Paolo Cugurra
LA CORONA E L’ALTARE

Titolo LA CORONA E L’ALTARE
La mancata svolta cristiana della Chiesa
Autore Paolo Cugurra
Genere Saggistica - Filosofia      
Pubblicata il 17/08/2012
Visite 5053
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  129
ISBN 9788873883951
Pagine 142
Prezzo Libro 12,00 € PayPal
Dopo i recenti saggi “Pensieri Giacobini” e “Pateravegloria”, pubblicati dallo stesso editore, questo libro esprime altre riflessioni di Paolo Cugurra, con il proposito di ricordare eventi storici dimenticati o passati intenzionalmente sotto silenzio.
L’autore, in questa ulteriore occasione, non risparmia critiche al persistente e ostinato ruolo di una Chiesa che più che mai oggi non accenna a discostarsi dalla sua bimillenaria involuzione.
Pur nella sua ragionata estraneità, Cugurra ne prova rammarico, mosso da un sentimento di riguardo verso le persone, spesso eccellenti, che vi soggiaciono e vorrebbe davvero che una rinascita cristiana della Chiesa cattolica, da non pochi auspicata, prendesse campo, sempre più.
 
S. SILVESTRO PAPA ( 315 d.c.)
Figlio di Ruffino, romano, … battezzò Costantino Magno Imperatore, ab eoq. fu donato il dominio sull’Italia, morì nell’anno 335 fu sepolto nel cimitero di Priscilla nella via Salaria.
 
COSTANTINO “Essendo battezzato guarì miracolosamente dalla lepra (lebbra). Silvestro lo esortò a beneficar la Chiesa, onde, ripieno Costantino della divina grazia, cominciò ad edificare molte nobilissime chiese, con molte pretiose gemme, e poderi, e redite (rendite). All’ultimo esso S. Costantino donò alla Chiesa l’istessa Città di Roma, con molti altri luoghi. Egli se n’andò ad habitare in Costantinopoli ecc.”.
 
TEODOSIO “… ma anco devotissimo di Gesù Cristo nostro signore: onde perciò estinse (cioè uccise) tutti gl’heretici, e superò i Tiranni (cioè li sconfisse)”.
Visse fino a 50 anni e morì in Milano alla presenza del Beato Ambrogio.
(anni di Cristo 379).
 
(Dal “Bullarium Romanum” del Laerte Cherubini, in cinque tomi, 1673, Lione)
 
 
KANT
“Ogni religione consiste nel considerare Dio, rispetto a tutti i nostri doveri, come il legislatore universalmente degno di venerazione. Di conseguenza, quando si tratta di determinare il nostro comportamento in conformità alla religione, l’importante è sapere in che modo Dio voglia essere onorato (e obbedito).
Ora, una volontà divina legislatrice comanda o mediante leggi in sé semplicemente statutarie, oppure mediante leggi puramente morali.
Per quanto riguarda le leggi puramente morali, ognuno è in grado di conoscere da sé, in virtù della propria ragione, la volontà di Dio che sta a fondamento della religione. Il concetto della divinità, infatti, scaturisce autenticamente e soltanto (a) dalla consapevolezza relativa a queste leggi e (b) dal bisogno razionale di ammettere una potenza che sia in grado di procurare a esse, in armonia con il fine etico ultimo, tutta l’efficacia possibile nel mondo. È il concetto di una volontà divina determinata semplicemente secondo leggi morali pure, dunque, a consentirci di pensare un unico Dio e un’unica religione puramente morale.
Se però ammettiamo delle leggi statutarie divine e facciamo consistere la religione nell’osservanza di esse, allora è possibile avere cognizione di queste leggi, non mediante la nostra semplice ragione, bensì soltanto mediante rivelazione e tale rivelazione ….. sarebbe pur sempre una fede storica, non una fede razionale pura …..
Se dunque alla domanda «In che modo Dio vuole essere onorato?» si deve dare una risposta universalmente valida per ogni uomo considerato semplicemente in quanto uomo, allora non c’è nessun dubbio che la legislazione fondata sulla volontà di Dio debba essere una legislazione semplicemente morale. Infatti, la legislazione statutaria (che presuppone una rivelazione) può essere considerata soltanto come una legislazione accidentale che non ha raggiunto o non può raggiungere tutti gli uomini e perciò non si può ritenerla obbligatoria per l’uomo in generale.
Pertanto rendono a Dio la vera venerazione, quella che Egli stesso esige, “non coloro che dicono “Signore, Signore!”, ma coloro che fanno la volontà di Dio” (Matteo 7, 21); quindi non coloro che cercano di essergli graditi glorificandolo (o glorificando il Suo inviato in quanto essere di origine divina) sulla base di concetti rivelati che non tutti possono avere, bensì quelli che cercano di compiacerli mediante una buona condotta di vita, riguardo alla quale ogni uomo conosce la volontà di Dio.
(Immanuel Kant, “La religione entro i limiti della semplice ragione”, Bompiani 2001, con testi a fronte, pagg. 247 e 249). 
 
