A.N.D.O.S. onlus
Una vita sospesa

Titolo Una vita sospesa
Dalle paure di sempre alle nuove speranze
Autore A.N.D.O.S. onlus
Genere Medicina      
Pubblicata il 31/08/2012
Visite 7268
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Fuori Collana  N.  126
ISBN 9788873883913
Pagine 64
Note Autori: Fulvia Pedani - Alfonso Frigerio con allegato DVD realizzato da Golden Stars Communication: Roberto Bannò cell: +39.3388023585 e-mail: roberto_banno@hotmail.it
“Un vita sospesa” è un progetto di formazione-informazione che si propone di aiutare a superare
“la paura di sempre” del tumore al seno, poiché se preso
in tempo e con “Il Gusto della Vita” può essere combattuto.
Lo scopo primario è quello di fornire una corretta informazione centrata sull'importanza dello screening per migliorare sia la qualità della vita, sia le probabilità di sopravvivenza a lungo termine, anche oltre 20 anni, volta a stimolare l’adesione ai programmi di screening nazionali - ancora troppo disattesi - focalizzando l’attenzione sul superamento della paura per la malattia e soprattutto
sulle complesse implicazioni socio-familiari conseguenti. 
In Italia, ogni anno, vengono diagnosticati circa 40.000 
nuovi casi di tumore al seno, con più di 11 mila vittime anno. 
Tuttavia, oggi una donna colpita da carcinoma mammario, se aderisce regolarmente allo screening mammografico, dimezza il suo rischio di morire per
questo tumore e ha circa il 39% di possibilità in più
di sopravvivere rispetto a 20 anni fa. 
L’altro messaggio - che vorremmo lanciare- è che non si è soli, vi sono molte associazioni di volontariato che possono sostenere e accompagnare per tutto il cammino.

INTRODUZIONE

Fulvia Pedani

“Un uomo può compiere imprese stupefacenti e assimilare una grande

quantità di conoscenze, eppure non avere alcuna comprensione di sé.

Ma la sofferenza spinge un uomo a guardarsi dentro. 

Se vi riesce, ecco che là, dentro di lui, comincia il suo apprendimento”

Søren Kierkegaaard

Il progetto di formazione-informazione “Una Vita Sospesa”, libro e film cortometraggio, è nato per lanciare un messaggio chiaro e convincente a superare “la paura di sempre” del tumore del seno e affrontarlo col “gusto della Vita”, poiché se preso in tempo e nel giusto modo può essere combattuto. Lo scopo primario è quello di fornire una corretta informazione centrata sull’importanza dello screening per migliorare sia la qualità della vita sia le probabilità di sopravvivenza a lungo termine, anche oltre 20 anni, volta a stimolare l’adesione ai programmi di screening nazionali, focalizzando l’attenzione sul superamento della paura per la malattia e soprattutto sulle complesse implicazioni socio-familiari conseguenti. 

L’altro messaggio che vorremmo lanciare è che non si è soli, vi sono molte associazioni di volontariato che possono sostenere e accompagnare per tutto il cammino e oltre. Un invito a non sentirsi isolati, a saper chiedere e ricevere aiuto, a non lasciarsi sopraffare dall’angosia e dalla disperazione; ma imparare ad esprimere i propri stati d’animo e timori, acquisendo la consapevolezza che tutto può essere affrontato con leggerezza, anche ciò che sembrava impossibile, se non ci isoliamo. Trasformare l’ansia e la disperazione in determinazione, ritrovando una scala di valori più forte e una più radicata voglia di vivere proiettate verso il proprio benessere psicofisico, dedicandosi a se stesse con rispetto e gioia, può diventare una buona risorsa per sanare relazioni, risolvere antichi dissapori e ferite emozionali lasciandosi il passato alle spalle e imparando a dedicare il tempo necessario alle piccole cose, che rendono piacevole la vita e gratificano.

La paura e l’angoscia di fronte alla scoperta di un tumore al seno non sono facili da gestire, interrompono bruscamente progettualità e speranze, all’improvviso il ritmo della vita sembra sospeso e che non ci sia altro spazio se non per la malattia. Le modifiche fisiche conseguenti all’intervento chirurgico alterano l’immagine di sé, modificando la parte del corpo che simboleggia la femminilità nelle tre fondamentali sfere della vita privata e di relazione: l’immagine, la maternità, la sessualità, con ripercussioni severe sia sulla qualità di vita sia sull’intimità e il rapporto di coppia. Un vero e proprio “terremoto emotivo”.

