Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE

Titolo JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantascienza      
Dedicato a
Mia figlia Federica
Pubblicata il 18/07/2010
Visite 7095
Scritta il 18/07/2010 16:02:58  
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  103
ISBN 978-88-7388-307-4
Pagine 202
Note Questo è il primo capitolo del romanzo Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale che sarà pubblicato da Liberodiscrivere in autunno. Autore: Carlo Menzinger Illustratori: Niccolò Pizzorno e Ludwig Brunetti Genere: Fantascienza/ucronia/ragazzi
Prezzo Libro 12,50 € PayPal
Una vacanza nella preistoria, attraverso una misteriosa Porta nel Tempo, si trasforma per Jacopo Flammer in una pericolosa avventura tra gli uomini primitivi, inseguito da esseri provenienti da un universo divergente, in cui i dinosauri non si sono mai estinti. 
Anche se a proteggere Jacopo ci sono i Guardiani dell’Ucronia, strane creature provenienti da mondi in cui l’evoluzione non ha premiato l’uomo ma altri animali, saranno sufficienti l’insolito coraggio e il nuovo misterioso potere di Jacopo per affrontare il feroce Gruhum, lasciare questo passato divergente e tornare a casa?

Jacopo Flammer era di nuovo alla finestra. Quel giorno si affacciava in continuazione. Giocava per un po’, poi, all’improvviso si tirava su e andava ad affacciarsi per scrutare la strada. Stava aspettando una visita cui teneva molto.

“Oggi sembri elettrico” gli gridò la mamma. Jacopo vedeva di rado suo nonno Erasmo. Pochi potevano dire di vederlo spesso, a dire il vero. Non perché fosse una persona sfuggente, ma perché era sempre in giro, in avventure di cui nessuno sapeva nulla e che andavano aldilà di ogni immaginazione. Erasmo non era un nonno come tanti. Era un nonno speciale. Un uomo speciale. Jacopo sapeva che quel pomeriggio sarebbe venuto a trovarlo. Questo non era, però, il solo motivo percui era così in agitazione. Quel giorno Jacopo compiva nove anni. Era dunque per lui un momento eccezionale. Sapeva che suo nonno lo sapeva e sapeva anche che, grazie a lui, quella giornata sarebbe stata ancora più fantastica.
“Dov'è stato il nonno tutto questo tempo?” chiese Jacopo a sua madre.
“Eh, chi lo sa! È sempre in giro per il mondo. Ora di qua, ora di là. Anche quand’ero piccola spariva per lunghi periodi e non raccontava mai molto dei suoi viaggi.”
Jacopo sapeva che presto il nonno gli avrebbe fatto conoscere dove andava realmente. Gliel’aveva promesso. Un posto che né sua madre, né nessun altro avrebbero mai immaginato o addirittura creduto possibile, così gli aveva detto il nonno. Neanche lui, però, poteva immaginare le peripezie che presto avrebbero dovuto affrontare.
“Il nonno ha promesso che ti farà una bella sorpresa per il tuo compleanno.”
“Davvero, mamma? E che cosa sarebbe?” chiese il bambino incuriosito.
“Devi aspettare. Se te lo dicessi ora, che sorpresa sarebbe?”
“È dal mio precedente compleanno che non lo vedo. Anche l’anno scorso mi aveva promesso una grande sorpresa e poi mi dato una scatola di vecchie costruzioni di quando era piccolo lui!”
“È stato un bel regalo, no? Non è da tutti avere dei giochi così antichi. E poi ci hai giocato un sacco di volte.”
“Sì, è vero ma non erano mica così eccezionali” protestò sbuffando. In realtà, se suo nonno aveva il potere di rendere speciali le giornate, non era mai stato grazie ai suoi regali. Era piuttosto per le storie che raccontava e per come sapeva rendere ogni cosa fantastica e piena di magia. Questa volta, però, Jacopo sul regalo ci contava. Era passato un anno intero da quando il nonno ne aveva parlato, facendogli promettere di non parlarne con nessuno. Jacopo, però, non sapeva cosa avrebbe ricevuto esattamente.
“La sorpresa di questa volta sono sicura che ti piacerà di più… neanche a me né ha mai fatta una simile.” Gli disse sua madre.
“Allora sai cos’è! Dimmelo.” Implorò.
“Il nonno ha dovuto dirmelo. Senza il mio permesso non avrebbe potuto farti un regalo simile. Spero di non dovermi pentire di aver accettato…”
Doveva essere qualcosa di davvero particolare, pensò il bambino, se occorreva il permesso della mamma. Qualcosa tipo… un cane, oppure… oppure… Jacopo non riusciva proprio ad immaginare, anche se in cuor suo aveva una speranza. Sperava fosse qualcosa che avesse a che fare con i misteriosi viaggi del nonno.
Anche sua madre non conosceva veramente il regalo: suo padre non le aveva detto tutta la verità in merito. Quello che Erasmo aveva preparato per il nipote lo sapeva lui soltanto. Anzi, neanche il nonno si rendeva veramente conto di cosa stesse per offrire al nipote. L’inatteso era, infatti, in agguato dietro l’angolo.
“Allora? Cos’è?”
“No. Ho promesso di restare muta come una tomba e mi pare di aver già parlato abbastanza.”
 
