Ida Acerbo
Lettera a un´amica

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Titolo Lettera a un´amica
Autore Ida Acerbo
Genere Narrativa - Biografia      
Pubblicata il 26/03/2011
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Lori cara, proprio ieri avevo deciso di portarti un'audio cassetta. Il male che ti ha devastato riducendoti, in quest'ultimo periodo, quasi a una larva, permette, solo questo tipo di comunicazione. Attraverso le cuffie del registratore tu ascolti la mia voce, come si ascolta una melodia che ci è nota, anche se il mio timbro è tutt'altro che armonioso. Durante la mattina ho ricevuto, invece, una telefonata devastante. Qualcuno non ricordo più se uomo o donna, mi comunicava gentilmente, ma con tono impersonale, che durante la notte te ne eri andata. In fondo me lo aspettavo. Troppo intensa era la sofferenza che leggevo sui  lineamenti del viso in quest'ultimo periodo, le poche volte che avevo il coraggio di varcare la soglia della tua camera. Una sofferenza che impediva qualsiasi forma di comunicazione: eri come accartocciata su te stessa e volutamente rifiutavi ogni contatto con l'esterno.

Non so se pentirmi di non esserti stata più vicino, ma la persona che avevo di fronte, che mi fissava il più delle volte senza riconoscermi, niente aveva in comune con l'amica degli anni giovani, con la sorella maggiore verso la quale non volevo e non potevo avere segreti.

Eri bella Lori, i biondi capelli color dell'oro maturo raccolti in un morbido chignon, gli occhi di un azzurro dolcissimo, il corpo fasciato da abiti di un'eleganza sobria che tuttavia non riuscivano a nascondere la  figura armoniosa. E' strano... ma quando penso a te, vedo soltanto quest'immagine e non riesco a evocare l'espressione segnata dalla sofferenza, il lento ma inesorabile declino della tua esistenza. Forse il mio è soltantanto egoismo... paura di guardare in faccia la realtà in una forma di vigliaccheria che in fondo non mi appartiene. Tu, sei stata  la compagna dei giorni sereni, delle vacanze al mare o in montagna, quando trascorrevamo le serate e parte della notte a parlare, a fare progetti, a riflettere sulla vita e sulla morte,

Quante cose ci siamo dette in quelle lunghe sere d'estate, quante confidenze, quanti sogni condivisi, poi io, che ero la più irrequieta di entrambe, ho preso il volo per una città più grande, il matrimonio, i figli... la routine del quotidiano. Tu, invece, sei rimasta nella tua casa, quasi che vivere in mezzo ai ricordi della  giovinezza, ingannasse il flusso inesorabile del tempo. Ti venivo spesso a trovare, mio marito sorrideva perchè intuiva che il legame che ci univa calmava le mie irrequietezze, era come un tuffo nel passato da cui uscivo rinnovata.

Poi i primi segni della malattia, ragionamenti strani, perdita saltuaria di connessioni logiche, fantasie sempre più cupe e minaccianti.

Sulle prime non avevo capito... poi quando i vuoti di memoria a breve termine erano diventati così marcati, al punto tale da impedirci di fare qualsiasi ragionamento di senso compiuto, mi sono arresa all'evidenza.

Sei scivolata in un sopore ottuso, qualche volta, non mi riconoscevi o credevi di parlare con l'amica di un tempo chiedendomi notizie su persone che ormai ci avevano lasciato.

Ma anche tu ci stavi abbandonando, lentamente, inesorabilmente. Forse non ti sono stata vicina abbastanza e questo pensiero mi accompagnerà per sempre ma, quando, negli ultimi tempi, ti prendevo la mano avevo la sensazione che tu non fossi più accanto a me, ma in una dimensione solo a te nota.

Domani verrò a salutarti per l'ultima volta, senza avvertire nessuno ma io, Lori, ti porterò sempre nel cuore come la rosa pallida che ho preparato per te. Il mio affetto ti riscalderà sempre perchè tu sei e rimarrai uno dei doni più preziosi che la vita ha voluto elargirmi. Ida   

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