S. PAOLO. Lettera ai Romani.
Orbene tu che ti fai bello del nome di Giudeo e ti riposi sopra la legge, e ti glori in Dio e ne conosci i voleri, e che istruito dalla legge sai distinguere ciò che è meglio, e che ti persuadi di essere guida dei ciechi, luce di chi è nelle tenebre, dottore degli ignoranti, maestro dei fanciulli, perché possiedi nella Legge l’ultima parola della scienza e della verità; tu dunque, che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che condanni l’adulterio, sei adultero? Tu che hai in abominio gli idoli, ne saccheggi i templi? Tu che ti glorii della Legge, disonori Dio col violarne la legge?” Poiché, il nome di Dio è per cagion vostra bestemmiato tra i Gentili”, siccome sta scritto.
Certo, la circoncisione giova, se osservi la Legge; ma, se trasgredisci la Legge, da circonciso diventi incirconciso. Se dunque un incirconciso osserva i precetti della Legge, non sarà egli con tutta la sua incirconcisione riguardato come circonciso? Anzi, proprio colui che di nascita è incirconciso e osserva la Legge giudicherà te, che con tutta la lettera della Legge e con la tua circoncisione trasgredisci la Legge. Poiché vero Giudeo non è chi lo è soltanto al di fuori; né circoncisione genuina è la circoncisione visibile nella carne, ma è vero Giudeo chi è tale nel segreto del cuore; e vera circoncisione è quella del cuore, che si compie cioè secondo lo spirito e non secondo la lettera. Questi non dagli uomini ha lode, ma da Dio.
(Le lettere di S. Paolo, SEI Torino 1962, pagg. 181-182).
 
VOLTAIRE. Dizionario filosofico.
“E d'altronde gli apostoli annunciano Gesù come giudeo, osservante della legge giudaica, mandato da Dio per farla meglio osservare. “La circoncisione è utile – dice Paolo (Ai Romani, c. II) – se voi osservate la Legge; ma se la violate, la vostra circoncisione è come nulla. E se un non circonciso osserva la Legge, sarà come circonciso. Il vero giudeo è colui che è giudeo nell’anima”.
(Voltaire, Dizionario Filosofico, voce “Cristianesimo. Ricerche storiche sul Cristianesimo”, Einaudi Torino 1950, pag. 117).
 
* * * * *
 
Un miracolo, secondo la forza della parola, è una cosa ammirevole, meravigliosa. In questo senso, tutto al mondo è miracolo: l’ordine prodigioso della natura, la rotazione di cento milioni di soli, la attività della luce, la vita degli animali, sono altrettanti miracoli continui. Ma, secondo il linguaggio comune noi chiamiamo “miracolo “ un fatto che violi quelle leggi divine ed eterne: come sarebbe un’eclisse di sole in una notte di luna piena, o un morto che faccia due leghe a piedi portandosi la testa sotto il braccio.
(Voltaire, Dizionario Filosofico, voce “Miracoli”, Einaudi Torino 1950, pag. 329).
 
 
 
