Suavecito Verderio
IL SECOLO DELL’INDIFFERENZA E ALTRE STORIE

Titolo IL SECOLO DELL’INDIFFERENZA E ALTRE STORIE
Autore Suavecito Verderio
Genere Racconti Brevi      
Pubblicata il 17/04/2011
Visite 7134
Collana Spazioautori  N.  105
ISBN 978-88-7388-325-8
Pagine 184
Prezzo Libro 13,00 € PayPal

 Perché leggere questo libro? Beh, la motivazione è molto semplice: è una raccolta di racconti brevi che non hanno alcuna pretesa se non quella di far sorridere e qualche volta anche riflettere. Io lo chiamo "Libro da compagnia" perché è piccolo, leggero e lo puoi portare ovunque ( ...tuo compagno sulla tazza del gabinetto, sul vagone di un treno oppure mentre sei seduto al bar a sorseggiare un cappuccino con tanta schiuma... ) e soprattutto lo puoi abbandonare in qualsiasi momento che tanto il filo della narrazione mica lo perdi! Anzi lo riprendi in mano il giorno dopo (alla spiaggia, mentre aspetti l'autobus, mentre cammini, sempre davanti al solito cappuccino fumante con tanta schiuma... ) e sei sicuro che c'è sempre un racconto un po’ più pazzo ad aspettarti!

IL SECOLO DELL’INDIFFERENZA

 

Genova, vertice G8 2001:

 

Fuori impazzava la guerriglia urbana, George, Tony e Junichiro si riunirono nella cella superiore della torre grimaldina. 

A dispetto dell’afa esterna i tre qui godevano della classica frescura che solo le antiche mura sanno dare. 

“Signori, amici, i risultati della commissione di ricerca sono chiari, non ci resta più tempo, bisogna agire!”. 

I tre si guardarono preoccupati, il futuro dipendeva dalle decisioni prese in quella stanza, che, ironia della storia, una volta fungeva da prigione per gli oppositori politici. 

George riprese la parola”il nostro tempo pare finito, non ci resta che spingere l’umanità alla preghiera, e… “ le parole uscirono pesanti “… alla guerra. I dati sostengono questo. “. 

Quando il texano smise di parlare nella cella un alto signore fece il suo ingresso. 

George lo abbracciò poi lo presentò agli altri due leader. 

“Amici vi presento il mio socio”. 

 

Roma, gennaio 2011

 

Luca andò a lavorare come ogni giorno in bicicletta, non sopportava il traffico romano, l’isteria della gente in coda, lui Roma se la respirava pedalando tra le sue fontane preferite. 

E una delle sue fortune era proprio lavorare al Messaggero, che aveva la sua sede tra la fontana di Trevi e quella del Tritone. 

Entrò in redazione con i consueti dieci minuti di ritardo, il vice direttore gli lanciò la solita occhiata di rimprovero, Rosa la solita occhiata di complicità. 

Si sistemò alla sua scrivania, inserì la chiavetta nel pc e finse di sbattersi fiducioso che qualcosa avrebbe presto ritardato ulteriormente il suo appuntamento col dovere. 

Rosa due minuti dopo era in piedi accanto a lui con una tazzina di caffè fumante. 

Sul balconcino del retro adibito a stanza fumatori, i due si ritrovarono a fumare e chiacchierare. 

“Allora com’è andata l’intervista con la Binetti?” chiese Rosa con un sadico sorriso. 

La rabbia iniziò a montare in Luca “il mondo va a puttane e mi mandano a intervistare quella cazzo di cariatide!”. 

“Ancora con i tuoi catastrofismi?guarda che non tutti i ragazzi validi come te hanno la fortuna di fare un’intervista al giorno e di essere profumatamente pagati per fare quello che gli piace!”. 

“Non mi fare la morale Ro’, lo so che hai ragione, ma ascolta questo:dal 2001 a oggi gli articoli riguardanti l’allarme climatico sono passati dal trentadue per cento all’otto per cento, due mesi fa c’è stato un vertice a Cancun, ne sai qualcosa!? Hai visto proteste? Rosa ci stanno nascondendo qualcosa!”. 

Rosa annuì, mestamente rientrarono in ufficio. 

 

I mesi che si susseguirono furono di tranquillo lavoro, Luca sembrava essersi rassegnato ad intervistare parlamentari qualunque, Rosa continuava ad occuparsi di cronaca, due, tre sere a settimana uscivano a bere qualcosa. 

La loro indagine, il loro lavoro, le loro appassionanti chiacchierate furono più forti del loro amore latente che restava sepolto da un profondo strato di parole. 

Metà luglio, decisero di venire allo scoperto e chiesero un incontro col vicedirettore. 

Mauro Cortellesi andava molto fiero della sua coppia d’assi, li aveva assunti lui, strappandoli ad altri quotidiani nazionali, nel caso di Luca ancor più importanti del Messaggero. 

“Ditemi ragazzi, cosa posso fare per voi?”. 

I due giornalisti spiegarono al loro pigmaglione il loro piano, volevano quindici giorni di ferie in più, per fare un’inchiesta, un’ inchiesta tosta, comunque sarebbe andata il primo settembre sarebbero tornati lì ad occuparsi di Capezzone e rapine al supermercato. 