Per questo è necessario non soffocare le proprie emozioni, non colpevolizzarsi e percorrere fino in fondo la complicata strada della ricostruzione di sé e della propria immagine interiore. In questo delicato percorso la famiglia, le amiche, ma anche altre donne che hanno superato il tumore sono una grande risorsa, una vera ancora di salvataggio. Ricevere, come chiedere aiuto, non significa rinunciare alla propria indipendenza, anzi è un gesto d’amore e di generosità. 

Negli ultimi trent’anni il numero di donne alle quali viene diagnosticato un tumore al seno è notevolmente aumentato, soprattutto nei paesi industrializzati, ciò è dovuto: da un lato all’allungamento della vita media, dall’altro alle condizioni ambientali e allo stile di vita “occidentale”; tuttavia le campagne di screening e la migliore informazione della popolazione consentono oggi un sempre maggior numero di casi diagnosticati precocemente. 

L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità - segnala circa 200 mila nuovi casi diagnosticati all’anno in Europa e 184 mila negli Stati Uniti, mentre in Asia e Africa l’incidenza è più bassa. Gli epidemiologi prevedono un ulteriore aumento dell’incidenza nei prossimi 10 – 15 anni nei paesi sviluppati. 

In Italia, ogni anno vengono diagnosticati circa 40.000 nuovi casi di tumore al seno, con più di 11 mila vittime. L’incidenza è maggiore nel nord-centro Italia, con una probabilità del 40% in meno di ammalarsi al Sud. La differenza è correlata con i differenti stili di vita e al fatto che nelle regioni meridionali le donne mediamente hanno più figli. Secondo i Registri Tumori ogni anno questa malattia colpisce 92 donne su centomila a Torino, 95 a Genova, 99 a Varese, mentre tale valore a Latina scende a 52 e a Ragusa a 68. 

Paura e disinformazione sono un’accoppiata pericolosa, che ancor oggi può indurre troppo spesso la donna a chiedere aiuto in ritardo per timore della malattia e delle cure correlate, che considera tossiche e potenzialmente mutilanti. Le donne devono avere un’informazione chiara e puntuale sui rischi legati al ritardo diagnostico e sui benefici della diagnosi precoce, poiché la corretta informazione e l’educazione alla diagnosi precoce si è tradotta in un aumento delle probabilità di sopravvivenza. Infatti, per quanto il tumore al seno sia mediamente in aumento, la mortalità è continuamente in riduzione. In Italia i decessi dovuti al cancro della mammella sono diminuiti addirittura dell’11 %, e la mortalità è scesa anche tra le donne giovani, per le quali la diagnosi precoce è spesso più difficile. Oggi una donna colpita da carcinoma mammario, se aderisce regolarmente allo screening mammografico, dimezza il suo rischio di morire per questo tumore, e ha circa il 39% di probabilità in più di sopravvivere rispetto a 20 anni fa. 

Questo successo è dovuto soprattutto all’informazione e alla diffusione dello screening mediante mammografia. L’evoluzione tecnologica ha portato alla diffusione di mammografi digitali in grado di ottimizzare e quindi ridurre la dose di radiazioni, nonché di migliorare la gestione e le possibilità di lettura degli esami.

La prevenzione non è però che una delle armi efficaci. Importanti progressi sono stati compiuti dalla chirurgia conservativa, iniziata e ideata in Italia dal prof. Veronesi, anche se proprio la diagnosi precoce ha consentito interventi sempre più limitati su lesioni sempre più piccole e iniziali.

Sul “New England Journal of Medicine”sono stati pubblicati i risultati del Prof. Veronesi dopo 20 anni di osservazione, che hanno dimostrato come non vi sia differenza tra la sopravvivenza delle pazienti che hanno subito un intervento conservativo completato dalla radioterapia e quelle mastectomizzate, anche dopo 20 anni di distanza dall’intervento.

Notevoli progressi sono stati compiuti anche dall’affinarsi delle tecniche diagnostiche anatomo-patologiche, che hanno consentito di identificare differenti istotipi di tumore con differente aggressività biologica, permettendo terapie mediche sempre più mirate e specifiche. 

