Luigi Romolo Carrino
Certi Ragazzi

Titolo Certi Ragazzi
Autore Luigi Romolo Carrino
Genere Poesia      
Pubblicata il 23/09/2011
Visite 10415
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Nuda Poesia  N.  35
ISBN 9788873883470
Pagine 86
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

Poesie scritte male e dette ad alta voce. Per anni mi sono chiesto cosa si poteva mai fare per riavvicinare la gente alla poesia. Per anni sono andato in giro a dirla questa poesia ma era come stare su un bellissimo pianeta disabitato. Perché a sentirmi dire questa benedetta e malescritta poesia c’erano sempre e solo loro: i poeti. I poeti si leggono tra loro, formano una catena di lettori autoreferenziale, si tengono per mano per una mera questione di bellezza e sopravvivenza. La poesia è bella. La poesia deve sopravvivere. La poesia però non deve parlarsi addosso, per sua stessa natura deve adoperare i sensi spostandoli, permutandoli.

Ho capito, in questi anni, che non è la gente a stare lontana dalla poesia. È l’esatto contrario, è la poesia che si è allontanata dalla gente. Si tratta di autenticità. Si tratta di capire cosa stai dicendo e a chi. 

E perché.

L.R. Carrino

ragazzo #1

 
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Sergio Corazzini
 
 
Elementi di poco di niente. 
 
Ti porto l’Origine di quella Terra.
Lo sai di quale posto io ti cammino.
Tu troppo sai di quale Terra ci dicemmo.
 
Io mi tremo il nome tuo nella bocca.
Vieni a diventarmi chi sei stato,
mio Cominciamento dannatissimo.
La veglia delle braccia ci costringe 
- sulla grande superficie delle dita -
a zoppicare le di mai carezze scure, 
e tutte le paure si mettono di spalle.
 
Sei guerra di semi perciò piantami: 
ora voglio radicarti sul dorso della mano,
fiore in vena che sbaglia la primavera sua.
 
Ti porterò la Genesi del Fuoco, 
il fianco sinistro in verticale tutto,
qualche altra cosa che vive più su.
Sarò la vita destra di ogni tuo ricordo,
farò finta di averti perduto per rimpiangerti.
Sarà come starti ripiegato nel portafogli.
Sarò una chiave ritrovata, riappesa ai jeans.
 
Sarò lingua alta e cruenta e lucina delicata,
fosso vivo scavato davanti al nostro altare,
candela e cera e preghiera e pentimento.
Sarò tuo, nonostante la stirpe del cognome. 
 
Ti portai l’istinto trasparente dell’Acqua,
una moneta di rame e un bottone rotto:
fu questa l’Apocalisse buona del bambino mio.
Non avevo altro: questo era, solo questo. 
Una specie di pianto a mo’ di unguento,
una razza di madre che venne a ripararci. 
 
Sono e vivo e solerte sono creazione dell’Aria.
Credimi, mi faccio fiato per respirarti,
idrogeno malato, piccolo ossigeno prestato: 
mi faccio carbonio mangiato crudo dissipato.
 
Ho questo tutto niente da offrirti e non è
tanto ma è tutto quello che possiedo: 
scusami se non ti è necessario e non è
bastato una sola volta a farmi figlio, a me. 
 

Poesie scritte male e dette ad alta voce. Per anni mi sono chiesto cosa si poteva mai fare per riavvicinare la gente alla poesia. Per anni sono andato in giro a dirla questa poesia ma era come stare su un bellissimo pianeta disabitato. Perché a sentirmi dire questa benedetta e malescritta poesia c’erano sempre e solo loro: i poeti. I poeti si leggono tra loro, formano una catena di lettori autoreferenziale, si tengono per mano per una mera questione di bellezza e sopravvivenza. La poesia è bella. La poesia deve sopravvivere. La poesia però non deve parlarsi addosso, per sua stessa natura deve adoperare i sensi spostandoli, permutandoli.

Ho capito, in questi anni, che non è la gente a stare lontana dalla poesia. È l’esatto contrario, è la poesia che si è allontanata dalla gente. Si tratta di autenticità. Si tratta di capire cosa stai dicendo e a chi. 

E perché.

L.R. Carrino

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