Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 24 - Arrivano i nostri!

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 24 - Arrivano i nostri!
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Dedicato a
Immagine rielaborata dall´autore
Pubblicata il 18/12/2012
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Note Questa volta non sarà facile trovare errori, perché oltre all´Orso che parla male, si è aggiunto anche un pappagallo che storpia le parole, ma spero che riuscirete a individuare gli errori veri tra quelli finti: una caccia al tesoro!

 CAPITOLO 24 - ARRIVANO I NOSTRI!

 

I due orsi armeggiarono un po’ attorno al “telefono”, parlando nella loro lingua e toccando la pietra in vari punti, poi finalmente la lasciarono e si girarono verso gli umani che erano rimasti a fissarli.
“Ora noi pozziamo chiacchierare, ze voi vuole, magari un paio di minuti. L’allarme generale ezzere partito.”
“Allora diteci che cosa succederà adesso” chiese Jacopo.
“Oh,” rise Ortuz “è molto zemplice: ora la galleria zarà diztrutta con tutti quelli che ci ztanno dentro, ah, ah!”
“Cosa!” strillò Elisa “Ma perché? Dobbiamo fuggire!”
“Distrutta!” chiese Jacopo incredulo.
“Ma voi siete tutti matti!” sbraitò Marco.
“Oh, oh!” rise il grosso plantigrado, reggendosi la pancia con le zampe come un Babbo Natale peloso “davvero voi zci ziete cazcati, oh, oh!”
“Come?” fece Jacopo.
“Ah, ah” rise ancora l’orso “ci ziete cazcati, eh? Quezto è uno zcherzo! Uno zcherzo molto divertente! Peccato che Kluz non capizce voztra lingua, altrimenti zi zarebbe fatto anche lui delle belle grazze rizate, ah, ah.”
“A me sembra uno scherzo proprio stupido!” disse acida Elisa.
“Ah, ah!” rise l’orso puntando una zampona verso di lei, come se la sua fosse stata la battuta finale dello spettacolo di un cabarettista esilarante.
“Allora la galleria non sarà distrutta?” si volle sincerare Marco.
“Noooo! Ah, ah, ah!” rise ancora di più l’orso, con le lacrime agli occhi e il pancione sobbalzante.
“Pensi che riusciremo ad avere una risposta seria?” chiese Marco rivolto a Jacopo.
“Forse” rispose il bambino “ma dobbiamo prima aspettare che gli passi la ridarella, mi pare sia più forte di lui.” In effetti, le risate gli uscivano irrefrenabili, come l’aria in uno starnuto.
“Già!” fece Marco, scuotendo la testa rassegnato.
Ortuz riferì lo scherzo a Kluz ed entrambi risero per altri cinque minuti buoni, mentre i bambini li guardavano perplessi, cosa che sembrava accentuare maggiormente la loro ilarità.
“Quando finalmente avrete finito di ridere, volete spiegarci cosa sta per succedere?” sbottò Marco, alquanto accalorato.
In quell’istante si sentì come un sibilo e davanti a loro si materializzò dal nulla un omino magro, praticamente senza muscoli e con un gran testone. Indossava una pellicola colorata sottilissima che lasciava vedere la forma delle ossa. Per fortuna intorno alla vita indossava una specie di gonnellino, altrimenti quella tuta aderente l’avrebbe fatto sembrare praticamente nudo, anche se con la pelle blu.
“Che cosa sta per succedere?” ripeté l’omino azzurro con l’aria severa “io vorrei sapere piuttosto cosa ‘è successo’, direi, dato che qui qualche spiritoso” aggiunse fissando con disapprovazione i due orsi che non riuscivano a smettere di ridere “qualche spiritoso ha pensato bene di lanciare un Allarme Generale. Chi sono Ortuz e Kluz?”
Marco indicò verso i due orsi.
“E dunque questi buontemponi si divertono così tanto a lanciare Allarmi Generali?” chiese con l’aria del preside arrabbiato.
“Non ridono per quello” si affrettò a spiegare Jacopo “c’è veramente un pericolo molto grave. Anche lei sarebbe un Guardiano dell’Ucronia?”
“Io non ‘sarei’, io ‘sono’ un Guardiano. Io sono Omar Loresti, il Sommo Guardiano della Porta di Mito e voi ragazzi chi siete?” domandò con aria già meno severa.
“Io sono Jacopo Flammer, il nipote di Erasmo …” cominciò a spiegare il bambino ma l’omino lo interruppe.
“Il nipote disperso di Erasmo Fortini? E tu allora devi essere Erika, la nipote di Marta Pollari e tu…”
“Elisa, signore, non Erika.”
“Sì, sì, certo. Allora è qui che siete finiti! I vostri nonni vi stanno cercando dappertutto.” Poi guardò verso i due orsi che avevano finalmente smesso di ridere “Però lanciare un allarme per segnalare dei bambini dispersi non corrisponde al codice…”
“Non è per questo che l’hanno lanciato” aggiunse Jacopo “è che non riusciamo più a lasciare questo universo, perché i raptor…”
“I raptor” sbraitò l’omino blu, diventando quasi verde in volto e poi avvampando in un bel rosso fuoco “i raptor sono anche qui! Maledette lucertolacce!”
“Sì” spiegò Jacopo “e hanno deciso che devono uccidermi. Il raptor Gruhum mi sta inseguendo ovunque.”
L’omino lo fissò per un attimo e Jacopo ebbe la sensazione di essere passato ai raggi X in un metal detector. Il bambino si rese conto che Omar Loresti stava sondando la sua mente.
“Tu… tu leggi nel pensiero?” chiese l’ometto stupito.
“A volte…” rispose il bambino “è che il raptor si è collegato con la mia mente e riesce a seguirmi…”
“Ah! Questo è grave” disse l’omino, scuotendo il gran testone. “Questo è molto grave! Se viaggi attraverso le Porte, loro prima o poi trovano dove sei andato e poi ti raggiungono seguendo lo psico-ponte… Molto grave!”
“Che è grave lo sappiamo già!” protestò Marco. “È per questo che abbiamo dato l’allarme. Adesso che cosa si fa?”
“Adesso io sono qui, no? Non vi dovete più preoccupare. Prima vorrei salutare questi due buontemponi che sembrano essersi rimessi dalle loro gran risate.”
“Chiedo zcuza per il noztro rizo” disse Ortuz “anche a nome del mio amico che non parla quezta lingua. Io zono Ortuz, il Zommo Guardiano della Porta di Orvuuul e lui è Kluz, il Zommo Guardiano della Porta di Kleua.”
 
