Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 20 - La Grotta

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 20 - La Grotta
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa      
Dedicato a
Illustrazione di Ludwig Brunetti
Pubblicata il 25/11/2012
Visite 2774
Note Si aspettano correzioni e disegni! Ogni segnalazione di errori o miglioramenti possibili è quanto mai gradita. Si cercano illustratori.

 CAPITOLO 20 - LA GROTTA

 

La veloce idrobike, su cui erano seduti a cavalcioni Erasmo e Marta, atterrò accanto alla grotta di Ortuz. Il grande orso guardiano della Porta di Orvuuul era una vecchia conoscenza dei due anziani Guardiani dell’Ucronia. Erasmo gli aveva persino dato alcune lezioni d’italiano, anche se con esiti incerti.

“Ortuz” provò a chiamare Erasmo. Ovviamente Ortuz non rispose. I due se lo aspettavano: l’orso, infatti, non compariva sul rivelatore di presenza.

Scesi dall’idrobike i nonni si guardarono attorno.

“I raptor” sussultò Marta, osservando le impronte. “Sono stati qui.”

“Marta” la chiamò con apprensione Erasmo, sollevando tra le dita uno stivaletto a brandelli.

“Era…era di Jacopo” notò la donna. La preoccupazione era tale che non aveva neanche pensato di aggiustarsi i capelli, che, dopo la corsa, le andavano scompostamente da tutte le parti come un candido cespuglio sconvolto dal vento.

“Maledetti raptor.”

Entrarono timorosi nella grotta, non per paura dei raptor, la cui presenza non era indicata dal rivelatore, ma per il timore di fare brutte scoperte che riguardassero i nipoti.

“Le loro pellicce” singhiozzò Marta, vedendo gli abiti preistorici che i bambini avevano indosso quando li avevano lasciati. Quando avevano iniziato quel viaggio, che per le due famiglie doveva essere una vacanza speciale, avevano deciso di cercare di vivere come gli uomini primitivi di quelle terre, vestendosi come loro.

“Sono insanguinati” osservò con angoscia Erasmo. Non avrebbe voluto vedere altro, ma decise di guardarsi meglio attorno e di cercare di capire.

“Erano assieme a un orso e a un suricato. Credo che abbiano trovato Siiiak e Ortuz.” Constatò, dopo aver esaminato le impronte attorno alla grotta.

“E due guardiani abili come Siiiak e Ortuz non sono riusciti a difenderli?”

“Ci sono le impronte di Ortuz che se ne va. C’è del sangue in giro, vestiti e altri oggetti dei bambini, ma non vedo tracce di carne o intestini…”

“Oh” lo fermò inorridita Marta “non essere macabro. Non ti basta tutto questo?”

“Intendo dire che questa scena non mi torna. Sembra come se fossero stati aggrediti da un grosso animale, ma non ci sono i resti dei corpi e poi noi sappiamo che l’orso che abita qui non avrebbe mai fatto loro del male. Non capisco. Se c’era anche Ortuz avrebbe combattuto, avrebbe usato le sue armi e qui non c’è traccia di colpi di armi da fuoco, né da parte di Ortuz, né da parte dei raptor. Non sembra l’aggressione di un raptor. Dove sono le bruciatore dei loro famosi fucili laser?”

“Ortuz teneva le sue armi e altre cose moderne dietro a quella pietra, in modo che la grotta sembrasse quella di un vero orso” indicò Marta.

Aprirono il rifugio del Guardiano.

“Si è portato via un bel po’ di cose, direi” osservò Marta “ricordavo questo ripostiglio colmo di armi.”

“Comincio a sperare che ci sia un progetto preciso. Dove può essersene andato?”

“La Porta da cui siamo passati è sorvegliata dai raptor. Siamo riusciti a evitarli per miracolo. Forse Ortuz  lo sapeva ed è andato verso un’altra Porta.”

“Kleua? È la più vicina.”

“Credo sia possibile” rispose Marta “ma tutto questo sangue?”

“Analizziamolo” decise Erasmo “mi sono portato quest’apparecchietto preso a Govinia. Dovrebbe dirci chi l’ha perso.”

Raccolse un po’ di sangue rappreso e l’esaminò.

“Non è loro. Non è umano. È… è sangue di cinghiale.” Esultò.

“Cinghiale?” chiese sorpresa Marta, rasserenata.

“Lo dicevo che qualcosa non mi tornava. Mi sembra un trucco.”

“Un trucco? E per cosa?”

“Per confondere i raptor. Forse i bambini sono arrivati qui inseguiti dai raptor. Devono aver cercato di far credere di essere morti. Ortuz avrà finto di sbranarli.O meglio ha simulato l’aggressione di un orso delle caverne per confondere i raptor.”

“Ma non ci sono le loro tracce in uscita dalla grotta.”

“Deve essere parte del trucco. Ortuz ha finto di averli sbranati e di essersene andato da solo, ma magari li ha trasportati sulla sua groppa. Vedi queste impronte? Va a quattro zampe, mentre di solito Ortuz cammina su due.”

“E pensi che i raptor ci siano cascati?”

“Forse no, sono troppo intelligenti. Se l’abbiamo capito noi, possono averlo capito anche loro, ma non è detto. Conoscono meno di noi il modo di ragionare di Ortuz. Il trucco però deve averli confusi un po’.”

“Se vogliamo trovare i bambini, allora dobbiamo seguire le impronte di Ortuz.”

“Credo di sì” rispose Erasmo. “Anche i raptor l’hanno seguito, almeno all’inizio.”

“Controlla con il rivelatore se non sono in giro.” Suggerì Marta.

“Non direi.”

“Allora andiamo. Seguiamo il buon vecchio Ortuz e speriamo di non esserci sbagliati. Sono davvero irritata con il Consiglio del Ministero Ucronico. Avrebbero dovuto darci maggior aiuto. Abbandonare così tre bambini negli artigli dei raptor!” si lamentò la nonna uscendo “non hanno alcuna sensibilità. E sono pure i nipoti di due Guardiani! Dov’è la famosa solidarietà tra Guardiani dell’Ucronia?”

“Il Ministero ha le sue regole, Marta, e le sue priorità. Non possono fare eccezioni. Dobbiamo cavarcela da soli: per fortuna che Ortuz e Siiiak ci aiutano.”

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