Accademia Ligustica Belle Arti
La stanza delle memorie. Giovani artisti e Shoa

Titolo La stanza delle memorie. Giovani artisti e Shoa
Workshop di progettazione La stanza delle memorie. Giovani artisti e Shoah
Autore Accademia Ligustica Belle Arti
Genere Articolo - Informazione      
Pubblicata il 16/02/2010
Visite 16163
Scritta il 16/02/2010 18:08:47  
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3027
ISBN 978-88-7388-276-3
Pagine 128
Note Coordinatore del progetto Renato Carpi Elaborazione preliminare dell’evento Docenti Mario Benvenuto, Renato Carpi, Guido Fiorato, Liliana Iadeluca, Roberto Merani, Pietro Mille?ore, Cesare Viel, Davide Zanoletti. Studenti: Vanessa Arrighi, Ca
Prezzo Libro 15,00 € PayPal

> Un tema di grande rilevanza sociale e culturale. Un bando di concorso per giovani artisti. Un workshop. Un’installazione collettiva. Un libro.

L’esperienza documentata da questa pubblicazione rappresenta un modello di relazione tra didattica, ricerca, creazione artistica.

Il libro presenta i materiali, le fotografie, i testi, le diverse fasi dall’elaborazione alla realizzazione del progetto, è il momento di sintesi di un percorso complesso in cui docenti dell’Accademia,  studenti e giovani artisti hanno affrontato il tema delicato e difficile della Shoah nella consapevolezza della funzione dell’arte come testimonianza e memoria.


EMILIA MARASCO

 