Test genetici, in corso di validazione, inoltre consentiranno di identificare con maggiore precisione tra le pazienti “a basso rischio” quelle che in realtà hanno caratteristiche più insidiose, permettendo in questi casi l’associazione della chemioterapia con ulteriore riduzione del rischio di ricaduta.

I nuovi chemioterapici, come ad esempio i Taxani, e gli anticorpi monoclonali, quali il Trastuzumab (Herceptin), hanno potenziato l’efficacia della chemioterapia adiuvante, ovvero di prevenzione in assenza di malattia dopo l’intervento chirurgico. Il Trastuzumab (Herceptin) in particolare ha aumentato la sopravvivenza libera da malattia del 30% circa a 5 anni in quella determinata fascia del 20%-25% dei tumori al seno, che presentano sulla loro superficie cellulare una diffusa espressione della proteina specifica contro cui agisce. Anche l’ormonoterapia, come la chemioterapia, si inserisce nell’ottica della terapia precauzionale con l’intento di aumentare la probabilità di guarigione definitiva.

Sono proprio le differenti metodiche di terapia adiuvante, variamente combinate tra loro secondo il tipo specifico di tumore individuale, che hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti che al momento dell’intervento chirurgico presentano un rischio di recidiva intermedio o alto. 

Le donne arrivano all’oncologo impaurite per la perdita dei capelli, per la tossicità delle cure, per timore del dolore; compito del medico è spiegare che il termine chemioterapia non è più sinonimo di sofferenza: l’informazione adeguata sulla possibilità di gestire efficacemente gli effetti collaterali delle terapie, grazie a rimedi che un tempo non erano disponibili, e di usufruire di un supporto efficace di psicoterapia, rendono più tollerabili i trattamenti e la consapevole accettazione degli stessi. 

La chirurgia conservativa rende dal punto di vista psicologico più accettabile l’intervento da parte della donna. Qualora questa non sia fattibile, i progressi in chirurgia plastica ricostruttiva consentono un eccellente recupero estetico, senza influenzare negativamente il decorso della malattia, né la sua prognosi. Questa possibilità aiuta ad affrontare in modo più sereno il periodo postoperatorio, limitando il danno psicologico dovuto all’alterazione dell’immagine corporea ed evitando inoltre l’uso fastidioso di protesi mammarie esterne. 

Negli ultimi 30 anni l’approccio diagnostico e terapeutico al tumore della mammella è cambiato radicalmente, dimostrando la superiorità del trattamento combinato (chirurgia, radioterapia, chemio e/o ormonoterapia associati in sequenza variabile) rispetto alla singola modalità.

Si stima che svilupperanno un tumore della mammella:

- 1 donna ogni 3700 entro i 30 anni;

- 1 ogni 200 prima dei 40 anni;

- 1 ogni 50 entro i 50 anni;

- 1 ogni 24 entro i 60 anni;

- 1 su 15 entro 70 anni di età;

- 1 donna su 9 nel corso della vita.

Sono considerati fattori protettivi:

1. Prima gravidanza prima dei 20 anni;

2. Allattamento al seno;

3. Mestruazioni tardive (dopo i 13 anni).

Tra i fattori principali di rischio di ammalarsi di tumore al seno si ricordano: 

1. Età avanzata;

2. Madre o sorelle con tumore al seno o alle ovaie;

3. Prima gravidanza dopo i 30 anni;

4. Precedenti biopsie al seno;

5. Menopausa tardiva (dopo i 55 anni);

6. Mestruazioni precoci (prima dei 12 anni);

7. Alcol (due o più bicchieri al giorno);

8. Terapia ormonale sostitutiva contro l’osteoporosi;

9. Dieta ricca di grassi animali e povera di frutta e verdura;

10. L’ereditarietà legata alle alterazioni dei geni BRCA1-BRCA2, sebbene l’incidenza sia rara e non superi 1-2%

Ciò che si può consigliare alle donne per la prevenzione primaria (cercare di evitare l’insorgenza del tumore) è di porsi l’obiettivo di seguire un buon stile di vita: una dieta equilibrata e attività fisica sono i pilastri principali.

