Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Cap. 10 - Attesa

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Cap. 10 - Attesa
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Dedicato a
Illustrazione di Niccolò Pizzorno
Pubblicata il 11/09/2012
Visite 2712
Note Chi mi fa un disegno che ritragga Marika Flammer, la mamma di Jacopo? Nel libro non si descrive fisicamente. Sappiamo solo che è piccola rispetto al marito e magari somiglia al figlio. Dovrebbe essere sui 35. Aspetto sempre consigli per la revisione.

 

CAPITOLO 10 - ATTESA
 
L’aria a Firenze era calda, come sempre in estate. Marika non aveva voglia di accendere il condizionatore. Aveva invece spalancato tutte le finestre per fare un po’ di vento. Ugualmente non c’era un filo d’aria.
Aveva finito di riordinare casa. Senza Jacopo in giro a fare disordine, era stato molto più facile e veloce del solito, ma questo le aveva acuito il senso di vuoto. Se solo avesse avuto un po’ più da fare, avrebbe notato meno l’assenza del figlio.
Suo marito era ancora al lavoro. Marika teneva tra le mani un romanzo, ma non riusciva a girar pagina. Rileggeva sempre la stessa, senza mai riuscire a capire o ricordare cosa ci fosse scritto. Dopo un po’ si arrese, lasciò il volume sul divano e raggiunse la libreria con gli album delle foto.
Stava per prendere uno di quelli con Jacopo da piccolo, ma cambiò idea. La sua mano scivolò verso quelli più vecchi e ne prese uno di quando lei stessa era nata da poco.
Vi compariva spesso con sua madre. Foto di suo padre, invece, non ce n’erano molte. Del resto le faceva lui.
Finalmente ne trovò una, in mezzo ad altre che la ritraevano a quattro anni. Erasmo doveva avere poco più di trent’anni. Portava già la barba piuttosto lunga e i capelli fin quasi alle spalle. Aveva uno sguardo deciso. Indossava una giacca sportiva, forse un eskimo. Era una foto degli anni sessanta. Aveva un aspetto un po’ da sessantottino. A un tratto lo sguardo di Marika cadde sul taschino della giacca. Non riusciva a capire cosa ne sporgesse. Era mezzo nascosto dall’eskimo che portava sopra la giacca. Pareva quasi un cellulare! Un cellulare negli anni sessanta! Non poteva davvero essere! Chissà cos’era?
Marika continuò a esaminare la foto, ma non riuscì a individuare in modo convincente quell’oggetto.
Suo padre era un tipo strano. Partiva spesso per lunghi viaggi e tornava portando con sé oggetti esotici, che a volte la affascinavano. Ricordava certe maschere africane, con cui aveva giocato da bambina, misteriose pipe, pugnali indiani, dipinti cinesi, scatole arabe e tanti altri oggettini.
Aveva anche una forte passione per la tecnologia ed era sempre aggiornato sulle nuove “trappole” in commercio. Aveva come una sorta di sesto senso nell’acquistare prodotti che nessuno conosceva e che poi sarebbero divenuti comuni, la prima TV a colori, il primo cordless, il primo lettore CD, quel robot aspirapolvere, il BlueRay… il primo cellulare. Quello nella sua tasca, però, proprio doveva essere qualcos’altro.
Marika controllò su Google. Negli anni cinquanta esistevano i primi telefoni veicolari, dei telefoni mobili da usare in auto, ma… pesavano quaranta chili. Negli anni sessanta i soli telefoni mobili in circolazione erano sempre quelli per la macchina. Bisogna aspettare gli anni Settanta per avere i primi veri cellulari e pesavano circa un chilo, non stavano certo nel taschino di una giacca.
La foto di suo padre era di sicuro precedente!
Marika tornò a sfogliare l’album, questa volta anche con l’idea di trovare un’altra foto in cui comparisse lo strano oggetto. Non ce n’era traccia.
Perché suo padre viaggiava tanto? Era un ingegnere e doveva seguire lavori in varie parti del mondo. Stava fuori casa più di qualunque altro padre Marika ricordasse. Da bambina le pareva normale, dato che era sempre stato così. Ora che anche lei era adulta e aveva un figlio, non lo capiva più. Lei non avrebbe sopportato di stare lontana dalla famiglia per così tanto tempo.
Sarà per la solita storia? Perché lei è una donna? Diverse sensibilità? Marika ne era sempre meno convinta. C’era qualcos’altro, pensò. C’era qualcosa che lo teneva lontano? Un’altra donna? Un’altra famiglia? Non le sembrava possibile. Non suo padre.
Pensare alle sue stranezze, ora che Jacopo era solo con lui, non la tranquillizzava affatto, percui chiuse l’album e, cercando di scacciare i pensieri, andò in cucina a preparare la cena, decisa a fare qualcosa di un po’ elaborato, se non altro per tenersi occupata.
Duccio avrebbe certo gradito. Protestava sempre quando trovava piatti riscaldati del giorno prima.
Aprì il libro di cucina, quello grosso con tante ricette, e cominciò a cercare qualcosa che potesse preparare senza dover uscire a fare la spesa per completare gli ingredienti. Questo restringeva molto la scelta. Alla fine decise di cucinare una torta salata. Le mancava la pancetta, ma poteva rimediare con un po’ di prosciutto. Pazienza se era un piatto che aveva già fatto varie volte. Si poteva mangiare anche freddo, che a luglio è meglio.

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