Ida Acerbo
Pioggia di luglio

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Titolo Pioggia di luglio
Autore Ida Acerbo
Genere Narrativa - Biografia      
Pubblicata il 16/01/2013
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Pioggia di luglio

Ho sempre avuto, fin dall’infanzia, un ribrezzo intenso per gli animali con le penne. Ricordo che quand’ero bambina gli incubi più terribili avevano il sembiante di galline o galli. Non saprei spiegare il motivo, forse la rimozione di una paura. Una gallina per una bambina di un anno può apparire un animale gigantesco, mostruoso.

Quando sono venuta ad abitare a Milano ho sempre evitato con i pretesti pù svariati di passeggiare per il centro storico, piazza Duomo e dintorni, e quando una di queste innocue bestiole si infilava nei corridoi della metropolitana, ciò accadeva prevalentemente nei mesi freddi,  cercavo affannosamente  un’uscita senza controllo o ritegno.

Fobia…mi aveva detto uno psicoanalista dopo una spiegazione tortuosa e poco convincente. Avrei dovuto fare un percorso interiore per scoprire quando per la prima volta avevo provato quella paura.

Nel frattempo ero andata ad abitare alla periferia di Milano, pochi uccelli e soprattutto neanche l’ombra di un piccione. Tuttavia i sogni mi tormentavano ancora, sempre più angoscianti. E’ difficile convivere con una fobia!

 

Una sera d’estate salivo la rampa di scale per raggiungere la mia casa. Un gigante di undici piani, immerso nel verde, circondato da altre costruzioni ugualmente alte. Si era scatenato un temporale violento ed ero fradicia di pioggia. A un tratto i miei occhi si posarono su qualche cosa di indefinibile. Era un uccello quasi implume, probabilmente caduto dal nido di un albero vicino che si era rifugiato nell’angolo più nascosto di un gradino. Poteva essere morto perché era immobile. La prima reazione era stata quella di fuggire … ma dopo due passi ero tornata indietro. Sentivo una pena profonda, una tenerezza infinita per quel fagottino in preda alle intemperie ma non sapevo che cosa fare.

In un condominio di città è raro avere, non dico amici, ma anche dei conoscenti. Tuttavia il fatto che mi fossi fermata sotto la pioggia non era passato inosservato. Una donna anziana mi si era avvicinata e mi aveva chiesto se mi sentivo bene. Non sapevo che cosa rispondere. Da una parte mi opprimeva il peso dei terrori fobici che mi avevano sempre tormentato, dall’altra sentivo che non potevo abbandonare quell’essere indifeso. Indicai con un dito l’uccellino. La persona che si era fermata aveva un temperamento risoluto.

“Vada a casa e mi porti un piumino della polvere. Non possiamo prenderlo in mano… potrebbe essere ferito”.

Tornai poco dopo: la pioggia nel frattempo era diminuita e l’uccellino era scosso da un tremito violento.

Nel frattempo si era avvicinato a noi un uomo anziano.

“E’ un passero. Ho visto l’altro giorno un nido su quell’albero. Portiamolo là, forse la mamma lo starà cercando”.  Nel frattempo l’uccellino si era aggrappato al piumino e il trasporto fu agevole.

“Lasciamolo qui” suggerì il nuovo venuto “e andiamo via. Potremmo spaventare la madre, casomai lo stesse cercando.

Si rivolse a me: "E’ molto pallida, vada a casa…”

Non poteva lontanamente supporre il groviglio di emozioni che mi sconvolgeva. Passato e presente. Incubi infantili e realtà del quotidiano. La sera ci ritrovammo, per tacita intesa, sotto l’albero. Il passero non c’era più ma il cinguettio che proveniva dai rami era un messaggio di vita.

 

Non posso dire che da quel giorno sia sparita la mia fobia per i pennuti ma qualche cosa è cambiato.

Nel colmo dell’inverno metto sul balcone qualche briciola di pane per i trovatelli in cerca di cibo e quando non le ritrovo sono contenta.

Cerco di ricordare… ma non mi impegno troppo. Sarebbe bello che la soluzione di questo problema arrivasse spontaneamente, quasi per caso   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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