Francesco Brunetti (AISEOP)
Luce sul Mare

Titolo Luce sul Mare
Storie di vento, di luce e di mare con personaggi, animali e cose
Autore Francesco Brunetti (AISEOP)
Genere Narrativa - Sentimentale      
Pubblicata il 19/04/2013
Visite 6646
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Il libro si libera  N.  138
ISBN 9788873884262
Pagine 116
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

“Luce sul Mare” raccoglie storie di luce, di mare e di vento con “personaggi, animali e cose”. 

Le storie si svolgono nell’arco di un anno, da estate a estate, con l’ambizione tuttavia di essere proiettate in uno spazio infinito e senza tempo, quello dell’universale che ci precede e ci segue e di cui non riusciamo a percepire, alla prima, altro che immagini e voci del quotidiano. Pietro e Chiara, Lorenzo e Lidia sono le due coppie protagoniste. 

Portano le loro passioni, certezze e contraddizioni, sempre in equilibrio precario, sul set di una Liguria di riviera proiettata sul mare, fascinosa di luce e di onde, e di una Genova verticale e asimmetrica, ricca di storia, che, dall’alto dei suoi palazzi e torri e delle sue facciate strette nei vicoli declinanti al porto, veglia sulla tazzina di caffè fumante di un bar all’aperto o sugli spruzzi che il vento a folate sparge dalle fontane sui passanti così come ha fatto nei secoli su quanti da lì sono partiti o lì sono giunti da ogni angolo del mondo.

 
I
 
 
La luce sul mare è riflesso di frammenti di specchi in frantumi nel gioco a rincorrersi di ninfe e baccanti.
Il mito è fermo a un quarto alle cinque di un fine luglio imbru-scato da nuvole in corsa trafitte da squarci di sole.
Tra il mito e la storia solo giochi di specchi interni alla mente: mistero che si srotola lungo il filo di Arianna di un labirinto concentrico.
Lo spazio e il tempo rincorrono in affanno la fonte, ultimo la-go di luce, scrittura sacra incisa nel legno scolpito da mani mai nate, proiezione dell’io più intimo e inquieto, di un ieri e di un oggi che non hanno domani, perché lì tutto inizia e si compie ed è cenere arsa che mai si consuma.
Voci, desideri, risa, accenni di pianto, mentre l’onda rimanda dalla riva una eco profonda.
Pietro ha le dita appiccicose e in bocca il gusto di un ghiaccio-lo alla menta.
Ha un abisso dentro, un deserto che si stende infinito nello spazio senza pareti, un vuoto soltanto apparente: c’è fitto fru-sciar di presenze che rimbalzano echi, ogni poro si apre all’ascolto e si satura piano di profumo di alghe e di battiti d’ala di sogni appesi a fili sottili e precari che sfidano il vento.
II
 
Il vento canta una canzone antica che ciascuno intende a suo modo. Così è per la notte e il giorno, per il tempo di riposo e fatica, che si cavalchi l’attimo spavaldi o rintanati ad ascoltare il cuore.
Pietro ha animo inquieto e il nome che porta non sempre calza alla prima, anche se spesso si scopre dentro un grumo di roc-cia dura che si consuma lento e a fatica.
Lo scorrere del tempo l’ha scalfito, levigato, di nuovo ricoper-to di scorie e poi dilavato scoprendone il nucleo di materia o-scura.
Il vento ora tace mentre teorie di formiche procedono silen-ziose sulle tracce di un torso di mela.
Riposa il vento sotto l’increspo lievissimo dell’onda, dietro nu-vole bianche fioccose macchiate appena di cumuli densi: pen-sieri che salgono al cielo per non essere soli.
Poi alita, a tratti, il vento tra le ambigue fessure del tempo mentre file di ombrelloni chiusi recitano ignari un’idea di va-canza.
Il risveglio è a folate che suonano canne d’organo di un grigio perlato che a istanti si accende di luce.
Pietro ascolta i silenzi screziati mentre morsi di attese incalza-no ansiosi.
In questo scenario mobile e inquieto irrompe improvvisa una voce di donna, querula e dolce, che ridona, quanto dura il suo canto, un sorriso e una pausa di pace. 
 
