Cristina Corti
Via Vai

Titolo Via Vai
Autore Cristina Corti
Genere Fotografia      
Pubblicata il 07/05/2010
Visite 11035
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Alogenuri  N.  9
ISBN 978-88-7388-289-3

“Le fotografie di Cristina Corti nascondono un senso ulteriore e profondo della nostra umanità e una risposta alle ombre della nostra vita. Noi, passanti della storia, camminiamo su percorsi che possono sfiorarsi o incrociarsi. Chi ci passa vicino aggiunge un nuovo significato all’affrettarci sul sentiero che percorriamo. L’immagine ne ha colto l’attimo e ha, per un momento, abbracciato quel passante, nostro compagno di viaggio. Dietro quel gesto meccanico di chi cammina frettolosamente vi sono, infatti, un punto di partenza e uno di arrivo. E in mezzo pensieri e sentimenti. Da Milano a New York, da Genova a Istanbul, i Via Vai di Cristina ci ricordano chi siamo quando ci affrettiamo verso la prossima tappa della vita.”

Maria Cristina Castellani





 


Passi di Maria Cristina Castellani

I nostri passi percorrono dolcemente la vita. Noi, passanti della storia, camminiamo su percorsi che possono sfiorarsi o incrociarsi. Talvolta, invece, sembrano non convergere mai. Il volume “Via Vai” di Cristina Corti, fotografa genovese che ha saputo trasformare l’hobby della sua adolescenza in un lavoro, è così metafora del nostro esistere: viandanti di una storia che ci vede coinvolti sui marciapiedi del centro di una grande città, come sulla passeggiata a mare di un borgo.
I viaggiatori della vita vi compaiono in una solitaria ricerca del loro Graal, oppure si tendono la mano, per riceverne, in cambio, un saluto, frammenti di amicizia, o semplicemente un contatto umano. Il passante ti guarda e per un momento la sua vita si intreccia con la tua. Chi sarà quel passeggero nel viaggio comune dell’esistenza che diventa compagno per un momento o per un giorno intero? Chi saranno quei camminatori che percorrono la creuza che va verso il mare? E di chi sono le ombre sul muro?
Ci domandiamo spesso quale sia il segreto che racchiudono quelle immagini di persone “normali”. Buone o cattive. Giovani o anziane. Quali siano i pensieri che li attraversano nel momento in cui ti sfiorano. E quella stazione del tempo in cui li incontri per pochi fuggevoli momenti?
Mi sono spesso domandata quale libro meraviglioso potrebbe essere quello della vita: Il libro che viene dall’incontro con gli altri in una stazione, in un aeroporto, in un centro commerciale. Un uguale interrogativo se lo è posto anche Cristina Corti. Mi diceva Cristina, quando le chiedevo come aveva saputo tradurre in immagine questo nostro comune feeling:

“Questo spettacolo io amo guardarlo attraverso l’obiettivo e immortalarlo in un’istantanea. Ecco qual è la fotografia che mi regala emozione: quella che si esaurisce nel momento dello scatto; che con spontaneità e intuizione coglie l’attimo in uno sguardo, in un gesto, in un fascio di luce particolare. Nell’istantanea la scena va colta, non preparata e l’occhio deve essere pronto a prevedere e misurare anche il risultato finale.”

