Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 25 - Gruhum

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 25 - Gruhum
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantascienza      
Dedicato a
L´illustrazione è una mia rielaborazione grafica di un´immagine trovata in rete.
Pubblicata il 23/12/2012
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Note Attendo i soliti commenti per revisionare il testo e nuovi illustratori.

 CAPITOLO 25 - GRUHUM

 

Il raptor errò per un paio di ore attorno a Otto Buche. Miriadi di sentieri si dipartivano dalla città dei suricati. Ognuna recava con sé una traccia di pensiero. Non erano però umani. Questo Gruhum lo capiva, ma ugualmente quelle ombre del passaggio di tante piccole menti gli confondevano le tracce della preda e questo lo irritava. Raspava furioso il terreno. Il muso dai lunghi denti acuminati oscillava irrequieto ora a destra, ora a sinistra, fiutando con la mente.
 
Chiamò i raptor di guardia alla Porta di Isernia (quella che l’orso Ortuz chiamava Porta di Orvuuul) per sapere se da quelle parti ci fossero novità, ma, come pensava, gli umani erano stati abbastanza furbi da non avvicinarvisi.
Finalmente trovò una loro traccia. Due deboli flussi mentali umani e uno più forte, marcato dal suo sigillo psichico: la sua preda. La sua vendetta incompiuta: Jacopo Flammer! Dove stavano andando? Quella non era la direzione per una Porta? Che cosa speravano di fare?
Con quel verme di Jacopo, oltre ai due umani, c’erano anche due orsi. Ah, gli orsi! Il pensiero gli faceva venire rabbia: Jacopo aveva già provato a ingannarlo con il trucco dell’orso, cercando di fargli credere che uno di quegli animali li avesse sbranati. In realtà, quelli non dovevano essere orsi locali, gli era chiaro. Le tracce dei loro pensieri erano troppo evolute. Dovevano essere gli Orsi di Kleua. Quella era un’altra razza di cui prima o poi gli intelliraptor si sarebbero dovuti liberare. Erano rozzi e superficiali, ma anche  - sempre -  terribilmente ben armati. Erano dei nemici per i raptor forse peggiori degli umani. Gli umani almeno avevano l’arroganza di sentirsi i padroni dell’universo e andavano spesso in giro disarmati e questo li rendeva meno pericolosi di una scimmia primitiva. Gli Orsi di Kleua, invece, no. Già la loro forza era una minaccia, ma, per di più, si muovevano sempre con un intero arsenale addosso. Troppo armati. Troppo guardinghi. Troppo ostinati.
Certo gli umani sapevano rivelarsi insidiosi anche disarmati. Questo lo stupiva ogni volta. Come potevano delle scimmie, senza né artigli, né zanne possenti, né altre armi naturali essere così pericolosi? Quel Jacopo ne era la riprova. Era solo un bambino, ma aveva organizzato una trappola letale in cui suo figlio era morto e dove lui stesso aveva rischiato di morire. Un trucco da poco, eppure aveva funzionato. Gli intelliraptor troppo spesso sottovalutavano gli umani.
