Gianluca Bonci
Le Spade di Allah

Titolo Le Spade di Allah
I Mujaheddin nel conflitto russo-afghano. (1979-1989)
Autore Gianluca Bonci
Genere Storia      
Dedicato a
Giovanni Bruno, Bruno Vianini, Michele San-filippo, Manuel Fiorito, Luca Polsinelli, Carlo Liguori, Giuseppe Orlando, Giorgio Langella, Vincenzo Cardella, Lorenzo D´Auria, Daniele Paladini, Giovanni Pezzulo, Alessandro Ca-roppo, Arnaldo Forcucci, Ale
Pubblicata il 12/09/2011
Visite 8063
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Koine´  N.  19
ISBN 9788873883333
Pagine 164
Note con illustrazioni, schemi, cartine e fotografie in bianco e nero.
Prezzo Libro 14,00 € PayPal

Il conflitto russo-afghano fu l’ultimo della più vasta Guerra Fredda. I guerriglieri afghani impartirono una dura lezione alla potente Armata Rossa. Questo libro vuole illustrare il conflitto da una prospettiva inedita: quella dei Mujaheddin, veri protagonisti di una guerra che ancora oggi offre spunti ed interpretazioni controverse ed inquietantemente attuali. Dopo una descrizione delle fasi del conflitto e un inquadramento del panorama politico afghano dell’epoca, il testo presenta l’organizzazione operativa e logistica, le caratteristiche generali, gli aiuti esterni e gli obiettivi strategici della guerriglia afghana. L’analisi è approfondita attraverso un’esaustiva e competente descrizione delle tattiche di combattimento offensive e difensive presentate in maniera semplice e scevra da tecnicismi.

 Il conflitto russo-afghano fu l’ultimo della più vasta e non incruenta Guerra Fredda. I guerriglieri afghani impartirono una dura lezione alla potente Armata Rossa che rimase invischiata per un decennio tra le impervie montagne del Paese centroasiatico, prima di rientrare sconfitta in Unione Sovietica che ormai costituiva un soggetto politico prossimo al collasso. Questo libro vuole illustrare il conflitto da una prospettiva inedita: quella dei Mujaheddin che furono i veri protagonisti di una guerra che ancora oggi offre spunti ed interpretazioni tragicamente controverse. Dopo una doverosa descrizione delle fasi del decennale conflitto e un inquadramento del panorama politico afghano dell’epoca, il testo presenta l’organizzazione operativa e logistica, le caratteristiche generali, gli aiuti esterni e gli obiettivi strategici del movimento di resistenza afghano. L’analisi è approfondita attraverso un’esaustiva e competente descrizione delle tattiche di combattimento offensive (imboscate, raids, ecc…) e difensive (contro imboscata, difesa contraerei, controcarri, impiego delle mine, ecc…) presentate in maniera semplice e scevre da tecnicismi, che fornisce ammaestramenti e lezioni apprese inquietantemente attuali.

 

 

Fummo a torto paragonati ai combattenti della Grande Guerra Patriottica …(NdA: per i russi la Seconda Guerra Mondiale)… ma in realtà in Afghanistan giocammo il ruolo dei tedeschi”.

Un soldato dell’Armata Rossa, “Don’t say you have been in that war”, intervista di Svetlana Aleksievich ad un reduce su International Affairs, p.133, 1990.

 

 

Premessa

 

L’Afghanistan, i cui panorami imponenti, caratterizzati dalle catene montuose dell’Hindukush che degradano ripide verso gli altopiani centrali dove si collocano città polverose come Kabul accanto ad altre più luminose come Herat, ci sono diventati più familiari grazie all’impegno diuturno dei nostri uomini e donne, ci appare vivido nel suo periodo di fine secolo nelle parole e nelle immagini che ci offre il lavoro di Gianluca Bonci.

In questo avvincente saggio monografico l’autore, con felice intuizione, ci riporta indietro nel tempo, all’epoca dell’ultimo conflitto della vasta (e non sempre incruenta) Guerra Fredda, capovolgendo l’abituale prospettiva di osservazione degli eventi storici di quell’area. Grazie alla sua analisi approfondita e sapientemente documentata, il nostro sguardo spazia tra le fila dei guerriglieri afgani, impegnati nella resistenza contro la tentata invasione sovietica degli anni 80. Milizia atipica ed eterogenea, espressione di un paese diviso e lacerato, che, forte della conoscenza del territorio e della applicazione di regole e strategie perfettamente attagliate alle difficili condizioni ambientali e logistiche, riuscì, oltre ogni previsione, a mettere sotto scacco la potente Armata Rossa, estrema espressione di un sistema politico a breve destinato a collassare.