Jacopo continuò ad aspettare il nonno per tutto il pomeriggio, affacciandosi spesso dalla finestra, non per vedere la sagoma delle colline in lontananza o osservare la cupola del Brunelleschi, che si stagliava alta tra le case di Firenze ma per cercare di scorgere quel macchinone esagerato con cui andava in giro suo nonno. Era un Hummer H1, un gigantesco fuoristrada, originariamente ideato per l’esercito. A Jacopo pareva quasi un carro armato. Era un macchinone squadrato, con un motore enorme, “trecento cavalli di potenza” diceva suo nonno “capace di arrampicarsi anche su un muro.”
Sui muri non ci saliva ma poco ci mancava. Aveva delle sospensioni da paura. Roba che faceva inclinare la macchina di qua e di là e con cui saliva gli scalini come se avesse avuto le gambe al posto delle ruote. Un vero mostro di lamiera e pneumatici! Jacopo adorava quella macchina così strana. Non passava certo inosservata.
Di macchine così per Firenze non se ne vedevano proprio e, anzi, il Comune ne aveva proibito la circolazione in centro con la scusa che inquinavano e ‘rovinavano’ il paesaggio. Persino nel nuovo governo c’era chi minacciava di tassare quel tipo di auto. Questo, però, non interessava affatto né a Jacopo, né a suo nonno Erasmo. Per fortuna, infatti, Jacopo abitava un po’ fuori dalla ‘zona proibita’, per cui il nonno non avrebbe esitato a venire con quello strano veicolo e magari gli avrebbe fatto fare un giro. Non in città, che per certe strade non sarebbe neanche riuscito a passare, dato che a Firenze sono spesso piccole e tortuose, costeggiate dagli alti muri dei giardini privati. Sarebbero, invece, saliti su Monte Morello, pensava Jacopo, e si sarebbero infilati per qualche stradina sterrata. A Jacopo sarebbe bastato quello come regalo. Quella macchina era una delle cose di suo nonno che a Jacopo dava una strana sensazione di magia.
Ma il nonno aveva in serbo per lui molto di più.
 
