Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 14: La Città delle Lontre

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 14: La Città delle Lontre
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Avventuroso      
Dedicato a
Illustrazione di Carlo Menzinger
Pubblicata il 12/10/2012
Visite 2661
Note Aspetto, come sempre, i vostri consigli più sinceri su come migliorare e correggere questo brano e spero che qualcuno voglia fare un disegno migliore del mio per illustrare il capitolo. Buona lettura.

 

 
Un’onda. Un’ondata colossale montò e sommerse in pochi istanti l’antica città sul fiume Drraaiii, sommergendola. L’azione dei castori era stata così efficace, che rese difficile difendersi dall’acqua anche a nuotatori esperti come le lontre. Le ampie sale interne furono completamente sommerse e gli abitanti per respirare furono costretti a tornare annaspando in superficie.
A farli sbandare fu più che altro lo sgomento, dato che non avevano realizzato che l’allagamento era stato un vero atto terroristico, ma pensavano ancora si trattasse solo di qualche impennata naturale del corso d’acqua. Mai le lontre avrebbero pensato che i suricati e i castori fossero così intelligenti da potersi alleare e da attaccare loro, la razza preferita dal Dio di Tutti i Fiumi.
Come potevano aggredirli i piccoli e pavidi suricati? Come poteva un loro attacco essere sferrato in tal modo, usando proprio l’acqua, quest’elemento con cui gli erpestidi non avevano alcuna dimestichezza? L’acqua: dono supremo del Dio di Tutti i Fiumi alle Lontre! Era sacrilego solo il pensiero che potesse essere usata come arma da quelle creature della sabbia riarsa!
Quando poi scorsero il fuoco delle armi ‘aliene’ entrarono nel panico. Il Fuoco era da sempre nemico dell’Acqua. Il Dio del Fuoco non era un Dio benigno. Il Dio di Tutti i Fiumi l’aveva sconfitto molte volte, ma era un Dio malvagio.
Che quello strano esercito di castori e suricati, riuscisse a organizzarsi e a fare tutto quello che avevano programmato fu la cosa che stupì di più Jacopo.
Quando la confusione tra le lontre fu massima, si tuffò assieme a Elisa, al castoro Grrgru e al suo immenso compagno Guuaal. Sia Jacopo che Elisa sapevano nuotare, ma non certo bene come quei grossi roditori dalla coda a pala. Si attaccarono pertanto ognuno alla groppa di un castoro e li guidarono, con pacche sui fianchi per farli girare, cercando di seguire l’immagine che avevano memorizzato della mappa della città. Nel frattempo, Marco da riva proteggeva loro le spalle con il fucile di Gruhum. Lui era troppo grosso perché un castoro, pur di quella taglia eccezionale, lo potesse portare così in groppa.
“Eccoci!” esclamò a un certo punto Jacopo. “Se i fucili esistono davvero, devono stare qua sotto.” I bambini si sganciarono dai due castori e raggiunsero un posto asciutto, mentre i grossi roditori scavavano freneticamente sott’acqua.
Alle lontre il senso della loro azione non doveva essere chiaro, tanto che all’inizio non li ostacolarono, ma poi un paio di loro notò quello strano movimento e lanciò un grido d’allarme. Per fortuna erano poche le lontre in grado di accorrere e ne arrivarono solo altre tre. Probabilmente non erano a conoscenza dell’esistenza delle armi sepolte sotto la città.
Elisa allora si raddrizzò come meglio poté sulla sporgenza su cui stavano aggrappati. L’equilibrio era quanto mai precario.
“Vediamo se questa pistola soffre l’umidità” disse impugnando la pistola di Ortuz e puntandolo verso le lontre.
Nonostante il prolungato bagno, la pistola sparò come se nulla fosse e mise in fuga i mustelidi, consentendo ai castori di completare il loro scavo.
“Brava!” esultò Jacopo.
Ormai i bambini non riuscivano più a vedere i due roditori. Lo scavo aveva sollevato una tale quantità di terra, che l’acqua era divenuta torbida. I bambini cominciavano a esser preoccupati. L’attesa andava prolungandosi troppo e ben presto altre lontre potevano fare la loro comparsa, ben più agguerrite di prima. In realtà, però, i suricati davano loro sufficientemente da fare e dopo un po’ videro il muso baffuto di Guuaal emergere dall’acqua fangosa. Il castoro sollevò le zampe anteriori e porse a Jacopo… un autentico fucile raptor! Quindi si immerse nuovamente. Subito dopo anche Grrgru portò il suo bottino e si tuffò di nuovo sott’acqua. Nel giro di pochi istanti avevano riportato in superficie ben otto fucili. Troppi per riuscire a portarli via, ma l’ingegno dei castori trovò la soluzione. In pochi minuti costruirono una piccola zattera e vi deposero sopra le armi. Con i bambini in groppa e spingendo davanti il loro bottino galleggiante, si allontanarono dal centro della città.
Un gruppetto di castori li vide quasi subito e corse ad aiutarli assieme a Marco, che, un po’ meno scontroso del solito, pareva davvero contento di rivederli sani e salvi. Stava già cominciando a preoccuparsi al pensiero di rimanere da solo in quel posto! Raggiunsero rapidamente l’asciutto e, raccolto un fucile ciascuno, si diressero più rapidamente possibile fuori dalla città delle lontre. Marco che ne portava due, era un po’ appesantito, ma non rimase indietro.
Zuiii, in attesa tra gli alberi, fu davvero entusiasta della spedizione. Nel frattempo anche l’antica Drraaiii era stata espugnata e le lontre si erano rifugiate nel fiume, dove stavano cercando di costringere i castori ad aiutarli. Grazie agli umani, i suricati avevano vinto un’epica battaglia!
 
Zuiii volle provare subito le armi. Toccò a Jacopo e Marco cercare di azionarle. Purtroppo doveva essere trascorso davvero moltissimo tempo da quando erano state sepolte sotto la città o forse erano armi guaste abbandonate proprio per questo dai raptor. I bambini, infatti, tentarono invano di far sparare le prime tre.
“Inutile!” protestava Marco “sono ferri vecchi. Tanta fatica per nulla.”
Quando Jacopo prese in mano la quarta, lo fece con assai poca fiducia e anche questa non riuscì a funzionare. Marco invece sussultò di paura e meraviglia quando una palla di fuoco uscì potente dal quinto fucile. E, cosa incredibile, anche il sesto ed il settimo funzionavano. Non però l’ottavo.
“Forse abbiamo sbagliato qualcosa con le altre armi” suggerì Jacopo e riprovarono di nuovo, ma non ci fu nulla da fare. O erano guaste o erano semplicemente scariche.
Anche il fucile di Gruhum, pensò Jacopo, prima o poi avrebbe smesso di funzionare, ma Jacopo ancora non aveva capito quanta carica gli rimanesse e come fosse possibile riarmarlo.
Con quattro fucili come quelli, conquistata la città delle lontre, potevano anche pensare di liberare i castori nel fiume.
“Sono zuppa!” si lamentò Elisa. Purtroppo non avevano nulla con cui asciugarsi.
“Asciugatevi con le coperte” suggerì Marco.
Sacrificandone una, Jacopo ed Elisa si asciugarono come poterono e indossarono di nuovo i vestiti di pelle confezionati dai suricati, che si erano tolti per nuotare.

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