Il consiglio per la prevenzione secondaria -cioè cercare di diagnosticare precocemente il tumore sul nascere- è fondamentalmente quello di conoscere il proprio corpo, averne consapevolezza, segnalarne i cambiamenti al medico e seguire con fiducia gli inviti dei programmi di screening organizzato, che ormai in Italia coprono gran parte delle regioni e della popolazione (si vedano i siti www.gisma.it - www.osservatorionazionalescreening.it e l’elenco dei referenti regionali in fondo a questo volume). Lo screening mammografico all’origine copriva la fascia d’età compresa tra i 50-69 anni, ma di recente molte regioni lo stanno estendendo alla fascia 45-75 anni, aumentando nettamente la copertura delle fasce più a rischio.

Per le donne con rischio ereditario probabile (almeno tre persone della famiglia con tumore al seno) si consiglia di cercare l’appoggio di un centro di consulenza genetica o di rivolgersi a una delle unità di senologia multidisciplinari -Breast Unit- che si stanno diffondendo anche in Italia.

In conclusione, qualche cenno a due situazioni particolari: il tumore mammario in gravidanza e il tumore mammario nel maschio.

Il tumore al seno in gravidanza è una tipologia particolare, che bisogna tuttavia tenere presente; si tratta di evento raro (intorno all’1% di tutti i tumori mammari), ma non trascurabile, considerando che vengono mediamente diagnosticati da 1 a 7 carcinomi ogni 10.000 donne gravide. Dato, per altro, destinato a crescere visto la sempre maggiore tendenza ad avere gravidanze in età sempre più avanzata, specie la prima.

Il problema principale è il ritardo diagnostico, che in gravidanza si calcola essere compreso fra 2 e 6 mesi. La causa primaria è dovuta al fisiologico cambiamento di stato delle mammelle, che aumentano di volume e di consistenza ostacolando l’identificazione precoce di un nodulo e della modificazione di consistenza della mammella. Contribuisce anche l’ingiustificato timore di sottoporre la donna in gravidanza agli approfondimenti diagnostici di rito. La mammografia può comunque essere effettuata con adeguati accorgimenti tecnici che non espongono il feto a radiazioni, sebbene ecografia mammaria e agoaspirato nei casi sospetti la dovrebbero precedere. La prognosi non è aggravata dallo stato gravidico ed è uguale alle altre pazienti di pari età e allo stesso stadio di malattia. 

L’interruzione della gravidanza non migliora la sopravvivenza della donne e l’aborto viene valutato solo in casi particolari o per espressa volontà della donna. La chirurgia sulla mammella e l’anestesia, non pongono particolari rischi per il feto in qualsiasi periodo di gravidanza. 

Il tumore al seno maschile, anch’esso piuttosto raro (rappresenta meno dell’1% dei tumori del seno), con tassi annui intorno a 1 caso ogni 100.000 uomini; considerato che in un anno vi sono in Italia oltre 40.000 nuovi casi nella donna, il dato maschile non è poi così irrilevante, con circa 400 nuovi casi per anno.

Il tumore mammario maschile viene spesso diagnosticato in fase avanzata per la scarsa conoscenza dell’esistenza e l’assenza di sensibilizzazione: è ancora diffuso il pregiudizio che non esista nel sesso maschile, ed inoltre i maschi sono più restii a rivolgersi al medico, specie per un problema mammario non esistendo nell’immaginario collettivo l’associazione del seno anche con l’uomo.

Anche negli uomini vanno tempestivamente indagati eventuali noduli o cambiamenti nella forma del seno e del capezzolo. Più frequentemente rispetto alla donna si associa a secrezione ematica dal capezzolo, che in alcuni casi è l’unico sintomo; nel 90% dei casi, infatti, è situato al di sotto dell’areola e si può accompagnare ai classici segni di retrazione del capezzolo e della cute.

Come nella donna, il rischio aumenta con l’avanzare dell’età, con massima incidenza tra 60 e 70 anni; quando colpisce un uomo giovane, si può pensare a fattori di rischio di tipo ereditario o genetico. La presenza di casi di tumore al seno in familiari molto stretti può essere un campanello d’allarme: un uomo su 5 con tumore del seno ha parenti stretti – maschi o femmine – colpiti dalla stessa malattia. 

L’incremento dei livelli di estrogeni, anche nell’uomo, facilita la comparsa del tumore al seno, e oggi assume particolare importanza in considerazione di alcuni cambiamenti comportamentali come nel caso di trattamenti ormonali per il cambiamento di sesso. L’iter diagnostico terapeutico è uguale a quello dei tumori femminili a parità di gravità e stadio di malattia.

