Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 23 - Il Telefono dei Guardiani

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 23 - Il Telefono dei Guardiani
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Avventuroso      
Dedicato a
Illustrazione di Ludwig Brunetti
Pubblicata il 14/12/2012
Visite 2765
Note L´orso parla male. Questa è la sua caratteristica e posso capire che ciò renda più difficile la revisione, ma spero vogliate comunque darmi dei suggerimenti. L´immagine che ho usato è presa dal primo volume. Aspetto nuovi disegni.

 CAPITOLO 23 - IL TELEFONO DEI GUARDIANI

 

 

Il gruppetto giunse davanti alle mura di Otto Buche prima del sorgere del sole. Jacopo ed Elisa rotolarono fuori dal sacco, mezzi accartocciati, e presero a stiracchiarsi. Marco aveva l’aria completamente intontita. Ortuz invece sembrava vispo e allegro come al suo solito, come se non avesse guidato per tutta la notte. Anche Kluz aveva un’aria rilassata.

 

Ortuz salutò allegramente un paio di suricati di vedetta in cima al muro, che subito, allarmati alla vista di orsi e umani, chiamarono qualcuno all’interno.

A venirgli incontro fu Siiill, il suricato che li aveva aiutati nella spedizione sul fiume, assieme a un altro erpestino che non riconobbero.

Parevano decisamente sorpresi di incontrarli. La vista dei due orsi sembrava impensierirli, anche se Vaaa, dopo aver lasciato i bambini, doveva aver fatto ritorno alla città e raccontato loro dell’incontro con il Guardiano della Porta di Orvuuul. Una cosa, infatti, era sentirsi raccontare di un gigantesco orso armato fino ai denti e un’altra cosa era trovarsene davanti due in pelliccia, artigli e zanne.

Sia quel che sia, i suricati non li lasciarono entrare nella loro città. Forse perché quegli orsi non gli ispiravano estrema fiducia. Oppure perché, anche per degli scavatori abili come quegli erpestidi, scavare e poi richiudere delle gallerie abbastanza grosse da farli passare si sarebbe rivelato un lavoro piuttosto impegnativo.

L’accompagnatore di Siiil tornò all’interno e dopo un po’ fece ritorno con il ‘professor’ Vaaa e il Consigliere Zuiii.

Utilizzando le basi di linguaggio che avevano appreso, i bambini spiegarono come meglio poterono che Gruhum non aveva permesso loro di passare dalla Porta e che ora li stava inseguendo.

Fu, invece, più difficile riuscire a far capire che avevano bisogno di confondere i loro pensieri con quelli dei suricati per far perdere le loro tracce, ma alla fine riuscirono a intendersi.

Al sorgere del sole, i suricati diedero ancora una volta prova della loro cortesia e ospitalità, offrendo a orsi e bambini una discreta colazione.

Ritenendo ci fosse poco tempo da perdere, appena ebbero finito di mangiare, Zuiii chiese al suo popolo di disperdersi in tutte le direzioni e di fare ritorno solo dopo un giorno di cammino.

Per confondere maggiormente le tracce, il gruppetto, dopo aver salutato Zuiii, Vaaa e alcuni altri suricati fecero tre giri intorno alla città, quindi partì alla ricerca del telefono dei Guardiani.

 

Era ormai pomeriggio inoltrato quando un furente Gruhum comparve davanti alle mura deserte di Otto Buche. Il raptor si aggirò attorno alle mura “fiutando” le tracce dei pensieri che scorrevano in tutte le direzioni e raspando rabbioso il terreno con le poderose zampe. Non gli fu necessario entrare in città per sapere che era completamente deserta.

I suricati erano fuggiti, ognuno per conto suo, in tutte le direzioni possibili. Le tracce di Jacopo, come il bambino sperava, si erano confuse. Il raptor avrebbe dovuto perdere chissà ancora quanto tempo prima di ritrovarle e questo fece montare la sua collera. Se Jacopo fosse stato sufficientemente vicino, avrebbe sicuramente sentito le vampate d’ira bruciare nella sua stessa testa.

 

Jacopo invece era nuovamente aggrovigliato con Elisa dentro il sacco di Ortuz, che guidava quel suo strano veicolo a tutta velocità verso il punto in cui era custodito il sistema di allarme generale dei Guardiani: il “telefono interuniversale” come l’aveva definito poco prima Marco.

“Non potevate mettere questo benedetto telefono in un posto un po’ più facile da raggiungere? Tipo una bella cabina” protestò Elisa, quando finalmente Ortuz li fece uscire dal sacco, dopo varie ore di viaggio.

“Il Telefono è troppo importante per ezzere lazciato in un pozto qualziazi” spiegò il Sommo Guardiano della Porta di Orvuuul.

“Da quezto punto in poi dobbiamo prozeguire a piedi” disse Ortuz, parcheggiando la sua strana moto. “Vedete quella montagna? Dobbiamo zalire lazzù e poi ridizcendere attraverzo una galleria zcavata dentro di montagna, capito, zì?”