Finalmente la sagoma rossa fiammante (anche se ricoperta di secolari strati di fango) dell’Hummer H1 comparve nella strada di sotto, proprio durante una delle innumerevoli volte in cui Jacopo si era affacciato.
“Il nonno!” gridò e corse verso l’ingresso.
Dopo poco suonò il citofono. Jacopo rimase in attesa in cima alle scale, saltellando e andando avanti e indietro, finché non comparve il tanto atteso visitatore che, disdegnando l’ascensore, come al suo solito, era salito a piedi, facendosi tutti e quattro i piani senza fermarsi.
“Ma tu l’ascensore proprio lo odi” osservò la figlia prima ancora di salutarlo, mentre Jacopo correva ad abbracciarlo.
“Cosa saranno mai quattro piani di scale. Ancora scalo le montagne, io” rispose il nonno senza neanche un po’ di fiatone, poggiando la forte mano sulla spalla del nipote. Sotto quel peso a Jacopo parve di essere più forte e grande. Altra magia del nonno.
“Quando accetterai di avere settant’anni?” lo sbeffeggiò sua figlia, guardandolo con due occhi dello stesso colore verde acqua.
“Quando li compirò, Marika, cioè tra un anno, due mesi e quattro giorni” poi rivolto a Jacopo “e tu quando accetterai di avere nove anni?”
“Oggi” rispose di slancio il bambino già pregustando quello che ne sarebbe seguito.
“È proprio oggi il tuo compleanno?” scherzò il nonno, accarezzandosi la lunga barba bianca che gli arrivava a metà del petto. Se fosse stato grasso, avrebbe potuto somigliare a un babbo natale in versione estiva.
“Oggi…in punto!” rispose Jacopo, scrutando il nonno alla ricerca di pacchetti, ma senza vedere nulla.
“Che cosa guardi?” chiese il nonno, infilando le mani nei larghi pantaloni sportivi.
“Nulla” mentì Jacopo.
“Ah, ecco!” ridacchiò sotto i baffi candidi “appunto: perché io non ho nulla.”
Jacopo smise di sorridere apertamente, anche se una lieve incurvatura delle labbra faceva capire che sospettava lo scherzo in atto.
“Si usa ancora fare regali per i compleanni in questa casa?” chiese Erasmo alla figlia, ignorando il bambino.
“Direi di sì” sorrise Marika, toccandosi il mento appuntito.
Il nonno si frugò nelle dieci o dodici tasche del gilet, poi in quelle dei pantaloni, mentre Jacopo lo guardava di nuovo speranzoso, dondolandosi. Non osava ancora aprire del tutto il sorriso, velato da un’ombra di preoccupazione, ma la curvatura delle labbra era cresciuta.
“Ma dove… non ricordo… forse…” borbottava intanto il nonno, grattandosi di tanto in tanto la testa coperta da lunghi capelli bianchi, un po’ meno folti che in passato “ma già… certo: ora ricordo. È in camera tua! Vero, Marika?”
“Direi di sì.”
“In camera mia?” chiese Jacopo perplesso “ma come…?”
“Andiamo. Mi guidi tu?” disse Nonno Erasmo, fingendo di non ricordare la strada.
“Ecco!” esclamò il nonno, entrando nella cameretta.
“Che ci fa lì la mia valigia?” chiese il bambino, entrando di corsa nella stanza. “Ma è piena!” aggiunse dopo averla sollevata leggermente. “Hai messo la mia sorpresa dentro la valigia?”
“Non proprio. La valigia è…l’inizio della sorpresa.”
Jacopo lo guardò con aria interrogativa.
“Ti piace sempre fare giri sull’Hummer?”
“Certo!” esclamò Jacopo con entusiasmo mitigato dalla perplessità. “Ma? La valigia? Allora vuol dire che…?”
“Ti andrebbe di fare un bel viaggio tu ed io?”
“Uhau! E dove?”
“Questo è il seguito della sorpresa. Lo scoprirai quando ci sarai. Pensi si possa fare?”
“Certo!” rispose il bambino, girandosi verso la madre, con il presentimento che gli avrebbe impedito di partire.
“Ho già detto al nonno di sì” rispose la madre, baciandolo sulla fronte e carezzandogli la guancia “spero solo di non aver fatto il più grosso errore della mia vita” aggiunse rivolgendo al padre uno sguardo severo.
“Ormai è un giovanotto. Vedrai che si divertirà un sacco.”
“Che si divertirà ne sono sicura. Bada, però, che stia bene e riportamelo intero, altrimenti non sono più tua figlia o…peggio” lo minacciò.
“Che cosa ci sarebbe peggio di non averti come figlia? Ti ho mai fatto correre qualche pericolo, quando eri piccola?” chiese Nonno Erasmo.
Lo sguardo contrito di Marika non pareva affatto affermativo.
“E tu? Prometti di comportarti bene e di ubbidirmi sempre lungo tutto il viaggio?” chiese il nonno rivolto a Jacopo.
“Sicuro! Puoi contarci.”
“Bene!” proclamò il nonno, mettendosi tutto impettito “allora soldato Jacopo, si parte.”
“Agli ordini, generale” rispose Jacopo, scattando sull’attenti.
“Pronti per l’avventura?”
“Prontissimi.”
“Un bacio alla mamma, avanti marsh.”
Jacopo obbedì.
“E ora zaino in spalla!”
“Non vorrai far portare a lui la valigia!” protestò la madre.
“Valigia?” ribatté il nonno, fissandola come se fosse la prima volta che la vedeva “ma ti avevo detto di preparargli uno zaino.”
“E dove lo trovo io uno zaino? Avanti babbo, prendi ‘sta valigia e non farmi pentire di avertelo affidato.”
“Avanti marsh” ordinò il nonno, afferrando la valigia con un’alzata di sopracciglia. Dopo un bacio alla figlia, infilò le scale seguito da Jacopo, ancora sbigottito ed eccitato dalla novità.
L’Hummer li aspettava di traverso sul marciapiede. Ingombrante per le strette strade di Firenze come un elefante in salotto. Era pieno degli oggetti più strani che Jacopo avesse mai visto. Il nonno poggiò nel portabagagli la valigia dicendogli:
“Quando saremo in Molise la sistemiamo, questa valigia.”
“In Molise?” chiese un po’ deluso Jacopo “pensavo che si andasse in un posto speciale.
“Oh… non ti preoccupare. Ci staremo solo questa notte e domattina partiremo. E poi cosa sai tu del Molise? Perché mai pensi che non sia un posto speciale? Il Molise riserva delle sorprese che neanche puoi imaginarti.”
“Nulla.
“Non te lo posso dire ma ti stupirò, vedrai! C’è ancora una marea di posti che non conosci ma che sono interessantissimi. Altro che Gardaland e l’America. Devi fidarti di più degli adulti… dei parenti, intendo, non di tutti gli adulti, di alcuni è bene diffidare.”
“Proprio non vuoi dirmi di che si tratta?”
“Proprio no.” Rispose duramente “E ora: sali.”
Il fuoristrada era davvero enorme e durante il viaggio fino alla montagna Jacopo si divertì a guardare tra le borse ammonticchiate sui sedili di dietro, facendo un sacco di domande al nonno, che non sempre gli rispose per non rovinare la sorpresa. Alcuni di quegli oggetti, infatti, avrebbero potuto fornirgli un indizio sulla loro meta, se solo non fosse stata ben aldilà della sua immaginazione.
 
