Accademia Ligustica Belle Arti
Performances Tra mente e cuore

Titolo Performances Tra mente e cuore
Autore Accademia Ligustica Belle Arti
Genere Attualità cultura      
Pubblicata il 17/05/2010
Visite 12222
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3048
ISBN 978-88-7388-282-4
Pagine 44
Prezzo Libro 9,00 € PayPal

> Nel novembre 2009, nell’ambito del “Festival dell’Eccellenza al Femminile” intitolato a Matilde di Canossa, cinque giovani artiste dell’Accademia Ligustica di Belle Arti hanno dato corpo al progetto “ Tra mente e cuore” in cinque gallerie di Genova. Nato dalla volontà di sviluppare una ricerca sulla performance e il corpo femminile, questo progetto si è presentato come un’occasione interessante di lavoro.

La performance come linguaggio si è proposta nell’ampio ventaglio delle sue forme, dalla più essenziale e minimal alla più legata a modalità teatrali, dando vita ad un momento importante di ricerca e di collaborazione, da fissare sulla carta come punto di partenza per progetti più ampi.

La performance, in ambito didattico, rappresenta una possibilità di sperimentazione transdisciplinare, infatti richiede un progetto su un tema, un pensiero, una scelta di spazio e di tempo, un’azione, a volte materiali, oggetti, suoni, luci, sempre strumenti di documentazione. Per i giovani artisti dell’Accademia è perciò un linguaggio possibile e un terreno di verifica di risorse e competenze.
Due anni di collaborazione con il Festival dell’Eccellenza al Femminile hanno offerto l’opportunità di una maggiore sistematicità di lavoro sulla performance e hanno sollecitato, ovviamente, una docente, Alessandra Gagliano Candela, e alcune giovani artiste, Elena Aromando, Cristina Peruzzi, Michela Ruisi, Emanuela Tortello, Giulia Vasta.
Il lavoro trova un esito concreto in questa pubblicazione arricchita del contributo di Cesare Viel, docente dell’Accademia e artista con un percorso segnato fin dalle sue origini dalla dimensione performativa.
In questi ultimi anni L’Accademia ha svolto in città un ruolo di interlocutore di molte e importanti realtà e iniziative culturali, una precisa scelta della Direzione e del Consiglio accademico nella convinzione dell’importanza per l’istituzione di poter offrire competenze e risorse creative a un processo di crescita culturale della città e, nello stesso tempo, poter alimentare la didattica e l’esperienza formativa dei giovani artisti nell’incontro con la concretezza di un evento, la sensibilità e le idee di molte persone.
Le pubblicazioni di questa giovane collana ne sono testimonianza.