Luca sottolineò che avrebbero preteso il rimborso spese solo in caso di successo. 

Mauro cedette. 

 

Il giorno dopo l’inchiesta cominciò. 

Primo appuntamento ministero dell’ambiente italiano. 

Il ministro, una donna intelligente e capace, accolse Luca e Rosa con disponibilità e apertura mentale, si dichiarò pronta a rispondere a tutte le domande, chiedeva solo di poter leggere il testo ufficiale dell’intervista prima che esso venisse pubblicato. 

Rosa cominciò col chiederle impressioni sul vertice di Cancun, la Prestigiacomo rispose puntualmente ed orgogliosamente a tutti i quesiti della giornalista mostrando grande passione per il suo lavoro. 

Luca la guardava affascinato, Rosa si ritrovò a dare un leggero colpe di tosse per distogliere lo sguardo dell’amico dalla meravigliosa bocca della loro interlocutrice, colpo di tosse dettato dalla gelosia, Rosa se ne accorse quando esultò alla successiva domanda non certo tenera che il suo collega stava sottoponendo al ministro. 

“Secondo lei è normale che un vertice così importante sia passato tra il disinteresse totale?secondo lei è normale che in Italia negli anni la percentuale di pioggia caduta sia cresciuta con un tasso del sei percento annuo e nessuno lo dica?”

Il ministro accusò il colpo. 

“Il clima non fa più notizia, la gente è assuefatta all’allarmismo, la gente è assuefatta a tutto, alla violenza, alle puttane al premier, agli attentati. Nessuno di noi ha più sensibilità!”. 

L’intervista si chiuse così. 

 

 

Edimburgo luglio 2011

 

Tony invitò nella sua vecchia casa scozzese gli amici di un tempo, George, Junichiro e Osama. 

L’arabo prese la parola: “Signori sono qui a dichiarare il mio, il vostro, fallimento. Abbiamo sopravvalutato il cuore umano”. 

 

 

Bruxelles 17 luglio 2011

 

Rosa e Luca giunsero nella capitale belga verso mezzogiorno, avevano appuntamento alle quattordici col presidente del Parlamento Europeo, il polacco Buzek. 

Il presidente li accolse calorosamente, anch’egli come i giornalisti che gli si ponevano davanti aveva simpatie ecologiste e oltre ad essere presidente del Parlamento Europeo si occupava anche di ambiente a livello comunitario. 

Luca incalzò l’ex presidente polacco, il quale gli diede ragione su molti dei punti che lui andava citando, ma non credeva a quello che Luca celava tra le righe, che il destino della terra fosse segnato e che i potenti ce lo tenessero nascosto. 

“Negli anni ho sentito però più volte parlare di una commissione sul clima che lavorò intensamente tra il ’99 e il 2001, è quasi come una leggenda metropolitana che ogni tanto salta fuori… se fossi in voi farei un bel salto nel passato prossimo!”

Il presidente li congedò garbatamente facendogli notare come l’ultima dichiarazione fosse assolutamente confidenziale. 

 

 

Washington 20 luglio 2011

 

Al Gore diede appuntamento ai ragazzi in downtown al ristorante Rasika, il miglior ristorante indiano di tutta l’America, secondo l’ex vice presidente. 

Più che un’intervista fu un pranzo tra gente che parlava di un discorso appassionante per tutti i commensali. 

Luca confermò anche davanti al Nobel la sua idea che il destino dell’umanità fosse segnato, e che i grandi della terra ne fossero al corrente, Al dissentì, lui era stato un grande della terra, ma non era mai stato in possesso di una simile notizia. 

Se qualcuno poteva sapere le risposte che i due giornalisti italiani andavano cercando, disse l’immenso americano questi era Kenjii Konishi relatore degli appuntamenti sul clima dell’Aja e di Bonn nel 2000 nel 2001. 

I tre si salutarono, Luca e Rosa si sentirono vicini alle prime risposte. 

 

 

Tokio 22 luglio 2011

 

L’arrivo a Tokyo fu puntuale, la vitalità della città nipponica stupì i ragazzi romani, in mezz’ora arrivarono al ristorante designato da Konishi per l’incontro, il famoso Fiftyseven nella zona di Minato. 

Il taxi fu costretto ad abbandonare i ragazzi cinquanta metri dopo il ristorante a causa dell’assembramento di macchine della polizia presenti all’ingresso del locale. 

Luca ebbe subito un brutto presentimento. 

Strinse la mano di Rosa per infondersi coraggio e speranza, Rosa lo guardò stupita del gesto e lo condusse in prossimità di quello che sembrava essere l’investigatore capo. 

Col suo giapponese claudicante chiese al poliziotto il perché di tanto trambusto rivelando il motivo della loro visita. 

L’ispettore Harada strabuzzò gli occhi e chiese ai due italiani di seguirlo. 

Giunti in centrale Luca e Rosa vennero a sapere che l’obiettivo della loro intervista si era accasciato a terra morente cinque minuti prima del loro arrivo. 

Il motivo poteva essere un infarto o più probabilmente un avvelenamento. 

I risultati della scientifica arrivarono tre ore dopo, Konishi era morto a causa di avvelenamento, il veleno probabilmente era stato inserito nella brocca dell’acqua presente su ogni tavolo del ristorante. 