Un lavoro di analisi profonda, in cui il taglio professionale dell’opera ben si coniuga con lo stile leggero della prosa, che arricchisce con fotografie inedite e con disegni che sembrano tratti dagli schizzi operativi degli appunti dei combattenti, il suo impegno: offrire al lettore l’illustrazione del Conflitto Afghano degli anni 80-90 secondo la prospettiva dei “mujaheddin”, descrivendo le tattiche di combattimento offensive e difensive di coloro che, pur presentandosi al mondo come “un’accozzaglia disordinata”, riuscirono a piegare uno dei più potenti Eserciti della Storia.

 

Roma, 29 luglio 2011 Paolo Serra

Generale di Divisione

già Comandante di RC WEST Afghanistan 

Capo Reparto allo SME

 

 

Inquadramento politico-militare

 

Afghanistan. Spesso considerato poco più che una terra lontana ed esotica,  ha sempre costituito un naturale punto di osmosi tra Occidente ed Oriente. La sua particolare posizione geografica nel cuore del continente asiatico ed il complesso crogiolo di razze ed etnie che caratterizza la sua popolazione, hanno contrassegnato in maniera determinante la storia politica e militare del Paese. Soggetto a più riprese alle invasioni di molteplici eserciti, entra in maniera stabile nel panorama geopolitico mondiale nel XIX secolo, in quanto teatro di una feroce disputa diplomatica e commerciale tra l’Impero britannico e la Russia zarista, un processo consegnato alla storia con l’espressione coniata da Sir Arthur Conolly “Grande Gioco”, resa successivamente celebre dal celebre scrittore Rudyard Kipling. 

Per tutto il XIX secolo, dunque, lo scontro tra gli imperi britannico e russo, entrambi in espansione, influenzò in maniera significativa l'Afghanistan, soggetto da un lato alle pressioni zariste, rivolte alla ricerca di uno sbocco verso l’Oceano indiano e dall’altro alle preoccupazioni britanniche tese a creare una sorta di cuscinetto territoriale che attutisse in una qualche maniera l'avanzata russa in Asia centrale. Tali tensioni sfociarono in due guerre anglo-afghane (1839-1842 e 1878-1880) entrambe rivelatesi fallimentari per i Britannici.

Dal punto di vista strettamente geopolitico l’importanza strategica della regione, un tempo attraversata dalla famosa “Via della Seta” che collegava i fiorenti mercati europei con i porti indiani e col cuore dell’Impero cinese, fu intuita per primo da Halford Mackinder, che la collocò, nell’ambito delle sue teorie geopolitiche come parte integrante dello “Heartland”, il “cuore del mondo”, ovvero il “perno geografico” della storia contemporanea.

Tale concezione fu contestualmente sviluppata ed in parte recepita da Karl Haushofer con la suddivisione del pianeta in “pan regioni”, inquadrando così il territorio afghano nella regione “pan-asiatica”, che ricadeva sotto un’ipotetica, sfera di influenza giapponese.

Al termine del secondo conflitto mondiale, con l’avvento al potere del Primo Ministro Daud Khan iniziò una lenta deriva verso una più stretta collaborazione con l’allora Unione Sovietica, culminata nel 1973, con un colpo di stato militare condotto dallo stesso Daud che abrogò la monarchia e si proclamò Presidente della Repubblica afghana. La svolta socialista fu ancor più evidente con l’avvento al potere di Mohamed Taraki, fortemente sostenuto dall’URSS. Nel 1979 la brutale eliminazione di Taraki e la presa del potere del suo Vice Amin lasciava intendere un possibile inserimento degli Stati Uniti nello scacchiere centroasiatico in funzione anticomunista, con il duplice obiettivo di dimostrare ai Paesi del terzo mondo che l'esito socialista della storia sostenuto dall'URSS non fosse un dato oggettivo e di creare un nuovo alleato in una zona geopolitica che aveva visto gli USA, nel gennaio 1979, perdere l'Iran a seguito della rivoluzione khomeinista. In ottemperanza alla cosiddetta “Dottrina Breznev” che pianificavava ingerenze negli affari interni dei Paesi socialisti satelliti in difesa da possibili ed incontrollabili derive capitalistiche, nella notte della vigilia di Natale del 1979, l’Armata Rossa varcò i confini settentrionali dell’Afghanistan.

I tragici eventi che si susseguirono fino al 15 febbraio 1989, data del ritiro sovietico dall’Afghanistan, sono ampiamente trattati dal punto di vista politico, ma soprattutto militare, nelle successive pagine di questo libro, che ha proprio come tema centrale la resistenza antisovietica delle popolazioni afghane e le modalità tecniche e tattiche di condotta di questo sanguinoso conflitto, passato alla storia, tra l’altro, per essere stato l’ultimo combattuto in epoca bipolare.

