M. Gisella Catuogno
Junichiro K awasaki - 4.La guerra, l´amore

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Titolo Junichiro K awasaki - 4.La guerra, l´amore
Autore M. Gisella Catuogno
Genere Narrativa      
Pubblicata il 19/01/2011
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L’anno del loro matrimonio, il 1914, non fu certamente un anno felice per il mondo. Cominciava la Prima Guerra Mondiale e il Giappone non se ne tenne fuori: dopo la vittoria sulla Russia nove anni prima, l’Impero del Sol Levante si sentiva abbastanza forte da affrontare anche questa più impegnativa sfida. Partecipò al conflitto come alleato della Triplice Intesa, giocando un ruolo importante nelle rotte del Pacifico Meridionale e dell’Oceano Indiano contro la temibile Kaiseliche Marine. Già dall’inizio delle ostilità, infatti, il governo nipponico aveva ricevuto da quello britannico la richiesta ufficiale di aiuto nel debellare i predatori tedesche della Marina del Kaiser in prossimità delle acque cinesi. Dopo una settimana esatta, il 14 agosto, il Giappone aveva inviato un ultimatum alla Germania, senza ricevere risposta. Da qui la dichiarazione ufficiale di guerra del Paese asiatico alla Germania con la repentina occupazione dell’impero coloniale tedesco in Estremo Oriente. E fu proprio la Marina Nipponica a guidare il primo attacco aeronavale della storia da una portaerei premoderna, la Wakamiya, contro obbiettivi di terra in mano tedesca nella provincia dello Shandong e contro navi nemiche alla fonda nella baia di Qiaozhou, ottenendo la resa delle forze coloniali germaniche il 7 novembre.
Junichiro ed Erika, intorpiditi dalle loro notti d’amore e protetti dal nido caldo della famiglia, vivevano come un’eco lontana la guerra ma il ragazzo, affascinato comunque dai successi del suo Paese , coltivava in silenzio sogni d’orgoglio e di gloria.
Verso la fine della guerra, il Giappone, grazie al boom della sua industria bellica e alla capacità di rifornire gli stessi alleati europei, aumentò a dismisura le esportazioni divenendo per la prima volta, da nazione debitrice quale era sempre stata, una nazione creditrice. Il massiccio afflusso di capitali che ne seguì e la conseguente espansione industriale, non governati come sarebbe stato necessario, provocarono però una disastrosa inflazione: la popolazione quasi all’improvviso si ritrovò a non poter comprare quasi più nulla con quello che guadagnava, nemmeno il riso. La ribellione contro l’altissimo prezzo dell’alimento base partì dalle donne di un villaggio di pescatori di Toyama e si diffuse come un incendio in tutto il Paese. Quella che sarebbe passata alla storia come la Rivolta del riso ebbe fine solo dopo l’intervento dell’esercito.
Prima di quel tragico 1918 Junichiro non aveva mai sofferto la fame: quell’anno ne imparò a conoscere l’urlo nero dentro lo stomaco e a consumare come fosse sacro anche l’ultimo chicco del piatto, un piatto sempre troppo vuoto per la sua fame di giovane maschio. Anche Erika soffriva la malnutrizione e dimagriva a vista d’occhio. Per fortuna anche quel brutto periodo passò: la sua drammaticità, vissuta dai due sposi con sopportazione e solidarietà reciproca, rinsaldò ancora di più la loro intesa. Si erano scelti, nel bene e nel male e avevano superato la prova.
Se nel contesto familiare non c’erano ombre particolari se non i crucci quotidiani che la normalità regala a piene mani, sempre, anche quando è benevola; il dopoguerra nipponico si rivelò invece ben più complicato del previsto: sebbene l’industria leggera si fosse assicurata una fetta del mercato mondiale, il Giappone tornò a indebitarsi; la vittoria relativamente facile, la recessione economica strisciante o palese, l’instabilità politica interna spianarono così la strada del futuro e funesto militarismo.
 
 
 
Dopo una laurea in economia e dopo aver brillantemente superato un concorso, Junichiro a ventun anni entrò nel Ministero della Marina Imperiale giapponese, il mito della sua giovinezza. Era già padre da un anno d’una bellissima bambina che aveva ereditato tutta la sua determinazione di carattere e la soavità di lineamenti della madre.
Cominciava per lui un’attività cui si sarebbe dedicato anima e corpo per decenni. Gli slanci poetici dell’infanzia e dell’adolescenza erano stati accantonati per lasciare il posto a ambizioni più concrete, da vero capofamiglia. Era contento, si sentiva soddisfatto della sua vita. L’indipendenza economica gli permise un’abitazione tutta sua che Erika, con il suo gusto innato e la conoscenza dell’ikebana trasformò in una piccola oasi accogliente e fiorita.
La moglie gli bastava e anzi non ne era mai sazio: l’esperienza aveva aggiunto raffinatezza al piacere che lei gli donava nell’intimità, con generosità naturale, ma niente di questa complicità trapelava dai gesti quotidiani della vita in famiglia. Come se la riservatezza pubblica dovesse essere la condizione della liberalità privata. Tale comportamento a volte lo infastidiva ma quasi sempre lo eccitava e diventava quasi un’ossessione:
Ecco, ora è così chiusa, così impenetrabile, che si direbbe che dell’amore non gliene importi nulla. Forse pensa così chi la vede, chi ci vede camminare insieme...quasi due amici, invece che due amanti! Ma io so, io solo so…
E inevitabilmente il suo pensiero andava alla giovane geisha di tanti anni prima a Kyoto. Dentro di sé non aveva mai smesso di associare l’immagine della moglie con quella della sconosciuta ragazza intravista per pochi minuti quando aveva dieci anni. Quel passo, quell’acconciatura nera elaborata, quel kimono, quello sguardo: forse inconsciamente si era preso Erika perché non aveva potuto avere lei. E ogni volta che faceva l’amore con la sua donna lo faceva anche con quell’antica geisha.
 
4. La guerra, l’amore. (continua)

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