Poteva trattarsi di un giro di boa epocale.
Fu un periodo di tempo assai breve quello che trasformò l’Italia in un pollaio.
Altro non si udiva che: “Pio, pio, pio ….”
Cosa era successo? Era successo che dopo un Cappellari detto Gregorio XVI, decisamente conservatore, il nuovo papa con i primi segni del suo governo sembrava aver impresso alla politica della Chiesa un corso diverso.
Provvedimenti di clemenza, peraltro consueti in coincidenza dell’avvento di qualsiasi nuovo sovrano, avevano ingenerato nello spirito dei riformatori speranze a lungo sopite.
Se ne pentirono presto. Ma prima di loro se ne pentì lo stesso papa, Giovanni Mastai Ferretti, nobile di Sinigallia, che aveva assunto il nome di Pio IX.
Mise subito tutto in chiaro. Ribadì la conferma dei princìpi basilari per una continuità dispotica del dominio temporale e per la sostanziale affinità della politica romana rispetto a quella della alleata viennese, nonostante i dissapori dovuti a talune invadenze territoriali di quest’ultima sui confini settentrionali della Chiesa, presto ammorbiditi ed obliati con silenziosa diplomazia.
Quindi, cari patrioti italiani, non se ne fece nulla.
Eppure Pio IX aveva ricevuto una esortazione intelligente e garbata, pur decisamente provocatoria, dall’apostolo laico Giuseppe Mazzini, il quale da Londra, l’8 settembre 1847, rendeva pubblica una lettera al Papa assai articolata, ove tra l’altro scriveva: “Siate credente. Aborrite dall’essere re, politico, uomo di stato. Non transigete coll’errore; non vi contaminate di diplomazia; non venite a patti colla paura, cogli spedienti, colle false dottrine d’una legalità che non è se non menzogna inventata quando la fede manca.
Non abbiate consiglio se non da Dio, dalle ispirazioni del vostro cuore, e dalla imperiosa necessità di riedificare un tempio alla verità, alla giustizia, alla fede. Chiedete a Dio, raccolto in entusiasmo d’amore per l’umanità e fuori d’ogni umano riguardo, che ei v’insegni la via; poi ponetevi su quella colla fiducia del trionfatore sulla fronte, colla irrevocabile decisione del martire in cuore. Non guardate a dritta o a sinistra; ma davanti a voi e al cielo”.
E più avanti:
“Unificate l’Italia, la patria vostra; e per questo non avete bisogno d’operare, ma di benedire chi opererà per voi e nel vostro nome. Raccogliete intorno a voi quelli che rappresentano meglio il partito nazionale. Non mendicate alleanze di principi: seguite a conquistare l’alleanza del nostro popolo.
Diteci: “l’unità d’Italia dev’essere un fatto del secolo decimo nono”, e basterà”.
(De Nardi, Giuseppe Mazzini, Milano 1872, pagg. 522/12).
Le cose continuarono ad andare come prima, e sappiamo quale ne fu lo svolgimento tortuoso fino al risultato, che allora sembrava impossibile, dell’unità d’Italia.
Questa venne realizzata – lo si sa – a dispetto e con grave disappunto della Chiesa romana, reazionaria e, come si diceva allora, austriacante.
Viene da chiedersi: come sarebbero andate le cose se quella volta la Chiesa avesse davvero mutato politica prendendo le parti del Risorgimento?
Prima di avventurarci nella risposta, o nelle varie ipotesi che nella risposta si possono formulare, giudichiamo opportuno retrocedere di almeno cento anni, figuratevi un po’, per riflettere sui conflitti duri, durissimi che la Chiesa condusse contro le istanze riformatrici che furono manifestate da liberi pensatori nel secolo dei lumi.
Infatti è necessario ricordare che i nostri patrioti risorgimentali altro non furono che pronipoti ideali di quei pensatori che in varie forme, ma sempre con sovrumano coraggio, osarono opporre la razionalità e la logica al dispotismo irrazionale e privo di logica del trono e dell’altare, avendo come obiettivo la libertà di pensiero e la giustizia sociale: perché gli uomini, insomma, fossero liberi ed eguali, tutti, ovunque.
Oggi sembrano princìpi elementari e incontestabili anche a persone aduse all’inginocchiatoio, ma allora venivano osteggiati da ogni tipo di sermone o stampato ecclesiastico, che li qualificava parto del demonio in persona.
Fu un’avversione spietata, che si avvalse di ogni ramificazione della quale la Chiesa potesse disporre sul territorio, vale a dire un organigramma imponente.
 
Dopo i recenti saggi “Pensieri Giacobini” e “Pateravegloria”, pubblicati dallo stesso editore, questo libro esprime altre riflessioni di Paolo Cugurra, con il proposito di ricordare eventi storici dimenticati o passati intenzionalmente sotto silenzio.
L’autore, in questa ulteriore occasione, non risparmia critiche al persistente e ostinato ruolo di una Chiesa che più che mai oggi non accenna a discostarsi dalla sua bimillenaria involuzione.
Pur nella sua ragionata estraneità, Cugurra ne prova rammarico, mosso da un sentimento di riguardo verso le persone, spesso eccellenti, che vi soggiaciono e vorrebbe davvero che una rinascita cristiana della Chiesa cattolica, da non pochi auspicata, prendesse campo, sempre più.
 

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