletto e spegne la luce.
A letto si addormenta con una leggera difficoltà.
Con l’inizio delle vacanze natalizie cominciano i preparativi. Simona va da un vivaio per scegliere l’abete , uno di quelli con il pane di terra, che viene posizionato in sala, quindi di nascosto a tutti fa il giro dei negozi in paese per acquistare i regali per i figli , i nipoti, i figli degli amici e piccoli pensierini per le persone che le stanno a cuore.
Prepara il menù per Natale e Santo Stefano e scrive la lista degli ingredienti necessari per preparali.
Chiara non vede l’ora di sistemare le palle sull’albero, Franco fa l’indifferente, è il maschio di famiglia, però anche lui ci tiene. Laura invece non sta nella pelle.
“ Mamma possiamo cominciare a sistemare l’albero?”
“ No aspettate, prima va ricoperto il vaso e prima delle palle bisogna sistemare le luci”
“ E quando lo facciamo?”
“ Domani.”
“ Ma siamo già al 22!”
“ Nel pomeriggio prepariamo il presepio e stasera iniziamo ad addobbare l’albero”
Dopo pranzo, viene prelevato dal garage un piccolo tavolino e nel corridoio a poco a poco appare un presepio molto artigianale, con le montagne fatte con la carta da pacchi accartocciata, una piccola capannuccia con una lampadina, pochi pastori e tanto erbino vero che i ragazzi hanno raccolto nella collinetta sopra la casa. Gesù bambino viene sistemato in un cassetto di sala in attesa che nasca.
Il giorno seguente inizia il rito dell’albero: prima i fili delle luci che vengono accese e spente per verificarne l’effetto, poi le palle di tutti i colori e infine i fili dorati e quattro lunghi nastri rossi che partono dalla cima per scendere sino ai rami più bassi.
Più di una palla cade e si rompe, ma, una volta terminato, l’albero risulta molto suggestivo e il vetro della porta che divide la sala dal corridoio amplifica l’atmosfera.
La mattina della vigilia Concetta brontolando per il disordine provocato dai ragazzini sistema casa, Simona invece cucina le pietanze destinate al pranzo di Natale, aiutata da Laura e da Chiara.
All’una le due donne si salutano e si scambiano gli auguri. Concetta si ritrova tra le mani un piccolo pacchetto per Maria Grazia che la sta aspettando a casa.
Anche lei ha il suo albero e i suoi doni che aprirà a mezzanotte, al rientro della Messa con cui andrà, con le sue amiche. Non crede più in Dio, ma è un’occasione per stare con la sua compagnia.
In casa di Simona invece le luci si spengeranno presto.
Simona tiene molto che la più piccola creda a Babbo Natale e vuole rispettare la tradizione che vede aprire i regali la mattina del 25 dicembre. E tutto si svolgerà secondo tradizione, cioè senza Concetta che riprenderà servizio il 27 dicembre con grande rammarico di tutta la famiglia.
 

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