 
III
 
 
La sera imminente sorride cauta mentre si acquieta il giorno; rallenta il tempo dei minuti e delle ore; il buio attende senza fretta di vestire la notte con una strana pigrizia di cui ignora il senso.
Sorridono pallidi, mentre li scuote il vento, cespugli di rose.
Lidia è seduta sul muretto che affaccia sopra una striscia di spiaggia ghiaiosa. L’onda si adegua all’ora e più lenta ripercorre la riva.
Mentre la notte accende le prime luci sul profilo del mare, si illumina a intermittenza il display di un cellulare. Vibra, non suona, lei lo nota ma non ha fretta di rispondere, aspetta che si spenga. Sa bene chi è a chiamare.
Una luna a tre quarti traccia scie di luce sul mare e, come stelle lontane, a tratti, lacrime brillano solcandole le gote. Lidia le a-sciuga con un gesto svelto della mano poi si alza di scatto e si allontana.
Lorenzo è rientrato da più di un’ora, era inquieto, adesso è ira-to e percorre veloce il corridoio di casa avanti e indietro.
Lidia cammina svelta e ad ogni passo costruisce e disfa una storia. È ancora lunga la strada ma la notte che cala improvvisa affretta il tempo di una scelta. 
 
IV
 
 
La notte è ambigua, ostile, quasi tramasse contro, e insieme promessa di un qualche sollievo.
Le luci giungono riflesse cadendo giù dai lampioni alti e radi o dritte agli occhi, a intermittenza, dai fari delle auto in corsa. Le scie sull’asfalto sono fruscii veloci che si uniscono al rombo soffocato dei motori.
Lidia è sopra pensiero, percepisce luci e suoni in ritardo come fosse desincronizzata. Mancano soltanto due isolati alla meta, una svolta a sinistra e poi, a cento metri, ecco alto e disposto a ventaglio l’Ospedale. Luci schierate a striscia ed a scacchiera, nella notte, immagine spettrale.
Il suo turno scatta alle ventuno, è in ritardo, per lei non è cosa usuale. Lo specchio impietoso, appeso alla parete verdognola e scrostata, mostra un viso tirato; il camice è macchiato sul da-vanti, non ha pensato a cambiarlo. Nel turno precedente il pa-ziente al letto nove, itterico e confuso, con un brusco movi-mento si è sfilato la flebo schizzandola tutta, anche in viso. Non si è nemmeno informata sul rischio di contagio, non ha queste paranoie, anzi è piuttosto incosciente.
La collega in attesa del cambio le sta dando le consegne, irrita-ta, ha fretta di rientrare.
“Non una che abbia vita facile o almeno quasi normale!”
Questo pensa Lidia.
Tra coppie di fatto, amanti, solitudini, figli consegnati a vicine premurose o nonne attempate, c’è in quel suo ambiente di lavoro un campionario molto rappresentativo di una società disgregata.
La luce azzurrognola della corsia e qualche lontano lamento accompagnano il cigolio quasi ritmato del carrello della terapia.
 

“Luce sul Mare” raccoglie storie di luce, di mare e di vento con “personaggi, animali e cose”. 

Le storie si svolgono nell’arco di un anno, da estate a estate, con l’ambizione tuttavia di essere proiettate in uno spazio infinito e senza tempo, quello dell’universale che ci precede e ci segue e di cui non riusciamo a percepire, alla prima, altro che immagini e voci del quotidiano. Pietro e Chiara, Lorenzo e Lidia sono le due coppie protagoniste. 

Portano le loro passioni, certezze e contraddizioni, sempre in equilibrio precario, sul set di una Liguria di riviera proiettata sul mare, fascinosa di luce e di onde, e di una Genova verticale e asimmetrica, ricca di storia, che, dall’alto dei suoi palazzi e torri e delle sue facciate strette nei vicoli declinanti al porto, veglia sulla tazzina di caffè fumante di un bar all’aperto o sugli spruzzi che il vento a folate sparge dalle fontane sui passanti così come ha fatto nei secoli su quanti da lì sono partiti o lì sono giunti da ogni angolo del mondo.

 

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