Sandro Sansò
Senza Cuore

Titolo Senza Cuore
Autore Sandro Sansò
Genere Narrativa      
Pubblicata il 18/07/2011
Visite 7018
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  113
ISBN 9788873883265;
Pagine 252
Prezzo Libro 15,00 € PayPal

l suo cuore non batte più ma il commercialista Federico Torre, quarant’anni sportivo e incorreggibile tombeur de femmes, continua regolarmente a vivere.

L’anomalia - che i medici non sono in grado di spiegare - lo trasforma in un fenomeno, oggetto della curiosità del mondo scientifico e non.

La sua vita subirà un radicale cambiamento allorché di lui si interesseranno, in un alternarsi di imprevedibili colpi di scena, una multinazionale farmaceutica e i servizi segreti di vari Paesi

 

Mezzanotte e un quarto. Accanto, Irma dormiva - gli dava le spalle - raggomitolata sul fianco destro, sotto le lenzuola, la curva del bacino accentuata dalle gambe raccolte, il viso semicoperto dai capelli.

Chiuse il libro, un poliziesco piuttosto noioso, ma memorizzò a ogni buon conto la pagina, 176, lo poggiò con delicatezza sul tappeto e rimase supino fissando il soffitto, in ascolto del lieve russare della moglie, un respiro regolare che si esauriva in un leggero gorgoglìo, come di saliva residua - poco sotto l’ugola, ebbe l’impressione, chissà come si chiama quel punto - quasi non avesse deglutito prima di addormentarsi. Sempre supino, brancicò per qualche secondo lungo il fianco del comodino finché si trovò fra le dita l’interruttore pendulo dell’abat jour e lo premette. Nell’oscurità, esitò ancora un poco, poi si sistemò nella posizione abituale, rivolto verso la moglie, il braccio destro sotto il cuscino, il sinistro lungo il tronco, il torace aderente al materasso. Nel giro di cinque minuti, il tempo di rilassarsi definitivamente, sarebbe arrivato il sonno. Ma prima, come sempre, ne avrebbe assaporato l’annuncio.

Era il cuore a darglielo, l’annuncio, trasmettendoglielo attraverso il materasso e il guanciale che lo amplificavano, ovattato e regolare. Un tonf tonf lento, molto lento, diastole sistole, diastole sistole - gli avevano detto che la bassa frequenza delle pulsazioni era sintomo di un cuore sano, mille volte le aveva contate, dalle sessanta alle sessantadue al minuto, come i campioni, come Fausto Coppi gli avevano anche detto, contro la settantina della media - che anticipava di qualche secondo la sonnolenza. Infine l’oblio, l’ingresso nella fase primaria, poi lo sprofondamento in rem, senza risvegli fino al mattino. Lo chiamava il suo sonnifero quel battito che lo accompagnava fin da bambino e di cui in un certo senso andava fiero, perché lui di sonniferi veri non ne aveva mai avuto bisogno. Un fisico da atleta.

Ma non ci fu nessun tonf tonf.

Si accomodò meglio, cercando di aderire il più possibile col corpo al materasso e rimanendo in ascolto. Niente. Mi pare che Irma stia russando un po’ più forte del solito, è per quello che non lo avverto, mi distrae, provò a mentirsi. Allungò una gamba e la toccò, lei mugolò, si mosse appena e il lieve gorgoglio della sua gola cessò. Ma a rompere il silenzio ora c’era il proprio respiro, che non era più in sintonia con quello di lei, al quale si era abituato ad adeguarlo da quando avevano cominciato a dormire insieme, prima che l’amore si incanalasse nella routine della convivenza matrimoniale, insomma quando era ancora innamorato o comunque preso di lei. Sollevò la testa, tese l’orecchio, carpì tenuissime inspirazioni ed espirazioni, vi appaiò per ovvia consuetudine le proprie, riappoggiò la testa sul cuscino e aspettò. Niente.