    Emilia Marasco
    Direttore Accademia Ligustica di Belle Arti



Performances Tra mente e cuore

Alessandra Gagliano Candela

I- Il progetto

Nel novembre 2009, nell’ambito del “Festival dell’Eccellenza al Femminile” intitolato a Matilde di Canossa, cinque giovani artiste dell’Accademia Ligustica di Arti hanno dato corpo al progetto “ Tra mente e cuore” in cinque gallerie di Genova . Nato dalla volontà di sviluppare una ricerca sulla performance e il corpo femminile, che già aveva visto impegnate quattro di loro con il ciclo performativo “Identità Corporee” nella precedente edizione dello stesso Festival in alcuni edifici storici, come l’atrio di Palazzo Rosso, quello di Palazzo Tursi ed il loggiato superiore del convento di Santa Maria di Castello, questo progetto si è presentato come un’occasione interessante di lavoro.
Non si trattava soltanto di lavorare sul corpo e sull’azione performativa nell’ottica dell’identità declinata al femminile, ma di compiere un percorso che, partendo da alcune figure emblematiche di artiste del secolo scorso, giungesse all’oggi ed all’esperienza di ciascuna.
Come avevano vissuto la relazione tra la mente e il cuore, tra l’essere donna e l’essere artista Vanessa Bell e in controluce Virginia Woolf, Frida Kahlo, Tamara de Lempicka, Leonora Carrington, Valentine de Saint Point e Benedetta Cappa Marinetti? Quale traccia ne avevano lasciato nei loro scritti e nella loro opera?
Elena Aromando, Cristina Peruzzi, Michela Ruisi, Emanuela Tortello, Giulia Vasta si sono poste di fronte a queste artiste e hanno compiuto una prima scelta: ciascuna ha condotto una propria ricerca su una di esse. L’indagine che si è svolta ha presentato da subito i contorni della filigrana : attraverso le maglie delle testimonianze e delle opere di quelle artiste erano frammenti del presente ad emergere. Significativamente, ogni giovane artista riviveva in chiave personale sensazioni, situazioni ed istanze delle artiste delle precedenti generazioni.
Scoperte, riflessioni e stimoli sono stati condivisi nel corso di incontri settimanali, che hanno guidato tutte in un processo di crescita graduale e di affinamento del proprio percorso performativo, contribuendo al raggiungimento di una cifra comune che ha dato la misura del lavoro complessivo.
Mentre le performances si delineavano, alcune gallerie d’arte di Genova si dimostravano disponibili ad ospitarle, purché esse dialogassero con le mostre previste in quel periodo. Site-specific, le performances avrebbero costruito una relazione con le opere esposte generando un’osmosi, uno scatto che avrebbe dato vita a letture impreviste e imprevedibili.
Nel lavoro di dialogo con gli spazi di UnimediaModern, Guidi &Schoen, DAC, Immaginecolore.com, Galleria Studio 44 ogni performance ha trovato il suo sito, assumendo una connotazione sempre più precisa. Sviluppate sulla base delle suggestioni offerte da ogni galleria come contenitore e come luogo espositivo, le performances si sono rivelate un’occasione per le giovani artiste di mettere alla prova la propria ricerca, confrontandosi con un pubblico più vario.