Gruhum li aveva sempre odiati, come un contadino odia le cavallette o un pastore odia i lupi. Gli umani erano dei parassiti che sfruttavano le loro invenzioni e i loro territori. Usavano le Porte come se fossero loro. Rubavano armi e invenzioni ai raptor. Ora, però, Gruhum li odiava ancora di più. Aveva un motivo personale, personalissimo, per odiare quella feccia delle ucronie. La morte di un figlio non si perdona, anche se i raptor nella vita deponevano centinaia di uova e poi i maschi non se ne curavano, ma ognuno conservava un forte legame con la propria discendenza, anche grazie allo speciale collegamento psichico che univa un genitore ai propri figli.
Come mai poi quei bambini si accompagnavano sempre con altri animali, provenienti da altri universi? La prima volta c’erano dei suricati ad aiutarli. Poi avevano trovato anche degli orsi. Perché quelle razze erano sempre alleate tra loro, quando si trattava di contrastare i raptor? Il fuggi fuggi dei suricati da Otto Buche era un altro dei loro trucchi. Un’intera città di erpestini si era messa a loro disposizione per confonderlo. Perché mai dei suricati dovrebbero aiutare degli umani? Gli umani non avrebbero mai fatto lo stesso per loro, di questo il raptor era certo.
Queste cose si chiedeva Gruhum, mentre seguiva furiosamente le tracce di Jacopo.
Devo ucciderlo. Si ripeteva. Bisogna che convinca il Gran Generale Kaavuul ad avviare una campagna massiccia. Dobbiamo liberarci una volta per tutte di umani e orsi. Sono dei veri flagelli. Sono sempre loro a rovinare le nostre battute di caccia. E poi continuano a usare le nostre Porte e a manometterle, per giunta.
Certe razze inferiori dovrebbero accontentarsi di vivere come gli altri animali. Perché si ostinano a voler vivere come se fossero dei raptor? Perché insistono a sfruttare i nostri canali per viaggiare nello spazio-tempo?
Sono schifosi parassiti. Luride bestie. Sciatti e inetti, ma così ostinatamente resistenti e attaccati alle loro squallide vite!
Quello Jacopo la pagherà per tutti loro. La pagherà per avermi fatto perdere tanto tempo a cercarlo. La pagherà per i suoi stupidi trucchi. La pagherà per la sua arroganza. Spera forse di potermela fare? Spera di riuscire a fregarmi? A me, il Colonnello Gruhum del nobile e possente Esercito di Ska? La sua arroganza sarà punita duramente. Lo farò morire lentamente. Molto lentamente. Voglio che soffra al punto d’implorare di porre fine alla sua esistenza.
Non può davvero credere di potersi prendere gioco così di me. Vuole che faccia venire qui tutto il mio esercito per catturarlo? Non ne ho certo bisogno. Posso avere la meglio, da solo, contro mille pivellini come lui. Finora ha solo avuto fortuna. Troppa fortuna. Un’immensa fortuna. Certo ora starà sghignazzando con i suoi amici, gloriandosi di come si è preso gioco del potente Gruhum. Ma il destino gira e muta e presto sarò io a ridere. Piangerai, Jacopo. Piangerai davanti a me e implorerai pietà e perdono e non avrai né l’uno, né l’altro. Lo stesso sarà per i tuoi amici. Sarò spietato con chiunque ti avrà aiutato.
L’intelliraptor, rimuginando pensieri di vendetta dentro di sé, avanzava veloce. Sentiva la traccia che stava seguendo farsi sempre più forte.
 
