Barbara Bertani
LUNGO IL MARE 2013A

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Titolo LUNGO IL MARE 2013A
Autore Barbara Bertani
Genere Narrativa - Biografia      
Pubblicata il 12/12/2013
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C'era un concorso su un quotidiano, ma non mi hanno neppure risposto, forse era troppo lungo... anche se ne avevo mandato una versione ridotta... (questa è la scusa che mi sono inventata, magari non piace proprio...). Fra tre giorni metto su anche la versione ridotta e spero che anche a chi non piace venga voglia di fare un commento.
Lungo il mare la magia si ripete sempre, a qualsiasi ora, all’infinito, a qualsiasi età. Ho affondato i miei piedi corti e grassocci nella sabbia calda e umidiccia sotto l’ombrellone. Il mio visino tondo si è riempito di stupore. Gli occhi azzurri si sono fatti più grandi e ho sorriso come solo i bambini sanno fare: sono in piedi su un pavimento morbido! Mamma è seduta sulla sdraio e mi sostiene dolcemente sotto le ascelle. Alzo un piedino e lo riaffondo: scompare! Dov’è andato? Lo rialzo. Lo riappoggio. Emetto un gridolino soddisfatto. Alzo l’altro. Lo riabbasso.Mamma mi lascia.Tentenno in piedi cercando il punto di equilibrio. Le braccine larghe. Le gale del cappellino di stoffa che mi ha cucito nonna svolazzano sui miei riccioli corti e radi, mosse dalla leggera brezza del primo mattino.Dov’è il mio piedino?Abbasso la testa quel poco che mi fa portare in su il culetto libero dal sorriso (già… non esistevano ancora i pannoloni...) e ondeggio per pochi istanti. Il punto di equilibrio è definitivamente perso. Chiudo gli occhi mentre cado a sedere. Le gale del costumino fanno uno sbuffo di sabbia e il cappellino sembra un fiore mosso dal vento.Alzo il visino e guardo mamma. E’ bella, sorride, sembra un angelo.Mi volto di nuovo a studiare questo pavimento che si sfa e si ricompone ad ogni mio movimento. Che sapore avrà? Porto la manina cicciotta chiusa a pugno verso la bocca, ma un dito di mamma la ferma.-No!- i suoi occhi sono gentili ma decisi –E’ cacca!-La guardo perplessa. La mia mano si allontana, ma io chino la testa e la seguo a bocca aperta.Mamma ride.-No. In bocca no.- mi apre la manina e la pulisce dalla sabbia –E’ cacca.-Uffa.Sgambetto.Mi aiuta a rialzarmi. Poi ricado, anche se ogni volta ci metto sempre più tempo.Si diverte a nascondermi i piedi e io mi diverto a farli riapparire, tirando su la gambina piena di girelli per sentirle dire: -Eccolo!-Andiamo anche a sentire il mare: è una vasca enorme, piena d’acqua che si muove, è ghiaccia e schizza, mi raggiunge e si allontana. Qui si che i piedini giocano bene a nascondino.Ho imparato a camminare a un anno al mare. Il nostro ombrellone era lontano dalla riva. Avevo un secchiellino giallo, una paletta e un rastrellino, ma l’oggetto più importante era il secchiello. Facevo una buchetta vicino all’ombrellone e poi, dondolando e ondeggiando, raggiungevo il mare con il secchiello in mano. Lo riempivo a riva sul bagnasciuga, quando arrivava un’onda un po’ più forte, poi tornavo indietro e, ondeggiando e dondolando, perdevo tutta l’acqua che ci avevo messo dentro. Arrivata alla buchetta giravo, seria e compita, il secchiellino e ne uscivano le due gocce d’acqua che non mi ero persa durante il tragitto di ritorno dalla riva all’ombrellone. Osservavo la buca, il secchiello e le due gocce d’acqua: in quel secchiello ce ne andava veramente poca! Ma quella buchetta andava riempita. Mamma mi abbracciava e mi riempiva di bacini. Allora ripartivo e ripartivo, fino all’ora di merenda o finché qualcos’altro attirava la mia attenzione. Quello che era importante era il viaggio in sé. La sabbia tra le dita dei piedi, gli schizzi d’acqua, il sole che mi accarezzava la pelle e le mie gambette che diventavano sempre più forti e capaci di portarmi dove volevo.

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