Arrivati nei pressi di Isernia, Nonno Erasmo decise di non entrare in città, che con un Hummer è sempre meglio evitare, così si fermarono nella riserva naturale di Monte di Mezzo tra San Pietro Avellana e Vastogirardi, ai confini col Parco Nazionale d'Abruzzo. L’albergo si trovava a mille metri d’altezza, non lontano da un paio di località sciistiche. Nel giardino c’erano persino dei giochi che Jacopo adocchiò subito ma che non ebbe proprio il tempo di provare, perché quando arrivarono era già ora di cena. Il nonno portò su in camera la valigia di Jacopo e un vecchio zaino logoro e vuoto, che aveva preso dalla macchina. Li poggiò entrambi sul letto e aprì la valigia. Cominciando a tirar fuori le cose diceva, borbottando:
“Pigiami? No, questi non ti serviranno. Camice di ricambio? Inutili. Pantaloni? Che esagerazione! Che cosa vuoi fartene di tre paia di pantaloni?” Jacopo lo guardava perplesso a bocca aperta, senza parole. Finalmente il nonno trovò lo spazzolino e il dentifricio e disse: “questi sì. L’igiene è sempre importante” e li mise nello zaino. Poi aggiunse:
“Ma dove li avrà messi tua madre… Le avevo raccomandato di metterceli…una valigia piena di cose inutili e neanche…ah, eccoli!” esclamò alla fine, tirando fuori un paio di stivaletti. “Questi possono farti comodo. Direi che ora c’è quasi tutto.”
Quindi prese una borraccia e un sacco con alcune cose da mangiare e li infilò nello zaino.
“Ma allora staremo via solo un giorno?” chiese Jacopo dispiaciuto. Dentifricio, stivaletti e borraccia non gli parevano il bagaglio ideale per un gran viaggio.
“Un solo giorno!” protestò il nonno “vuoi scherzare? Sarà una vacanza lunghissima.”
“Ma non mi hai preso nessun vestito di ricambio!”
“Ah, già! Che sciocco sono!” rispose il nonno, battendosi la fronte con il palmo della grossa mano. E dalla sua sacca tirò fuori una strana pelliccetta.
“Ecco il tuo vestito” disse.
“Eh?” fece Jacopo guardando quello strano indumento senza forma “ma cos’è?”
“Il solo vestito di cui avrai bisogno. Ne ho anch’io uno uguale.”
“Un costume da bagno di pelo di topo? Ma in che razza di posto andremo? In un’isola tropicale con la neve?”
“Non è un costume da bagno” replicò il nonno senza spiegare altro “e non è pelo di topo.”
“E che animale hai scuoiato per rubargli questo coso?”
“Nessun animale.”
“Allora di cosa è fatto?”
È una pelliccia sintetica. Ma, come vedi, sembra proprio vera.”
“Uhm! Vorrà dire che ci faremo un figurone in piscina!” scherzò poco convinto Jacopo.
Guardando verso la valigia, Jacopo notò la sua macchina fotografica e la prese.
“No, eh” fece il nonno con una smorfia, quasi come se Jacopo avesse sollevato qualcosa di disgustoso “quella sarà bene lasciarla qui.”
“Vorrei scattare qualche foto” si lamentò Jacopo.
“Neanche a parlarne. Nel posto dove andremo non si possono assolutamente fare foto.”
“Non userò il flash, è digitale.”
“Ah, ah!” rise il nonno “Mica andiamo in un museo. No. La macchina proprio non puoi portarla.
 
