Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Cap. 1 - A Firenze

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Cap. 1 - A Firenze
WEB-EDITING: I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Bambini      
Pubblicata il 06/05/2012
Visite 3527
Note Una nuova storia da revisionare: vi prego di segnalarmi tutto quello che non vi convince. Immagine di Fabio Balboni

Eccoci con un nuovo romanzo da revisionare! Questo è il seguito di "JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE" (Edizioni Liberodiscrivere). Scrivere un incipit non è mai facile. Farlo per un sequel è ancora più difficile, perché deve poter andar bene sia per chi ha già letto il romanzo precedente, sia per chi ancora non l'ha letto. Questo, poi, è un romanzo per ragazzini (dagli 8 anni in su) e quindi la storia deve risultare leggibile soprattutto per loro. Dato che molti lettori sono comunque adulti, vorrei però che sia interessante e leggibile anche per loro. Sono quindi molto combattuto sull'ordine dei primi tre capitoli. Quale è meglio sia il primo? Per ora eccovene uno, quello che mi pare il più adatto per cominciare la storia.

Vi prego, come al solito, di volermi aiutare correggendo e segnalando (senza pietà) errori, refusi e tutto quello che non vi convince, fosse anche solo il tono di una frase.

E poi... dato che è un romanzo per ragazzi, vorrei che sia illustrato come il primo. Cerco dunque valenti illustratori, anche solo per illustrare una pagina. Mandatemi i vostri disegni.

Grazie!

 

Non è sufficiente il vantaggio che l’uomo si è preso all’inizio della storia
per giustificare il monopolio del progresso.
(Clifford D. Simak – City -“Anni senza fine”)


 
“Ti manca?”
Marika sussultò sentendo la voce del marito. Duccio Flammer, dietro di lei, le poggiò una mano sulla spalla. Abbassando la testa vicino a quella della moglie, si mise a guardare la fotografia del figlio che teneva in mano. La donna ne sentì il respiro e l’affetto. Non rispose. Non ce n’era bisogno.
Jacopo in quell’immagine dell’estate prima aveva solo otto anni ed era un po’ più grassottello. In un anno i bambini cambiano molto. Vederlo così, la fece sorridere. Né lei, né Duccio sapevano, però, che negli ultimi giorni, il figlio aveva potuto mangiare pochissimo ed era dimagrito ancora.
“Anche a me” aggiunse, come se lei avesse annuito, “ma sono tranquillo. Con tuo padre è come se fosse con noi. Non correrà nessun pericolo.”
Duccio era sempre calmo e aveva ancora la capacità di rasserenarla. Non riusciva, però, a non farle patire la lontananza del figlio, per la prima volta lontano da casa per vari giorni.
Marika dondolò la testa in segno di assenso, anche se era poco convinta. Sua mamma diceva sempre che suo padre Erasmo era un ‘avventuriero’ e non poteva darle torto. Almeno non in questo.
Erasmo Fortini era sempre in giro per il mondo, spariva per mesi interi, senza far sapere nulla di sé. Aveva un segreto. Sua moglie lo sapeva e gli aveva sempre proibito di condividerlo con la figlia. Si era sempre rifiutata di seguirlo e gli aveva sempre proibito di portare la bambina con sé. Marika non ne aveva mai capito il motivo, ma sospettava che sua madre ne avesse uno molto valido. Da piccola, le era sempre parsa troppo ansiosa. La faceva arrabbiare: chissà quali divertimenti si perdeva!
Quando suo padre le aveva proposto di portare Jacopo in campeggio, non aveva osato dirgli di no, per non comportarsi come sua madre. Non avrebbe lasciato che la propria apprensione togliesse a suo figlio l’occasione di una bella gita. Le faceva anche piacere che i due, suo padre e suo figlio, si costruissero un rapporto.
Accanto alla foto di Jacopo, sul mobile, c’era quella di suo padre. La larga bocca sorrideva in mezzo alla folta barba bianca da Babbo Natale. Gli occhi avevano la solita aria furba che ben conosceva. Marika pregò che il padre si prendesse cura del suo cucciolo.
Duccio la guardò e capì a cosa pensava.
“È in buone mani, Marika, è come se fosse qui” cercò ancora di confortarla. Non sapeva, però, di sbagliarsi di grosso. In nessun modo avrebbe mai potuto immaginare in quali enormi guai fosse riuscito a cacciarsi loro figlio. Duccio non sapeva nulla, infatti, di ucronie e viaggi nel tempo. Nulla di più di quanto potesse aver letto in qualche romanzo. Non pensava che certe cose esistessero sul serio. Non era tipo da credere ad animali parlanti e mostri provenienti da altri universi. Anche per questo si sbagliava.
 