Luca chiese se avessero trovato qualcosa tra le carte del nipponico che potesse essere stato indirizzato a loro. 

Harada annuì e gli porse un foglietto con scritto Mr Magone, il foglietto in questione conteneva solo un nome oltre a quello di Luca, Mr Shannonn. 

L’ispettore decise di non trattenere i due italiani, ma pretese di sapere tutto sull’indagine che i due stavano svolgendo. 

Giunti all’Oak Hotel, inviarono una dettagliata mail al Cortellesi, ora la cosa cominciava a far paura, e qualcuno doveva essere in grado di proseguire l’indagine in caso di loro scomparsa. 

Quando ebbero finito col vicedirettore cominciarono le loro ricerche sul fantomatico Mr Shannonn. 

Americano di origine irlandese, Steven Shannonn altro non era che il vice di Konishi all’Onu durante il summit di Bonn. 

 

 

12 settembre 2001 

 

A bordo dell’Air Force One tutto filava liscio, George attendeva ansioso che il suo ospite saudita finisse col barbiere. 

Era molto insicuro, sapeva di aver fatto la cosa giusta, ma aveva bisogno che quella voce calda e profetica lo convincesse. 

L’arabo arrivò nella stanza ovale completamente sbarbato, con un elegante abito kaki di Armani, George provò per lui la stessa invidia e ammirazione che provava per suo padre. 

“Alea iacta est” disse Osama, “non temere, tutto andrà come previsto, noi stiamo salvando l’umanità!”. 

Bastarono quelle poche parole per far sentire George il miglior presidente della storia. 

 

 

 

Crater Lake 31 luglio 2011

 

Mettersi in contatto con Shannonn non fu facile, non aveva certo l’intenzione di far la stessa fine dell’amico e collega nipponico. 

Diede loro svariati appuntamenti, a New York, a Cork in Irlanda, a Calgary in Canada e a Seattle. Ogni volta i due italiani dovevano entrare nel ristorante pattuito e ricevere istruzioni da qualcuno. 

Giunti a Calgary, il maître del ristorante Villa Firenze diede loro una busta che conteneva i loro nuovi documenti. 

Da quel momento erano John e Marie Gutenberg, allo scienziato non mancava il sense of humor… 

Quando stremati arrivarono al Crater Lake Lodge il sole stava tramontando sul meraviglioso panorama verde e blu. 

L’appuntamento era per l’indomani mattina, e i coniugi Gutenberg crollarono a letto saltando la cena. 

Luca aprì un occhio alle sei, un timido raggio di sole stava facendo capolino tra le montagne intorno al lago andando ad illuminare la vetta di quello che un tempo era un maestoso vulcano. 

Scostò leggermente la tenda e il medesimo raggio illuminò il viso di Rosa. 

Seguendo come sempre il suo istinto, il cronista baciò la morbida guancia abbronzata di Rosa che voracemente trasformò quel attesissimo gesto d’affetto in pura passione. 

Mesi, anni d’attesa esplosero in quella dorata mattina dell’Oregon, poco rimase dei seri pigiami rigati, in una manciata di minuti i loro corpi nudi si stavano avvinghiando nel letto ottocentesco. 

Dopo l’iniziale vampata Luca seppe trattenere l’impeto per dedicarsi anima e corpo a riempire di attenzioni il meraviglioso corpo di Rosa che si inarcava voluttuoso. 

Quando finalmente, dopo una lunga cottura a fuoco lento, il loro amore risultò pronto per essere mangiato divennero un unico corpo, un unico respiro, un unico piacere. 

Sudati, distesi nel morbido letto, le mani intrecciate, ancora un bacio… 

Lo squillo del telefono. 

Il concierge comunicava loro che Mr Weather, alias Shannonn, li attendeva all’imbarcadero alle undici. 

Mentre la piccola imbarcazione li conduceva al centro dell’incantevole lago i tre si presentarono, lo scienziato, sulla cinquantina era visibilmente preoccupato ma deciso più che mai ad aprire una breccia nel muro di silenzio che era caduto sulle condizioni climatiche del nostro pianeta. 

Shannonn raccontò loro che nel novembre del 2000, l’appena eletto George W. Bush convocò lui e Konishi per commissionargli un’ inchiesta sui cambiamenti climatici in corso. 

Il neo presidente disse loro di non aver limiti di budget, di volere i risultati entro giugno e che nessuno dei loro collaboratori avrebbe dovuto conoscere i risultati finali dello studio. 

I risultati furono effettivamente pronti per giugno. 

Quando i due scienziati entrarono nello studio ovale della Casa Bianca, si stupirono di trovare anche Tony Blair, il presidente li tranquillizzò e disse loro di cominciare pure a relazionare. 

Mentre Shannonn finiva la frase un proiettile lo colpì in mezzo alla fronte. 

Rosa urlò, Luca si gettò su di lei per fare scudo col suo corpo a eventuali altri colpi. 

L’anziano marinaio li riportò a terra spaventato. 

I federali furono sul luogo un’ora dopo, Luca decise di rimanere sul vago e raccontò solo che il funzionario delle Nazioni Unite stava rilasciando loro un’intervista sui cambiamenti climatici. 

