Carlo Menzinger
JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 27 - Fuga a Kleua

Titolo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI - Capitolo 27 - Fuga a Kleua
I Guardiani dell´Ucronia
Autore Carlo Menzinger
Genere Narrativa - Fantasy, Favola      
Dedicato a
Immagine trovata in rete elaborata dall´autore
Pubblicata il 03/01/2013
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Note Eccoci alla fine anche di questo romanzo! Aspetto i vostri commenti per individuare, errori, refusi e debolezze narrative. Nuovi illustratori sono in arrivo, ma ne attendo sempre di nuovi: fatevi avanti!

 CAPITOLO 27 - FUGA A KLEUA

 

 

Il cielo era diventato minacciosamente nero. Le nuvole si stavano addensando al punto che la luce stentava a raggiungere il bosco. Pareva quasi notte. Si udirono i primi tuoni e alcuni lampi sciabolarono l’aria. Enormi goccioloni d’acqua presero a martellare le foglie più alte. In pochi secondi cominciò a piovere così forte che non si vedeva a più di dieci metri di distanza.

 

Il piccolo mago dell’arcobaleno guidò i bambini e il drappello di Guardiani dell’Ucronia, che arrancava nel terreno subito divenuto fangoso.

Gli scrosci di pioggia e i tuoni erano così forti che i loro passi non si udivano neanche a pochissimi metri di distanza.

Con un tempo simile, i raptor avrebbero avuto un solo modo per accorgersi del loro passaggio: percepire i loro pensieri. Omar però aveva pensato anche a quello e il suo apparecchio a psyco-onde formava intorno a loro una cappa che nessuna mente di raptor avrebbe potuto penetrare. Avanzarono dunque come fantasmi nella pioggia.

Il cammino non era affatto agevole. Dove non si faticava a staccare i piedi dal fango, si rischiava di scivolare. Tutti erano bagnati come se fossero caduti dritti dentro un fiume. La pioggia cadeva sui loro visi, offuscando la vista. Più che camminare sembrava loro di nuotare in mezzo a una cascata.

Il “teletrasporto ad arcobaleno” aveva fatto risparmiare loro un bel po’ di strada. Ugualmente però dovettero marciare a lungo in quelle condizioni. Quasi nessuno riusciva più a rendersi conto di dove fossero arrivati, tranne forse Omar, che dimostrava doti inattese anche come marciatore, nonostante le sue gambette gracili.

“Non potremmo usare di nuovo l’arcobaleno?” chiese Elisa.

“Hai mai visto un arcobaleno sotto un acquazzone?” rispose Omar con aria da saputello.

Uscirono dal bosco, ma quasi non se ne resero conto, per quanto poco riuscivano a vedere.

All’improvviso Jacopo esclamò:

“Il mare.”

“La Porta!” riconobbe Ortuz.

Erano tornati davanti alla Porta di Kleua. Anche questa volta la marea era sfavorevole, sebbene prossima a ritirarsi.

“Tra meno di un’ora, il mare avrà liberato la Porta” li informò Omar. Ortuz annuì. Avrebbe voluto dirlo lui, ma l’omino era stato più veloce.

“Sarà bene non avvicinarci troppo fino all’ultimo. I raptor potrebbero vederci, nonostante la pioggia” suggerì nonno Erasmo.

“Certamente” concordò Omar. “Aiutatemi a montare questa tenda mimetica. Almeno, aspetteremo all’asciutto.”

L’omino delle piogge e dell’arcobaleno, estrasse dal suo sacco magico un altro marchingegno, che in pochi istanti si trasformò in una tenda speciale. Vista da fuori sembrava una roccia ricoperta di piante.

“Dovremo stringerci un po” si scusò “non è molto grande.”

“Noi due pozziamo azpettare fuori, zappiamo come nazconderci” rispose Ortuz, parlando anche per l’altro orso.

I due plantigradi si allontanarono verso gli alberi, mentre gli altri entravano nella tenda.

“Non mi sembra molto prudente stare così vicino alla Porta” si lamentò Jacopo.

“Non temere” lo rassicurò Omar “sarà difficile che i Raptor vadano in giro con questo tempo e non noteranno di certo il nostro nascondiglio. Spero piuttosto che quei due là fuori sappiano il fatto loro.”

‘Quei due là fuori’ andarono a nascondersi nel vicino bosco. Dei Raptor non c’era traccia.

“Quei mostri devono essersi andati a riparare da qualche parte” ipotizzò nonna Marta.

“Non si aspettano di trovarci qui e certo non hanno voglia d’inzupparsi come abbiamo fatto noi.”

Elisa batteva i denti per il freddo. Omar se ne accorse e attivò, non si sa come, un forte riscaldamento all’interno di quella tenda portentosa.

 

Dopo tre quarti d’ora sentirono qualcuno aggirarsi attorno alla tenda. Erasmo fece cenno di non fare rumore. Se si trattava dei raptor, potevano anche non riconoscere la tenda, così ben mimetizzata, ma un rumore, a quella distanza, li avrebbe certo traditi.

