Carlo Menzinger
LA BAMBINA DEI SOGNI Cap 26 Linvestigatore dellincubo

Titolo LA BAMBINA DEI SOGNI Cap 26 Linvestigatore dellincubo
Illustrazione di Angelo Condello
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Pubblicata il 19/11/2011
Visite 2878
Note Ancora un capitolo sottoposto alla vostra lettura per l´inidcazione di errori, refusi e incongruenze.

CAPITOLO 26

 
L’INVESTIGATORE DELL’INCUBO
 
Molte cose si chiariranno alla luce delle nostre paure più cupe.
(L’Accademia dei Sogni - William Gibson)
 
 

  Buon giorno, sono l’ispettore di polizia Dilani. Lei dovrebbe aver incontrato recentemente la signorina Maria Fiorini – mi aggredì senza mezzi termini una voce decisa al telefono, subito dopo avermi chiesto se ero io Paolo Demetri.

  Sì. Certo. Era l’assistente sociale che seguiva la bambina che abbiamo preso in affido. Mi hanno informato del suo decesso.

  Sto interrogando le persone che l’hanno incontrata negli ultimi giorni. Potrei venire a farle qualche domanda?

  Sicuramente. Ma non si è trattato di morte naturale? Da quanto mi avevano detto, avevo pensato a un infarto? Mi aveva stupito molto, visto che era così giovane…

  Può essere. Era cianotica, il medico legale ha delle perplessità e ci ha pregato di fare una piccola indagine.

 

Fissammo un appuntamento per la sera.

L’ispettore, alto e magro, sulla trentina, arrivò puntuale alle sette. Lo accompagnava un collega taciturno, che salutò senza presentarsi. Li feci accomodare e offrii da bere a entrambi.

  No, grazie. Non bevo più. Al massimo qualcosa di analcolico – rispose Dilani. L’altro si limitò a scuotere la testa.

  Un’aranciata?

  Grazie – rispose l’ispettore, mentre il suo accompagnatore continuava a scuotere la testa sorridendo.

Dopo aver fissato per alcuni secondi il bicchiere che teneva in mano, Dilani mi chiese:

  Potrebbe parlarmi dei suoi incontri con la signorina Fiorini?

Lo feci, omettendo, però, la serata in cui ero stato da lei e avevamo fatto l’amore.

  Non è mai stato a casa sua? – mi chiese l’investigatore, dimostrando un fiuto non indifferente o, temetti, informazioni che non sapevo come potesse aver avuto.

  Beh… – esitai – quel giorno che mi accompagnò alla ricerca di Elena, passammo davanti a casa sua e ci fermammo un attimo da lei a riposare.

Dove voleva andare a parare?

Non gli raccontai nulla dei poteri di Elena. Non mi avrebbe creduto. Se l’avessi fatto, questo avrebbe aumentato i sospetti. Si era trattato di morte naturale, apparentemente. Che cosa cercavano? Il soprannaturale non riguarda la polizia.

  Sono stato a trovare anche il Signor Scarpelli – aggiunse l’ispettore.

Gli avevo parlato del nostro incontro, dicendo solo che gli Scarpelli volevano avere qualche notizia sulla bambina. Lì per lì non mi aveva risposto nulla. Come mai quel salto del discorso?

  La morte delle due donne ha insolite somiglianze. Anche la signora era cianotica, come per effetto di un soffocamento. Anche lei non presentava apparenti segni esterni di colluttazione o violenza. Trovo strano che due persone che si sono incontrate di recente muoiano allo stesso modo – osservò giocherellando con il portachiavi della sua auto.

  Non ci avevo pensato – dichiarai. Ed era vero: non mi era parsa strana la coincidenza, perché avevo una mia idea su quale fosse la connessione tra le due morti, ma non potevo certo dirlo a lui.

  Pensate a un virus? – buttai lì, anche se non ho mai sentito dire che la polizia indaghi sui virus.

  Posso chiederle ancora un bicchier d’acqua? – chiese senza rispondermi.

  Certamente. O vuole altra aranciata?

  No. Grazie. Mi basta un po’ d’acqua.

  E lei? – chiesi al collega.

  Nulla, grazie –rispose aprendo per la prima volta la bocca. Cominciavo a sospettare fosse muto.

Mentre mi allontanavo, notai l’ispettore chinarsi verso la mia poltrona e sfiorarla con le dita. Dalla cucina li guardai di nuovo e mi parve che il suo collega infilasse qualcosa in una bustina di plastica.

  Lei crede nel paranormale, signor Demetri? – mi chiese, mentre gli porgevo il bicchier d’acqua.

Quell’uomo mi stupiva. Mi stava studiando. Sapeva della mia visita alla maga?

  Strano che lei mi faccia questa domanda. In realtà non ci credo, ma, pensi che buffo, proprio ieri, mia moglie e io ci siamo divertiti a far visita a una medium.

  Davvero? Che idea simpatica! – mi sfotteva? Dilani non pareva per nulla divertito, almeno a giudicare dal grugno che gli adornava il viso. L’agente semi-muto almeno sorrideva – E di cosa vi ha parlato?

  Oh! Niente di particolare. Come immaginavo è stato tutto un bluff. Tante parole. Tremiti. Sussulti. Non ci ha rivelato nulla sul nostro futuro – sorrisi.

  Pensate di tornarci?

Sapeva pure del nuovo appuntamento? Che diavolo d’uomo!

  Tutto sommato è stato divertente. Penso di sì. La signora è riuscita a convincerci a fissare un nuovo appuntamento. Era così insistente che non ho rifiutato, ma, in realtà, pensavo di non andarci.

   Quasi, quasi però… – rispose allusivo e un po’ ironico. Mi stava diventando proprio antipatico.

  Beh, può essere che ci si lasci tentare un’altra volta, chissà!

  Curioso. Piacerebbe anche a me provare. Deve essere affascinante farsi raccontare il proprio futuro, parlare con i morti: chissà quante cose potrebbero svelarmi! Potrei risolvere molti misteri assai più velocemente.

  Ci provi. Una volta non fa male a nessuno.

  No. È vero.

Quel Dilani mi metteva sempre più in imbarazzo. Non vedevo l’ora che la sua visita finisse, ma non osavo inventarmi qualcosa per farlo andar via, temendo di ottenere l’effetto opposto o di apparire poco disponibile, come chi abbia qualcosa da nascondere.

Qualcosa, in effetti, volevo nascondere, ma nulla che lo riguardasse. Chi si credeva di essere questo Dilani? Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo? Dylan forse avrebbe capito. Dilani poteva solo far confusione. In questa storia non c’era nulla che potesse riguardare la polizia, mi pareva. Forse un inquisitore sarebbe stato più adeguato.

 

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