Come mai? È la prima volta. Si girò sul fianco opposto - forse con questo orecchio andrà meglio -, premendo ancora il corpo sul materasso e si rimise in attesa, ora trattenendo il fiato. Niente di niente. Non è possibile, sono quarant’anni che mi addormento al battito del cuore. Provò ancora, prima su un fianco, poi sull’altro, ma più che il proprio ansito, adesso un tantino accelerato, non udì. Tornò supino e si portò una mano al petto. Nemmeno l’ombra di una pulsazione, se non fosse stato per il contatto e la temperatura della pelle avrebbe giurato che stava toccando il petto di un morto. Si rigirò innervosito. La prima conseguenza dell’agitazione è l’accelerazione del ritmo cardiaco e io sono agitato, quindi questo cazzo di tonf tonf devo sentirlo per forza. Ma per quanto si concentrasse, non percepì alcun segnale. Discese al polso. Fermo. Risalì all’incavo del gomito. Immobile. La gola, poi l’inguine. Come il petto, il polso e l’incavo del gomito.

Sei morto, Ma vuoi scherzare? quale morto, respiro, mi muovo, cogito, ergo sum, E chi nega che nel momento del trapasso uno respiri, si muova o pensi? ci si può muovere e si può anche pensare, nel momento fatale uno può pensare che se ne sta andando, che se n’è appena andato o a chissà che cos’altro, al Genoa o all’ultima partita di tennis, Ma che mi frega a me di che pensa uno appena morto o che sta per morire? e poi, anche se non lo sento, il battito, mi posso alzare quando voglio, oppure accendo la luce e mi rimetto a leggere, no che non sono morto, Guarda che il tuo battito cardiaco s’è fermato, No, ti sbagli, non è che si è fermato, è che non si sente, sennò… Come vuoi, non si sente, ma quando il cuore funziona emette un rumore o no? e se il rumore non si sente, vuol dire che il cuore non batte e allora c’è qualcosa che non va, Questo lo capisco da solo, è inutile che insisti e so pure che se il cuore non pompa sangue addio cervello, subisce danni irreversibili, si diventa vegetali senza alcuna funzione cerebrale appunto, ma non mi sembra proprio di essere in queste condizioni, allora qual è il sistema per capire se sono per caso andato fuori di testa? La memoria, devi far funzionare la memoria, magari con delle date, l’anniversario del matrimonio, i compleanni di Irma e Paolo, Quelli rimangono impressi per sempre, Allora una canzone, potrebbe essere un film, no, meglio una canzone, Springsteen?, No, è troppo recente, più indietro, Stewart?, Nemmeno, I Rolling o i Beatles allora, “Imagine”, per esempio, Quella la ricorderebbe anche uno che fuori di testa c’è andato trent’anni fa, basta, io non sono fuori di testa, ce l’ho a posto io, la testa, altrimenti non sarei qui a ragionare.

Accese la luce, ma non si mosse e tornò a fissare il soffitto chiedendosi in quale altro punto del corpo avrebbe potuto tastarsi - l’incavo del ginocchio? Forse l’arteria, gli sembrava di ricordare, passa anche di lì, fece un tentativo senza convinzione, infatti non avvertì nulla.

L’enciclopedia medica. Mi alzo, vado nello studio e la prendo, così mi convinco - ma lo sono già, convinto - che sono vivo e sto bene.

Si ubbidì, dallo scaffale estrasse il volume con la lettera C (Cuore), sedette in poltrona, ma non lo aprì. Rimase con le mani sul libro chiuso sulle ginocchia. La poltrona era meno accogliente del letto, non gli aveva mai trasmesso quel rassicurante tonf tonf, ma talvolta ci si appisolava.

Che mi sta succedendo? Il cuore non ti batte più, E basta, piantala lì, ti ho già detto che me ne sono accorto, ma appunto per questo che mi sta succedendo? E che ne so? Non mi pare di aver fatto qualcosa di straordinario che giustifichi un fatto del genere, Forse scopi troppo o forse lavori troppo e poi giochi a tennis tutti i giorni, non è che in questi ultimi tempi stai dando il massimo? Ma quale massimo, ho quarant’anni, mica sessanta, se queste cose non le faccio a quarant’anni… Scopo tre volte alla settimana, gioco due ore tutti i giorni e ne lavoro sette, otto al giorno, massimo dieci toh, non sono di quelli che per il lavoro si strappano come si dice la pelle dai denti, Però con le donne, Eh be’, con quelle…Almeno quelle dovresti limitarle, anche per rispetto di Irma, È che alle donne non riesco a resistere, la diversificazione mi stimola, lo sai e lascia perdere Irma, lei è un’altra cosa, lei è mia moglie, la madre di mio figlio, d’altra parte non ho vizi, non fumo, non bevo, non vado al bar, E ci mancherebbe, però ogni eccesso, ogni esagerazione sono come i vizi, alla fine ti logorano, c’era Anna, anzi c’è ancora, poi sono arrivate Claudia e Bianca per non parlare delle altre prima, Flirt, solo flirt, E chi dice il contrario? però ci sono state, posso capire un’amante, ma due o tre e contemporaneamente, senza contare Irma naturalmente, devi ammettere che…Claudia te la sei fatta anche negli spogliatoi, dopo due ore di tennis tirato, se questo non è strafare, Ma scusa allora perché non mi è venuto un infarto, quello lo capirei, ma lo stop al cuore che senso ha, lo sai che vuol dire lo stop al cuore? vuol dire che il sangue non affluisce più al cervello e se il cervello eccetera… Non viene irrorato o rincoglionisci o muori, ti stai ripetendo, rimbambisci?