In conclusione non vi può essere miglior spunto di riflessione del sentimento espresso da una donna, che superato la malattia ha fatto della stessa uno stimolo per il rafforzamento della propria determinazione e creatività, mettendo la propria esperienza al servizio di altre donne per la lotta a favore della prevenzione. In questa poesia un consiglio, una “ricetta” del ben vivere così semplice e chiara per quanto difficile da applicare.

UNA VITA SOSPESA FILM

A.N.D.O.S. onlus

Associazione Nazionale Donne Operate al Seno - Comitato di Torino

In collaborazione con la GOLD STARS COMMUNICATION 

FIDAPA –BPW Italy Distretto NORD-OVEST Sezione Torino San Giovanni

ImPATTO VISIVO e CIS 

Liberamente ispirato al racconto “Una vita sospesa” di Fulvia Pedani

Interpreti 

ELENA la nonna Tatiana Wintler

ELISABETTA Sabrina Bertaccini

FEDERICA la madre Giovanna Figliuzzi

PSICOLOGA Nadia Bengala

ONCOLOGA Elena Presti

ONCOLOGO Roberto Bannò

RADIOLOGA Giovanna Mariscotti

AIUTO RADIOLOGA Durando Manuela

FIGLIE di ELISABETTA Alessia Vagliante, Sara Vagliante

AMICA delle bambine Noemi Nigro

PAZIENTE Silvia Andriani

MADRE della paziente Eulalia Marcolungo

TAXISTA Nicola Ferrante

DONNE A.N.D.O.S. Livia Aufiero, Antonella Di Benedetto, 

Maria Ciriello, Angela Prezioso, Dina Aufiero.

Training attoriale Fulvia Pedani

REGIA

Regista Francesco Fracchioni

Regista II° unità Ronald Russo

Segretari di Edizione Maria Bisognin, Roberto Gamboni

Ispettore di produzione Roberto Bannò

MONTAGGIO

ImPATTO VISIVO produzioni video ed effetti speciali

CAST TECNICO

Tecnico del Suono Mirko Guerra

Fonico Sonia Portoghesi, Daniele Turi

Operatore di Macchina Roberto D’Arcangelo, Francesco Fracchioni

Capo Elettricista Guido Gaviani

Elettricista Paolo Padoan

Direttore Fotografia Francesco Fracchioni, Manuel Passarella

Make Up Artist - Hair Stylist Claudio Garassino, Martina Zinconi, Selene Greco

Assistente Di Scena Alice Contrino

COLONNA SONORA

Ludwig Van Beethoven - Sonata per piano n. 23 in Fa minore op. 57 - “Appassionata”

Ludwig Van Beethoven - Sonata per piano n. 25 op.79 in Sol Maggiore 

M° Riccardo J. Moretti - “Arioso”

Stefano Gargiulo - “Assorta”

Raphael D’Arcangelo - Notturno n. 417 op. 2

RINGRAZIAMENTI: 

