Ida Acerbo
una nevicata perfetta

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Titolo una nevicata perfetta
Autore Ida Acerbo
Genere Narrativa      
Pubblicata il 10/02/2013
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Una tempesta perfetta. Ricordo che anni fa avevo visto questo film due volte. Descrive, con un linguaggio cinematografico convincente, la tragica fine del comandante di un peschereccio nei pressi di TRAMALUNGAGloucester (Massachusset). Si tratta di una vicenda realmente accaduta che ripropone il tema della sfida dell’uomo contro le forze della natura. Nonostante gli avvertimenti delle previsioni meteorologiche che sconsigliano di uscire in mare aperto l’intero equipaggio cede al fascino dell’avventura e si lascia convincere a prendere il largo. Sulla via del ritorno, però, il peschereccio si imbatte in un uragano, una tempesta perfetta, scaturita dall’incrocio di tre punti di forza che non lascia scampo e tutti gli uomini perdono la vita. Una fine inusuale per un film americano destinato a grossi incassi.

Il titolo del film, allora, mi aveva stupito. Come può essere giudicata perfetta una tempesta che provoca lo scatenarsi di una furia devastatrice tale da lasciare dietro di sé soltanto devastazione e morte?

Oggi il problema mi si è riproposto in maniera imprevista. Un notiziario meteorologico ha annunciato per i prossimi giorni una nevicata perfetta.

C’è qualche cosa che mi sfugge nel significato dell’espressione “nevicata perfetta”: forse si vuole alludere ad una coltre spessa che ammanta tutte le cose, candida, come a Milano, raramente si vede. Ma è il termine perfetta, nella sua accezione positiva, che non condivido. Abito nell’interland e penso alle code di macchine dei pendolari che, al mattino, tenteranno di raggiungere il posto di lavoro, agli ingorghi inevitabili, ai tamponamenti; penso anche alle difficoltà delle madri e delle nonne  costrette ad accompagnare i bimbi a scuola affrontando le inside di marciapiedi innevati o di pozzanghere semighiacciate. Non tutti hanno abbigliamenti idonei, le scarpe quotidiane spesso non sono sufficienti a riparare i piedi come non lo sono i giubbotti consunti dagli anni. E, come se non bastasse, si riproporrà il problema del riscaldamento domestico. Chissà perché, quando nevica, la percezione del freddo aumenta come aumenta il desiderio di assumere cibo corroborante. Siamo in tempo di crisi e spesso non possiamo permetterci neppure l’indispensabile per una dignitosa sopravvivenza.

A questo punto mi chiedo che significato ha, in questo contesto, il termine perfezione. Forse si vuole alludere al bello estetico, che in  alcuni momenti ha il potere di stendere un velo sulle miserie del quotidiano o allo spettacolo certamente più suggestivo che offrono le località turistiche o semplicemente il termine perfezione è un’icona che ci portiamo dietro dagli anni dell’infanzia.

Neve, allegria spensieratezza. Oggi non è più così. Forse siamo cambiati o non ci siamo saputi fermare al momento giusto.

Aspettiamo, dunque questa nevicata perfetta, augurandoci che sia soltanto una pessimistica previsione di un presentatore a cui l’audio ha preso la mano.

Quello che desidero sottolineare è che sarebbe auspicabile che gli operatori del mondo della televisione, uno dei mezzi di comunicazione mediatica più diffuso ai nostri giorni, acquisiscano una maggiore consapevolezza nell’uso di espressioni altisonanti perché c’è ancora chi, al di là delle parole di sicuro effetto, è capace di guardarsi intorno e cogliere le profonde contraddizioni della società in cui viviamo senza cedere alle lusinghe della melodia che sprigiona il flauto di un qualsiasi incantatore di serpenti.  

 

 

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