“E non potremmo andarci con le moto, lassù?” chiese pratico Marco.

“Il bozco è troppo fitto per pazzare con moto. Noi zi deve camminare. Ma non temete: in due o tre ore zaremo zu.”

“Due o tre ore per quella salita?” sibilò Elisa incredula “Siamo sicuri di poterci fidare di lui. Mi pare ci voglia tutti morti. Morti di stanchezza!”

“Zuvvia, zuvvia, un po’ di moto farà bene a tutti, no?” concluse Ortuz, incamminandosi assieme al suo amico Kluz.

In effetti, il bosco era davvero fitto e gli orsi dovettero aprire la strada utilizzando degli strani machete che avevano entrambi nel loro ricco armamentario.

Il bosco era stracolmo d’insetti d’ogni tipo e i bambini passarono il tempo a scacciare mosche e moscerini, che cercavano di bere il loro sudore, e zanzare, che cercavano di succhiar loro il sangue.

“Non ne posso più di questi maledetti insetti!” protestò Elisa.

“Non ci penzare, non ci penzare” rispose l’orso.

“Fai presto tu: con quella pelliccia addosso mica li senti” replicò la bambina.

“Coza vuoi che gli fazccia?” chiese beffardo Ortuz ridendo.“Vuoi che gli zpari? Ah, ah.”

“Nel vostro universo non si usano prodotti contro gli insetti?” chiese Jacopo.

“No” rispose Ortuz “noi li mangiamo, però, a volte. Preferizco i vermi, comunque.”

“Bleah!” fecero in coro Jacopo ed Elisa. Marco alzò le sopraciglia.

Dalla montagna, dove la vegetazione finalmente si apriva, si godeva una vista spettacolare sulla valle sottostante e sulle montagne vicine.

“Ecco” esultò Ortuz “quezta è la porta della galleria.”

“A me sembra solo una parete di roccia” osservò Marco.

“Ci vuole una parola magica, tipo ‘apriti Sesamo’?” chiese Jacopo.

“Coz’è abritizezzamo?” chiese distrattamente l’orso, tirando fuori un altro telecomando “zci vuole quezto per aprire, zì.”

Puntò il telecomando contro la roccia, che scivolò sotto terra, lasciando apparire l’ingresso della galleria.

“Pensavo che non ci saremmo mai arrivati” osservò Elisa ancora con il fiatone, scavalcando il pezzo di roccia che ancora affiorava dal pavimento e seguendo i due orsi.

La galleria era come un grosso tubo a spirale, quasi uno scivolo, che scendeva ripidamente verso il centro della montagna.

“Se fosse più liscio si potrebbe fare lo scivolo!” notò Jacopo quasi divertito.

“E magari in fondo ci si tuffa in una bella piscina, eh?” rispose Marco.

“Non è che troviamo Gruhum anche in fondo a questa galleria?” chiese Elisa preoccupata.

“Non credo,” rispose Jacopo “se fosse vicino ne sentirei i pensieri.”

“Riesci a sentire anche i nostri di pensieri?” chiese Elisa.

“Certo” rispose Jacopo “ora ti stai domandando se ti sto leggendo la mente” scherzò.

“Dico sul serio” protestò la bambina.

“Beh” rispose Jacopo “riesco a sentire la vostra presenza, ma non capisco cosa state pensando. Magari sento se siete spaventati o stanchi o altre cose simili ma non molto di più. I pensieri di Gruhum li sento in modo molto più netto. Mi pare comunque di riuscirci sempre meglio.”

“È perché il raptor ha creato uno pzico-ponte con tua mente, piccolo di Erazmo, quezto è” spiegò Ortuz, quindi aggiunse “eccozci. Quello è il Telefono.”

“Wow!” fece Marco. “Allora i telefoni interuniversali sono fatti così! E qual è la cornetta? E i numeri?”

“Io ho già detto che non è vero telefono, quezto” spiegò Ortuz “ma piuttozto pulzante di allarme generale. Noi ora dare noztri codizi di Guardiani e lanzcia allarme. È necezzario che noi ezzere in due Guardiani, perché un zolo Guardiano non può lanzciare altro che uno allarme zemplice, ma a noi ora zerve molto aiuto.”

“Molto!” annuì serio Marco.

“Dunque solo i Guardiani dell’Ucronia possono usarlo?” chiese Jacopo.

“Zcertamente. Coza credevi che era: telefono pubblico, eh!”

“No. Era solo per capire” si difese il ragazzino.

“E cosa succederà quando avrete lanciato l’allarme generale?” chiese Elisa.

“Noi vogliamo ztare qua a chiacchierare fino a domani o vogliamo dare allarme, eh?” protestò Ortuz avviandosi verso una pietra luccicante infissa nella parete.

 

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