Rosa convinse invece il suo amante e collega a confessare di essere entrati negli Usa con documenti falsi, documenti ricevuti dallo stesso Shannonn che evidentemente temeva per la propria incolumità e per quella dei suoi intervistatori. 

I cronisti romani furono trasportati a Portland e qui trattenuti per una settimana dal Fbi, che continuò a torchiarli sperando di ricevere informazioni utili all’indagine. 

Ma l’indagine era la loro. 

 

 

Roma 7 agosto 2011

 

Mauro Cortellesi andò a prendere i suoi pupilli a Fiumicino e li portò a cena alla Carbonara in via Panisperna dove avrebbero deciso come proseguire le indagini. 

Il vicedirettore, per quanto tentato dallo scoop che stava nascendo dalle intuizioni del suo cronista, era preoccupatissimo per la incolumità dei ragazzi. 

“Ragazzi questa è roba che scotta, io non voglio perdere i miei migliori collaboratori!”

“Capo ti ringrazio per i gli scrupoli che ti fai e per le belle parole, ma è per questo che io ho deciso di fare questo lavoro.”:

“Ed è per questo che ti amo… ”, sussurrò Rosa. 

Lei pensò di sussurrare, e pensò anche che in mezzo al trambusto che la tavolata accanto a loro stava facendo nessuno avrebbe fatto caso a lei. 

Ma così non fu. 

Fu la classica frase detta quando tutti, per puro caso, decidono di far silenzio. 

Luca istintivamente le schioccò un bacio, mentre Mauro già annebbiato dai precedenti tre bicchieri fu così felice che decise di offrire un giro di vino a tutti i presenti nell’osteria. 

I due innamorati dovettero trasportare a braccia fino a piazza di Spagna il loro ricco e generoso superiore. 

“Andrea Sperelli è giunto a destinazione miei nobili aiutanti, vi aspetto domattina in redazione. “. 

Detto ciò il Cortellesi si accasciò sul divano e non emise più nessun suono se non uno straziante e alcolico russare. 

I due innamorati si chiusero la porta dietro di se e si diressero verso il monolocale di Luca nella non lontanissima via dei Serpenti. 

“Se non fosse stato per l’omicidio di Konishi e per le precauzioni di Shannonn forse non ti avrei mai baciata… ”.

“Ci avrei sicuramente pensato io!”. 

 

 

Tel Aviv 10 agosto 2011

 

A Luca e Rosa si era aggiunto Rosario Squillace, corrispondente per il medio oriente del quotidiano romano. 

Squillace era riuscito ad avere un appuntamento con Tony Blair per il dodici del mese, giorno in cui l’ex premier britannico, ora responsabile Onu per il Medio Oriente, avrebbe incontrato Mubarak e Netanyahu per organizzare la futura conferenza di pace di Edimburgo. 

Durante l’incontro tra Squillace e Blair nella tea room dell’Hilton, Luca e Rosa riuscirono a violare la rigida attenzione delle guardie del corpo e si avvicinarono allo scozzese. 

Squillace, che non era di certo uno sprovveduto, presentò i colleghi dicendo che avrebbero voluto far solo poche domande, domande che se fossero state sgradite non avrebbero atteso nessuna risposta. 

Il politico britannico ingoiò il rospo. 

“Buon Giorno Mr Blair”, proruppe Rosa, “conosce Kenjii Konishi e Steven Shannonn?”. 

Bastò un gesto della mano del politico che le guardie furono addosso ai cronisti italiani. 

“Sa che nella sua amata Edimburgo in questo momento sta grandinando?!” urlò Luca mentre i bestioni lo trascinavano fuori “i chicchi di grandine hanno un diametro di dieci centimetri!”. 

Blair fece una faccia contrita, cortesemente salutò Squillace e si recò nella sua suite. 

I tre giornalisti italiani tornarono in albergo con sentimenti contrastanti, non avevano ottenuto nulla, ma erano sulla strada giusta. 

 

 

Londra 10 agosto 2011

 

Cherie Blair guardava il telegiornale esterefatta, pietre di ghiaccio avevano devastato Edimburgo, tra gli abitanti colti di sorpresa c’erano state tredici vittime, una di queste era un amico d’infanzia del marito. 

Piangendo telefonò al marito che per impegni diplomatici si trovava in Israele. 

Trovò il marito di pessimo umore appena rientrato in camera, con immenso dispiacere contribuì a rovinargli la giornata. 

“Sarà sempre peggio” si limitò a dire Tony, la rassegnazione si era ormai impossessata di lui, rassegnazione, sensi di colpa e frustrazione per non poter sfogare con nessuno le sue colpe e i suoi dubbi. 

Salutata la moglie il diplomatico britannico chiamò il fidato George per comunicargli che i cronisti italiani non avevano ancora smesso di seccare. 

 

 

Londra 13 agosto 2011

 

Contrariamente alle proprie abitudini Cherie andò a prendere suo marito all’aeroporto, il suo tono nelle telefonate, la grandinata di Edimburgo, la perdita dell’amico. Il consueto ottimismo di Tony stava lasciando spazio ad un cupo pessimismo e Cherie sentiva che il suo ruolo di moglie era più che mai importante. 