HOTEL CONTINENTAL DI TORINO

PROFUMERIE DOUGLAS V. Garibaldi 5, Torino

LE TULIPES – Abbigliamento Donna & Accessori di Torino

CASA CLEONICE di Sabrina Apollaro

RINGRAZIAMENTI SPECIALI

DIREZIONE GENERALE A.O.U. S. GIOVANNI BATTISTA

di TORINO per la concessione delle aree

S.C. COMUNICAZIONE e RELAZIONI con il PUBBLICO

A.O.U. S. Giovanni Battista di Torino

 Direttore Dott.sa Lia DI MARCO

SC RADIOLOGIA DIAGNOSTICA 4 

A.O.U. S. Giovanni Battista di Torino Direttore Prof. Giovanni GANDINI

SC ONCOLOGIA Medica 2

A.O.U. S. Giovanni Battista di Torino Direttore Dr. Mario AIROLDI

CON IL PATROCINIO DI

REGIONE PIEMONTE

REGIONE VENETO

REGIONE LAZIO

PROVINCIA di TORINO

COMUNE di TORINO

AIOM – Ass. Naz. ONCOLOGI MEDICI

ORDINE DEI MEDICI di TORINO

LA TRAMA

Elisabetta è una giovane donna con due figlie piccoline, che vivere con l’anziana nonna, che l’ha cresciuta dopo la prematura morte della madre per tumore al seno. Da qualche tempo, la paura di poter essere anche lei affetta dallo stesso male della madre le offusca la mente fino a farle vivere dei veri e propri incubi, tanto che oramai vede riflessa nello specchio la sua immagine segnata dalla malattia che le porterà via i suoi affetti ed il suo domani. La paura delle conseguenze di una corretta diagnosi è tanta e tale da farle negare ciò che sta temendo, rifiutando di prendere qualsiasi provvedimento, continuando a vivere nel terrore. Il cambiamento d’umore e di comportamento non sfugge alla nonna, che intuisce quanto stia vivendo la nipote, anche perché lei stessa in passato aveva vissuto una esperienza simile, anche se Elisabetta non ne era al corrente. Una mattina nonna Elena decide di affrontare il problema.

NOTE di REGIA

Partendo dal nucleo della storia - una giovane donna che teme di essere condannata come la madre ad avere poco tempo da vivere - si è cercato di sottolineare il messaggio di speranza del quale si fa portavoce la nonna, reduce dalla perdita della figlia per la stessa malattia dalla quale è sopravvissuta grazie alla precocità della diagnosi tramite l’adesione ai programmi di screening, che non ne ha modificato né l’aspetto né la vita, consentendole di nasconde la malattia ai suoi cari senza abbandonarsi al dolore. Il coraggio e l’affetto della nonna spingono Elisabetta a scegliere di vivere il più intensamente possibile, dedicandosi al volontariato. I pensieri e le riflessioni di nonna Elena sono il filo conduttore della storia e delle azioni di Elisabetta. La musica sottolinea gli stati d’animo e le soluzioni, divenendo essa stessa personaggio attivo dell’opera.

L’idea nasce dal desiderio di voler mettere in scena un progetto in cui la parola ed il gesto scenico possano trasformarsi in suggestione ed arrivare al pubblico, rendendolo partecipe di un processo creativo che possa superare i confini del set e trasformarsi in un’emozione da condividere e alla quale potersi abbandonare, per ritrasformarla in azione costruttiva che, partendo dall’esperienza del personaggio, diventi esempio di comportamento chiaro e determinante per lo spettatore; conferendo ai personaggi un ruolo educativo che richiama quello del coro greco.

DATI TECNICI DELLO SPETTACOLO

Gli effetti scenografici, il piano luci e la fonica sono stati curati dalla GOLD STARS COMMUNICATION la cui alta competenza nella comunicazione e nella promozione dell’immagine ha permesso di mettere a disposizione professionalità di alto livello in ogni fase del processo di realizzazione e organizzazione, uno tra i più importanti IMPATTO VISIVO produzioni video ed effetti speciali. La Gold Stars Communication è un’importante associazione di comunicazione e gestione di eventi in vari settori: organizzazione manifestazioni, fiere, sfilate, concorsi, produzioni video,spot, produzioni cinematografiche, festival, casting, management, servizi fotografici e corsi; si occupa inoltre della selezione delle modelle, della scelta degli ospiti, delle location e di tutte le iniziative e le pratiche necessarie per rendere gli eventi di classe e di livello.

“Un vita sospesa” è un progetto di formazione-informazione che si propone di aiutare a superare
“la paura di sempre” del tumore al seno, poiché se preso
in tempo e con “Il Gusto della Vita” può essere combattuto.
Lo scopo primario è quello di fornire una corretta informazione centrata sull'importanza dello screening per migliorare sia la qualità della vita, sia le probabilità di sopravvivenza a lungo termine, anche oltre 20 anni, volta a stimolare l’adesione ai programmi di screening nazionali - ancora troppo disattesi - focalizzando l’attenzione sul superamento della paura per la malattia e soprattutto
sulle complesse implicazioni socio-familiari conseguenti. 
In Italia, ogni anno, vengono diagnosticati circa 40.000 
nuovi casi di tumore al seno, con più di 11 mila vittime anno. 
Tuttavia, oggi una donna colpita da carcinoma mammario, se aderisce regolarmente allo screening mammografico, dimezza il suo rischio di morire per
questo tumore e ha circa il 39% di possibilità in più
di sopravvivere rispetto a 20 anni fa. 
L’altro messaggio - che vorremmo lanciare- è che non si è soli, vi sono molte associazioni di volontariato che possono sostenere e accompagnare per tutto il cammino.

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