Il senso di un percorso
Renato Carpi
“Il vero valore del ricordo sta in questo: ci fa capire che nulla è mai passato” Elias Canetti.
Sono partito dal profondo disagio che ho provato il Giorno della Memoria del 2008, dopo aver dedicato poco più di un’ora di lezione all’analisi delle immagini fotografiche di “Album Auschwitz”. E’ possibile, mi sono chiesto, che l’eco di questo sconvolgente evento – la Shoah-sia diventato così flebile nella mia mente e il mio impegno, il mio confronto con gli studenti si possa esaurire in una così breve conversazione? Forse un analogo interrogativo si potrebbe porre riflettendo sull’intero sistema formativo italiano. Quante energie si dedicano, nelle diverse realtà formative, allo studio dell’evento che più di ogni altro ha segnato la nostra contemporaneità? C’è sicuramente chi vorrebbe rapidamente dimenticarlo e chi –ahimé-tenta perfino di negarlo; mantenerne viva la memoria significherebbe inevitabilmente dubitare dell’assoluta superiorità della civiltà Occidentale, significherebbe anche mantenere aperti inquietanti interrogativi sulla vera natura umana. E’ un evento che non può essere relegato alla condizione di incidente della Storia ed è rivelatore delle spaventose potenzialità del nostro essere individui e società. E’ l’attualità dell’Olocausto che ci spinge inconsapevolmente a rimuoverlo dalla nostra mente. Alle origini dell’Olocausto c’è la nostra natura e la nostra cultura; i nostri saperi le nostre concezioni del mondo sono inesorabilmente connessi a questa mostruosità. E’ bene esserne consapevoli, è bene diffonderne consapevolezza. E’ anche nel ricco patrimonio culturale –nei secoli depositato in Europa- che sono rintracciabili le origini, le radici di un evento così sconvolgente. Bisogna continuare a studiarlo, bisogna mantenerne viva la memoria, bisogna avere coscienza del dolore e della sofferenza che ha causato, se si vuole impedire che si ripeta anche in forme diverse. E’ con questa convinzione che ho incluso nella mia disciplina di insegnamento –“Teoria della percezione e psicologia della forma- lo scorso anno accademico, una riflessione sulle immagini dell’Olocausto e sul ruolo che esse possono avere nella memoria dell’evento. Tra i molti materiali esaminati (films, video, testi,..) abbiamo lavorato con particolare approfondimento su “Immagini malgrado tutto”, un libro di Georges Didi-Huberman: “ a partire da quattro  foto strappate all’inferno di Auschwitz nell’estate del 1944 da alcuni membri del Sonderkommando, questo libro sviluppa una rigorosa e originale riflessione sulla memoria, la storia, l’immagine e l’opera d’arte”. Di questo percorso di studio ho discusso nel Dipartimento di Scenografia e con altri docenti dell’Accademia, da questo confronto ha preso vita un gruppo di lavoro multidisciplinare sul tema della memoria dell’Olocausto. E’ questo gruppo di lavoro che ha progettato insieme ad alcuni studenti “La stanza delle memorie” (pag 26). Abbiamo elaborato un bando rivolto ai giovani artisti per la realizzazione di un’installazione collettiva, appunto, “La stanza delle memorie” con l’obiettivo di creare, attraverso oggetti d’arte visiva realizzati con tecnica libera, uno spazio entro cui muoversi nella dimensione della memoria. Abbiamo ricevuto da tutta Italia e dall’estero 75 progetti, tra i quali  abbiamo selezionato i 30 che in questa sede presentiamo. Il numero dei progetti ricevuti e la qualità dei lavori sono una significativa testimonianza della sensibilità e dell’interesse presente nei giovani per la memoria dell’Olocausto, della Shoah.L’ipotesi su cui si basa il nostro progettto è che la memoria di un evento si riesce a mantenere nel tempo, a trasmettere da una generazione all’altra, se si ricrea in continuazione, estendendo e approfondendo la conoscenza dell’evento (mai acquisita definitivamente) e trovando in ogni “presente” il linguaggio più comunicativo. La memoria non è solo una semplice registrazione di informazioni, di conoscenze accumulate nel tempo, è anche un atto creativo, è l’espressione di una scelta, di un’intenzione che richiede un forte impulso intellettuale e morale. La memoria convive inesorabilmente con l’oblio e questa lotta fra opposti determina l’andamento carsico di ciò che ricordiamo.La memoria di un evento non è acquisita una volta per tutte, ma è sempre minacciata da una spontanea tendenza all’oblio. Capita agli individui di dimenticare, di rimuovere, capita alle società di cancellare dalla loro storia eventi ed episodi fondamentali per la comprensione del presente. Esperienze e conoscenze si trasformano in elementi costitutivi della memoria attraverso un percorso segnato dalla sensibilità, dalla cultura, dalla capacità percettiva, dalla soggettività delle diverse persone. Il processo di memorizzazione è l’esito di un complesso vissuto personale, di un vero e proprio processo creativo. La memoria ha la natura di un atto creativo e in questa sua dimensione evidenzia un legame profondo e indissolubile con l’atto artistico, con il linguaggio dell’arte. Gli oggetti dell’arte, le azioni artistiche si possono pensare come materializzazioni di parti di memoria. Particolarmente efficace, per vivere la dimensione della memoria, è il linguaggio dell’arte; con questa convinzione abbiamo progettato “La stanza delle memorie”.L’arte si colloca al confine tra il conoscibile e l’inconoscibile, tra il dicibile e l’indicibile, tra il pensabile e l’impensabile, tra l’immaginabile e l’inimmaginabile. Anche l’evento di cui parliamo con questo nostro progetto - l’Olocausto - occupa la stessa regione. Per quanto si cerchi di conoscerlo ha in sé caratteri che sfuggono alla nostra comprensione. Forse questa è la ragione che permette al linguaggio artistico di raccontarlo, di rappresentarlo in un modo così efficace, così diretto, così spietato, così emozionalmente forte.
 

> Un tema di grande rilevanza sociale e culturale. Un bando di concorso per giovani artisti. Un workshop. Un’installazione collettiva. Un libro.

L’esperienza documentata da questa pubblicazione rappresenta un modello di relazione tra didattica, ricerca, creazione artistica.

Il libro presenta i materiali, le fotografie, i testi, le diverse fasi dall’elaborazione alla realizzazione del progetto, è il momento di sintesi di un percorso complesso in cui docenti dell’Accademia,  studenti e giovani artisti hanno affrontato il tema delicato e difficile della Shoah nella consapevolezza della funzione dell’arte come testimonianza e memoria.

EMILIA MARASCO

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