In quel momento un vortice colorato di piume volò in picchiata sul gruppetto. Un enorme pappagallo rosso, verde e blu si poggiò su un ramo vicino. Sotto di lui comparve un porcello grassoccio, con una cravatta al collo e un mantello di velluto.
“Sieete voi cche aveete lanciato l’allaarme geenerale?” chiese il pennuto.
I bambini lo guardarono meravigliati, anche se ormai nulla poteva più stupirli del tutto. Un pappagallo parlante, in fondo, pareva quasi una cosa normale in mezzo a tante stranezze.
“Ziamo ztati noi” rispose il plantigrado “Io zono Ortuz, il Zommo Guardiano della Porta di Orvuuul e lui è Kluz, il Zommo…”
“Vvaa bene. Non ho cchiesto di faare l’aap-ppello. Qual è il proob-bblema?”
“I raptor” sintetizzò Jacopò intromettendosi.
“I raaptor?” chiese il pappagallo “sooono quui?”
“E vogliono uccidermi” specificò il bambino.
“Come mai parla la nostra lingua?” chiese Elisa rivolta a Ortuz.
“Noi Guaardiani paarliamo moolte lingue e l’allaarme geenerale è stato laanciato in itaaliano” rispose il pappagallo “quindi saapevo che paarlando in questa liingua miii avreeste caapito.”
“Mi è parzo giuzto farlo nella voztra lingua” spiegò loro Ortuz.
“Che situazione gustosa” s’intromise il maiale “è molto che non assaporo un’avventura apparecchiata in modo così appetibile per una mente affamata di nuove sensazioni. Questa sfida mi pare davvero saporosa…”
 
