Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 16: Ritorno all´Universo 98545269922

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 16: Ritorno all´Universo 98545269922
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantascienza      
Dedicato a
L´illustrazione è la tigre Hobbes, noto fumetto, che qui impersona il tigroide Graan
Pubblicata il 27/10/2012
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Note Si attendono commenti e critiche per migliorare questo testo in ogni modo possibile (correzione di refusi, ma non solo). Cerco anche disegnatori per illustrare questo o altri capitoli.

 

CAPITOLO 16 - RITORNO ALL’UNIVERSO 98545269922
 
Arrivati alla Porta del Tempo di Govinia, Erasmo e Marta salutarono Grann, il loro amico felino, che li aveva accompagnati fin lì.
Il suricato Siiiak era partito poco prima da solo, facendo un salto indietro nel tempo. Erasmo avrebbe voluto andare con lui, ma il regolamento impediva ai Guardiani di creare paradossi facendo comparire la stessa persona nello stesso universo due o più volte. Questa regola valeva anche in situazioni di emergenza come questa. Erasmo e Marta non potevano rischiare di incontrare loro stessi entrando nel medesimo universo e nel medesimo arco temporale in cui erano stati con i nipoti.
“Non immaginate quanto non mi piaccia non poter venire con voi e non potervi così aiutare, ma il Presidente non mi ha autorizzato” si lamentò quella strana evoluzione di una tigre dalle infinite negazioni “stasera non mi è concesso non partire per un’altra missione. Purtroppo i fronti non chiusi non sono pochi e il Presidente non ritiene la vostra impresa degna di uno sforzo maggiore.”
“Sappiamo quanto ti sei prodigato per aiutarci e per convincere lui ed il Consiglio, non devi angustiarti oltre. Spero di trovare sull’Universo ‘922 anche il nostro buon amico Ortuz, che lavora lì. Credo che, se potrà, non si farà problemi ad aiutarci anche senza ordini superiori” rispose Erasmo.
“Non ho dubbi sul fatto che non potranno esserci difficoltà in grado di non farvi procedere e che i vostri ragazzi non resteranno a lungo dispersi” cercò di incoraggiarli Grann.
“A presto, amico mio” l’abbracciarono Erasmo e Marta. Grann, troneggiando su di loro con la sua grande mole tigresca, rispose con un profondo ruggito d’addio.
Entrarono nella Porta del Tempo e impostarono le numerose leve in modo da far ritorno all’Universo 98545269922, quello in cui avevano perso Jacopo, Elisa e Marco e dove viveva quello che chiamavano ‘il Popolo delle Amigdale’. Questo potevano farlo. Bastava che entrassero in un arco temporale successivo a quello da cui erano usciti.
Il complesso meccanismo delle Porte non consentiva di tornare indietro lo stesso giorno in cui erano partiti e purtroppo non potevano anticipare il loro arrivo. La sola soluzione possibile era quella di sfruttare la prima apertura spazio-temporale utile. Arrivarono dunque quasi otto giorni dopo la loro stessa partenza. L’idea di lasciare i bambini da soli per così tanto tempo, in balia dei raptor, li preoccupava enormemente, ma non avevano scelta: le Porte funzionavano così o almeno nessuno aveva mai imparato a superare il limite degli archi temporali.
Quando erano partiti per Govinia, speravano di trovare un ben più consistente aiuto da parte del Consiglio, ma non era stato così. Ora tutte le loro speranze erano riposte nell’azione del piccolo suricato che li aveva preceduti, approfittando dell’apertura spazio-temporale precedente.
Questa volta si erano portati con loro uno speciale rivelatore di presenza, preso a Govinia e più potente di quello che già aveva Erasmo, grazie al quale speravano di poter individuare i bambini nel raggio di vari chilometri. Quell’aggeggio era, nel contempo, un apparecchio che analizzava le temperature, un sonar, un radar e un rivelatore di movimenti. Unendo tali dati mediante un piccolo computer, riusciva a capire se qualcuno si trovava nei dintorni.
Marta lo attivò.
“Non ci sono” constatò desolata. I bambini, infatti, non erano più lì, ma nella terra dei suricati.
“Speriamo non li abbiano portati via i raptor” rispose Erasmo.
“Forse Siiiak li ha trovati ed è riuscito ad aiutarli. Magari sono fuori portata del rivelatore.”
“Fuori portata? Dovrebbero aver fatto parecchi chilometri? Perché? Come facciamo a sapere se Siiiak li ha trovati? E, se è così, come facciamo a sapere dove li ha portati?”
“Possiamo interrogare la Porta” suggerì Marta. La Porta era come un colossale computer collegato in rete che teneva traccia di tutti i movimenti avvenuti.
“Troppo rischioso, interrogarla vuol dire violarne i firewall di protezione e far scattare un allarme che raggiungerebbe tutti i raptor. In un attimo sarebbero qui in massa. Cerchiamo Ortuz. Lui si sarà accorto se è passato qualcuno dalla sua Porta.”
“Non dovrebbe essere troppo lontano.”
“Controlla con il rivelatore di presenza.”
“Non lo trovo. Se è qui, anche lui è fuori dal raggio d’azione di questo apparecchio.”
“Anche lui! Cerchiamolo alla sua grotta. Se riusciamo a farlo unire a noi, potrà comunque aiutarci. Nessun altro conosce queste zone come lui.”
Erasmo scaricò dal fuoristrada una veloce idrobike. Con quella moto volante a idrogeno sarebbero riusciti a raggiungere la grotta di Ortuz in un baleno. Era un mezzo di trasporto del futuro, che Erasmo si era procurato su Govinia. Veloce e leggero.
“Erasmo!” lo chiamò Marta.
“Cosa c’è?”
“Il rivelatore segnala…”
“I bambini?”
“No. I raptor. Si stanno avvicinando. Non sono lontani. Tra poco saranno abbastanza vicini da percepire i nostri pensieri.”
“Allora non c’è un minuto da perdere. Non voglio trovarmeli alle calcagna.”
Nascosero velocemente l’Hummer nel bosco e montarono sull’idrobike, dirigendosi in direzione opposta al segnale che rivelava la presenza dei raptor. Preferivano fare un percorso più lungo, piuttosto che essere intercettati da quei mostri giurassici.
Quei due nonnetti su una moto volante, vestiti con finte pellicce preistoriche, erano davvero uno strano spettacolo. I lunghi capelli bianchi e la folta barba di Erasmo svolazzavano nel vento. Marta, dietro di lui, si reggeva alla sua vita con le braccia grassottelle.
A Marta venne in mente di quando viaggiava così in bicicletta, dietro al suo fidanzato, che pedalava in piedi, mentre lei sedeva sul sellino. Quanto tempo era passato e quanto tutto era cambiato e quanto era cambiata anche lei, pensò con nostalgia.
A quei tempi le moto parevano già qualcosa di straordinariamente nuovo e ora… volava su una a idrogeno! Avrebbe però preferito pedalare ancora su una vecchia bicicletta, ma avere quarant’anni di meno.
 

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