Sentirono delle pesanti zampe poggiarsi all’esterno e cercare di aprirla. Trattenendo il fiato puntarono tutte le armi che avevano in direzione di quella presenza minacciosa, poi sentirono un grugnito venire da fuori.

“Ma come diavolo zi apre quezto cozo?”

“Ortuz!” sospirò Elisa.

“Aspetta, stupido orso” lo redarguì Omar “ora ti apro io.”

Il grande muso peloso del Guardiano apparve nella tenda, sgocciolando addosso a tutti. Elisa si ritrasse per non essere bagnata dalla pioggia che ora entrava dall’apertura, schizzando l’interno della tenda.

“La marea è zceza. Zi può aprire la Porta” proclamò Ortuz.

“Bene” disse Omar “allora tutti fuori.”

Il gruppetto riemerse da quel riparo. Erano ancora bagnati, ma la pioggia dirompente, che non accennava a smettere, non fu gradita da nessuno, sebbene in quel momento li aiutasse a nascondersi.

Omar ripiegò velocemente la sua tenda mimetica e la rinchiuse nel suo sacco.

“Sembrano le tasche di Eta Beta” osservò Marco.

“Eta chi?” chiese Jacopo.

“Te l’ho già detto, l’amico di Topolino che veniva dal futuro. Portava un gonnellino striminzito da cui tirava fuori tutto quello che gli serviva. Ganzo, no?”

“Ganzo?” osservò perplesso Jacopo, poco abituato a quell’espressione.

Il mare non era lontano e si sentiva il rumore delle onde attraverso lo scrosciare della pioggia. Si diressero in quella direzione. Dopo poco lo videro. Era grigio e agitatissimo. Enormi onde bianche si frangevano già al largo. La marea però, in effetti, si era ritirata e la Porta del Tempo era libera. Cominciarono a ripulirla dalla sabbia che l’aveva ricoperta.

Quando fu sufficientemente sgombra, Omar estrasse il proprio telecomando e l’aprì. In quell’istante due raptor comparvero in cima alla spiaggia. I rettili dovevano averli notati già da un po’, ma avevano avanzato nascosti dalla vegetazione finché potevano. Ora però li separava solo un tratto di spiaggia scoperta, senza piante. Avrebbero potuto sparargli, ma forse tutta quella pioggia non rendeva abbastanza efficienti i loro fucili. Stavano dunque correndo verso di loro, imbracciando le armi, probabilmente con l’intento di usarle appena fossero stati abbastanza vicini.

I tre bambini e il maiale erano già dentro la Porta, il pappagallo li raggiunse un attimo dopo, seguito dal suricato e dai due nonni. Gli orsi invece, imbracciate le proprie armi, parevano aver deciso di affrontare i due lucertoloni.

Un attimo prima che uno di loro sparasse contro di lui, però, Ortuz si lasciò cadere all’indietro, finendo dentro la Porta e travolgendo Erasmo, che ancora stava entrando. Prima di lasciarsi cadere aveva avuto il tempo di sparare, colpendo ai piedi il raptor che l’aveva aggredito.

Anche Kluz, l’altro orso, lo imitò, saltando all’indietro dentro la Porta, che già si stava richiudendo e sparando a vuoto contro il secondo raptor.

Quando il sauro che non era stato ferito riuscì a raggiungerla, la Porta era ormai quasi chiusa. Solo un cerchio di luce grande come una moneta penetrava nella grotta sottostante. Il raptor provò a spararci attraverso, ma la fiamma che riuscì a passare fu così poca cosa che non fece nessun danno. Quella che invece rimbalzò indietro colpì il mostro, ustionandogli un lato del muso. Il mostro ululò, balzando all’indietro.

Omar, Marta e Siaaak si affrettarono a riprogrammare la Porta prima che i raptor riuscissero ad aprirla. Erasmo, intanto, cercava di fare luce.

“Ce l’abbiamo fatta!” esultò Elisa.

“Aspetta a festeggiare” la redarguì Jacopo. I raptor sono ancora là fuori, se non ci sbrighiamo possono riaprire la Porta ed entrare.”

“Non c’è un modo di bloccare la Porta dall’interno?” chiese Marco.

“Non credo” disse Jacopo.

All’esterno, i raptor avevano impugnato il loro telecomando e stavano per premere il pulsante d’apertura. In quel momento, Omar abbassò l’ultima leva e i bambini con i Guardiani dell’Ucronia furono trasportati avanti di vari secoli, in un nuovo Universo.

I raptor spararono a vuoto. Ancora una volta i ragazzini erano riusciti a fargliela. Un’altra avventura era finita per Jacopo, Marco ed Elisa.

Poco dopo, in un’altra epoca, in un Universo lontano, i tre bambini, circondati dai nonni e dai loro strani amici, si abbracciarono esultanti, mentre la porta di pietra si spalancava su un nuovo panorama.

 

 

FINE (per ora)!

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