lo so benissimo che cosa succede al cervello quando non viene più ossigenato, ne abbiamo già parlato, Ma non è questa la domanda che ti devi porre, tu ti devi interrogare sulle cause che hanno determinato il blocco del cuore, Direi del battito, visto che siamo qua a ragionare mi sembra che il cuore funzioni, Come vuoi, comunque, ripeto, è sulle cause che ti devi interrogare, Ma su che mi devo interrogare, che ne so io delle cause, non sono mica un cardiologo, Ottimo motivo per consultarne uno, però credo che ora dovresti startene un pochino più tranquillo, hai una moglie, un figlio, insomma credo che almeno per loro dovresti riguardarti un attimo, A loro do tutto, non gli faccio mancare niente, sono sempre presente, Per carità non sto dicendo che li trascuri, Chicco, sto dicendo solo che un modo per pensare a loro è anche quello di riguardarsi….

Anna, Claudia, Bianca. Gli sfilarono nella mente tutte, non Irma perché con lei l’amore lo faceva solo a letto e poi l’aveva già detto, Irma era un’altra cosa, ma con Claudia, perdiana, la prima volta, appena lasciato il campo - aveva accettato, anzi le aveva concesso, di giocare perché il suo corpo magro, scattante nonostante i trentacinque passati, anzi forse erano della stessa età, giocare era un modo per gettare l’amo, e la partita, che aveva previsto noiosa si era ravvivata non tanto per la velleità di lei di fronteggiarlo (non era nemmeno il caso di parlarne) quanto per la corrispondenza degli sguardi, dapprima sfuggenti, poi sempre più intensi e significativi che si scambiavano quando recuperavano le palline a rete o quando si contestavano reciprocamente, con rimproveri benevoli che si facevano di volta in volta più allusivi, più diretti, sulla validità di un quindici per un lungolinea fuori di un dito per lui, sulla riga per lei - appena lasciato il campo dunque si erano infilati, guardinghi come ladri ma entrambi ormai consapevoli di ciò che volevano, arrapati per dire come stavano veramente le cose, nello spogliatoio femminile - era l’ora di pranzo, al circolo c’erano in pochi e stavano tutti mangiando -, e si erano fiondati nella doccia, il tempo di far scorrere l’acqua necessaria per eliminare il velo di sudore, poi sotto il getto bollente lei gli si era avvinghiata con le gambe al bacino, le braccia al collo, una fatica boia aveva fatto per sostenerla, anche perché, infoiata com’era, si dimenava come un serpente, però era stato eccitante, accidenti se era stato eccitante, soprattutto per il timore che qualcuna entrasse e potesse sentirli, ma la trasgressione, il rischio, è noto, sono le componenti principi del rapporto clandestino, il sale dell’eros, quindi era uscito, di nuovo guardingo come un ladro, e stremato, con l’accappatoio che lei gli aveva prestato e si era intrufolato nello spogliatoio maschile.

L’erezione arrivò puntuale. Vedi?, se mi si rizza sono vivo e in salute, alla faccia del cuore fermo.

E allora, già che ci siamo, un pensierino anche per Anna, Anna, che all’ora della chiusura dello studio, Ada e Marina appena uscite, entra nella sua stanza, inserisce la segreteria telefonica, si sbarazza di gonna e slip, si sbottona la camicetta (uno strip da risvegliare i morti), ma solo due bottoni ché agli altri pensa lui, Anna che non porta reggiseno e gli abbassa la cerniera dei pantaloni, gli si siede in grembo, lui immerge il viso nell’ubertosa abbondanza delle sue tette ciucciando come un vitello, lei che va su e giù col bacino, mugolando entrambi come cuccioli affamati e avanti così fino alle otto. Mai fatto l’amore con Anna su un letto, Non mi s’ammoscia, allora sto bene.