II- Le performances

Giulia Vasta, che ha aperto il ciclo, con “Es-senza”, ha lavorato su Vanessa Bell, traendo spunto da un particolare che l’ha colpita nel corso della sua ricerca sull’artista: quando Vanessa dipinge la sorella Virginia non delinea mai il suo volto, tanto che Virginia risulta senza volto, come se a dominare fosse la sua interiorità. Questo l’ha indotta a riprendere il tema dell’identità e di quell’elemento che nella donna, soprattutto oggi, ha tanta importanza, il trucco.
La galleria che ha ospitato la sua performance, Immaginecolore.com, ha una vetrina che dà su una strada del centro storico di Genova. Giulia si è, quindi, presentata nella vetrina con un trucco applicatole da una professionista, quasi una maschera, si è seduta rivolta verso la strada e ha incominciato metodicamente a struccarsi con una gestualità lenta e continua. Ha demolito l’intero trucco fino all’atto finale del lavaggio con l’acqua, che ha versato da una brocca in una bacinella di smalto, un antico servizio da toilette. Passato e presente si sono incontrati in questo gesto, mentre il pubblico esternamente assisteva all’intera azione, che ha coinvolto anche qualche passante occasionale.
Elena Aromando con Valentino D’Antonio in “Ri/conoscersi” è partita dalla vita e dall’arte di Tamara de Lempicka per sviluppare una performance che riflette sull’identità e sulla donna.
Seduti di spalle, Elena e Valentino sembrano non comunicare, lui disegna, tra loro uno specchio. Nel silenzio degli spazi di UnimediaModern, galleria legata, tra l’altro, al movimento Fluxus, mentre lo specchio riflette il pavimento bianco e nero ed il soffitto voltato, Elena si alza, getta sullo specchio l’acqua e poi la cenere che teneva in mano. Poi, lentamente si sdraia e si avvoltola nell’impasto generato, alternando movimento ed immobilità. Acqua, cenere, abito bianco, un rituale femminile dal quale l’uomo sembra assente: Valentino disegna, solo occasionalmente getta uno sguardo alla compagna. L’azione si protrae, il silenzio che ha accompagnato la performance incomincia ad incrinarsi, qualcuno si muove, si avvicina. Il tempo sospeso si rompe, si entra nella vita.
La donna si è dovuta ri-conoscere, per farsi riconoscere. Dalle donne ferrigne di Tamara de Lempicka ad oggi, il rituale si è ripetuto molte volte.
Michela Ruisi in “Afemica mia fame” si è ispirata agli scritti e alle opere di Frida Kahlo.
Negli spazi suggestivi della galleria DAC, su un tavolo sono allineate alcune mele, un coltello, un pennarello. La performer entra, con gli occhi e la bocca bendati da cerotti, si siede, come una sonnambula prova a mangiare una delle mele, poi prova a sbucciarla. Cerca di vedere e si disegna gli occhi con il pennarello, sbuccia la mela, si leva il cerotto e incomincia a mangiare le bucce. I gesti lenti richiamano ad una condizione di sospensione, la figura efebica esprime la difficoltà di una fame intellettuale non soddisfatta. Come l’arte che sbuccia lentamente e alla fine lascia solo la pelle. Il silenzio che avvolge l’azione, pensata in origine con una traccia musicale alla quale Michela ha deciso di rinunciare, carica di attesa la difficoltà dell’essere donna e artista. La sofferenza rimane sospesa come il torsolo di una mela che non soddisfa la fame.
Emanuela Tortello con “Comportamento meccanico fragile” ha lavorato sugli scritti di Leonora Carrington in un’azione performativa nella quale il dramma si svolge su un filo sottile, lo stesso filo immaginario che percorre per tutto il tempo. Emanuela si presenta sdraiata e completamente vestita di bianco sul pavimento della galleria Guidi & Schoen. Il suo corpo sembra quasi privo di vita, poi, sulla traccia dell’audio curato per la performance da Thomas Mostes, lei solleva il corpo, si alza, guarda davanti a sé, ma non vede. Alterna momenti di immobilità a movimenti veloci, teatrali, si sdraia, si rialza, si arrotola su se stessa in posizione fetale. Cammina in equilibrio su quella linea immaginaria che separa, o forse mette in comunicazione, normalità e follia. Nella penombra della galleria la sua figura si aggira, chiusa in se stessa, sullo sfondo delle immagini femminili efebiche della mostra in corso. La forza della sua azione tiene sospeso il pubblico fino all’ultimo dei suoi gesti, al suo racchiudersi sdraiata in un angolo, al ritorno in una sua realtà.
Cristina Peruzzi in “Lussuria” si è ispirata al “Manifesto della Lussuria” di Valentine de Saint Point.
Negli spazi bui della Galleria Studio 44, un uomo è legato ad una sedia, bendato. Intorno a lui, al suono di musica ritmata dalle percussioni si muovono Cristina e altre due ragazze. Si avvicinano, lo sfiorano in un’atmosfera ipnotica che si fa sempre più intensa, si piegano, si inginocchiano in una danza che ha qualcosa di menadico, un cerchio continuo intorno ad un fuoco immaginario.
Un rito che celebra l’antico triangolo uomo-donna-arte e che si sviluppa in un crescendo sempre più avvincente e frenetico, coinvolgendo anche il pubblico che entra a partecipare nella fase finale. Quando il rito raggiunge il culmine tutto si ferma, scende il buio e illuminata dalla luce di Wood compare la scritta “La lussuria è una forza”, che ha segnato la connessione tra l’artista legata al Futurismo e la giovane performer.
E’ interessante notare come ogni giovane performer abbia svolto la propria azione secondo una cifra personale, della quale viene offerta una traccia nei testi che accompagnano le foto delle cinque performances. La performance come linguaggio si è proposta a sua volta in questo progetto nell’ampio ventaglio delle sue forme, dalla più essenziale e minimal alla più legata a modalità teatrali.
Una molteplicità che rispecchia le questioni ancora aperte su questa forma d’arte, alle quali Cesare Viel dedica di seguito un’interessante riflessione.
Il progetto “Tra mente e cuore” si è rivelato un momento importante di ricerca e di collaborazione, da fissare sulla carta come punto di partenza per progetti più ampi, come una Matrioska che aprendosi apre la strada a nuove possibilità.


 

> Nel novembre 2009, nell’ambito del “Festival dell’Eccellenza al Femminile” intitolato a Matilde di Canossa, cinque giovani artiste dell’Accademia Ligustica di Belle Arti hanno dato corpo al progetto “ Tra mente e cuore” in cinque gallerie di Genova. Nato dalla volontà di sviluppare una ricerca sulla performance e il corpo femminile, questo progetto si è presentato come un’occasione interessante di lavoro.

La performance come linguaggio si è proposta nell’ampio ventaglio delle sue forme, dalla più essenziale e minimal alla più legata a modalità teatrali, dando vita ad un momento importante di ricerca e di collaborazione, da fissare sulla carta come punto di partenza per progetti più ampi.

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