Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Cap. 7 - Non siamo soli nell´universo

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Cap. 7 - Non siamo soli nell´universo
WEB-EDITING: I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantascienza      
Dedicato a
Illustrazione di Fabio Balboni
Pubblicata il 07/08/2012
Visite 2872
Note Aspetto come sempre che mi segnaliate come correggere e migliorare questo capitolo.

 

 
Con disegni e scritte, il suricato Vaaa fece capire ai bambini che non erano i soli esseri umani da quelle parti.
“Grande!” commentò Marco, cercando invano di affondare le mani nelle tasche dei pantaloni che non aveva, essendo ancora in mutande.
Jacopo, ancora più eccitato, cercò di farsi dire se avevano case e città, ma dalle descrizioni del suricato dedusse che purtroppo dovevano essere solo degli esseri primitivi. Marco ed Elisa si afflosciarono per la delusione. Jacopo cercò di mantenere l’entusiasmo iniziale: non erano del tutto soli in un mondo di suricati!
Vaaa gli fece capire che oltre a loro (e ai raptor, se ce n’erano) in quella terra doveva esserci anche un’altra razza intelligente. Gli parve, però, che tra questi e i suricati non corresse buon sangue. Il disegno che Kliiin ne fece sulla sua pergamena a Jacopo non pareva raffigurare un animale molto diverso da un suricato.
“Saariii? Altri suricati?” chiese. Vaaa parve aver capito la domanda, che lo fece indignare. Rifece il disegno, evidenziando le differenze tra l’animale raffigurato e lui.
“In effetti, non mi pare un suricato” osservò Marco.
“Quella è acqua, vero? L’ha disegnato che nuota” notò Elisa “i suricati odiano l’acqua. Non può essere uno di loro.”
“E a quanto pare odiano anche chi ci vive!” rispose suo fratello.
“Forse è una lontra” propose Jacopo.
“Già” osservò Elisa.
“Forse” ammise Marco.
“Lontre e suricati!” sbuffò Jacopo. “Siamo finiti in un universo dominato da lontre e suricati!”
“Già!” fece Elisa.
“Pare” rispose Marco. “Dunque non solo gli uomini hanno sviluppato delle civiltà evolute. Non ci avevo mai pensato prima: è stato solo per un caso che l’uomo sia divenuto la razza dominante nel nostro universo. C’erano molti altri… candidati. Magari da qualche parte c’è persino un universo in cui le sorelle non sono tutte idiote!”
“Scemo!” rispose Elisa, mollandogli un calcio, che Marco schivò, facendole quasi perdere l’equilibrio.
“Abbiamo già incontrato raptor, orsi, suricati e presto, a quanto pare, incontreremo anche lontre intelligenti. Io credo che da qualche parte ci sia sempre un universo in cui un’altra razza si sia sviluppata più che da noi. Gli uomini sono molto stupidi a credersi così speciali! E anche i fratelli! L’evoluzione può prendere molte strade diverse. Non c’è nulla di scontato” disse Elisa.
“Un universo dominato dalle sorelle! Che meraviglia!” la derise Marco.
“Vorrei, però, conoscere gli uomini che ci sono da queste parti. Mi piacerebbe fossero almeno un po’ civili” disse Jacopo “così potrebbero aiutarci. Con gli uomini preistorici del Popolo delle Amigdale ci siamo trovati bene e ci hanno aiutato molto.”
“Speriamo” aggiunse Marco “io sono proprio stufo di tutti questi topi, asciutti o bagnati che siano!”
“Speriamo” rispose Elisa “ma ne dubito. I disegni di Vaaa mi sono parsi chiari: vivono in mezzo agli alberi e non hanno vestiti, non hanno neanche disegnato un piccolo attrezzo. Mi paiono quasi scimmie e forse lo sono. Noi li confondiamo con le lontre, ma per loro non deve esserci gran differenza tra uno scimpanzé e un uomo.”
 
