Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 21 - Gli Orsi di Kleua

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 21 - Gli Orsi di Kleua
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Avventuroso      
Pubblicata il 01/12/2012
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Note Ancora un capitolo che spero vorrete aiutarmi a migliorare e illustrare.

 CAPITOLO 21 - GLI ORSI DI KLEUA

 

Quando la moto d’aria di Ortuz si fermò, il paesaggio era completamente cambiato. Non c’erano più montagne e boschi, ma terreni aperti, colline e davanti a loro si estendeva, vasto e mosso, il mediterraneo. L’orso li aveva fatti scendere su una spiaggia ghiaiosa di selce e calcare che si trovava tra il mare e un fiume in cui nuotavano cefali, passere di mare e ghiozzetti.

Tra i ciottoli si vedevano conchiglie di mattra, cuori tubercolati, ostriche, mitili, gasteropodi patella, nasse e turritelle. I bambini li notarono appena, senza sapere cosa fossero. Alcuni gabbiani volteggiavano sul pelo dell’acqua.

“Dove siamo?” chiese Elisa.

“Ziamo vicini a Porta di Kleua. In voztro mondo mi pare che chiamano Porta di Metauro.”

“Dov’è allora la Porta?” chiese Jacopo.

“Ci ziamo quazi zopra. È una Porta orizzontale. Zi trova là” rispose l’orso indicando verso le onde.

“Sott’acqua?” chiese il bambino sorpreso.

“Noi dobbiamo zolo azspettare che marea zcema e acqua zi abbazza, cozì noi può entrare zenza allagare tutto, zì.”

“Marea scema” ridacchiò Marco “questa marea è proprio scema!”

“Quando tempo ci vorrà” chiese Jacopo.

“Uhm” fece il grosso orso “forze tre ore o magari meno. Qui marea non grozza. Porta ztare poco zotto di acqua. Nel frattempo noi può fare bel bagno.”

“Un bagno in mare?” chiese Elisa perplessa “ora? Con i raptor che c’inseguono?”

“Io non vede raptor” rispose Ortuz liberandosi delle armi e dei cinturoni “io vede bel mare pezcozo. Coza preferizci fare? Ztare qui ad annoiarti che Porta zi apre o fare bella nuotata.”

Così detto l’orso cominciò a sguazzare in acqua.

“Ma sì, andiamo” sorrise Marco raggiungendolo “un bel tuffo nella marea scema!”

Jacopo fece spallucce e si unì a loro.

Elisa, invece, si mise a sedere imbronciata sulla sabbia, reggendosi le ginocchia con le braccia.

“Questi maschi!” borbottò Elisa, senza che nessuno stesse a sentirla.

L’acqua era piacevolmente tiepida e i bambini si divertirono a saltare tra le onde. L’orso invece si allontanò con potenti bracciate alla ricerca di qualche pesce.

Dopo un po’ che Elisa se ne stava seduta sulla riva, un rumore poco lontano, in mezzo ai cespugli dietro le sue spalle, la fece sussultare e girare. In mezzo agli alberi le parve di scorgere un’enorme sagoma scura che avanzava furtiva.

Avrebbe voluto gridare per cercare di avvertire gli altri, ma temeva che in quel modo la creatura si sarebbe scagliata su di lei.

Pensò di fingere un’aria normale e rilassata mentre cercava di raggiungere Marco e Jacopo per avvertirli, ma in quel modo avrebbe dovuto abbandonare le armi e non le pareva una buona idea.

Impugnò allora una pistola e con aria distratta si guardò attorno. L’ombra scura era scomparsa. Si alzò in piedi e cercò di farsi notare dai due bambini. L’orso era troppo al largo. Marco e Jacopo se la spassavano troppo e non diedero segno di notarla. Entrò in acqua con i piedi, sperando che il suo cambiamento di atteggiamento suscitasse la loro curiosità e li spingesse a guardare verso di lei. Anche così però i maschi non smisero i loro giochi.