In seguito, dopo una lunga guerra civile, l’avvento dei Talebani sancì “de facto” la materializzazione delle paure geopolitiche di Zbigniew Brzezinski, che già a quel tempo considerava lo spazio tra la frontiera meridionale dell’ex Unione Sovietica ed il litorale dell'Oceano Indiano un “arco di crisi” geostrategica di importanza decisiva per la politica estera USA post bipolare. In tale arco, che comprendeva territori e Nazioni comprese fra il Medio Oriente e la penisola indocinese, era ed è tuttora compreso il territorio afghano.

L’attacco alle “Twin Towers” nel 2001 riportò l’Afghanistan a principale “centro di gravità” della politica estera dell’Alleanza Atlantica e dei maggiori Paesi occidentali, inclusa l’Italia, e ad epicentro del terrorismo internazionale di stampo fondamentalista. Il Governo talebano trasformò infatti la Repubblica afghana in una sorta di territorio affrancato non solo dalle principali norme del diritto internazionale, ma dal rispetto dei più elementari diritti umani. Il lustro del “sultanato talebano” (1996-2001) ha rappresentato una sorta di processo catartico inverso, al termine del quale il Paese è ripiombato in un profondo stato di prostrazione economica e sociale, paragonabile in tutto alle epoche più buie ed oscurantiste del medioevo. 

Dall’ottobre del 2001 a seguire, l’Alleanza del Nord, appoggiata da una “coalizione di Paesi volenterosi”, e seguita dall’insedi-amento del Governo Karzai, tuttora in carica, hanno provato a ridestare dal “sonno della ragione” le coscienze sociali del popolo afghano. A garanzia di tale impresa, il cui scopo non si limita solo a prospettive di sicurezza comuni, ma si prefigge di restituire dignità ad un popolo da troppo tempo sofferente, la Comunità Internazionale è intervenuta con due missioni operative: “Enduring Freedom” e “ISAF”, alle quali il nostro Paese ha fornito il suo fattivo contributo in termini di risorse materiali ed umane.

Nonostante ciò l’Afghanistan, come le cronache dei nostri giorni ci ricordano, resta un teatro geostrategico delicato e tutt’ora in divenire. Lo stesso Concetto Strategico del Capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, lo inserisce nelle aree di “interesse geopolitico” (area del Golfo Persico) del nostro Paese, ovvero tra i «luoghi in cui è più probabile che si possa sviluppare una azione dell’Autorità Politica mirata a salvaguardare gli interessi vitali e/o strategici dell’Italia».

La lunga storia dell’Afghanistan dimostra con evidenza come esso, per intrinseche caratteristiche geografiche e climatiche, si presti ad essere teatro ideale per uno scenario di conflitto asimmetrico. Come ben evidenziato da Gianluca Bonci in questo libro, la storia della guerra russo-afghana può assumere il paradigma della “guerra asimmetrica perfetta” nella quale l’Armata Rossa, all’epoca considerata come il più potente esercito del mondo, fu bloccata sulle montagne centroasiatiche da un pugno di guerriglieri islamici male armati ma determinati a conseguire la vittoria finale in uno scontro ideologico e militare senza quartiere.

 

Roma, 29 luglio 2011

Giuseppenicola Tota

Generale di Brigata

Vice Capo Reparto Impiego delle Forze

Stato Maggiore dell’Esercito

 

Il conflitto russo-afghano fu l’ultimo della più vasta Guerra Fredda. I guerriglieri afghani impartirono una dura lezione alla potente Armata Rossa. Questo libro vuole illustrare il conflitto da una prospettiva inedita: quella dei Mujaheddin, veri protagonisti di una guerra che ancora oggi offre spunti ed interpretazioni controverse ed inquietantemente attuali. Dopo una descrizione delle fasi del conflitto e un inquadramento del panorama politico afghano dell’epoca, il testo presenta l’organizzazione operativa e logistica, le caratteristiche generali, gli aiuti esterni e gli obiettivi strategici della guerriglia afghana. L’analisi è approfondita attraverso un’esaustiva e competente descrizione delle tattiche di combattimento offensive e difensive presentate in maniera semplice e scevra da tecnicismi.

Non ci sono commenti presenti.

Pubblica il tuo commento (minimo 5 - massimo 2.000 caratteri)

Qui devi inserire la tua Login!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password?

Qui devi inserire il tuo nickname!

Qui devi inserire la tua email!

Nascondi Qui devi inserire la tua password!

Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai i dati di accesso.

Qui devi inserire la tua email!

Ritorna alla login

Chiudi