L’attendeva sorridente e innamorata come una liceale, quando il marito la vide il viso gli si illuminò come ai bei tempi, poi un lampo, un sordo rumore, Cherie che si accascia a terra, il terrore che si impadronisce di Tony. 

Sirene, piani d’emergenza, sulla scia degli eventi l’ex premier venne sballottato da una parte all’altra di Londra. 

Finalmente a casa, Scotland Yard piantona il palazzo, “non c’è più niente da difendere ormai”, Tony, solo, scoppiò a piangere singhiozzando. 

 

 

Dallas 13 agosto 2011

 

La cena non era stata digerita facilmente dagli invitati, sapere che la moglie di un collega, nonché amico, era stata assassinata per la paura che diventasse scomoda stava crepando i rapporti di quella ormai consolidata amicizia. 

Al nipponico Koizumi e a George la decisione unilaterale dell’arabo non andava proprio giù. 

“Caro Osama, sono consapevole del fatto che Tony avrebbe potuto cedere con sua moglie e metterla quindi a parte dei nostri segreti, condivido anche il fatto che quei cronisti italiani avrebbero potuto contattarla, forse condivido anche la scelta dell’omicidio, ma questo consesso avrebbe dovuto essere informato. “. 

Alle parole di George, Junichiro annuì silenziosamente esprimendo in tal modo la totale condivisione dei concetti espressi. 

L’arabo si difese, non c’era il tempo sostenne, non era previsto il romantico atto di Cherie, a quel punto aveva dovuto prendere la decisione da solo, e confermò, quella era la decisione da prendere. 

Archiviata la discussione che riguardava l’assente Tony, i tre cominciarono a disquisire su come affrontare la faccenda dei giornalisti romani. 

“Bisogna screditarli, depistarli, ucciderli potrebbe essere controproducente… ”. 

 

 

Roma 15 agosto 2011

 

Luca e Rosa erano di nuovo sul pezzo, se l’uomo era fantastico nel mettere le notizie nell’ordine migliore, alla bella Rosa il Signore aveva fatto dono di una prosa accattivante che teneva il lettore letteralmente attaccato alla pagina. 

Luca era lo scenografo e Rosa si occupava dei dialoghi insomma. 

Il plico cominciava ad assomigliare a un libro, probabilmente l’editore avrebbe dovuto pubblicare uno speciale sulla loro inchiesta. 

Mentre i due erano intenti a raccontare i fatti accaduti in Medio Oriente il portatile di Luca prese a suonare. 

“Mr Magoni? I’m Dave Barazzuti, I was an associate of Mr Shannonn… ”.

Dave Barazzuti disse loro di aver lavorato spesso sia con Shannonn che con Konishi, si trovava a Roma per una conferenza alla Fao ed era ansioso di incontrarli. 

Luca emozionato e felice diede appuntamento al climatologo presso il Caffè della Pace, speranzoso che il consueto affollamento del locale fungesse da deterrente per eventuali cecchini. 

Riattaccata la cornetta, Luca visibilmente agitato cominciò a prepararsi per uscire, fu Rosa a tentare di farlo ragionare. 

“Non è meglio che facciamo due verifiche su questo personaggio?non ti sembra strano che uno venga a Roma e casualmente voglia parlarci?

Se tu fossi un collega dei due uomini assassinati vorresti incontrarci in pubblico?”. 

Tutte quelle domande ebbero il potere di calmare la frenesia del Magoni. 

Le domande restarono ovviamente senza una risposta, tranne il fatto che si, Barazzuti aveva lavorato assieme a Konishi e Shannonn. 

Scese le scale Luca prese la bici, caricò Rosa sulla canna e si diresse verso il luogo dell’appuntamento. 

Dave Barazzuti era seduto nel plateatico del locale sorseggiando una pinta di birra italiana. Diede a Luca una stretta virile, a Rosa una sicura ma non eccessiva ed invitò i ragazzi a sedersi al suo tavolo. 

Raccontò loro di come fosse molto turbato dagli efferati omicidi che avevano tolto di mezzo i suoi colleghi e si disse pronto a collaborare con loro affinché i colpevoli venissero allo scoperto. 

 

Il racconto di Barazzuti:

Nel dicembre del 2000 venni contattato da Shannonn per occuparmi della desertificazione che stava colpendo la Mesopotamia, mi disse di aver bisogno di un quadro specifico di quello che sarebbe potuto succedere nella regione nei prossimi cinquant’anni. 

Portandomi con me un equipe di giovani studenti andai sul loco e studiai la zona per mesi, come saprete per avere un’idea di quello che sarà il futuro occorre conoscere il passato, quindi cominciai ad effettuare parecchi carotaggi in tutte le regioni dell’Iraq per potermi fare un idea dell’alternarsi di periodi più o meno caldi nella zona. 

A nord est, nella regione dell’Arbil accadde una cosa strana, mentre stavamo effettuando un carotaggio del greggio purissimo cominciò a sgorgare naturalmente dal terreno. 

Facendo le dovute indagini scoprimmo che sotto i nostri piedi si trovava il pozzo più grande che fosse mai stato scoperto. 

Quando comunicammo la notizia ci fu ordinato di non far parola con nessuno della nostra scoperta, pena la morte, e ci fu fatta richiesta di rientro immediato. 