Nel lavoro che si presenta in questo libro, Cristina ha voluto cogliere l’attimo in un andirivieni di persone che qualcuno forse reputa sclerotico… Ma questo “passare di persone” è affascinante: parlo di persone e non di gente, proprio perché, anche all’autrice delle belle foto che vedrete fra poco, quando guarda un frettoloso passaggio di sconosciuti, piace immaginare il mondo che si racchiude dentro ognuno di loro. Dove vanno? Verso un dovere? O un piacere? Oppure verso una preoccupazione, un dolore che non sanno ancora, o un evento di gioia preparato o imprevisto? O un momento di gloria? Qualcuno lo sa già e corre per incontrarlo questo momento. Qualcuno non sa ancora cosa la vita gli riserba e cammina verso l’attimo seguente. Passo dopo passo. E Tu che lo sfiori, per un attimo, cammini con lui e con lui condividi, senza saperlo, la premessa alla gioia o al dolore. Alla noia o al divertimento. Dietro quel gesto meccanico di chi cammina frettolosamente vi sono, infatti, un punto di partenza e uno di arrivo. E in mezzo pensieri e sentimenti.
La stazione centrale di Milano gremita di passanti pullula di personalità, tanto è tangibile il concentrato di umanità che la permea. è come se la macchina fotografica di Cristina volesse cogliere le storie di ogni persona che immortala…Invece sono storie affidate alla sua fantasia.
Poco tempo fa, si è celebrata la “Giornata mondiale della lentezza”: queste immagini potrebbero apparire l’antitesi dell’arte di vivere lentamente. Ma non è detto. Un momento di frenesia può essere il preludio a uno di distensione. Perché non correre quando dobbiamo e quando possiamo poi rallentare?
Ernst Haas ha definito il fotografo ‘a painter in a hurry’; Alfred Kazim l’ha definito ‘a walker in the city’. Ci potremmo riappropriare di queste due definizioni per descrivere la realizzazione di questo lavoro di fotografia di strada, che presta attenzione ai comportamenti e al linguaggio del corpo in spazi pubblici.
Ci sono molte ombre in questo lavoro. Cristina Corti ama le ombre: sono il suo e il nostro alter ego. Corte o lunghe. Diietro, davanti o di fianco, sono il compagno che non ci abbandona mai. E non creano problemi con la privacy! Ecco così i passeggeri in controluce nella Stazione Centrale di Milano, affascinante setting per il film della vita! E le ombre, sempre a Milano in Piazza del Duomo, ed i riflessi delle persone nelle carrozzerie delle macchine in Corso Italia a Genova. E tanti piedi in movimento presi dall’alto o dal basso. E tanti riflessi in porte di vetro e il “mosso” in un’immagine presa nella metropolitana di New York.
La metafora della vita viene sviluppata proprio attraverso un uso enfatizzato delle ombre, oltre che del “mosso” e dei riflessi. La prospettiva dall’alto, che predomina, crea un senso di distacco dalla contingenza dei passi. La vita scorre e qualcuno la osserva. La vita è vita. L’immagine ne ha colto l’attimo e ha, per un momento, abbracciato quei passanti, nostri compagni di viaggio, raccontandoli a chi non li ha incrociati in quel momento.
È questo il significato della fotografia ed in particolare di questo bel libro di Cristina Corti: consentire a chi non ha condiviso quel momento, quell’abbraccio, quel camminare insieme, di poterlo vedere dopo, grazie al mezzo (medium) che lo ha colto per un momento, in modo sapiente, e soprattutto grazie al modo umile e contemporaneamente appassionato di raccontarlo agli altri passanti della vita.
Così è stato, se mi consentite una nota autobiografica che riguarda la mia biografia e quella di Cristina Corti, il mio incontro con lei: in una sua scelta di vita recente, che ha comportato il suo abbandono del lavoro e l’avere intrapreso lo studio universitario, sino a conseguire la Laurea in Lingue, l’avere condiviso il momento dello studio. Sono stata, per un breve periodo della sua vita, uno dei suoi insegnanti alla Facoltà di Lingue. E poi l’ho ritrovata, fotografa ufficiale a Bogliasco, in manifestazioni dove io ero invitata allora in una mia breve e conclusa esperienza politica. E dove lei mi ha ripreso nel viaggio della mia vita. Incrociata con altri. Passi, affrettandosi verso il domani. Con obiettivi chiari talvolta. Ma spesso solo il nostro correre comunque, pensando, appunto, che poi qualcosa ci avrebbe fatto rallentare. Incontri casuali. Passanti nella vita, i cui passi per un certo momento hanno camminato insieme.
In questo bel libro, oltre che ammirare le immagini, sapientemente riprese da Cristina Corti, troverete forse un senso ulteriore e più profondo della nostra umanità e una risposta alle ombre e al significato del vostro affrettarvi sul sentiero che state percorrendo in questo momento.
 

“Le fotografie di Cristina Corti nascondono un senso ulteriore e profondo della nostra umanità e una risposta alle ombre della nostra vita. Noi, passanti della storia, camminiamo su percorsi che possono sfiorarsi o incrociarsi. Chi ci passa vicino aggiunge un nuovo significato all’affrettarci sul sentiero che percorriamo. L’immagine ne ha colto l’attimo e ha, per un momento, abbracciato quel passante, nostro compagno di viaggio. Dietro quel gesto meccanico di chi cammina frettolosamente vi sono, infatti, un punto di partenza e uno di arrivo. E in mezzo pensieri e sentimenti. Da Milano a New York, da Genova a Istanbul, i Via Vai di Cristina ci ricordano chi siamo quando ci affrettiamo verso la prossima tappa della vita.”

Maria Cristina Castellani





 


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