Quando la sera scesero a mangiare al ristorante dell’albergo, il nonno gli raccomandò di ordinare tutto quello che voleva.
“Dove andremo non ci sarà nessun ristorante e per mangiare dovremo un po’ arrangiarci, per cui goditi bene questa cena.”
Jacopo non se lo fece ripetere due volte e si buttò sugli spaghetti ai funghi, divorandoli come la curiosità divorava lui.
 
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Questo è il primo capitolo del romanzo "Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale" che sarà pubblicato da Liberodiscrivere in autunno.
Autore: Carlo Menzinger
Illustratori: Niccolò Pizzorno e Ludwig Brunetti
Genere: Fantascienza/ucronia/romanzo per ragazzi
Target: ragazzi dai 9 ai 99 anni
 
 

 
Una vacanza nella preistoria, attraverso una misteriosa Porta nel Tempo, si trasforma per Jacopo Flammer in una pericolosa avventura tra gli uomini primitivi, inseguito da esseri provenienti da un universo divergente, in cui i dinosauri non si sono mai estinti. 
Anche se a proteggere Jacopo ci sono i Guardiani dell’Ucronia, strane creature provenienti da mondi in cui l’evoluzione non ha premiato l’uomo ma altri animali, saranno sufficienti l’insolito coraggio e il nuovo misterioso potere di Jacopo per affrontare il feroce Gruhum, lasciare questo passato divergente e tornare a casa?

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