Ida Acerbo
A Leila

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Titolo A Leila
Autore Ida Acerbo
Genere Parole in Libertà      
Pubblicata il 07/03/2011
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Domani è la festa della donna e ho pensato di scriverti invece di offrirti la consueta scatola di cioccolatini dal momento che sei allergica alle mimose e a molti pollini primaverili.

"E' una festa mediatica" mi hai sempre detto con una punta di ironia, in fondo, però, intuisco che anche tu pensi che ci sono giorni in cui a noi donne piace essere ricordate.

Ti conosco da quando eri bambina, le guance rosse e paffute camminavi nel giardino del nostro condominio con l'andatura incerta simile a quella di una piccola papera che non ha ancora scelto l'elemento più idoneo in cui muoversi. Quando mi scorgevi mi correvi incontro con il musetto sporco e mi abbracciavi mostrandomi il tuo piccolo tesoro: una borsetta di plastica rossa a tracolla da cui non ti staccavi mai. Non ho mai capito che cosa rappresentasse per te quell'oggetto, forse era un simbolo, una specie di coperta di Linus.

Gli anni passavano e vivevi un'adolescenza tormentata: la tempesta ormonale ti aveva regalato molti brufoli e qualche chilo di troppo. Mi facevi tenerezza con il viso coperto da uno spesso strato di fondotinta che certamente sottraevi di nascosto alla mamma, tanto è vero che prima di tornare a casa cercavi meticolosamente di lavarti con l'acqua della fontanella vicino all'area adibita per i giochi  dei bambini più piccoli.  Il risultato era disastroso. Inutile spiegarti che c'è un'età per ogni cosa... anche per una carnagione non perfetta: non mi avresti creduto.

Adesso sei una donna splendida, dal viso di porcallana e dalla figura snella e armoniosa. La tua è una bellezza autentica perchè viva e sboccia dall'animo nella trasparenza di uno sguardo o di un sorriso.

A poco a poco avevi cominciato a frequentare la mia casa come compagna di studi del figlio minore. Ma non era solo un interesse scolastico che vi legava, guardavo il sentimento che era sbocciato fra voi prima timido e sommesso poi ogni giorno più intenso. Ero felice ma non avevo il coraggio di dirtelo per non infrangere l'incanto di quella splendida stagione. Tu continuavi a confidarti con me, mi parlavi delle tue perplessità per il futuro che ti attendeva e sembrava che mi chiedessi di scegliere per te. Non potevo farlo però sentivo che il nostro legame diveniva ogni giorno più solido. Ci intendevamo con uno sguardo, senza bisogno di parole.

Sei stata, e lo sei ancora, la figlia che ho sempre desiderato: la sorte mi ha regalato una maternità tutta al maschile. Non mi lamento, però.

Poi la grande decisione: andare a vivere con mio figlio in un paesino di campagna, lontano dal traffico milanese. Quando me lo hai detto, nel momento in cui si devono affrontare discorsi difficili gli uomini si defilano clamorosamente, la voce ti tremava. Ero rimasta vedova da poco tempo e intuivi quanto sarebbe stato pesante per me il distacco.

Mio figlio più tardi avevo indorato la pillola: "Vedrai mamma, lavoriamo a Milano e ci vedrai tutti i giorni".

Sapevo che non sarebbe stato così.

Quando ve ne siete andati, ormai la casa era pronta da mesi ma tu cercavi ogni scusa per rimandare il distacco, ho pianto a lungo da sola. Con voi avevo simulato una improbabile indifferenza. In quelle lacrime c'era malinconia, paura dell'abbandono e, al tempo stesso, gioia di sapervi felici, pronti a iniziare una nuova vita.

Tu hai mantenuto la promessa non espressa a parole. In quest'ultimo periodo mi sei sempre stata vicina, nei momenti difficili e in quelli sereni, purtroppo molto pochi.

Non importa la quantità del tempo che si trascorre insieme, ciò che ha valore è la qualità. Per questo oggi voglio dirti grazie. Non avrei potuto desiderare per mio figlio una compagna più dolce e sincera, Ida

 

 

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