“Ehi!” gridò allora. Finalmente Jacopo si voltò a guardarla con aria divertita. D’un tratto però il suo sguardo si fece serio. Marco vedendolo si bloccò e guardò verso la riva. Elisa notando la loro reazione sentì un brivido percorrerle la schiena. Non si girò, ma sentì un’enorme ombra nera dietro le sue spalle, molto vicina e si avvicinava ancora.

La bambina aveva la pistola in pugno. Si girò di scatto, sollevando l’arma e puntandola verso quell’enorme sagoma, che ormai quasi le respirava dietro il collo.

Jacopo e Marco urlarono assieme, ma il rumore delle onde e del sangue che le rimbombava nelle tempie le impedì di capire cosa stessero dicendo.

La canna della sua pistola era puntata verso il collo nero di quel grosso essere scuro, ma Elisa non sparò. La vista del nuovo venuto la fece bloccare.

Non abbassò l’arma ma non sparò. Rimase a fissarlo con aria torva, poi aprì la bocca e a fatica disse:

“Kluz?”

Il gigantesco plantigrado che era appena a due passi da lei rispose.

“Kluz!”

“Kleua?” chiese Elisa piegando i gomiti, ma reggendo ancora l’arma.

“Vuu Kluz mbun Kleua” rispose allegro il grande orso.

“Ortuz. Ortuz. Siamo amici di Ortuz” spiegò la bambina indicando verso il mare.

“Ortuz?” ripeté “Ortuz, ah, ah” rise l’orso, protendendo le braccia verso il mare e avanzando oltre la bambina, ignorando la pistola ancora spianata.

Ortuz, infatti, stava nuotando verso riva con grandi bracciate. Tra i denti reggeva un grosso pesce. Kluz corse in acqua, schizzando dappertutto, e i due orsi si abbracciarono con grandi zampate cameratesche.

Mancavano ancora una o due ore prima che la marea finisse di ritirarsi, scoprendo la Porta di Kleua.

I due Guardiani si aggiornarono su quanto era successo ultimamente, poi Ortuz preparò un fuoco per arrostire il pesce che aveva catturato poco prima.

Il profumino della cottura fece ricordare ai bambini che era un po’ che non mangiavano.

Un pesce solo, per quanto grosso, sarebbe stato un po’ poco per due orsi e tre bambini. Mentre il primo cuoceva, Ortuz si tuffò nuovamente e tornò presto con altri tre pesci, nessuno grande come il primo, ma tutti assieme formavano un bel pasto. Mentre gli ultimi arrostivano, i bambini cominciarono a mangiare con gusto il primo.

Quando anche gli altri pesci furono pronti, il mare si era ritirato a sufficienza. Ortuz e Kluz spazzarono via la sabbia bagnata, scoprendo una lastra di pietra.

“Si torna a casa” esultò Marco.

“Temo che non zarà cozì fazcile, purtroppo” lo smontò Ortuz.

“Perché?” chiese Jacopo “Non avete il telecomando?”

“Anche il voztro va bene. Il problema è che non conozciamo le coordinate per rimandarvi a caza.”

“Ma io ho la foto” esultò Jacopo, estraendola.

“Già” rispose triste Ortuz “quella foto ezzere molto utile in Porta di Orvuuul, ma non zerve a niente in Porta di Kleua, perché qui le leve zono dizpozte diverzamente. Da foto noi non vede a quali leve di Orvuul corrizpondono le leve di Kleua, mi dizpiace piccoli umani.”

“Ma allora perché siamo venuti fin qua?” protestò Elisa.

“Ho detto che non zarà cozì facile. Non ho detto che non zarà pozzibile, no?” spiegò Ortuz.

“E come facciamo a tornare indietro, allora?” chiese Marco.

“Ci vuole la Mappa delle Ucronie” rispose il peloso Guardiano della Porta di Orvuuul.

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