Come avrete già facilmente immaginato questa fu la vera causa del conflitto in Iraq, e questo era il segreto che Shannonn e Konishi volevano rivelarvi. 

 

Luca e Rosa ascoltavano rapiti il racconto dell’italoamericano quando qualcosa li riportò velocemente alla realtà. 

Un giovane magrebino aveva estratto una piccola mitragliatrice dalla giacca e si diceva disposto a uccidere tutti i clienti del bar se gli infedeli non avessero abbandonato i luoghi sacri dell’Islam. 

Per dare maggior peso alle sue parole prese il cliente a lui più vicino, Dave, e gli puntò la mitragliatrice alla tempia. 

Mentre l’attentatore inveiva contro sionisti, americani e i loro servi europei, Barazzuti tremava lasciando che la Peroni sgorgasse con naturalezza dai bermuda verdi. 

Il difensore dell’Islam tornò ad occuparsi del climatologo, ribadendo che, se non si fosse fatto nulla, lui avrebbe ucciso un ostaggio al minuto a partire dalle diciotto in punto. 

Erano le cinque e mezza. 

Mentre autoblindi e poliziotti si avvicinavano cautamente a via della Pace Dave continuava a sudare freddo guardando la canna dell’arma che non abbandonava mai la sua faccia. 

Alle diciassette e cinquantanove l’integralista cominciò il count down, giunto a meno quattro Barazzuti guardò negli occhi il suo possibile assassino e gli disse”non puoi uccidermi io lavoro per Osama… ”. 

Lo disse in modo candido, vero, c’era da credergli, l’attentatore mollò la presa e lo guardò come un ragazzino guarda un calciatore, quella distrazione gli fu fatale, il cecchino della polizia non appena ebbe mollato la presa dell’americano gli sparò in mezzo agli occhi. 

 

La Polizia si sincerò che tutti stessero bene e in breve tempo li lasciò andare. 

Luca e Rosa portarono Dave in via dei Serpenti col chiaro intento di obbligarlo a parlare, quello che aveva dichiarato al folle in via della Pace non gli era certo sfuggito e loro volevano vederci chiaro. 

Appena entrati in casa Magoni cominciarono a torturarlo di domande, Barazzuti non parlava, non poteva parlare, aveva paura. 

Luca ci uscì di testa e cominciò a prenderlo a schiaffi, urlava e schiaffeggiava, quando Rosa vide che Dave stava per cedere fermò il suo ragazzo pregandolo di smettere. 

“Fin quando starò in silenzio avrete salva la vita” sentenziò il climatologo. 

“La nostra vita è già segnata non è vero?”, fu la risposta del giornalista. 

Barazzuti annuì. 

Una Glock cominciò a sparare dal palazzo di fronte. 

Dave si accasciò sul divano come un giocattolo spento, Luca crollò sanguinante al ventre sul freddo pavimento, Rosa riuscì a nascondersi in bagno. 

Da qui la ragazza chiamò Cortellesi che in breve fu sul posto accompagnato da una ambulanza e dalla polizia. 

Luca fu ricoverato d’urgenza con un rene spappolato mentre per Dave Barazzuti non ci fu nulla da fare. 

Mentre il suo ragazzo lottava tra la vita e la morte Rosa vegliava su di lui col fido vicedirettore. 

Alle ventidue il dottor Cortese del policlinico Gemelli venne a dare loro buone notizie, Luca Magoni era fuori pericolo. 

Cortellesi aprì la fedele tracolla, ne estrasse il portatile, lo porse a Rosa. 

“È ora che il mondo sappia, domani usciamo in prima pagina con la vostra inchiesta, penso che sia la cosa giusta. “. 

Rosa tentennò un attimo, non le faceva piacere pubblicare, proprio ora, il lavoro di una vita del suo uomo. 

Però Mauro aveva ragione, era giunto il momento. 

Seduta su una scomoda sedia con vista sul letto di Luca, Rosa attivò il programma che faceva apparire la sua scrivania nel portatile del suo capo, il documento “Capocollo di Kyoto”, ironicamente battezzato la sera della ciucca in osteria, si aprì davanti ai suoi occhi. 

Lo completò, raccontando le avventure della giornata appena trascorsa e lo inviò in redazione. 

Non soddisfatta scrisse anche un fondo con la sua consueta tagliente prosa che forse avrebbe potuto far breccia in qualche coscienza. 

All’una Mauro Cortellesi era in redazione orgoglioso del lavoro dei suoi ragazzi. 

Il giornale sarebbe uscito con un’ora di ritardo ma avrebbe sicuramente “fatto il botto”. 

La prima pagina aveva un titolo a quattro colonne “UN CLIMA DA PAURA”, seguivano sulla sinistra il fondo di Rosa “un olocausto dietro la verità?”, e sulla destra un breve appello del Cortellesi ai potenti del mondo affinchè aiutassero la verità a venire a galla. 

Alla luce delle sconvolgenti notizie diramate dal “Messaggero” tutti i quotidiani mondiali dovettero uscire con una nuova edizione. 

Alle sei del mattino Rosa, Mauro e persino il direttore Albertini erano nella camera di Luca per complimentarsi con colui che era sicuramente la mente di tutto quel successo. 

