Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 22 - La Mappa delle Ucronie

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 22 - La Mappa delle Ucronie
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Dedicato a
Illustrazione di Niccolò Pizzorno
Pubblicata il 08/12/2012
Visite 2670
Note Come sempre, spero che vorrete segnalarmi errori, refusi o possibili miglioramenti. Cerco poi disegnatori che mi aiutino a illustrare questo romanzo. Grazie a tutti fin d´ora.

 

 

 

“La Mappa delle Ucronie?” chiesero in coro i tre bambini.
“Che cosa sarebbe la Mappa delle Ucronie?” chiese Jacopo Flammer.
“Non ezzere proprio una mappa come voi conozce. Ezzere grande prizma, che dice coordinate di tutti – anzi, di molti – univerzi divergenti. Con Mappa noi za orientare leve e far aprire Porta in giuzto univerzo.”
“E dove sarebbe ora questo prisma?” chiese Elisa, cominciando a temere che il momento di tornare a casa fosse ancora piuttosto lontano.
“Qui non abbiamo” rispose l’orso “bizogna andare in Kleua.”
“Ma non siamo già a Kleua?” Protestò Marco.
“Quezta è Porta di Kleua. Zi chiama cozì perché in noztro univerzo è vicino a città di orzi chiamata Kleua.” Spiegò il Sommo Guardiano “voi dovete venire nel noztro univerzo, cozì noi lì prende Mappa e aiuta voi a tornare a caza.”
“Se non abbiamo scelta, allora andiamo” concluse Jacopo. In quel preciso istante però un pensiero gli attraversò la mente. Non era però un pensiero suo. Era un pensiero malvagio, rabbioso, alieno, che si era insinuato nel suo cervello.
“Gruhum” mormorò Jacopo “Gruhum si è nascosto nella Porta.”
“Come fai a saperlo?” chiese Elisa.
“Sento i suoi pensieri. È lì dentro e sa che noi siamo qui. Ci legge nella mente. Non dobbiamo aprire.”
Ortuz non ebbe un attimo d’esitazione. Sapeva che Jacopo era in grado di sentire i pensieri di Gruhum con grande precisione.
“Zcappiamo” urlò l’Orso, raccogliendo in fretta le sue cose e ficcando Jacopo ed Elisa nel sacco, come due pupazzi.
Anche Kluz aveva una moto per cui Marco salì dietro di lui. In meno di cinque secondi erano già partiti, mentre il grande occhio di pietra della Porta si andava spalancando.
Ortuz non ebbe bisogno di voltarsi indietro per capire che il sibilo che aveva sentito alle sue spalle era quello del fucile di un raptor, che abbatteva un albero dietro di loro.
“Ha mezzo di trazporto?” chiese Ortuz a Jacopo.
“No” rispose il bambino guardando indietro “per ora è bloccato ed è molto arrabbiato. Credeva di avercela fatta. È riuscito a non farmi sentire i suoi pensieri fino all’ultimo.”
“Bene” rispose l’orso “allora noi avere un poco di vantaggio zu di lui.”
“Ma cosa possiamo fare?” chiese Jacopo. Ortuz non gli rispose e si mise a parlare con Kluz, che l’aveva affiancato con la sua moto ad aria. Il Sommo Guardiano di Kleua non parlava italiano e i due orsi si misero a discutere nella loro lingua.”
“Quezta è una guerra, ormai” disse alla fine Ortuz “ci zerve aiuto. Dobbiamo trovare altri Guardiani. È inutile zcercare di raggiungere altre Porte. Dobbiamo metterci in contatto con Guardiani di Kleua.”
“E come possiamo fare” urlò Elisa per farsi sentire da dentro il sacco “se non possiamo usare le Porte?”
“Dobbiamo raggiungere il zegreto Telefono di Guardiani. Ma non fatemi dire altro. Gruhum può leggere nella mente di tutti anche ze prima deve ztabilire un contatto. Ora può leggere zoprattutto la mente di piccolo di Erazmo. È bene lui non zappia altro.”
“Non avevi detto che non si può telefonare da un universo all’altro?” chiese Jacopo.
“Difatti io chiama Telefono perché non conozce altro nome per dire. È una zpecie di allarme generale per Guardiani. Non zi deve uzare ze non in cazo di grande pericolo. Io crede però ormai noi ezzere in grande pericolo, no? Non a me fare dire altro, no. Bazta.”