I bambini insistettero per incontrare comunque questi uomini. I due ‘professori’, accettarono di accompagnarli, ma non fu chiaro quando sarebbero riusciti a partire.
Pareva si trattasse di fare un piccolo viaggio e di raggiungere la foresta. Intorno a loro, però, di boschi non se ne vedevano. C’erano, infatti, solo alberi radi, per lo più da frutta. Passeggiando per i prati, i bambini avevano scoperto che erano stati proprio i suricati a piantare tutti quei fiori e forse anche i pochi alberi.
“Penso che debbano aver spianato loro queste colline” osservò Jacopo “visto come scavano in fretta, non mi stupirebbe che abbiano creato questa valle e altre simili scavando la montagna.”
Nel tempo da cui venivano, infatti, quella valle non esisteva, ma era parte della montagna e ricoperta di piante.
“Secondo te, Jacopo, dove siamo arrivati questa volta, varcando la Porta?” chiese Elisa in un momento in cui si stavano riposando distesi nel prato a pancia all’aria, guardando rilassati le nuvole passare su di loro. “Pensi che sia l’universo da cui è arrivato il professor Siiiak?”
“Credo di sì. Anche qui la loro è una razza dominante, però credo che siamo in un’altra epoca. Forse precedente. Sembrano meno evoluti di Siiiak e degli altri suricati che abbiamo incontrato al di là della Porta.”
“Io continuo a non capire bene come funzionano queste Porte del Tempo” si lamentò Elisa.
“Credo che alcune di quelle leve consentano di spostarsi avanti e indietro nel tempo, altre invece ti fanno spostare da un universo all’altro.”
“Dove un universo sarebbe un mondo nato da qualche variazione della storia avvenuta nel passato, vero? Per esempio il fatto che l’umanità si sia evoluta ha determinato la nascita del nostro universo, mentre dove i suricati hanno sviluppato una loro civiltà siamo in un altro universo?” chiese Elisa.
“Credo sia proprio così. Ogni cosa che si verifica nella storia, anche la più piccola, fa nascere un universo e il suo ‘opposto’, cioè un universo divergente, in cui quella cosa non è mai successa” le rispose con aria saputa suo fratello.
“E quindi ci devono essere tantissimi universi!” concluse Elisa.
“Certo. Credo ce ne siano milioni di milioni di milioni” disse Jacopo. “Così dicevano i nonni e il professor Siiiak.”
“Quindi finché restiamo qui non abbiamo quasi nessuna possibilità che i nonni riescano a ritrovarci, vero?” aggiunse la bambina con aria preoccupata.
“Temo proprio di no” rispose Jacopo. “Tutto dipende da noi. Se non torniamo alla Porta e non la riprogrammiamo, non torneremo mai più a casa. E forse più probabile che ci trovino altri nonni, provenienti da altri universi, i ‘duplicati’ dei nostri, nati da qualche ucronia.”
“Io vorrei tanto rivedere mamma e papà” si lamentò Elisa. In un’altra occasione suo fratello l’avrebbe sicuramente derisa per una simile frase, ma in quel momento non era davvero dello spirito adatto e, in effetti, anche lui sentiva nostalgia di casa.
“Anch’io” rispose Jacopo. I due bambini avevano entrambi gli occhi lucidi, ma non piansero. Le avventure passate negli ultimi dieci giorni li avevano resi più forti e molto più adulti. Anche Marco sembrava cambiato e meno spavaldo. Avevano affrontato australopitechi aggressivi, lupi, orsi e leoni delle caverne e soprattutto avevano combattuto contro i terribili intelliraptor, che avevano costruito millenni prima le Porte del Tempo e ora le usavano per scorrazzare da un universo all’altro e andare a caccia di qualunque animale trovassero, per puro, sadico divertimento. Non mangiavano neppure le loro vittime, questi raptor.
Jacopo e i suoi amici erano persino riusciti a ucciderne uno, ma il padre di questo, il raptor Gruhum, sfuggito alla trappola in cui era caduto suo figlio, aveva giurato di vendicarsi, uccidendo Jacopo. Aveva promesso di cercarlo ovunque il bambino si fosse nascosto.
Jacopo aveva lasciato la sua mamma e la sua casa per seguire suo nonno Erasmo in quello che sua madre credeva fosse un semplice campeggio e suo nonno voleva fosse una facile gita nella preistoria, alla scoperta dell’Homo Aeserniensis, l’uomo primitivo che abitava le valli del Molise 750.000 anni prima. L’arrivo dei raptor, però, aveva cambiato ogni progetto. Jacopo Flammer e i due fratelli Russo erano stati separati dai rispettivi nonni, entrambi Guardiani dell’Ucronia. Da allora erano passati una decina di giorni e se  Jacopo fosse ancora stato nel suo tempo, sarebbe stato il 1° luglio 2006.
 

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Aspetto come sempre i vostri commenti (i più spietati possibile!) per migliorare questo capitolo.

05/09/2012: ho diviso in due il capitolo. La seconda parte ora è il cap. 9.

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