Giacomo Gusmeroli
“LA BILANCIA IN EQUILIBRIO”

Titolo “LA BILANCIA IN EQUILIBRIO”
Autore Giacomo Gusmeroli
Genere Poesia      
Pubblicata il 30/09/2013
Visite 6980
Editore Liberodiscrivere® edizioni
Collana Spazioautori  N.  3439
ISBN 9788873884972
Pagine 100
Prezzo Libro 10,00 € PayPal

La poesia di Giacomo è entrata in punta di piedi e come per caso, ma forse nulla avviene per caso, nella mia vita. Mi è stata offerta, dono inaspettato, e ha trovato subito le strade del mio cuore.


 


 


 


Purezza e bellezza, piccole storie intime e universali al tempo stesso. Fame, povertà, umiliazione, emarginazione, violenza subite e rielaborate attraverso il perdono in un amore panico che coinvolge le persone e la natura. Lo sdegno per l'ingiustizia, fin da piccolo, fin dai primi ricordi. La sete di affetto e la capacità di avvolgere tutto nel calore della fratellanza

E mi poggiò sulla – Diana 

(là qualcosa di mio) 

Mi sentivo estasiato, dentro. Abbracciato da braccia possenti,1 trasecolavo quel pomeriggio. Sfolgorava un raggio, là nella 

penombra. Come nell’aria quando grigiore sotto a un azzurro cilèstro dirada, aprendo il vuoto, e il vuoto si schiara, svelando

si: riemergono così tutte le nevi e le valli scoscendenti e le pozze. E nel ume vi penetrano, mulinanti, sprazzi di 

[chiarità e l’acqua si scheggia tutta. E mi dà un tuffo al cuore, 

in stalla; quanto sfolgorava il raggio, sugli animali, e sulle pupille di mio padre, e sul muso della Diana. 

1Primordiale ricordo della volta in cui mio papà mi prese in braccio. 

Misteri al bivio 

(per mio fratello Giuliano) 

(egloga di coma vigile) 

Lo ritrovo lì con sso appena lo intravedo, alto nella scorza del dolore come i pali talora fra gli sterpacchi ancora cerulei di candori che in ltrano 

gli orli 

alle gemme quando s’impennano muli e i cani strappano le catene al fracasso dei treni . . . , che frange la cortina per arrivare nalmente a un termine. 

— Ah! poter tirar fuori qualcosa, poter dire, “così è”, pur senza mettersi il cuore in pace . . . — 

E fermo il divenire al momento di lasciarlo piegato come un giunco e sono sempre più inquietabile, 

in strada. 

(8-9 dicembre2010) 

Al Pegher(ó)öl c’è un Cristo, che nella posizione della croci ssione, con le braccia distese, sembra un segnavia messo al crocevia di tutte 

le direzioni. 

Torno volentieri al Pegher(ó)öl per le gure contorte degli alberi dell’uliveta e del querceto. Torno volentieri perché il vento attorce il fogliame d’obliquo 

e il vento è una danza e anche il fogliame. Torno volentieri perché sono sempre vicino, sempre lontano dal nulla . . . 

Forse c’è per tutti un luogo Ma cos’ha questo, dove portano quei viottoli, 

cos’è la forza misteriosa 

che trova af nità nell’infanzia che ancora indugia negli angoli del mio cuore? 

M’incalza oltre i rami allungati a elevare le pietre 

o in quei ori giovani, 

la smania di questa imperscrutata ascesa 

che riemerge da lontane chiaríe tornando sempre a me. 

. . . per cancellare 

Quella volta, ma non solo quella volta fui bacchettato. Alle elementari. Sulla punta delle dita nell’aula 

di terza della scuola Ambrosetti. Mi atterrì. La glacialissima brutalità di un gesto furente, 

l’intima vergogna sul volto spaventato e implorante, e quel dispendio inutile del dominio. Af itto 

agognai ali possenti per sollevarmi 

e per pietà 

Elia in lò nel mio astuccio 

di legno la sua gomma 

per cancellare. 

Ultimo giorno della quinta elementare 

per Matilde 

La smania degli uccelli sfrascando rami e ramoscelli giù fra l’erbetta del parco 

e la luce con ssa sui pistilli odorosi di rugiada mattutina 

nell’aiuola esplosa di sole . . . 

La brezza che asciuga il lino steso come sudario sul lo del vecchio terrazzo 

a ringhiera con l’erica in vasi 

dicotto ... 

e l’ombra, il giocolare dell’ombra sui petali del bouquet 

nel correre degli scolari 

a grandi grida. 

Dal suo sudario 

È da quando abbiamo abbandonato per sempre i coltivi con le sue selve di castagni e le ascese pietraie 

di erba spontanea dove il nutrimento era farina e latte 

da quando abbiamo lasciato marcire le travi, implodere i casolari 

e consegnati i cimiteri alla morte i paesi sono diventati un arido èrbek.

Soltanto quando mi sono richinato a zappare la natura sembrò tirare il respiro 

e quello che avvenne lì fu una fragile e minima rigenerazione. 

2 èrbek: terreno abbandonato, incolto. 

(tiritera di contrada) 

. . . prese il sentierino ad angolo in cui il vento non va dentro d’in lata. Si ricordava che portava al portico detto il “pòrtek del Sant” (una statua era messa sopra l’altarino del capitello) e dal portico si scendeva per uno sterro che arrivava sotto la casa della Richèta. La Richèta, quella che aveva sposato Zacarìa. Il glio unico del BunifàZi e della Petrunìla . . . 

Piàna de Gàvet e Strepasciùk 

È piccola contrada è piccola storia: che poièinsé ripetitiva irripetibilità, è balconi di eriche, piccoli balconi sfumature di eriche 

è ebriovento che passa largo le ni nuvole 

è diktat di Piàna de Gàvet borgo che i locali soprannomignolavano cadènùu. 

È a or d’acqua e più lontana Strepasciùk pietri cata sul laghetto. 

È canto-lampevermiglio d’un fruscio nei regni della lacustrità da attardarsi in vergini rivelazioni. 

Al di là della rupe, sul crinale aperto al lago, si fermò come sempre. Il freddo aveva sverdito il prato e a ne inverno tornato fresco i “bucaneve” stagliavano al sole fra sassi e chiazze di ombre. DuSulìna si abbassò per guardarli . . . 


La poesia di Giacomo è entrata in punta di piedi e come per caso, ma forse nulla avviene per caso, nella mia vita. Mi è stata offerta, dono inaspettato, e ha trovato subito le strade del mio cuore.


 


 


 


Purezza e bellezza, piccole storie intime e universali al tempo stesso. Fame, povertà, umiliazione, emarginazione, violenza subite e rielaborate attraverso il perdono in un amore panico che coinvolge le persone e la natura. Lo sdegno per l'ingiustizia, fin da piccolo, fin dai primi ricordi. La sete di affetto e la capacità di avvolgere tutto nel calore della fratellanza

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