Jacopo chiuso nel sacco era molto agitato. Erano quasi riusciti a salvarsi, ma Gruhum si era rivelato davvero un osso duro. Ora non avevano più i fucili che rilasciavano una sorta di segnale grazie al quale i raptor potevano rintracciarli, ma la sua mente era un piccolo faro telepatico. Gruhum non solo riusciva a leggergli nel pensiero ma ‘odorava le tracce della sua mente’, riuscendo così a seguirlo ovunque.
Il potere del raptor però doveva avere dei limiti.
Quando erano distanti, Jacopo non percepiva più i pensieri di quel mostro, per cui pensò che probabilmente anche il raptor potesse leggergli la mente solo da vicino.
Quell’altra faccenda, poi, di seguire le tracce della sua mente, sembrava piuttosto grave. Jacopo immaginò Gruhum come per un cane che segue un odore. Ci doveva essere un modo per fargli perdere le tracce, qualcosa come un fiume in cui infilarsi che lavasse via i suoi pensieri, pensò.
Magari avrebbe potuto cercare di nascondersi mescolando i suoi con molti altri pensieri.
“Ortuz” esclamò “se vogliamo far perdere le tracce del mio pensiero a quel mostro, dobbiamo tornare a Otto Buche. Se stiamo con loro, forse i nostri pensieri si confonderebbero in mezzo a quelli dei suricati…”
“Ma il telefono non ezzere da quella parte…” protestò l’orso.
“Se diamo l’allarme, ma Gruhum ci raggiunge un attimo dopo, sarebbe tutto inutile, no?”
“Va bene” rispose Ortuz “andremo a fare una vizitina diverziva ai noztri amici Zaari.”
L’orso disse qualcosa al suo compagno. Subito i due veicoli fecero una brusca sterzata e presero a volare tra gli alberi in una nuova direzione.
Marco che, sull’altra moto, non aveva sentito la conversazione tra Jacopo e Ortuz protestò:
“Ehi! Che succede? Dove stiamo andando ora?” Kluz però non capiva l’italiano e non gli rispose.
Il sole era ormai basso sull’orizzonte quando Elisa chiese:
“Non ci fermiamo per dormire?”
“Troppo pericolozo,” rispose il Guardiano della Porta di Orvuuul “Gruhum è alle noztre zpalle. Dormiremo quando zaremo a Otto Buche.”
“Io però non lo sento più. Non deve essere vicino” disse Jacopo.
“Forze è lontano. Io lo zpero. Ma molte zono le rizorze dei raptor. Forze riezce a controllare zuoi penzieri per non farli zentire ed è bene mettere tra noi e loro la maggior diztanza pozzibile, no?”
“Riesci a non addormentarti?” chiese Elisa.
“Non ti preoccupare, piccola di Marta, io avere dormito tutto inverno, ah, ah!” rise Ortuz. “Dormite voi, invezce.”
“Sì” mormorò Elisa rivolta a Jacopo “non ho mai dormito in un letto più comodo: in due chiusi dentro un sacco che ballonzola sulla schiena di un orso che corre come un pazzo su uno skateboard a motore!”
Jacopo fece un risolino represso, per non farsi sentire da Ortuz.
Nonostante la posizione decisamente scomoda, dopo un po’ la stanchezza ebbe il sopravvento e i due bambini si addormentarono. Anche Marco, pur reggendosi sempre alla schiena pelosa di Kluz, cui era legato da una robusta cintura, si appisolò. Di tanto in tanto, però, apriva gli occhi di scatto e si guardava attorno con aria imbambolata, con la paura di cascare.
 
Jacopo sognò una grande vallata ricca di fiumi pescosi che scendevano dalle montagne, dove numerosi orsi pescavano allegramente trote e salmoni. Nelle colline attorno si aprivano grotte artificiali da cui gli orsi entravano e uscivano. Erano le porte di lunghe gallerie. Jacopo sognò di entrare in una e di vagare per lunghi corridoi sotterranei sempre più stretti. Arrivato in fondo a una galleria, cominciò a tastare la parete per trovare un’uscita, ma non la trovò. Si voltò per tornare indietro. Il passaggio alle sue spalle si era richiuso. Si svegliò di soprassalto, spingendo con le mani contro le pareti del sacco.
“Tutto bene là dietro?” domandò Ortuz, sentendolo scalciare.
“Sì, sì” lo tranquillizzò il bambino. “È stato solo un sogno.”
“Non avrai mica zognato Gruhum?” chiese preoccupato l’orso.
“No, no, non c’era traccia di raptor nel mio sogno. Solo orsi.”
“Bene” rispose Ortuz “allora andiamo bene! Zognare orzi ezzere bel zogno.”

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