E Bianca…, basta ora. Cacciò indietro tutto quel rimuginare, aprì il libro e lo sfogliò a lungo. C’era tutto e di più. Ma come aveva previsto, non trovò nulla che indicasse dove e in quale altro modo poter rilevare i palpiti, meno che mai una citazione sull’eventualità di uno stop.

Ebbe un soprassalto, ma il cuore impassibile, manco i soprassalti lo smuovono, quando la porta si spalancò e sulla soglia apparve Irma, con un’espressione più seccata che insonnolita. «Che fai qui?»

«Leggo, non riesco a dormire»

«Come mai? Non mi pare ci fosse qualcosa di indigesto a cena»

«Non è la cena…»

«Ti faccio una camomilla, ti farà bene, vedrai». Per Irma, la camomilla era la panacea di ogni disturbo, serale o notturno, che era sempre dovuto a una digestione difficoltosa.

«No, non la voglio, mi dà la nausea, lo sai. Tornatene a letto, fra cinque minuti ti raggiungo».

Lei diede un’occhiata all’orologio. «Sono quasi le quattro, ti rendi conto?». Si avvicinò e gli pose il palmo sulla la fronte. «Febbre non ne hai», diagnosticò sicura. Poi vide il volume sulle sue ginocchia e sgranò gli occhi, fino a quel momento ancora assonnati. «Ma che stai leggendo?»

«L’ho preso a caso». Trovò ridicola la scusa e la guardò imbarazzato. Lei lo ricambiò con uno sguardo di commiserazione. «A chi la vuoi raccontare?», lo interpretò lui.

«Ma che cos’hai, cosa ti senti?»

«Niente, niente. Andiamo a letto, vieni». Per sembrare più convincente chiuse con un colpo deciso l’enciclopedia, si alzò e la ripose nello scaffale. «Chicco». Quando usava quel tono era impossibile mentirle o tacere.

Esitò. «Non lo so, Irma - disse alla fine -…Cioè, forse lo so, credo di saperlo, ma…»

«Ma…?»

Si girò e la guardò imbarazzato. «Il cuore non mi batte», disse, come per liberarsi di un peso. Lo fissò come se volesse prenderla in giro. «Come sarebbe a dire che il cuore non ti batte?».

«Sarebbe a dire quel che ho detto - fece lui con una vena di impazienza - cioè non avverto più le pulsazioni, da nessuna parte».

Lei non cambiò espressione. «Nun tien’e che penzà?». Glielo domandava sempre quando riteneva che le sue argomentazioni non fossero degne di considerazione, l’avrebbe fatto anche questa volta. Invece disse «Fa’ provare a me». Gli prese la mano e gli appoggiò due dita sul polso. «Ma è inutile, io qui non ho mai sentito niente», disse subito dopo, quasi irritata. Gli si accostò, gli sbottonò il pigiama e accostò l’orecchio al torace. Rimase un minuto buono in quella posizione, trattenendo il respiro a tratti. La lasciò fare fino a quando lei si staccò e sollevò il viso. «Non sento niente», disse alla fine.

«Che ti avevo detto? E nemmeno alla gola, vuoi provare anche qui?»

Lei tornò a premergli due dita sulla iugulare, poi scosse la testa. «Niente nemmeno alla gola, ma per me fa testo solo il torace».

La guardò con espressione interrogativa. Non si riteneva impressionabile, però quella di Irma era una conferma che non gli faceva bene.

«Ma prima, prima che te ne rendessi conto, hai avuto qualche sintomo strano, che so, un dolore?» Scosse la testa e la preoccupazione sul viso di lei aumentò. «Non ci capisco niente. Se il cuore non batte, si muore, questo è assodato. Magari qualche secondo dopo, ma si muore, o si sopravvive, ma col cervello lesionato, non c’è scampo. Quando te ne sei accorto?»

«Mezzanotte, minuto più, minuto meno. Dopo aver spento»

«E come?»