“Siiiak!” esclamarono i bambini in coro, interrompendo lo sproloquio mangereccio di Scrunf, il porcello. Gli orsi si voltarono a guardare la figurina che usciva dal bosco. Il professore dei suricati era riuscito a raggiungerli anche in quell’universo.
Il suricato portava sotto la zampa anteriore il solito rotolo di pergamene che usava per scrivere e comunicare con i bambini, poiché, pur conoscendo la loro lingua la sua gola non era in grado di articolare i suoni come quella di un essere umano. Il professor Siiiak appena fu davanti ai bambini sciolse una pergamena e, accovacciatosi sulle anche, si mise a scrivere con una grafia minuta, quindi porse quanto scritto a Jacopo, che, felice di rivederlo, lo guardava sorridendo.
Non sapevo che l’allarme riguardasse voi, altrimenti avrei avvertito i vostri nonni. Sono molto impegnati a cercarvi per cui probabilmente non risponderanno all’allarme, ma certamente l’hanno sentito anche loro.”
Jacopo avrebbe voluto obiettare che se l’avessero davvero sentito, secondo lui, avrebbero pensato che li riguardava, ma non disse nulla. Lui e i suoi amici, circondati da tutti quei Guardiani dell’Ucronia, si sentivano finalmente meno abbandonati e dispersi. Sembrava una piccola festa e Jacopo non aveva voglia di spezzare quell’atmosfera avviando una discussione.
 
I ragazzini non pensavano che quell’Allarme Generale avrebbe portato altre sorprese, ma quando videro comparire in mezzo agli alberi due nuove figure, due sagome umane, provarono tutti e tre una grande gioia e corsero subito verso di loro. I due nuovi venuti li salutarono con sollievo, chiamandoli:
“Jacopo!”
“Marco, Elisa!”
I bambini abbracciandoli gridarono a loro volta:
“Nonno!”
“Nonna!”
Tenendo ancora abbracciati i nipoti finalmente ritrovati, Erasmo Fortini e Marta Pollari salutarono gli altri Guardiani.
Il pappagallo, che non si era presentato, era Laark, il Sommo Guardiano della Porta di Crrak, che Nonno Erasmo avrebbe chiamato Porta di Metauro e Kluz Porta di Kleua. Alcune Porte avevano diversi Guardiani, alcuni in un universo, altri in un altro. Il porcello Scrunf, era il Guardiano Aggiunto della Porta di Tark.
I bambini erano eccitatissimi e avrebbero voluto raccontare ai nonni ogni singolo minuto della loro avventura, che ora sembrava loro quasi essere finita. L’arrivo dei nonni, li aveva infatti tranquillizzati ancor più di quello degli altri Guardiani. Si sentivano quasi a casa.
“Quanti raptor ci sono?” chiese però pratico Erasmo, che voleva rendersi subito conto della gravità della situazione, ben consapevole che era alquanto pericolosa e tutt’altro che risolta, nonostante le assicurazioni dell’omino blu venuto da chissà quale futuro.
“C’è solo un certo Gruhum, con un gruppetto” rispose suo nipote.
“Quanti in tutto?” volle sapere il nonno.
“Con Gruhum dovrebbero ezzere quattro o al mazzimo cinque” rispose Ortuz “ma non ztanno tutti azzieme, perché alcuni zorvegliano le Porte, mentre Gruhum cerca Jacopo.”
“Jacopo? Perché lui? E chi è questo Gruhum? Come fate a sapere il suo nome?”
Jacopo e i nipoti di Marta raccontarono velocemente le loro avventure. Ognuno voleva dire la sua e s’interruppero più volte a vicenda.
“Dunque sei diventato telepate?” chiese stupito Erasmo “Questo è un grande potere! Però il fatto che Gruhum si sia fissato con te è un bel problema. I raptor non mollano le loro prede, quando ne scelgono una. Ora però siamo qua noi e sistemeremo ogni cosa. Se davvero sono così pochi, basterà cercare di raggiungere una Porta e forzare il loro blocco.”
“Però non abbiamo la Mappa delle Ucronie” osservò Marco.
“Non ci serve” rispose sua nonna. “Io so manovrare le leve anche della Porta di Metauro.”
“Come avete fatto ad arrivare qui?” chiese Elisa “Non avete incontrato i raptor?”
“È stato grazie al Telefono. Permette di materializzarsi intorno al luogo da cui è stato lanciato l’allarme. Funziona al di fuori del sistema delle Porte. I raptor non lo conoscono e non sanno quando si aziona. Sentendo che era stato lanciato in italiano abbiamo subito immaginato che potesse riguardare voi e ci siamo precipitati. Però il Telefono funziona in un verso solo: non si può tornare indietro usandolo. Dobbiamo per forza raggiungere una Porta” rispose Marta.
“Io zperavo fozze una buon’idea lanzciare allarme in voztra lingua” disse orgoglioso Ortuz.
“E così è stato, mio buon Ortuz, grazie. Sei stato saggio” lo ringraziò Erasmo Fortini, lisciandosi la lunga barba bianca, che incorniciava il viso coperto dal capello a falde larghe.

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