Luca si svegliò, nonostante tutto stava bene, inizialmente si mostrò contrariato, poi convenne con gli altri che la scelta di andare in stampa era stata azzeccata. 

“Hai scritto anche di Osama?!”, chiese a Rosa. 

“No, ho pensato che quella potesse una nostra arma per proseguire… “. 

“Ti amo!”disse l’ex moribondo “prenota due voli, domani si va a Dallas!”. 

Nessuno riuscì a distogliere i due cronisti innamorati dal loro intento, nemmeno le più che giuste preoccupazioni del dottor Cortese. 

 

 

Washington 19 giugno 2001

 

George fece accomodare i due climatologi nello studio ovale, si sedette accanto all’amico Tony e chiese ai due di comunicare il risultato della loro inchiesta. 

“Non veniamo a darvi buone notizie” cominciò Konishi “Vi è in atto una convergenza di cause naturali e cause umane che probabilmente porterà la nostra specie all’estinzione nel corso del secolo appena cominciato, potrebbero volerci venti o sessant’anni”. 

Shannon prese la parola “L’uomo sta facendo in modo che la corrente del Golfo vada sparendo, mentre la natura sta comprimendo l’oceano Pacifico tanto che tra trent’anni sembrerà il Mediterraneo!”. 

Kenji Konishi riprese la parola “ se nulla possiamo fare sul lato Pacifico, molto potremmo sul versante Atlantico. Molto, ma a caro prezzo, bisogna praticamente eliminare l’effetto serra in dieci anni, e per farlo c’è solo un modo, dimezzare la popolazione mondiale. 

La scelta che abbiamo è dimezzarci o sparire. Solo una cosa vorrei aggiungere, non sognatevi una guerra atomica, renderebbe il dimezzamento vano!”. 

I volti dei due presidenti erano cerulei, lasciarono che i due funzionari dell’Onu lasciassero la stanza e si guardarono in faccia disperati. 

 

 

 

 

 

 

Fiumicino 17 agosto 2011

 

Cortellesi e Albertini si presero la briga di accompagnare di persone all’aeroporto le loro punte di diamante. 

Gli abbracci furono cosa rapida, il volo stava aspettando e l’ex presidente degli Stati Uniti anche. 

Non portando bagagli come sempre, Luca e Rosa in dieci minuti erano già all’imbarco. 

Nemmeno il tempo di sedersi che la voce dell’altoparlante li invitava a mettersi in coda. 

La fila scorreva veloce ancora quattro persone e sarebbe stato il loro turno. 

Luca allungò il braccio per porgere la carta d’imbarco alla ragazza che lo salutava gentilmente, alla sua sinistra Rosa alla sua destra un ragazzino, felpa con cappuccio, iPod, scarpe che sembrano immense, poteva essere uno skater, un writer, era un assassino. 

Il suo coltello entrò nel corpo di Luca da dietro, perforando milza, pancreas e polmone sinistro. 

Il colpo fu rapido e secco, in poco tempo doveva uccidere anche la ragazza. 

Mentre il ragazzino estraeva il coltello dal corpo del giornalista per colpire la sua compagna due agenti dei servizi italiani lo immobilizzarono. 

Rosa quasi non si accorse di nulla, poi abbassò lo sguardo e vide il corpo di Luca senza vita. 

Un urlo di dolore, rabbia, amore e vendetta squarciò il terminal romano. 

Le grida di Rosa riecheggiarono fino all’ingresso dove Cortellesi e il direttore stavano sorseggiando un espresso prima di tornare in città. 

I due si precipitarono verso il gate, ma era troppo tardi, Rosa Colonna si era imbarcata sul volo Continental per Dallas, nonostante il dolore, nonostante la paura, decisa più che mai a vendicare il suo Luca, e a portarne a termine il suo lavoro. 

 

 

Dallas 18 agosto 2011

 

George W. Bush era pronto a fare i conti con la sua coscienza, con i suoi errori, avrebbe accolto la giornalista italiana nella sua villa le avrebbe raccontato tutta la verità, poi avrebbe posto la parola fine su quella vita troppo difficile e dura al quale il destino l’aveva messo di fronte. 

Alle quindici e trenta Rosa Colonna veniva fatta sedere nell’elegante soggiorno della villa nel quartiere Preston Hollow della capitale texana. 

Non appena fu fatta sedere uno sconfitto George le venne incontro, le porse la mano, che fu rifiutata, e poi le porse un plico di documenti che, a suo dire, contenevano tutta la verità che lei e il suo collega andavano cercando. 

“Mi preme comunicarle che nella morte del suo collega Luca Magoni io non ho nessuna responsabilità diretta, anche se debbo ammettere che colui che ha messo in moto tutta questa pazza vicenda sono stato io”. 

Rosa annuì, “leggerò questi documenti con tutta la calma del mondo, prima però la prego, lo consideri un indennizzo, mi racconti cos’è successo in questi dieci anni”. 

L’ex presidente cominciò a parlare stancamente, raccontò dell’inchiesta commissionata a Konishi e Shannonn, dei risultati agghiaccianti, della pazza idea di affidarsi al suo delirante socio in affari arabo per risolvere la situazione. 

