Ida Acerbo
Perchè?

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Titolo Perchè?
Autore Ida Acerbo
Genere Parole in Libertà      
Pubblicata il 10/11/2011
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Gemona, maggio 1976

 

Mi aggiro fra le macerie di quella che era stata fin dall'infanzia la mia terra adottiva.

 

Sono nata a Roma ma ho trascorso in Friuli i periodi più belli della mia prima giovinezza. Vacanze di sogno, circondata dall'affetto degli zii e delle cugine. Felicità fatta di niente, bastava un quadrifoglio in un prato verde, lo sguardo intrigante di un ragazzo che al momento era oggetto delle nostre attenzioni e la fantasia galoppava senza confini .

Un giorno, poi, la notizia che avrebbe cambiato radicalmente la mia vita: mio padre era stato trasferito a Udine. La felicità aveva raggiunto l'apice. R!icordo con quanto entusiasmo avevo aiutato la mamma a scegliere un appartemento in cui alloggiare. L'avevamo trovato, in periferia, stanze luminose e ampi terrazzi che avrei riempito di geranei e altri fiori.

Avevo completato gli studi a Trieste, mi ero laureata, avevo vissuto la stagione del grande amore, unico, irrepetibile ma breve. Quando mi era stato offerto un posto di insegnante di Lettere a Gemona avevo accettato senza indugio: il luogo mi piaceva e il lavoro era stabile. 

Gemona... non dimenticherò mai quegli anni. Eravamo tutti insegnanti giovani, allegri, spensierati e alloggiavamo in una pensione al centro storico della città. Ricordo ancora la patina di antico dei vecchi edifici, su cui troneggiava il Duomo dalle linee purissime. E poi, la campagna intorno, quasi sempre coperta di neve: in primavera il candore del ghiaccio, che non si era sciolto, creava uno strano contrasto con i colori sfumati degli alberi di frutta già adorni di fiori. E lontano le montagne bianche che si stagliavano contro il cielo di un azzurro indicibile.

Purtroppo il destino mi ha portato lontano.... dopo la morte tragica dei miei genitori sono andata a vivere a Milano. Lavoro, famiglia, figli. Una vita diversa.

 

E adesso sono ritornata, incurante delle proteste di mio marito e degli amici. E a farmi tornare sono state le notizie tragiche trasmesse dalla televisione e da tutti gli altri mezzi di informazione. Un terremoto di portata devastante ha messo in ginocchio il Friuli. Paesi polverizzati, ovunque impronta di distruzione e di morte.

Sono partita senza una meta precisa e, soprattutto, del tutto ignara di quello che avrei trovato. Eppure a Gemona sono riuscita ad arrivare, in parte con camion di fortuna, in parte a piedi o con mezzi di ogni genere.

Cammino ma non riconosco niente, solo macerie intorno a me. Dov'è la scuola dove ho insegnato per anni, poco lontano dalla stazione ferroviaria? Cerco inutilmente un segno, qualche cosa di familiare che mi riporti al passato. Vuoto. Desolante. Fuori e dentro di me.

Non ho il coraggio di chiedere, le persone intorno a me si muovono, come automi, il viso sporco di terra e sudore.... nello sguardo un dolore senza confini.

Anche se la mia vita è cambiata e non abito più qui, mi rendo conto che la parte più autentica di me non ha mai abbandonato questi luoghi. Scorgo sui volti delle persone un dolore senza confini misto a una determinazione profonda. Sulla fronte rugosa degli uomini, sui solchi che la disperazione ha scavato sulla fronte delle donne, nello stupore degli occhi dei bimbi che non sanno più sorridere, leggo il desiderio di ricominciare. Non è dato fermarsi specialmente ora. 

Una mano sfiora la mia, è una vecchietta curva che mi chiede aiuto... cerca la casa della sorella ma, al suo posto, ci sono solo polvere e macerie.

Un ragazzo mi indica un posto di accoglienza dove hanno trovato rifugio persone anziane.  Ci incamminiamo insieme, la gola arida e i piedi coperti di vesciche

 

 

Milano, novembre 2011.

La televisione trasmette le immagini dell'alluvione che ha colpito Genova. E' il primo pomeriggio. Sono annientata. I cronisti parlano di una "bomba d'acqua" che ha investito un quartiere della città. Fango e macerie, emblema di distruzione e di morte che ha travolto giovani vite e che ha distrutti in pochi minuti anni di faticoso lavoro. Sgomenta spengo il televisore. Immagini del passato e del presente si fondono in un'unica domanda a cui è arduo cercare una risposta:"Perché"? Sento le lacrime scorrere sul viso mentre le labbra continuano a ripetere: perchè... perchè... perchè..." 

 

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