A un tratto però avvertì come un terremoto psichico, come l’interferenza di numerose menti e, improvvisamente, le tracce di Jacopo e dei suoi amici scomparvero.
Gruhum si bloccò sconcertato. Scosse la grande testa dai piccoli occhi acuti. Che trucco era mai quello? Come c’erano riusciti? Che cos’era accaduto? A quale altra insospettabile risorsa era ricorso quel verme di Jacopo?
Il raptor si trovava ai piedi di una montagna ricoperta da una fitta foresta. Gruhum non sapeva che quel monte nascondeva il “Telefono dei Guardiani.” Non sapeva neppure che i Guardiani ne possedessero uno.
Chiamò ancora una volta i suoi soldati di guardia alla Porta, ma lì era tutto tranquillo. Le sue prede non potevano essersi volatilizzate così nel nulla.
Gruhum raspò nervosamente il terreno con le zampe artigliate. Cercò di ristabilire il contatto mentale, ma non c’erano più onde cerebrali in giro.
Il colonnello errò ancora per un paio d’ore attorno a quel posto, cercando di ritrovare le tracce, poi, sempre più irato e innervosito, decise di dirigersi verso la Porta di Kleua. Era quella più vicina. La porta di Orvuul era già ben presidiata e dubitava che Jacopo avrebbe voluto tornarci.
Certo Jacopo era già stato alla Porta di Kleua e lì aveva scoperto che Gruhum gli aveva teso una trappola, ma ora il bambino e gli altri dovevano pensare che lui, dato che lo stava inseguendo, non fosse più là. Se non ci stavano tornando, dove potevano andare?
Gruhum allora si diresse a passi spediti nella nuova direzione. Non riusciva a sentirli. Inclinava la testa come se questo lo aiutasse a percepirli meglio, ma nulla! In qualche modo dovevano essere riusciti a schermare le loro menti. Non poteva più cercarli in quel modo.
Doveva cercare tracce di tipo fisico, come un cacciatore primitivo. Gruhum però si riteneva, a buona ragione, abile anche in quello. Notò presto il passaggio di un gruppo piuttosto numeroso e composto da esseri di razze diverse. Possibile che avessero trovato nuovi alleati? E da dove venivano? Chi erano tutti quegli esseri che si muovevano nei boschi senza lasciare l’ombra di un solo pensiero? O era lui che aveva perso la capacità di leggere le menti? Un pensiero sciocco. Percepiva chiaramente le menti inferiori degli animali del bosco attorno a lui, uccelli, scoiattoli, topi, serpenti, insetti, lucertole. Se non sentiva Jacopo e i suoi amici era per qualche loro trucco.
Non era certo che quello fosse il segno del passaggio di Jacopo e dei suoi amici, ma qualcosa gli diceva che non si sbagliava. Proseguì dunque ancora più spedito verso la Porta di Kleua. L’altra volta l’avevano trovato lì ad attenderli. Questa volta non sarebbe potuto arrivare prima di loro.
I suoi uomini però potevano. Potevano spostarsi all’istante da una Porta all’altra, come aveva già fatto lui. Li chiamò e ordinò loro di appostarsi due alla Porta di Orvuuul e due a quella di Kleua. Poi sarebbe arrivato lui. Gli disse di limitarsi a trattenerli. La vendetta doveva essere sua, solo sua. Non gli interessava che le sue prede fossero uccise da un altro. Solo lui poteva completare la loro punizione.
Sondò le menti degli animali della foresta alla ricerca dell’immagine del loro passaggio e non gli fu difficile trovarne il segno. I poteri telepatici dei raptor erano davvero molto sviluppati. Se si concentravano riuscivano a cogliere persino il pensiero degli esseri più primitivi. Se voleva, Gruhum era anche capace di entrare nella mente di un essere non telepatico e di modificarla. Di riversarci dentro incubi e allucinazioni, come se la loro mente fosse un vaso da colmare, di creare un ponte mentale, una sorta di magnetismo psichico tra il suo cervello e quello della sua vittima, come aveva fatto con Jacopo.
Poteva anche far impazzire la sua vittima. Forse avrebbe fatto così. Forse, quando l’avesse raggiunto, avrebbe fatto impazzire Jacopo e, solo dopo che gli avesse fatto vedere gli orrori della follia, donandogli la lucidità necessaria a sentire il dolore e a provare terrore, l’avrebbe torturato a morte, perché il dolore fisico, ne era convinto, rimane sempre il peggior supplizio.
I raptor erano figli del possente Dio Sauro, erano nati dalla sua mente. I raptor erano forza e saggezza. Gli altri esseri erano stati generati dalle feci del Dio Sauro, erano il concime del mondo, erano la materia primordiale di cui i raptor si potevano e dovevano nutrire.
Non esisteva, in nessun universo, altro essere degno di guardare negli occhi gli Intelliraptor. Gli Intelliraptor erano stati generati già adulti e armati di tutto punto dal sangue del Dio.
Quando il Dio Sauro vide Uno, il primo Intelliraptor disse:
“Ecco, Uno, con te ho generato la progenie che dominerà il mondo. Tutti gli altri esseri viventi io li ho creati, dalle mie stesse feci, per farne, per te, cibo, divertimento e piacere. Questo mondo è tuo, Uno, e dei tuoi figli e dei figli dei tuoi figli sino alla fine delle ere. Nessun altro essere oserà sfidare il tuo dominio. Se lo farà, tu, Uno, annientalo.”
Così dicevano le antiche Memorie, la divina fonte della saggezza. Questi umani erano un insulto alle Memorie. Erano un insulto al Dio Sauro, erano un insulto alla magnificenza dei raptor.

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