Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Cap. 6 - In un altro Universo

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Cap. 6 - In un altro Universo
WEB-EDITING: I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Dedicato a
Illustrazione di Niccolò Pizzorno
Pubblicata il 22/07/2012
Visite 3359
Note Come sempre vi sarò grato se vorrete aiutarmi a correggere e migliorare questo capitolo.

Cap. 6 - IN UN ALTRO UNIVERSO

 
Solo pochi giorni prima, in un altro universo spazio-temporale, non molto lontano da lì eppure quasi irraggiungibile, separato da secoli di storia, Erasmo, il nonno di Jacopo, e Marta, la nonna di Elisa e Marco, dopo aver scoperto l’arrivo dei raptor, avevano fatto ritorno di corsa all’accampamento, temendo il peggio, e avevano scoperto che i loro nipoti erano scomparsi.
Dopo averli cercato invano attorno al campo e aver lasciato un messaggio per i bambini, erano partiti alla ricerca di aiuto.
 
Quando raggiunsero il posto in cui Erasmo aveva nascosto il suo fuoristrada, avevano entrambi il fiatone per la gran corsa. Erano due nonnetti molto vispi per la loro età, ma correre in salita stanca chiunque. Il potente Hummer H1, il fuoristrada di Erasmo, si arrampicò velocemente verso la Porta del Tempo.
“Dobbiamo convocare una riunione dei Guardiani” disse Erasmo, mentre manovrava le complicate leve della Porta.
“Andiamo a Govinia” suggerì Marta. Govinia era la sede principale dei Guardiani dell’Ucronia. Si trovava in un universo in cui tutti conoscevano le Porte del Tempo e dove i Guardiani erano un’istituzione conosciuta e stimata e non si nascondevano come nel nostro o in altri universi divergenti.
“Mi pare un’ottima idea. Dobbiamo lanciare un allarme generale. Non si tratta solo dei bambini ma di un nuovo universo aggredito dai raptor.”
 
Il grande occhio della Porta del Tempo si aprì su Govinia. Erasmo non cessava mai di meravigliarsi ogni volta che ci metteva piede.
 
Govinia era un mondo altamente tecnologico e nel contempo antichissimo. La possibilità di viaggiare liberamente nel tempo, tra un universo e l’altro, aveva consentito di concentrare tutti i ritrovati della tecnologia e della scienza in quell’unica città. Si poteva dire che quella fosse una città davvero oltre il tempo e lo spazio. Manufatti di ogni epoca si potevano trovare l’uno accanto all’altro. Dipinti dell’età dei faraoni, nuovi di zecca, adornavano le pareti dei palazzi, illuminati da luci fotostatiche che coloravano l’aria con tinte pastello. Strani individui cavalcavano enormi mammut dalle zanne decorate che passeggiavano in mezzo allo sfrecciare delle idrobike, velocissime moto volanti a idrogeno. Grattacieli d’acciaio s’ergevano accanto a templi romani di granito, piramidi fosforescenti, termitai oblunghi, vasche serpentine per la cova, in mezzo alle quali si potevano vedere statue d’ebano di Budda, riproduzioni stilizzate in materiali sconosciuti di Kalì, figure astratte generate dall’allucinata fantasia dei traval, inquietanti monoliti noriziani, obelischi aztechi, chioschi per la distribuzione delle liquigomme, delle grattachecche, del succo di lupurm, di ginger ale e di gelati all’alsaziana. Cascate colorate e fosforescenti si stagliavano alle spalle di giardini zen, di labirinti di siepi all’italiana, di prati per il gioco della pelota o del qualun. Tra rock gardens, campi da golf sintetici e collinette per slundam, uomini vestiti come antichi greci passeggiavano assieme a donne con abiti di sintopelle e stivali a reazione, che portavano al guinzaglio piccoli dinosauri o animali improbabili frutto della biogenetica del terzo millennio. Accanto agli uomini passeggiavano o discutevano tra loro orsi armati, scimpanzé dal volto truccato come ballerine, senol dalle code interminabili, pappagalli iridescenti, paduri saltellanti, gorilla scontrosi, lontre altezzose, ornitorinchi voleani, iguane occhialute, castori che trascinavano seghe e asce, suricati eccitati, topi in marsina e molti altri esseri, provenienti da universi in cui le loro specie si erano evolute e avevano sviluppato proprie civiltà. Di alcuni di loro era difficile riuscire a dedurre l’origine evolutiva. Il buon vecchio barbuto Darwin in quel posto sarebbe impazzito.
 
Erasmo e Marta conoscevano bene Govinia, dove erano stati a varie riunioni dei Guardiani dell’Ucronia. Erasmo chiamò un alitaxi.
Un attimo dopo volavano comodamente seduti in una carrozza dall’aria seicentesca, tirata non da cavalli, ma sorretta ai quattro lati da enormi uccelli intelligenti, ma un po’ tonti.
“Al Ministero Ucronico” ordinò Erasmo in universalico, la lingua comune dei Guardiani dell’Ucronia, che era anche la lingua ufficiale di Govinia.
“Ci saremo in un quarto d’ora” rispose con tono gutturale uno dei quattro grandi uccelli, voltando per poco il grande becco azzurro e verde verso di loro.
La carrozza sfrecciò verso il centro di Govinia, sorvolando strade colme di auto, carrozze e animali d’ogni tipo e destreggiandosi tra razzi fotonici, aerei a quattro ali, dirigibili con pale da elicotteri, uccelli d’ogni genere, pterodattili, aerostati, pipistrelli variopinti, idrobike biposto, immensi megatruk volanti e treni alati. Più in alto, idrojet, navi stellari e starconver erano solo dei veloci punti nel cielo.
 
Ad attenderli, davanti al Ministero, c’era una scimmia tutt’ossa, alta e magra, che rispondeva al nome di Sapur. Erasmo già gli aveva preannunciato il loro arrivo e il motivo della loro venuta e Sapur, diligentemente, aveva informato il loro comune amico Grann, affinché intercedesse presso il Consiglio e il Ministero.
“Il mio palpitante cuore si riempie di flussi radiosi di gioia irrefrenabile nello scorgere le vostre amabili figure, gloriosa memoria di meravigliosi tempi trascorsi ormai da troppe ere” li salutò la scimmia, con la sua solita aulica parlata.
“Fa piacere anche a noi incontrarti di nuovo” rispose assai più sbrigativamente Erasmo, abbracciando l’amico, che da bravo quadrumane, gli saltò addosso, stringendolo con tutti e quattro gli arti.
“Venite, lasciate che umilmente mi trascini per questo glorioso selciato, per condurvi all’attesa presenza del nostro comune compagno di remote avventure, il tigrato Grann dalle infinite negazioni verbali ma dal positivo cuore.”
 
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Come sempre, mi auguro che abbiate voglia di aiutarmi a revisionare e migliorare questo capitolo. Grazie in aniticipo.

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