“L’undici settembre fu pensato da Osama Bin Laden come evento scatenante di una grande guerra di religione, che, secondo il suo ideatore avrebbe dovuto coinvolgere tutta l’umanità, si puntava ad un effetto domino che nella realtà non vi è stato. 

Persino il suo popolo, per quanto sia stato indottrinato, ha preferito cercare una sua via di progresso piuttosto che dedicarsi alla guerra santa. 

L’umanità ormai è viziata, non abbandona il suo benessere per ideali veri o fittizi che essi siano. 

Secondo lei avrei dovuto rendere pubblica la notizia che in vent’anni sarebbe finito tutto se la popolazione terrestre non si fosse dimezzata?

Pensai a scenari apocalittici, imbarbarimento, cannibalismo, secondo il mio modesto punto di vista era meglio un’immensa guerra di religione. 

Se oggi sono qui a raccontarle tutto questo è perché penso che una volta resa nota la verità ci sarà indignazione, proteste, ma tra un mese sarà tutto finito. 

Se tra cent’anni ci sarà ancora qualcuno che potrà definire questo secolo lo chiamerà “il secolo dell’indifferenza”. 

Rosa era allibita, stava cercando di immagazzinare tutte quelle notizie mentre alcune urla arrivavano dall’esterno. 

Due porte del salone si aprirono a destra entrò Osama deciso più che mai a porre fine alle vite di George e Rosa, alla sinistra entrarono Tony e Junichiro decisi più che mai ad uccidere il braccio armato di quella triste amicizia. 

Mentre Rosa si nascondeva sotto il tavolino posto di fronte a lei, Tony sparò ad Osama, mancandolo, l’arabo rispose al fuoco ferendo mortalmente il britannico. 

Il nipponico, che in realtà aveva sempre odiato quella compagnia, cominciò a sparare all’impazzata ponendo fine alla vita di Bin Laden e Bush, poi orgogliosamente si puntò la pistola alla tempia “porti le mie scuse al mondo miss Colonna!” e sparò. 

Trafelate le guardie di villa Bush arrivarono nella stanza quando tutto era già finito, aiutarono Rosa ad alzarsi e l’accompagnarono all’uscita. 

 

 

Roma 20 agosto 2011

 

Ci volle una giornata intera a Rosa per finire l’immenso lavoro che aveva iniziato con Luca, il ventun agosto il Messaggero sarebbe uscito con un inserto contenente tutta l’inchiesta. 

Il fondo di Rosa Colonna si intitolava “Il secolo dell’indifferenza”, e terminava così:

“Mi piace pensare che da domani tutte le auto saranno rottamate, che ci sarà un blocco delle nascite controllato dalle Nazioni Unite, mi piace pensare che l’umanità sia pronta ad affrontare questa sfida, ma coltivo poche speranze, il secolo dell’indifferenza deve ancora finire e purtroppo sarà l’ultimo dell’umanità.” 

 

Finito il lavoro si recò in redazione dove fu accolta con una grande festa, persino il sindaco e le più alte cariche dello stato erano lì per darle tutti gli onori che meritava. 

Rosa fu educata e fredda, lasciò che la serata scivolasse via poi diede un forte abbraccio a Cortellesi e si lasciò la sua vecchia vita alle spalle. 

 

 

Anzio 21 agosto 2011

 

La piccola barca a vela che aveva ereditato dal padre la stava aspettando, se doveva vedere la fine voleva vederla dal mare. 

Lei, il ricordo di Luca e basta. 

All’una e mezza aveva già preso il largo, prima tappa Ponza. 

Non sapeva se, come e quando tutto sarebbe finito, ma sapeva di avere dato e avuto tanto. 

 

 

Cipro 25 settembre 2011

 

Mauro Cortellesi l’aveva inseguita per tutto il Mediterraneo intercettando le poche tracce che si lasciava dietro ad ogni tappa. 

Finalmente l’aveva trovata. 

Bella, abbronzata, malinconica e serena mentre rientrava sulla “Colonna d’Ercole” dopo aver fatto la spesa nel piccolo porto di Limassol. 

Rosa gli sorrise e l’abbracciò. 

“Non mi stai chiedendo di tornare al lavoro, vero?”. 

“No, Rosa, però milioni di ragazzi stanno raggiungendo Roma in bicicletta per una manifestazione in tuo onore, forse il secolo dell’indifferenza è finito… “. 

 

 

 

 Perché leggere questo libro? Beh, la motivazione è molto semplice: è una raccolta di racconti brevi che non hanno alcuna pretesa se non quella di far sorridere e qualche volta anche riflettere. Io lo chiamo "Libro da compagnia" perché è piccolo, leggero e lo puoi portare ovunque ( ...tuo compagno sulla tazza del gabinetto, sul vagone di un treno oppure mentre sei seduto al bar a sorseggiare un cappuccino con tanta schiuma... ) e soprattutto lo puoi abbandonare in qualsiasi momento che tanto il filo della narrazione mica lo perdi! Anzi lo riprendi in mano il giorno dopo (alla spiaggia, mentre aspetti l'autobus, mentre cammini, sempre davanti al solito cappuccino fumante con tanta schiuma... ) e sei sicuro che c'è sempre un racconto un po’ più pazzo ad aspettarti!

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