Maldola Rigacci
TILLIA SI ARRABBIA: POLLI ARROSTO E UOVA SODE

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Titolo TILLIA SI ARRABBIA: POLLI ARROSTO E UOVA SODE
Autore Maldola Rigacci
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 11/08/2010
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Tillia era arrabbiata. Tillia era molto arrabbiata. Era proprio furiosa e gli occhi scuri guardavano in giro con ostilità. Le nuvole erano draghi alleati e il cielo opaco colava caldo e umido su tutti, anche attraverso le folte chiome degli alberi.  Di questoTillia era contenta:il caldo le dava noia, ma stava facendo anche lamentare tutte le mamme insonnolite sulle vecchie sedie un pò sgangherate. Così gioiva. Nessuno doveva star bene là dentro.

Il giorno prima un pò di foglie del bosco vicino avevano cominciato a bruciare e tutti si erano messi in agitazione, ma a Tillia era venuta finalmente l'idea. Arrampicata in cima al castello di tubi colorati dove tutti andavano a giocare, lassù dove però nessuno aveva mai il coraggio di salire, era stata molte ore a meditare la vendetta delle uova sode e dei polli arrosto.

Le galline del numero 9 facevano tante uova e così lì nessuno pativa mai la fame ,mai. Tanto c'erano comunque le uova sode , rigorosamente sode. E rigorosamente, da mesi, solo quelle e qualche mela. Pane poco, ma a quello ci pensava Tillia la notte, durante le spedizioni in cucina con qualche coraggioso. Si prendeva il pane con facilità, si nascondeva e si mangiava, anzi lo mangiava chi aveva il coraggio di fare le spedizioni in cucina. Su questo Tillia era intransigente. Nessuna generosità per chi non rischiava. Gli occhi scuri e duri di lei avevano il potere di bloccare tutti. Chi aveva protestato aveva avuto guai con i draghi di Tillia. I draghi erano nati quando lei stava ancora a casa, erano spuntati in una notte di paura, erano piccoli e blu ed erano usciti da una tana in giardino. Le avevano promesso protezione in cambio del silenzio. Per questo Tillia aveva cominciato a parlare pochissimo con tutti, sempre. E aveva deciso che con loro poteva diventare coraggiosa e non farsi dominare da nessuno.

La bambina aveva cinque anni e mille di sopravvivenza.

E imparava che la bontà non la pagava mai, almeno non quanto la cattiveria.

Tutte le volte che era stata carina e generosa si prendeva  solo un pò di sorrisi e qualche carezza, ma quando combinava qualcosa di sbagliato erano molte le punizioni durissime. Dunque così andava il mondo. Non conveniva essere carini, ma imparare ad essere  dei "cattivi" , che non si facevano beccare.

E poi che aveva fatto lei per essere mandata al numero 9?

Le galline del numero 9 non facevano solo le uova; poichè erano tante, spesso finivano arrosto.

Così le mamme mangiavano spesso i polli arrosto, loro, i bambini, solo quattro volte l'anno. Per qualche festa. Ed erano buoni i polli arrosto, avevano anche un buonissimo profumo, che lei aspirava a lungo, golosa quasi più di quello che della carne. Gli odori sarebbero divenuti fondamentali per lei, anche nella scelta delle persone. Nell'amore e nell'odio. Ma questo ancora apparteneva al signore del suo futuro.

Sulla bontà del pollo arrosto Tillia sentì che l'idea era proprio bella, come la sua rabbia. Si sistemò il cappellino di carta, si pulì le mani ai pantaloncini rossi, gesto che faceva sempre quando un'idea si metteva in moto e corse verso il pollaio. Eccole lì le galline marroni e bianche, solo una rete neanche fitta fra lei e loro e tanta paglia a giro.

Forse , prima di ricomprare le galline sarebbe passato poco tempo, ma , molto o poco, sarebbe stato tempo senza quelle maledette uova sode e soprattutto senza polli arrosto per le mamme. Le mamme. Alcune erano gentili e la cullavano, quando le capitava di ammalarsi o di farsi male, ma Tillia odiava chiamarle così. Tutti i bambini le chiamavano mamme, ma lei no, lei le chiamava per nome e aspettava la sua, quella vera.  Non era mai venuta al numero 9. Ma l'avrebbe fatto di sicuro prima o poi. Forse se veniva a sapere dell'incendio, forse se vedeva le fiamme alte alte, come gli alberi.

Così Tillia di notte, invece di andare nelle cucine per rubare il pane, incendiò il pollaio con l'unico fiammifero, che aveva preso al cuoco tempo prima e l'incendio non bruciò solo il pollaio, ma quasi tutto l'orfanatrofio numero 9 e arrosto non ci finirono solo le galline, ma anche il cuoco, che per primo era corso con un piccolo secchio d'acqua. Bene! Così l'avrebbe piantata di ammannire sempre uova sode.

La mamma di Tillia non venne neanche in quell'occasione e Tillia pensò che le fiamme non erano state abbastanza alte . E per molto tempo non cambiò l'idea che aveva su come le cose andassero al mondo.

Cambiò solo orfanatrofio, un altro posto con un bellissimo pollaio, altre mamme, un cuoco, uova bollite,  le solite quattro feste annuali, ma molto più pane a disposizione. Non doveva più rubarlo, ma l'assenza dei furti notturni le rese la vita più noiosa, molto noiosa. Tillia prese l'abitudine di sfuggire di notte al controllo della sua camerata, usciva solitaria, abilissima nel non farsi scoprire e vagava senza paura per il giardino grande,poi rientrava. Nessuno l'aveva mai scoperta a rubare il pane, nessuno poteva sospettare di lei per l'incendio, nessuno si accorgeva delle uscite notturne. Tillia pensò che la notte le era amica, e che anche il fuoco e il pericolo avavano fatto un buon patto con lei.*

 

 

*Questa è solo una prova di scrittura su un episodio, che dovrebbe far parte di una lunga storia, che, come tutte le storie ha molta realtà e molta fantasia. Vedi anche " La ragazza con i draghi e la pistola", scritto qualche tempo addietro. Tutti tasselli di un mosaico, che faticosamente comincia a...raccontarsi.

 

 

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