Alessandra Palombo
Scarpette Rosse 3a

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Titolo Scarpette Rosse 3a
Autore Alessandra Palombo
Genere Narrativa      
Pubblicata il 20/10/2009
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Con una grafia precisa e regolare, Maria Grazia riporta sul quaderno quanto il professore sta dettando, senza distrarsi, senza che le sfugga una parola della lezione. L’aula è silenziosa. Circa la metà degli alunni è in gita scolastica. E’ partita anche Angela la sua amica.
La finestra è aperta sul cortile. Non ci sono rumori, se non lo scricchiolio sul ghiaino degli alunni che corrono attorno all’edificio durante l’ora di educazione fisica.
A scuola sono rimasti i ragazzi e le ragazze più quieti, i meno chiassosi.
Pure Maria Grazia è un tipo riservato e con gli insegnati non si apre molto. Con loro ha un rapporto schivo. Avrebbe potuto andare in gita, dato che il liceo dispone di un fondo da cui attingere per permettere agli alunni che provengono da famiglie senza una grande disponibilità economica di partecipare ai viaggi d’istruzione, ma a lei non pesa la rinuncia.
Un po’ per orgoglio, un po’ perché non le piace confrontarsi con gli altri se non in un rapporto di parità e fuori della scuola non ci sarebbe stato il grembiule nero a livellare le differenze sociali.
Quest’anno poi Andrea, tra la vacanza e lei, ha scelto lei e si sente al settimo cielo anche se non lo da a vedere.
Approfittando dell’assenza dei compagni si sono messi accanto nel banco e con la scusa di prendere una penna o un libro lui le sfiora le mani provocandole una strana sensazione, quasi da pelle d’oca.
“ Stai fermo e scrivi. Il Professore mica è scemo, vede tutto.”
Lui la zittisce con un sorriso per poi chinarsi di nuovo a scrivere.
“ Andiamo in moto oggi?” le chiede al cambio d’ora.
“Oggi mi tocca andare allo studio. ”
“ Allora vengo a prenderti quando esci e rimandiamo la girata in moto a domani.”
“ Vedi non era destino …” commenta Maria Grazia rivolgendosi ad Andrea con un sorriso ironico.
“ Cosa non era destino?” domanda Stefania, una loro compagna che nel frattempo si è avvicinata.
“ Niente niente. Ma come sei curiosa.” la apostrofa Stefano.
Teresa, una ragazza sovrappeso, che non conta molte amicizie per la sua aria sempre tra le nuvole si allontana risentita aggiungendo:
“ Tanto lo so che tu e Andrea state insieme”.
I tre sorridono mentre lei si avvicina al banco.
“ Lasciatela stare. Ha i suoi problemi.” Dice con tono di rimprovero Maria Grazia.
“ Nessuno lo nega. Però anche lei invece di spettegolare sempre potrebbe comportarsi in maniera diversa. Apre bocca e se ne esce con uno sproposito.”
“ Poverina. E’ sola.”
“ E chi la prende con quel sedere …”
L’insegnante dell’ultima ora li trova che parlottano.
“ Silenzio. Siamo pochi ed è l’occasione per fare un bel ripasso. Avete l’esame e non è una passeggiata.”
La professoressa di filosofia è una donna magrolina, dal carattere duro e determinato. Tutti la temono e molti la odiano perché se prende in simpatia qualche alunno lo interroga poco e gli da comunque dei voti alti in pagella. Nell’aula scende il silenzio, mentre fioccano le domande su Rosmini e Gioberti.
Al suono della campanella i ragazzi tirano un sospiro di sollievo. E’ sempre noiosa la lezione della Strega, come l’hanno soprannominata, ma averla all’ultima ora di lezione è un castigo di Dio.
Andrea, Maria Grazia e Stefano si avviano insieme al cancello. Andrea monta sulla moto e si allontana. Gli altri s’incamminano a piedi nella direzione opposta, verso il centro del paese. Il sole è caldo, la passeggiata piacevole e i due si fanno compagnia in silenzio, come svuotati dalle cinque ore di lezione.
Il pomeriggio seguente, liberi da impegni di studio e di lavoro, Laura mette un foulard nella borsetta a tracolla e si reca all’appuntamento con Andrea, nella zona del porto. Non vuole che lui vada a prenderla a casa, non vuole che sua madre, Anna e Gaetano sappiano della loro simpatia, non vuole soprattutto che nessuno pensi che lei stia con Andrea per sistemarsi economicamente.
La loro è una favola iniziata sui banchi di scuola e sbocciata nella sera dell’ultimo dell’anno a casa di Angela, durante una festicciola organizzata tra amici.
L’amica aveva addobbato la sala con festoni; assieme a sua madre aveva preparato e poi disposto su un tavolo tartine, tramezzini e dolci fatti in casa, accanto a bottiglie d’acqua, bibite e qualche superalcolico. Le amiche si erano presentate vestite per l’occasione, molte indossavano gonne lunghe, altre minigonne. Tutte erano truccate, qualcuna anche pesantemente. I ragazzi invece sopra i pantaloni avevano camicia e maglione, pochi il vestito intero con tanto di gilet, magari comprato per qualche cerimonia importante e lasciato nell’armadio da allora. In un angolo il giradischi con accanto una pila di 45 e di 33 giri.
Verso le dieci di sera la compagnia era al completo, le luci vennero abbassate e i ragazzi alternavano musica lenta a quella rock. Fu durante un lento che Andrea osò carezzare i capelli Maria Grazia e sfiorarle le labbra con un bacio. Si strinsero più forte e in quella notte cominciarono a conoscere il piacere di condividere gli amici, lo studio e soprattutto i momenti a due.