Ora che Jacopo e il nonno erano partiti, Marika cominciava a pentirsi di non avere avuto la forza di sua madre nel resistere alle pressioni del padre. Erasmo era contrario ai cellulari e diceva sempre che quando si sta in mezzo alla natura bisogna farne a meno. Diceva che se uno deve essere sempre reperibile non è un uomo libero ma uno schiavo. L’aveva già avvertita che fino al loro ritorno non si sarebbero fatti vivi. Questo però non l’aiutava a sentirsi meglio e a farle sentire Jacopo più vicino. In fondo il bambino aveva solo nove anni e poteva avere ancora bisogno di sua madre. Un uomo è un uomo, pensava, non ha le stesse attenzioni di una madre. Suo padre, poi, non aveva davvero l’aria della baby sitter! Nel ripensare a come l’aveva visto l’ultima volta, con il gilet dalle mille tasche, il cappellaccio a falde larghe, barba e capelli lunghi e bianchi, Marika sorrise lievemente.
 
“Dai!” la esortò Duccio “posa la foto. Ti va di andare a un cinema?”
“No. Lascia stare. È tutto ok. Mi devo solo abituare a stare senza di lui in casa. È strano come sembri vuota quando non c’è. La mia giornata negli ultimi anni è sempre stata scandita dai suoi orari, ma ora è tutto diverso e non riesco a trovare un ritmo mio.”
“Allora rilassati. Rilassiamoci. Dai, usciamo. Se non ti va un cinema, facciamo una passeggiata.”
Marika non ne aveva voglia, ma accettò. Andarono in centro. I negozi erano aperti. Passeggiarono per via Tornabuoni fino a Lungarno Corsini e si affacciarono da Ponte Vecchio, come due fidanzati in gita. Turisti di ogni nazionalità sciamavano attorno a loro, scattando fotografie o fermandosi a guardare le vetrine degli orefici. L’Arno si stendeva tranquillo sotto Piazzale Michelangelo, scivolando con calma verso Pisa e il mare.
“Il centro è così vicino a casa nostra che si vede il Duomo dalla finestra, eppure era un bel po’ che non venivamo assieme qui. È sempre piacevole.”
“Certo. Ogni tanto ci si può prendere anche una vacanza senza andarsene da Firenze. Ti va un gelato?”
“È quasi ora di cena. Magari potremmo fermarci a mangiare qui.”
“Affare fatto. Da veri turisti!”
Duccio, quando si trattava di mangiare, non diceva mai di no, e la sua mole ne era una prova inconfutabile.
A Marika sembravano davvero strane quelle giornate senza Jacopo. Il suo tempo era sempre scandito dalle attività del figlio.
Ora che il bambino non c’era, le parevano dilatarsi. Ora riusciva a fare tranquillamente le cose per le quali di solito non trovava il momento buono. Era un ritmo diverso, cui non era più abituata. Sarebbe stato così quando Jacopo fosse cresciuto e andato via di casa?
Certo sarebbe riuscita a ritrovare un ordine per le sue cose, ma ora stentava a immaginare come sarebbero state le sue ore. Non pensava che le avrebbe riempite con passeggiate sotto il Duomo o alle Cascine. Magari più avanti ci sarebbero stati dei nipotini, ma la cosa sembrava ancora così lontana. Lontana come ora era lontano Jacopo. Il suo piccolo Jacopo.

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Eccoci con un nuovo romanzo da revisionare! Questo è il seguito di "JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE" (Edizioni Liberodiscrivere). Scrivere un incipit non è mai facile. Farlo per un sequel è ancora più difficile, perché deve poter andar bene sia per chi ha già letto il romanzo precedente, sia per chi ancora non l'ha letto. Questo, poi, è un romanzo per ragazzini (dagli 8 anni in su) e quindi la storia deve risultare leggibile soprattutto per loro. Dato che molti lettori sono comunque adulti, vorrei però che sia interessante e leggibile anche per loro. Sono quindi molto combattuto sull'ordine dei primi tre capitoli. Quale è meglio sia il primo? Per ora eccovene uno, quello che mi pare il più adatto per cominciare la storia.

Vi prego, come al solito, di volermi aiutare correggendo e segnalando (senza pietà) errori, refusi e tutto quello che non vi convince, fosse anche solo il tono di una frase.

E poi... dato che è un romanzo per ragazzi, vorrei che sia illustrato come il primo. Cerco dunque valenti illustratori, anche solo per illustrare una pagina. Mandatemi i vostri disegni.

Grazie!

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