«Subito. L’ho sempre sentito prima di addormentarmi, attraverso il materasso e il cuscino, il battito…»

«Che significa attraverso il materasso e il cuscino?».

Come faceva a spiegarle? «Che…, sì insomma, siccome dormo a pancia in giù, dal torace i battiti si trasmettono al materasso e da questo al cuscino, dove naturalmente poggio un orecchio. Una specie di cassa di risonanza, è per ciò che li sento. È un’abitudine che ho fin da bambino, quel tonf tonf mi concilia il sonno, un po’ come… - abbozzò un sorriso infantile - … come succede ai cuccioli quando, i primi giorni che sono senza la madre, gli si mette una sveglia accanto, il tic tac li tranquillizza perché richiama il suono del cuore materno… Beh, lo stesso faccio io, il suono del mio cuore mi accompagna da quarant’anni, non potrei mai addormentarmi supino, non potrei sentirlo, ma non escludo di girarmi nel corso della nottata, mentre dormo. Così, quando non l’ho avvertito, come potevo non accorgermene?, mi sono tastato dappertutto, ma è stato inutile».

Irma sporse il labbro inferiore e sollevò le sopracciglia. «Mai saputo di una cosa simile»

«Che cosa non hai mai saputo? Che uno si addormenta al battito del proprio cuore o la storia dei cuccioli e della sveglia?»

«Tutt’e due. Questa faccenda del battito che ti concilia il sonno non me l’hai mai raccontata»

«Non mi sembrava così importante»

«Già. E non è che ti succhi anche il pollice?», ridacchiò lei. Ma trovò per prima la battuta fuori luogo e riassunse subito l’aria preoccupata. «Comunque, oggi, te ne vai dal cardiologo. Anzi, ci andiamo insieme»

«Non se ne parla nemmeno. Io sto benissimo e poi stamattina ho un consiglio di amministrazione e nel pomeriggio ho un appuntamento in studio che non posso spostare. Domani, semmai», mentì pensando ad Anna. Ma mentì anche a se stesso, sarebbe andato dal cardiologo. Troppo sesso o no, era meglio fare un controllo. E darsi una calmata.

«Non dirlo nemmeno per scherzo - alzò la voce lei categorica -. Questa potrebbe essere una cosa seria, anzi è senz’altro una cosa seria. Tu oggi fissi una visita da un cardiologo». Appunto. Però fece un ultimo tentativo. «Ma io di cardiologi non ne conosco, che faccio, ne cerco uno sulle pagine gialle?»

Lei lo guardò con commiserazione. «Parlane con Umberto, no? È un medico, è il tuo medico, non serve solo per giocarci a tennis»

«Va bene. Allora prima andiamo da lui».

Lei gli accarezzò il viso. «Forse ti sei affaticato in questi ultimi tempi», disse con improvvisa tenerezza.

«No, Irma, almeno non credo. La solita vita, lo vedi anche tu, non mi sembra di essere stressato, mi sento bene, ti assicuro». Davvero era per il troppo sesso?

Le cinque, cominciava ad albeggiare, da fuori proveniva già il rombo dei mezzi che lavavano le strade e di qualche auto. «Inutile ormai tornare a letto, mi dovrei alzare fra un’ora, stamane ho lezione alle otto», fece lei.

«Allora facciamoci il caffè».

Gli lanciò un’occhiata di rimprovero. «No, tu il caffè non lo prendi. Al massimo un the, ma non forte»

«No, il caffè, invece. È un cardiotonico, chissà che non me le faccia tornare, le pulsazioni». Stava per dire «Chissà che il cuore non ricominci a funzionare», che era poi la stessa cosa, ma non volle pronunciarla quella frase, non aveva senso. E prima di seguire la moglie in cucina, passò nella camera del bambino. «Se sono prossimo a morire, devo vederlo subito». Paolo dormiva supino, a braccia spalancate come in un gesto di resa e lui si commosse.

l suo cuore non batte più ma il commercialista Federico Torre, quarant’anni sportivo e incorreggibile tombeur de femmes, continua regolarmente a vivere.

L’anomalia - che i medici non sono in grado di spiegare - lo trasforma in un fenomeno, oggetto della curiosità del mondo scientifico e non.

La sua vita subirà un radicale cambiamento allorché di lui si interesseranno, in un alternarsi di imprevedibili colpi di scena, una multinazionale farmaceutica e i servizi segreti di vari Paesi

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