La gita in moto era uno di questi. Maria Grazia si lega il foulard con un nodo dietro la nuca e monta sulla moto. Abbracciata a Andrea lascia che sia lui a scegliere la meta che scopre essere il promontorio dell’Enfola. La strada per arrivarci è tutta un susseguirsi di curve più o meno strette che costringono i due a piegarsi su un lato. L’aria sferza i volti, entra dentro i maglioni, ma è tiepida e piacevole al contatto con la pelle. Sullo sfondo, il verde della macchia mediterranea e l’azzurro del mare sono la degna cornice di questa corsa che vede lei stretta al corpo di lui, su cui posa talvolta la testa.
La spiaggia dell’Enfola si trova in fondo a una discesa. Anzi le spiagge sono due perché vi è una lingua di terra che unisce il promontorio all’isola.
Andrea posteggia la moto nel piazzale e mano per la mano si portano sulla spiaggia di ghiaie e sabbia che si trova alla loro sinistra. Si avviano verso la parte nascosta dagli scogli, per evitare sguardi curiosi. La zona è deserta, i due si siedono e iniziano a baciarsi e a esplorare i loro corpi con esitazione e passione tipica dell’età. E’ il loro vero primo amore, dopo le cotte passeggere dell’adolescenza.
Rientrano in paese ebbri d’aria e di baci mentre un fronte nuvoloso sta a poco a poco offuscando il sole. Piccole gocce di pioggia li accolgono all’entrata del paese. Lui la vuol accompagnare a casa, Maria Grazia preferisce essere lasciata nella piazza.
Nell’affrontare la curva che immette nel lungomare della Darsena Medicea, le ruote slittano sull’asfalto reso viscido dalla poca pioggia.
La moto si inclina troppo. Nonostante Andrea stia andando piano, la moto scivola e tutti e due si ritrovano a terra.
Si alzano, Andrea è illeso, Maria Grazia ha una sbucciatura su un braccio.
“ Ti fa male?”
“ Non è niente.”
“ Maledetta questa pioggia fine, ma fitta. E’ più sicuro quando piove a dirotto.”
“ Ci è andata bene. Pensa che potevamo finire in mare.”
Alcuni passanti accorrono verso di loro e quando si rendono conto che nessuno dei due si è ferito si allontanano, fuorché Luisa, un’amica di Simona, che ha un negozio proprio di fronte e che insiste perché Maria Grazia vada al Pronto Soccorso a farsi medicare la sbucciatura sul braccio.
“ All’ospedale non ci vado.”
“ Nemmeno se ti accompagniamo io e Andrea?”
“ No. Mamma lo verrebbe a sapere subito e si spaventerebbe. Si tratta solo di una sbucciatura”.
“ Passa almeno di farmacia per farti disinfettare”.
“ Ti accompagno .”
“ No Andrea, vai a casa che se aumenta la pioggia ti crosci tutto. ”
Andrea insiste e Maria Grazia acconsente di essere accompagnata davanti alla farmacia della piazza. Si tratta di poche centinaia di metri, ma le gambe di Maria Grazia tremano mentre lui mette in moto.
In farmacia, dietro al bancone, vi sono il titolare e un ragazzo di bottega che sta servendo una signora.
Maria Grazia si rivolge al Dr. Francavilla, padre di Stefano, suo compagno di scuola e gli fa vedere la ferita.
“ Che è successo?”
“ Sono caduta di moto.”
“ Eri con Stefano?”
“ No con Andrea.”
“ Meno male. Non è niente. Vieni che pulisco la sbucciatura e la disinfetto. Com’è andata?”
“ Piovigginava e la moto è scivolata all’inizio della calata, in curva.”
Medicata e fasciata Maria Grazia si avvia lungo la scalinata che la porta a casa, ripensando alle parole del farmacista: “Meno male un corno! Stefano o Andrea che differenza fa. Sono io che mi sono fatta male.”
Prima di suonare il campanello del portone, si toglie la garza dal braccio e lascia solo i due cerotti pensando sperando che facciano meno effetto di una fasciatura. A Concetta prima e poi a Anna e a Elbano spiega che è scivolata a causa di una storta. Loro ci credono e lei, per fugare il senso di colpa della gita fuori paese, si mette ad aiutare le due donne che stanno preparando cena.
Vogliono mangiare presto, per poi guardare il quiz del giovedì dopo aver sistemato piatti e pentole. “La casa deve essere in ordine prima di dormire” è il motto di Anna, meno quello di Concetta che dopo aver lavorato da Simona ha voglia solo di riposare e di rilassarsi.
Maria Grazia asciuga i piatti che Concetta le passa dopo averli sciacquati, Anna spazza il pavimento, Gaetano sonnecchia sulla poltrona di pelle marrone. Quindi viene spento il neon e acceso un piccolo abat-jour posto vicino alla televisione.
Nella penombra si sente solo la voce del presentatore e le tre donne si accomodano davanti alla loro trasmissione serale preferita. L’argomento di un concorrente riguarda la letteratura italiana dell’ottocento e Maria Grazia spesso e volentieri anticipa la risposta.
Anna, tra il serio e il faceto, la sollecita a inviare la domanda di partecipazione.
Concetta commenta “ Meglio resti qui, invece di andare buttare via i soldi del viaggio. Tanto è tutto predisposto. Sanno già chi deve vincere.”
Le due battibeccano per un po’ sino a quando Maria Grazia le blocca con un “ Per favore. Mi fate sentire …”
Alle dieci e trenta, le luci della casa si spengono del tutto. Concetta e Maria Grazia si ritirano nella loro camera.
 

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